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FUORIPAGINA
15/07/2010
  •   |   Angelo Mastrandrea
    On the road, manifesto
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    Vuvuzelas e trombette, alle 10,34 piazza Montecitorio si anima improvvisamente. Non è il manifesto, non sono nemmeno i lavoratori dell'Eutelia in presidio che gentilmente ci mettono a disposizione il loro gazebo per una riunione di redazione pubblica e straordinaria, in una inedita inversione di ruolo. Sono nientemeno che i lavoratori civili italiani delle basi militari Usa in Italia. Sono arrivati da Sigonella, Camp Darby, Aviano. Un bel contrappasso, per un giornale antimilitarista come il nostro, trovarsi in piazza proprio con loro in quella Spoon River del malcontento sociale che è diventata la piazza del Parlamento italiano.
    Capita anche questo nell'impoverita estate italiana del risentimento sociale generalizzato, delle notti non più magiche ai Mondiali di calcio, delle cricche e delle P3. Come qualche giorno fa era accaduto che terremotati aquilani fossero manganellati da poliziotti abruzzesi. Può capitare perciò che per una volta chi l'informazione la produce per qualche ora ne diventi invece oggetto. Il governo sta per presentare il maxiemendamento sul quale annuncia la fiducia e anche noi, come i terremotati dell'Aquila, i precari della scuola, i docenti e ricercatori universitari, il sindacato di base Usb, siamo in piazza per una causa che ci riguarda molto da vicino. È quello che chiamiamo il «doppio bavaglio»: una legge sulle intercettazioni che limiterebbe drasticamente la libertà di informare su chi ha ristrutturato casa Scajola al Colosseo e con quali fondi; e un taglio secco, senza se e senza ma, ai fondi per l'editoria che costringe all'asfissia un giornale senza padroni grandi o piccoli alle spalle.
    Riunione di redazione in piazza, dunque, ospiti dei cassintegrati Eutelia, sotto un sole impietoso e circondati da vuvuzelas (unica nota, un si bemolle calante e assordante) che ci fanno sentire un po' Robben e un po' Iniesta. Computer collegato a internet da smanettoni del nuovo millennio e megafono da assemblea anni '70, si parte. Notizia numero 1: i fondi dell'editoria che non ci sono. O meglio non ci sarebbero, stando alle indiscrezioni della vigilia. In fondo, è per far sì che le cose cambino che siamo in piazza. Non dura a lungo. A confermarci che non ci sono per davvero arriva Vincenzo Vita, senatore del Pd che fa la spola da Palazzo Madama. Nulla di nulla, né il ripristino del diritto soggettivo, già bocciato due giorni fa in Commissione Bilancio, né una mancia qualsiasi, né uno spiraglio o una mezza promessa per il futuro. Una condanna a morte, non per fucilazione né alla sedia elettrica ma per asfissia. Pulita e indolore.
    Non siamo soli, in questa situazione ci sono quasi un centinaio di testate. Alcune partecipano a questa riunione di redazione allargata: Liberazione, Carta, Il Salvagente. E poi il segretario dell'Usigrai Carlo Verna, quello della Federazione nazionale della stampa Roberto Natale e Beppe Giulietti di Articolo 21. Il senatore del Pd Ignazio Marino e l'europarlamentare dell'Idv Luigi De Magistris, Claudio Fava e Alfonso Gianni di Sel, Paolo Ferrero del Prc. Sono con noi. Che facciamo, allora?
