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FUORIPAGINA
21/07/2010
  •   |   Francesca Pilla
    La repressione targata Fiat

    «È successo tutto poche ore fa, sono arrivato in fabbrica per il secondo turno e ho trovato i tornelli bloccati, la sicurezza mi ha ritirato il badge e mi hanno informato verbalmente del mio licenziamento». Giovanni Musacchio ha una voce che tradisce l'emozione: il ben servito la Fiat di Termoli (Power Train che si occupa di meccanica) glielo ha consegnato il giorno dopo il compleanno della figlia. Sanzione emessa perché il 22 giugno era a Pomigliano d'Arco con una delegazione dello Slai Cobas invece di essere al capezzale della bambina, per cui aveva chiesto un permesso per malattia. Otto giorni fa la contestazione scritta e allegata a un plico con le foto, riprese e stampate da un sito web di informazione, che lo ritrarrebbero davanti al Gianbattista Vico insieme ad altri esponenti del sindacato per il referendum sulla nuova Panda. «Oramai siamo allo spionaggio - ci spiega Vittorio Granillo dello Slai - ma la verità è che Marchionne è deragliato dall'immagine di guru dell'imprenditoria che gli hanno dipinto, vuole essere il nuovo Valletta, ma senza forza».
    Con Musacchio salgono a 5 gli operai licenziati negli ultimi giorni, dopo il delegato Fiom di Mirafiori che aveva usato la mail aziendale per spedire il volantino con la lettera degli operai polacchi di Thichy, e le tre tute blu di Melfi accusate di aver bloccato un carrello meccanico durante uno sciopero interno. «La contestazione non regge - spiega Musacchio, che è anche membro del coordinamento provinciale Cobas - avevo il turno di mattina dovevo portare mia figlia dal pediatra perché aveva avuto la varicella, poi ho preso la macchina e sono andato a Pomigliano». Il giorno dopo Giovanni era dunque in fabbrica, e si dice pronto a presentare tutti i certificati in tribunale sulla malattia della bambina.
    Per i Cobas però non ci sono dubbi: si tratta di un altro caso di repressione e stanno già agendo per vie legali. Musacchio, con un papà ex-Fiat in pensione, e uno zio licenziato e reintegrato due volte sempre a Termoli perché nel 2003 aveva esposto la bandiera della pace da un balcone dello stabilimento, è uno che negli scioperi dei giorni scorsi ha dato fastidio: «Il plico con le foto e la contestazione è arrivato anche a me - racconta Andrea Di Paola, coordinatore provinciale Cobas - Qui siamo al grande fratello, ma non capisco di cosa mi si accusa essendo un Rsu. Mi pare il momento, e lo dico a tutti i lavoratori, di darci una mossa. Per questo stiamo preparando altre iniziative e perfino una manifestazione contro questo comportamento, che oggi è sfociato in un'azione di repressione contro Musacchio».
    E ieri il coordinamento nazionale della Fiom, proprio in merito all'ondata di licenziamenti, ha indetto per il 23 luglio, dopodomani, un altro sciopero del comparto, nonché previsto per il 28 un sit in davanti a Montecitorio insieme alle forze politiche. La tensione nel frattempo però sale e le manifestazioni seguono a ruota. Oggi verrà presentato anche il ricorso in tribunale, art. 28 per comportamento antisindacale, contro la Fiat, per i tre operai di Melfi che dopo una protesta shock di tre giorni solo venerdì sono scesi dalla Porta venosina del centro cittadino. «Mentre i nostri avvocati presenteranno il ricorso - ha spiegato Emanuele De Nicola, segretario Fiom Basilicata - terremo un presidio davanti al tribunale». E sempre oggi a Termini Imerese i lavoratori si fermeranno per 8 ore, mentre nella villa comunale si terrà un'assemblea dei delegati siciliani insieme al segretario Maurizio Landini, per discutere del processo di deindustrializzazione nel Mezzogiorno e ribadire il no deciso della Fiom al piano di Torino che intende entro l'anno prossimo chiudere la fabbrica.
