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Matteo Bartocci
Editoria e finanziaria, buio in fondo al tunnel
Ultime ore di lavoro frenetiche sul decreto Tremonti. La manovra finanziaria sbarca oggi nell’aula di palazzo Madama per il primo via libera con fiducia. Secondo il calendario, il testo col maxiemendamento del governo sarà reso noto alle 11 ma è probabile che la presentazione slitti di qualche ora. In mattinata è previsto, infatti, l’ultimo vertice di maggioranza Pdl-Lega che dovrebbe sciogliere le questioni rimaste in sospeso. Ufficialmente l’unica modifica certa riguarderà la rateizzazione delle tasse abruzzesi promessa (più volte) da Gianni Letta ma finora non tradotta in un testo attendibile. Il governo però pare senza timone. Il ministro dell’Agricoltura Galan tuona contro l’ennesimo regalo della Lega a 76 allevatori lombardi che hanno «sforato» le quote latte. Mentre il ministro Bondi si dice «sorpreso» e «non informato» dell’estensione del silenzio-assenso alle autorizzazioni paesaggistiche per costruire. Come disse Fini (rimangiandosi poi la parola) sembra di essere alle «comiche finali».
Senza contare che gli scogli politicamente (ed economicamente) più grandi riguardano ancora gli 8,5 miliardi in meno alle regioni. Il governo pensa di usare contro i governatori lo stesso metodo già adottato con i sindaci: recuperare i tagli di oggi con i futuri decreti delegati del federalismo fiscale. Non si capisce però cosa ne penserà l’Europa, che nell’Ecofin di Bruxelles di oggi dovrebbe approvare definitivamente le misure targate Tremonti nella versione attuale. Mercoledì la conferenza delle regioni presenterà nel dettaglio i costi sociali della manovra per trasporti pubblici, sostegno ai disabili, protezione civile, incentivi alle imprese. Il fronte dei governatori è ormai spaccato, con i leghisti Zaia (ultras) e Cota (un po’ meno) favorevoli a premi alle regioni «virtuose» e contrari alla rinuncia alle deleghe amministrative approvata all’unanimità da tutti i presidenti all’inizio della trattativa. Pare non ci sia più niente da fare invece per l’Eti e i tagli del 50% ai fondi per gli enti culturali, spiega Vincenzo Vita del Pd, senatore che sul punto non ha mai mollato.
Qualche speranza molto esile resta ancora sul fondo per l’editoria. Ma il se e l’eventuale come a questo punto dipendono solo dal braccio di ferro nella maggioranza. E’ possibile, addirittura, che la manovra acceleri di un giorno il passaggio in senato per consentire poche modifiche alla camera (dove i «finiani» sono decisivi). Sull’editoria gli emendamenti - firmati da tutte le forze politiche dalla Lega al Pd e bocciati venerdì scorso in commissione - chiedevano il ripristino del diritto soggettivo ai rimborsi per l’informazione no profit, di partito e in cooperativa per due anni, e presentavano coperture e risparmi tutti dentro il settore editoria senza gravare su altre voci di bilancio (tetto dei contributi per dipendente, aumento Iva gadget non editoriali, aumento dell’1% del canone annuo pagato da Rai e Mediaset allo stato per l’etere).
Il fondo editoria è stato tagliato di quasi il 50%. Attualmente sarebbero stanziati 190 milioni. Nel 2008, un anno e mezzo fa, erano invece 414 a consuntivo. Un taglio fulmineo e draconiano. Dopo il quale giornali e settimanali non possono più ricorrere al credito delle banche e, se sopravvivono, sono dunque ancora più in ostaggio della politica di quanto lo fossero al principio. Se si pensa infine che nei 190 milioni del fondo gravano (secondo Mediacoop impropriamente) quasi 70 milioni per la convenzione stato-Rai e 50 milioni di rimborsi a Poste per gli abbonamenti a testate grandi e piccole si comprende che per le vere finalità di un rimborso-spese parziale a 92 giornali di ogni orientamento culturale e politico rimangono le briciole.
Il manifesto non resterà certo a guardare il governo del più grande editore italiano fare piazza pulita di tutto ciò che di «scomodo» o «eterodosso» - cattolico, comunista, ambientalista, etc. - si trova in edicola. Per questo mercoledì dalle 11 saremo a piazza Montecitorio insieme a chi vorrà venire a sentire e a farsi sentire. Una riunione di redazione all’aria aperta. Libera come tutte quelle di questo giornale-collettivo unico al mondo. Dove i «bavagli» non sono mai andati di moda. Almeno, non quelli di partito, di governo o del mercato.
- Come previsto, il fronte dei sindaci e dei governatori regionali che si opponevano al decreto di "sangue, sudore e lacrime" voluto da ministro Tremonti, si è spaccato in virtù della consuetudine tutta italica di chiedere raccomandazioni personali al politico di turno. Non più la protesta per il taglio dei servizi pubblici, ma la richiesta di elemosine per le regioni più " virtuose " in attesa dell'intituzione del federalismo fiscale a tempo pieno e di quella spaccatura dell'unità nazionale tanto voluta ed attesa dai leghisti.Una vera porcheria che distruggerà l'Italia e la ridurrà al livello dei paesi del terzo mondo. 13-07-2010 06:18 - gianni
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