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FUORIPAGINA
19/07/2010
  •   |  
    Se 60 ore vi sembran poche

    Non si può continuare a lavorare tutte fino alla stessa età senza considerare il tipo di lavoro che si svolge, la vita che si fa,  e senza pensare al futuro di tante giovani donne. 

    Si può, invece, impostare un sistema pensionistico che contempli la libertà di scelta: andare in pensione tra una soglia minima di età e una massima, in modo da conciliare condizioni di lavoro (innanzitutto  quelle con mansioni usuranti) ed  esigenze personali. Flessibilità valsa in molte occasioni di ristrutturazione in settori privati e pubblici per ammortizzare i costi sociali e andare incontro alle convenienze dello Stato e delle aziende.

    Quando si calcolano gli anni di lavoro femminile due più due fa cinque. Dati Eurostat e  Commissione Europea (2006-2007) attestano che in media le donne italiane lavorano 60 ore la settimana: sono  in Europa quelle che lavorano di piu'. Sulla somma incide la quantità di  lavoro svolto fuori casa che resta maschile nei modi e nei tempi e la mole di impegni di lavoro prestati gratuitamente dalle donne. Questo lavoro gratuito che gli indicatori economici non rilevano tiene in piedi la società la quale, però,restituisce alle donne assai poco rispetto a quanto da  loro riceve. 

    E’ una differenza  che nessuno può cancellare entro una finta parità.

    Una differenza che sollecita una trasformazione profonda per tutti: libertà di scelta, riconoscimento sociale del lavoro di cura e sua redistribuzione tra donne e uomini, efficiente rete di servizi pubblici e nuovi modi di lavorare.

    Un’altra civiltà.

    Certo, le donne hanno fatto straordinari passi avanti: oggi più di ieri decidono di sé, della propria sessualità e maternità, hanno più denaro e lavoro retribuito, sono presenti ovunque. Ma, ancora troppi sono gli ostacoli che si frappongono alla possibilità di vivere pienamente in libertà: lavoro precario, carriere intermittenti, redditi più bassi, scarsità di servizi sociali, assenza nelle stanze che contano anche in quelle in cui si decide di mandarle in pensione  a sessantasei anni. 

    La parità, così intesa, è una mistificazione che oltre a non riconoscere i crediti acquisiti dalle donne con il lavoro di cura, chiude la porta al futuro di molte giovani.

     è la cosa  del mondo.

    Facciamo un’operazione “trasparenza”, rendiamo visibile ciò che viene dato per scontato e perciò nascosto. Dichiariamo in tante e pubblicamente tutti i lavori che svolgiamo. retribuiti e gratuiti, produttivi e riproduttivi, obbligati e volontari. E’ il momento di dar vita ad una nuova stagione di impegno per la libertà e l’autodeterminazione delle donne come fondamento di un diverso modello sociale, più giusto e solidale.

     

    Scarica qui il modello "Dichiarazione del lavoro delle donne" , compilalo e invialo a:  «dichiarazionelavoridonne@virgilio.it»

     

    Prime promotrici

    Ritanna Armeni, Maria Luisa Boccia. Daniela Brancati. Gloria Buffo, Elettra Deiana, Rossana Dettori, Titti Di Salvo, Wilma Labate, Raffaella Lamberti, Betty Leone, Fernanda Minuz, Marisa Nicchi, Morena Piccinini, Carla Ravaioli, Mariella Gramaglia, Bia Sarasini, Anna Scattigno, Clara Sereni, Chiara Valentini, Katia Zanotti.

     

    Prime adesioni: 