    Ieri invece allo stabilimento di Pomigliano d'Arco le linee di produzione sono state riattivate per tre giorni, ma davanti ai cancelli un gruppo della Fiom Cgil e dei Cobas ha distribuito al cambio turno alcuni volantini su cui si leggevano nero su bianco gli introiti della Fiat. Utili che non giustificherebbero la revoca del premio di produzione di quest'anno ai dipendenti: «La Fiat ha deciso di distribuire centinaia di milioni agli azionisti e di aumentare del 40% i compensi ai massimi dirigenti, mentre alle lavoratrici e ai lavoratori, con salari già bassi, non vuole dare niente». La Fiom chiede quindi «la corresponsione immediata di una cifra non inferiore a quella dell'anno scorso (600-800 euro) a tutti i dipendenti, anche a quelli in cassa integrazione».


I COMMENTI:
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  • siamo arrivati (anzi tornati) allo spionaggio politico: in linea di principio il lavoratore poteva trovare un'altra forma di assenza ma intuisco che forse ciò non era possibile e allora onore al coraggio dell'operaio che rischia il posto di lavoro per manifestare solidarietà ad altri lavoratori ( che ora spero lo ricambino).. 22-07-2010 22:41 - pietro
  • HA RAGIONE MARCO . L'OPERAIO E' MATERIALMENTE UNA MERCE, NEPPURE IL SINDACATO LO DIFENDE. AD ECCEZIONE DELLA FIOM CHE E' UN PROBLEMA ANCHE ALL'INTERNO DELLA SUA CONFEDERAZIONE LA CGIL. COSA DIRE AGLI OPERAI SFRUTTATI. BISOGNA CAPOVOLGERE LA SITUAZIONE ATTUALE. COSTRINGENDO IL SINDACATO DI APPARTENENZA A DIFENDERE I DIRITTI INALIENABILI DEI LAVORATORI. COME? PARTECIPANDO ASSIDUAMENTE ALLE DECISIONI CHE RIGUARDANO LA VITA LAVORATIVA DEGLI OPERAI SENZA ADERIRE A QUELLO CHE NON SI E' DECISO COLLETTIVAMENTE ASSIEME , TUTTI INSIEME. LE DECISIONI DEBBONO ESSERE PRESE CON IL METODO DELLA DEMOCRAZIA DIRETTA CIOE' INTERPELLANDO I LAVORATORI CON DEI REFERENDUM. QUALSIASI DECISIONE CHE TOCCA IL LAVORATORE LA DEVE DECIDERE IL LAVORATORE. 22-07-2010 16:15 - pierre
  • Ormai il potere è in mano a un governo capitalistico. I lavoratori non sono altro che un... numero. E' gente "camaleontica" che riesce ad arrivare ai suoi scopi passando, anche, sul cadavere di un caro amico. Sempre, però, con un sorriso "stampato" sulla faccia e facendo credere, con molto abilità, che la loro "cura" è la più efficace per sanare la... società, ma di chi ?. Molte analogie con il fascismo del passato dove venivano "assoldati" delinquenti (camice nere)per "punire" chiunque parlava contro il loro regime. 22-07-2010 15:16 - maralb
  • è vergognoso solo parlarne!stanna attuando politiche repressive nei confronti dei lavoratori "scomodi",siamo qua a disquisire sul permesso e le questioni di burocrazia aziendale invece di solidarizzare e agire contro questa cricca di farabutti che attentano anche i più elementari diritti.vergogniamoci e torniamo a far sentire la nostra voce.senza coscenza non si fa nulla,ci vuole cultura anticapitale,tornare alle radici della lotta operaia,poi ci scandalizziamo se a Pomigliano votano per il si?scandalizziamoci e preoccupiamioci per le cose che questi porci fanno,riprendiamoci le piazze e i posti di lavoro,i lavoratori si sentono soli! 22-07-2010 15:15 - lorenzo lupi
  • x Angelo 22-7 h 8.11 : se per assurdo intendi il mio commento, ti informo che lavoro in un'azienda in cui, seppur senza turni, se vado in permesso per visita medica il dottore deve certificarne anche l'orario con la conseguenza che se la visita medica termina entro il mio orario di lavoro il sottoscritto deve rientrare pena assenza ingiustificata per le ore residue. Per cui la partita a biliardo me la posso sognare!! Non so tu ma io conosco bene la realtà di quella fabbrica e cio' che trovo assurdo e' la pretesa di dover giustificare a tutti i costi i lavoratori senza mai considerare la posizione aziendale. Naturalmente il mio augurio (e anche la mia convinzione) è che il ragazzo venga reintegrato al piu' presto. Intendevo solo dire che certi abusi di legge 104 e 53 mi fanno inca**are perche' offriranno a breve a qualche furbo governativo bravo a cavalcare lo sdegno del momento, l'occasione per cercare di disinnescarle. 22-07-2010 10:46 - Giuseppe
  • certe persone sono veramente assurde...forse non hanno mai lavorato in unsistema che prevede i turni.