    Notizia numero 2: a Mirafiori la Fiat ha licenziato un operaio iscritto alla Fiom per aver diffuso una lettera di solidarietà dagli operai polacchi di Tychy pubblicata dal manifesto. Lo abbiamo scritto sul giornale in edicola. Ma non è finita. A Melfi, la prossima Pomigliano, forse ne licenziano altri tre, due di loro sono iscritti Fiom, rappresentati a piazza Montecitorio da Giorgio Cremaschi. Dalla Basilicata le nostre fonti operaie chiamano a ripetizione: «Mandate un giornalista, qui la tensione sale». Fino a quando riusciremo a farlo, a non essere sopraffatti dall'asfissia? Nel pomeriggio arriverà la conferma dei licenziamenti. Una vendetta che riporta la Fiat agli anni '50, ne discuteremo più tardi nella seconda tranche della riunione di redazione, a via Bargoni. Proposta di Fausto Bertinotti: «Perché non agganciamo alla battaglia per l'editoria una raccolta di firme per chiedere il reintegro dell'operaio licenziato a Mirafiori?» Una campagna da sostenere, per noi del manifesto. Prima misura d'emergenza: inviare un redattore a Melfi ed esprimere il nostro punto di vista sulla vicenda. Vai, Loris Campetti.
    Notizia numero 3: nel pomeriggio i comitati dell'Aquila mostreranno dei video sulla manifestazione a Roma di qualche giorno fa. Sono stati manganellati, non se lo aspettavano e soprattutto non credevano alle loro orecchie quando si sono visti trasformati, in alcune cronache televisive, da vittime in carnefici. Perciò hanno pensato di fare una cosa molto semplice: controinformare. Curiosa coincidenza, proprio in questi giorni cade il nono anniversario del G8 di Genova. Il governo era ancora una volta Berlusconi, la controinformazione fu fondamentale per ripristinare la verità dei fatti, il manifesto ne fu parte attiva come ricorda il direttore di Confronti, mensile di area cattolica, Gian Mario Gillio. In piazza con noi c'è l'unico deputato aquilano, si chiama Giovanni Lolli ed è del Pd. Barricadero, elogia il modo in cui il manifesto ha svelato la cortina fumogena stesa su quello che definisce amaramente «il terremoto più bello del mondo» e strappa gli applausi quando dice che «non è vero che a provocare gli scontri sono stati gli antagonisti romani, come ha detto qualcuno. Anzi, non c'è stato nessuno scontro. E se i centri sociali sono venuti a portarci la loro solidarietà, io solidarizzo con loro». Che fare? Scriviamone sul giornale, pubblichiamo il video sul nostro sito così tutti avranno un elemento in più per giudicare.
    E la vignetta? Eccola, la vedete oggi sulla prima pagina del giornale. Vauro firma autografi, parla al megafono, ride quando, schiacciando il tasto sbagliato, parte una sirena che ravviva le vuvuzelas e ispira l'inno di Mameli ai lavoratori delle basi Usa. Disegna. Fine della riunione: i comitati dell'acqua arrotolano lo striscione e ritornano a verificare le firme raccolte per il referendum (un milione e passa, un lavoraccio) che lunedì depositeranno in Cassazione, arriva trafelata Simonetta Salacone, dirigente scolastica dell'Iqbal Masih di Roma, scuola multietnica e anti-Gelmini per eccellenza. Si scusa per il ritardo ma ci teneva ad esserci comunque. No problem, tante volte in ritardo siamo stati noi. Saluti e abbracci. Non possiamo fermarci qui. Che facciamo?

    Guarda tutti gli interventi


I COMMENTI:
  • @giovanni L.
    Meglio il pathos dello squallore 26-07-2010 07:36 - chomsky5
  • ho visto il filmato. Che pena! sotto un sole cocente quattro vecchi gatto-comunisti che affannati e accalorati (dal sole) hanno ancora voglia di fare i sit-in del '68. Mettetevi all'ombra e bevete molto! siete patetici! 16-07-2010 22:09 - giovanni L.
  • Certe volte sono un pò stanco di fare il bravo ragazzo.