    Chiara Acciarini, Denise Amerini, Anna Bainotti, Fulvia Bandoli, Mary Bertini, Margherita Biagini, Mara Baronti, Elisa Bertelli, Marcella Bresci, Bausi, Monica Biondi, Stefania Bisori, Giuliana Bonosi, Sara Bonni, Anne Elena Bravo Cumsille, Annusca Campani, Maria Grazia Campari, Donata Cappuggi, Elisabetta Catalanotto, Nunzia Catena, Eva Catizzone, Alida Cavallucci, Monica Cerutti, Tiziana Chiappelli, Chiara Cremonesi, Elena Colombini, Rosaria Costantini, Maria Rosa Cutrufelli, Daniela Dacci, Monica Dal Maso, Marisa Del Re Loredana De Petris, Cecilia D’Elia, Corsina Depalo, Gabriella Gabrielli, Carla Gassini, Cristiana Gestri, Elena Hoo, Francesca Koch, Lilli Insieme, Laura Carpi Lapi, Silvia Lolli, Carla Martini, Maria Laura Massai, Graziella Mascia, Roberta Medini, Giusi Mercante, Graziella Rumer Mori, Barbara Orlandi, Pasqualina Napoletano, Sonia Nocentini, Maria Grazia Negrini, Chicca Perugia, Alessia Petraglia, Luisa Petrucci, Cristina Pierattini, Elisabetta Piccolotti, Silvana Pisa, Bianca Pomeranzi, Corinna Rinaldi, Adelaide Rosi, Ivana Sandoni, Uliva Sannini, Alba Sasso, Stefania Scarponi, Patrizia Sentinelli, Luisa Simonutti, Silvia Soverini, Paola Torricini, Lalla Trupia, Vania Zanotti.

     

    Scarica qui il modello "Dichiarazione del lavoro delle donne" , compilalo e invialo a:  «dichiarazionelavoridonne@virgilio.it»


I COMMENTI:
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  • Credo comunque che lo Stato e quindi la collettività debbano impegnarsi in misure che favoriscano la conciliazione lavoro-famiglia 08-09-2010 13:47 - paolo1984
  • se le donne scelgono di vivere con uomini che non fanno nulla in casa... perche deve pagare la societa ???? 06-09-2010 12:06 - dudud

    Pure questo ha un senso 06-09-2010 18:07 - paolo1984
  • se le donne scelgono di vivere con uomini che non fanno nulla in casa... perche deve pagare la societa ???? 06-09-2010 12:06 - dudud
  • la causa è giusta. L'iniziativa è ottima. Con l'allungamento dell'età pensionabile il danno potenziale per le donne è enorme e grave l'ingiustizia. La normativa Europea e la "parità uomo-donna" sono balle mediatiche sesquipedali del governo B. Penso solo che l'iniziativa, ancorché lodevole, sia un po' "debole" sotto il profilo pratico, e cioè sindacale e politico.
    Siccome l'argomento è molto forte e di sicura presa fra le donne, perché non lanciare una grande manifestazione di piazza sul tema, una sorta di "one million women march" italiana? Poiché i temi dell'età pensionabile delle donne lavoratrici e quello del riconoscimento dell'enorme lavoro "nero" di riproduzione e cura fatto dalle donne sono intrinsecamente connessi,secondo me la manifestazione avrebbe grande successo e, soprattutto, potrebbe ancora bloccare o quantomeno ridurre il danno dell'infame norma antifemminista.
    Oltretutto, in termini di comunicazione, l'argomento delle "60 ore" appare di straordinaria efficacia e dirompente potenzialità politica.
    Perché non osare, non tentare di vincere "veramente" questa battaglia?
    Saluti fraterni
    Riccardo Corato 03-09-2010 02:18 - RiccardoMario +Corato
  • tralasciando i dibattiti su quali attività possano essere definite "lavoro" e quali debbano essere escluse, fermatevi a riflettere che il lavoro femminile è un moltiplicatore di posti di lavoro e di ricchezza.
    Una donna che lavora, infatti, ha bisogno di asili nido, scuole a tempo pieno, ricreatori e quant'altro per i figli; non potendo/avendone voglia di cucinare ogni giorno comprerà da mangiare (rosticcerie, pizze etc.); si prenderà più cura di se stessa (palestra, estetista, parrucchiere) e del proprio abbigliamento; userà di più le lavanderie e così via.
    Non a caso nei periodi di crisi, come questo, gli uomini, e purtroppo anche le donne, chiedono se sia possibile mandare in cassa integrazione le donne al posto degli uomini, proprio perchè con la contrazione del reddito famigliare avere la donna a casa che cucina, si prende cura dei figli, pulisce la casa, lava e stira, si riescono a tagliare le spese "superflue".
    A questo punto chiedo agli uomini di fare un piccolo esperimento, per un mese segnatevi su un quaderno tutto quello che fate a casa e quante volte lo fate, nello stesso periodo scrivete anche tutte le attività che svolge vostra moglie. Alla fine del mese avrete la risposta.