    se doveva accompagnare la figlia a una visita medica di mattina e lui faceva la mattina , ed è previsto dall'azienda il permesso per motivi personali ha fatto bene ad usufruirne. poi se la visita finisce ad una certa ora, non è che il lavoratore non puo piu fare nulla,chiuso in casa, sequestrato tutto il giorno perchè ha quel tipo di permesso.dopo puo fare quel che cosa che giustamente ha fatto.il problema per la fiat è quel che ha fatto,un presidio.
    se andava al bar a giuocare a biliardo scommettiamo che non gli siccedeva nulla.
    lo schifo sarebbe stato se per un motivo personale avesse preso un permesso sindacale.
    il lavoratoresi è comportato benissimo 22-07-2010 08:11 - angelo
  • non fate gli ingenui ,e ovvio che la Fiat castiga alla prima occasione , ma i semafori rossi sono fatti per non attraversare ,chi volutamente compie l'errore ne paga le conseguenze,per l'amico Marco che si lamenta giustamente del clima schiavista e del lavoro forzato in aziendase si ricordi che la più parte degli operai hanno votato SI per vendersi al padronato pertanto gli esiti non potevano essere che questi al peggiorativo in futuro auguri. ulisse 22-07-2010 08:00 - ulisse rossi
  • La realtà è che la Fiat è decisa ad applicare regolamenti carcerari e questa è l'essenza sociale e politica della questione, che sembra non si voglia vedere 22-07-2010 07:16 - Giorgio
  • Usare la mail aziendale per scopi di propaganda politica o sindacale è stata una leggerezza. Ma non si può licenziare per una leggerezza che, in find dei conti, non arreca all'azienda alcun danno, di alcun tipo, che sia in qualche modo quantificabile.
    Questo dipendente, se fosse stato più furbo avrebbe creato un account di posta a scelta tra i tanti conti "free" che ci sono in rete, e avrebbe fatto in modo che il conto non potesse essere associabile con il suo nome.
    A questo punto avrebbe scritto agli altri dipendenti (compreso Marchionne) usando l'account.
    Penso, e spero, che questo dipendente sarà reintegrato.

    Sicuramente insensato, invece, mettersi in malattia per presenziare a un corteo o per scioperare. 21-07-2010 23:13 - Massimiliano Adamo
  • Dopo il referendum, la FIOM ha certamente forzato la mano per darsi visibilità e alcuni delelgati, più ingenui o più facinorosi o le due cose insieme hanno offerto il destro alla FIAT di mettere in atto una repressione intimidatoria. Il sindacato deve far crescere i lavoratori e non strumentalizzarli e fomentarli. La vita di un operaio è massacrante e la ricerca della deroga periodica è un sogno al quale non si rinuncia. Lo sa bene anche il padrone che ci specula sopra, ora con il paternalismo e il lascaiar correre, ora con la repressione quando ha uno scopo politico ed uno gestionale. E' il sindacato a dover guidare e dirigere le lotte, invece di mandare avanti gli altri. Il problema del rilancio morale e politico del sindacalismo è sul tappeto e tocca alla CGIL farsene carico, senza troppi e pericolosi tatticismi e "segnali". Le condizioni del lavoro, sfruttato si trattano sulla base del prestigio che ci si sa procurare con le lotte, anche nel sistema del capitalismo globale. 21-07-2010 22:42 - Riccardo Geri
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