    Ho saputo che i lavoratori italiani civili di Aviano e di altre basi americane sono andati a protestare a Roma perché l’amministrazione statunitense vorrebbe sostituirli con dei professionisti made in USA. Embè ? Non gli ha mica ordinato il medico di andare a fare gli schiavetti degli Amerikkani ! Che vadano a farsi fottere. Ogni volta che noi comunisti si andava a protestare contro le basi NATO e le loro bombe nucleari, ci veniva sempre messo in piatto il ricatto occupazionale. Ci veniva spiegato che c’erano centinaia di civili italiani che lavoravano nelle basi NATO tutti allegri, felici, entusiasti e ben pagati. Nessun problema di licenziamento e cassa integrazione. Niente sfruttamento come alla FIAT. Tutti contenti e pronti a votare Lega Nord e Forza Italia. Adesso sono gli stessi americani che vogliono mettere fuori gli italiani dalle loro basi militari. E non hanno tutti i torti. Il personale italiano secondo gli ufficiali USA evidentemente comincia a diventare troppo poco affidabile. Troppe voci di collusioni con la mafia e la camorra in Italia a livello governativo. E le cose non vanno meglio nelle zone periferiche. Non sento nessuna solidarietà umana per questi lavoratori. Che provino ad andare a piangere dal ministro Frattini adesso. Per me sono solo dei servi. Che vadano alla malora. Io sono convinto che la soluzione di questi problemi consista sempre nelle vecchie parole d’ordine con le quali marciavano in piazza i nostri genitori : “ FUORI LA NATO DALL’ITALIA, E FUORI L’ITALIA DALLA NATO.” 16-07-2010 11:51 - gianni
  • Marco, il Manifesto non è fastidioso, è solo terribilmente fazioso, troppo impregnato di propaganda, legato unicamente alla propria ideologia, senza nessun genere di ragionamento e di obiettività, contro chiunque non la pensi come loro! Quando tratta un argomento, non si chiede se gli avvenimenti sono veri o no, perchè esiste solo una verità, quella già preconfezionata dalla propria ideologia. Di un articolo puoi leggere il finale e risparmiarti tutto il resto, tanto tutto ciò che lo precede (vero o falso che sia) è scritto per una "verità" preconfezionata. Leggo molto volentieri Piero Sansonetti, posso non condividere nessuna delle sue idee, ma perbacco è uno che ragiona, arriva cioè ad una conclusione con un ragionamento. I giornalisti del Manifesto, incominciano con una conclusione, ed il ragionamento non esiste, per il semplice motivo che non sono alla ricerca della verità, ma solo di affermare la "loro" e non c'è spazio per nient'altro. 16-07-2010 01:17 - piero
  • @piero: quanto livore! e poi guarda che le vuvuzelas ce l'avevano gli altri manifestanti in piazza. Ma perché il manifesto secondo te è fastidioso? 15-07-2010 22:09 - marco
  • Ecco le vuvuzelas sono proprio una cosa intelligente! Ci avrei scommesso che se ci fosse stato qualcosa di idiota e di fastidioso lo avreste subito adottato! Complimenti! 15-07-2010 17:02 - Piero
  • Quanto avrei voluto essere lì con voi, e abbracciarvi tutti, uno per uno, Norma, Gabriele, Angelo, Vauro, Valentino, Alberto, Loris,Corradino, Claudio, Roberto, Beppe, Luigi, Alfonso, Fausto, Rina (sono sicuro che ci sarebbe stata anche lei oggi), i lavoratori...e dirvi "sono con voi. Siamo in tanti, siamo una lunga catena umana che attraversa tutta la Penisola. Non abbiamo paura. Resistiamo e lottiamo insieme per il lavoro che non c'è più, per le libertà, di stampa, di espressione, di opinione, di informazione, contro chi vuole tappare la bocca ai giornalisti, alla magistratura, e cancellare il diritto di costruirsi un'opinione a chi non è - e non vuole essere per nessuna ragione, per nessun motivo al mondo - parte integrante di cricche e Logge, vecchie e nuove".
    A voi tutti la mia solidarietà 15-07-2010 15:07 - Massimo Campanella
  • Dalla svizzera con tutto il mio amore per IL MANIFESTO. Continuerò a comprarlo anche se dovesse tornare alle 4 pagine del 1971.
    Un abbraccio a tutta la cooperativa. 15-07-2010 14:30 - Enzo Ritter
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