    P.S. Come puoi dire che il lavoro di cura non è un lavoro, quando in Italia siamo pieni di badanti.
    Idem per lavare, stirare e pulire la casa, visto che molte famiglie hanno la donna delle pulizie. 19-08-2010 12:08 - anna
  • E' evidente che il problema più grosso è legato ai lavori usuranti. Problema che non si vuole affrontare per pura cattiveria.
    Le donne hanno sicuramente fatto dei passi avanti, pagati a caro prezzo, che vanno anche a vantaggio degli uomini.
    Se una coppia si separa, la donna che lavaora deve dare il mantenimento all'uomo. O no?
    Parecchie donne non vogliono andare in pensione a 60 anni e parecchie ci andrebbero ben prima.
    Bisogna dire che, sia gli uomini che le donne, spesso vanno in pensione presto per accudire i genitori anziani e malati. Comunque tutti questi casini rispetto all'età pensionabile e al lavoro precario hanno determinato una denatalità sconosciuta nei paesi civili. A mali estremi, estremi rimadi. 15-08-2010 13:35 - Jennifer
  • Non riesco a leggere tutto quello che [ stato scritto, ma almeno vogliamo RISPETTARE LA GENTE CHE LAVORA, SIA UOMINI CHE DONNE/ grazie se almeno riuscite a farlo. 12-08-2010 22:52 - emilio
  • Brava antonella! Anche nell'industria tessile c'erano e ci sobo molte donne e non è certo un lavoro leggerissimo specie se vivi in Bangladesh dove i grandi marchi "delocalizzano" per evitare di rispettare i diritti dei lavoratori che il movimebto operaio di uomini e donne ha ottenuto in occidente e che ora vengono messi in discussione. 05-08-2010 18:48 - paolo1984
  • Caro Emanuele,
    In primo luogo tutti, donne, uomini, transessuali, tutti lavorano per necessita'!Affitto, cibo, sai com'e'...Credo che tutti, se potessimo evitare di perdere tanta energia e vita in lavori logoranti o con logiche paranoiche, lo faremmo volentieri...inoltre...immagina un nucleo familiare in un qualsiasi paese occidentale con un solo stipendio...impensabile...quindi, evita l'argomento del diritto, e' una necessita'...in secondo luogo...devo contraddirti sul fatto che le donne non svolgano lavori pesanti...la Germania, dopo la seconda guerra mondiale, e' stata ricostruita da donne (uomini, ne rimanevano pochi!)...nelle miniere africane o dell'America Latina lavorano principalmente donne e bambini (essendo piu' minuti riescono a mettersi in buchi dove un uomo non entrerebbe!)...Altro particolare...al giorno d'oggi, perlomeno nei paesi occidentali, si ultilizzano tutte una serie di utensili e macchine che permettono di alleviare i lavori pesanti...peccato che, in Italia, quando ti proponi per un lavoro del tipo, la risposta e' "no, sai, il capomacchinista non vuole lavorare con una donna..."(mi e' successo un paio di volte)...ultima cosa...ho cambiato molti lavori nella mia giovane vita e ti posso garantire che tutti, dal piu' fisico al piu' intellettuale, sono logoranti, fisicamente e mentalmente!!!!! 05-08-2010 13:44 - antonella
  • E poi se non volete obblighi economici nessuno vi obbliga a metter su famiglia, oppure potete sposare una donna che lavora e che per orgoglio non si farebbe mai mantenere dal marito (o dall'ex), ma una donna così indipendente fa paura a molti uomini che preferiscono "l'angelo del focolare" (che è un mito patriarcale come il suo opposto, la dark lady) solo che in caso di separazione questi stessi uomini pretendono che la moglie che fino ad allora ha fatto loro da serva si trovi un lavoro altrimenti che muoia pure di fame! Prima però gli faceva comodo avere la mogliettina a casa! Ripeto: nessuno vi obbliga a metter su famiglia (se la volete dovete accettarne le conseguenze belle o brutte che siano), si vive benissimo anche senza! 02-08-2010 18:57 - paolo1984
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