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FUORIPAGINA
24/07/2010
  •   |   Eleonora Martini
    Il tubo che fa tremare l'Italia

    Ad accorgersi del nuovo "pacco" che il governo italiano sta per regalare all'Abruzzo e al centro Italia, progettando di trasformarlo in una vera e propria polveriera, è stato un deputato catalano del Parlamento europeo, Raül Romeva i Rueda, del gruppo Verdi/A.L.E.. L'unico ad aver presentato, martedì scorso, un'interrogazione prioritaria per chiedere l'intervento immediato dalla Commissione europea contro il progetto Snam di gasdotto denominato "Rete Adriatica" ma che in realtà corre per quasi un quarto del suo percorso nel bel mezzo delle zone appena interessate dal devastante terremoto del 6 aprile 2009. Gli aquilani, a differenza dei cittadini marchigiani e umbri che da qualche tempo hanno costituito il comitato «No Tubo», se ne stanno accorgendo solo ora che, come pugili suonati, cominciano appena a riprendere fiato e a potersi occupare d'altro oltre che a rimettersi semplicemente in piedi. Ad aiutarli, i conterranei di Sulmona, dove dovrebbe sorgere anche una centrale di compressione gas, che hanno messo su la rete di associazioni «Cittadini per l'ambiente». «È una cosa assurda, forse non è si è compreso a quale rischio sismico siamo sottoposti: cosa sarebbe accaduto se fosse stato già in funzione durante il sisma aquilano?», chiede l'assessore all'Ambiente del comune dell'Aquila, Alfredo Moroni, che la prossima settimana chiamerà a raccolta tutti i comuni dell'Appennino centrale interessati.
    Era stato fermo per anni, il progetto del metanodotto Snam "Rete Adriatica" deviato, nel 2004 durante il governo Berlusconi II, improvvisamente e senza alcun apparente motivo dal suo percorso originario che lo vedeva correre da Brindisi a Minerbio (Bo) lungo la costa adriatica. Erano stati riscontrati problemi di «criticità idrogeologiche e di tipo urbanistico», dissero, perciò la Snam e il ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi decisero un nuovo tracciato: da Massafra (Ta) a Minerbio, passando per dieci regioni ma soprattutto attraversando la dorsale appenninica. L'Aquila, Pizzoli, Barisciano, Navelli, Poggio Picenze: i nomi che sono diventati noti a causa del terremoto sono solo alcune delle località interessate al passaggio diretto del gasdotto. Cinque tronconi e una centrale di compressione gas che se realizzati sventreranno «tre parchi nazionali, un parco naturale regionale e 21 siti di importanza comunitaria», come scrive Romeva i Rueda al Parlamento Ue, ma soprattutto che attraverseranno «aree a gravissimo rischio sismico (Abruzzo, Umbria e Marche) e idrogeologico senza che sia stato effettuato un unico procedimento di valutazione di impatto ambientale né una procedura di valutazione ambientale strategica». (Un aiutino però è arrivato dalla manovra Tremonti approvata in Senato e in discussione ora alla Camera che introduce forse non a caso il silenzio-assenso per il Via e il Vas: nessuna risposta entro 60 giorni equivale ad un ok). Il metano in forma gassosa sottoposto ad alta pressione (75 bar) correrà lungo 687 chilometri di tubo dal diametro di 120 centimetri, sotterrato a 5 metri di profondità. Di questi, 187 chilometri riguardano il tratto Foligno (Pg)-Sulmona e ben 106 corrono dentro l'Abruzzo, nelle zone a più alta sismicità d'Italia. «Sarebbe stata un'ecatombe, se fosse stato già in funzione quella terribile notte del 6 aprile 2009», spiega Mario Pizzola, portavoce dell'associazione «Cittadini per l'ambiente». «A Tarsia, in provincia di Cosenza - racconta - nel febbraio scorso è esploso un tratto del gasdotto di diametro e portata molto inferiori a causa di uno smottamento del terreno per le piogge: per fortuna era distante dai centri abitati ma le fiamme erano visibili fino a 20 km di distanza».
    Dopo cinque anni, come prevede la legge, la dichiarazione di pubblica utilità per il progetto Snam "Rete Adriatica" era scaduta. Ma incredibilmente l'8 aprile 2009, mentre ancora si cercavano i vivi sotto le macerie aquilane, la Snam ripresenta la richiesta e ottiene di nuovo il certificato necessario all'avvio ai lavori. I soggetti «interessati» - comuni, province e regioni - avevano 30 giorni di tempo per opporsi «in forma scritta», secondo l'avviso di avvio del procedimento emesso pochi giorni dopo dal ministro Scajola. «Figuriamoci se il comune dell'Aquila e la regione Abruzzo erano in grado di seguire questa faccenda così a ridosso del sisma», spiega Moroni. La Snam, dal canto suo, sostiene di aver inserito un'"integrazione sismica" al progetto allegando studi appositi proprio per rassicurare la popolazione. Solo nel giugno scorso le province di Pesaro-Urbino e di Perugia, il comune di Gubbio e alcune associazioni ecologiste hanno presentato ricorso alla Commissione Ue. Nel frattempo però due giorni fa in Senato è stata approvata una norma contenuta nel decreto legge sull'energia che prevede proprio per le infrastrutture di produzione, trasmissione e distribuzione di energia «l'istituzione di commissari straordinari ad acta che agiscono in sostituzione di tutte le autorità ordinarie - spiega il senatore Pd Roberto della Seta - e possono bypassare anche le regioni in caso di contenzioso».
    Un affare da molti milioni di euro. Il progetto della Snam è quello di raddoppiare la portata della rete Tirrenica, aprire un canale di approvvigionamento dai paesi nordafricani (Libia, Algeria, Tunisia) - emancipandosi così dai produttori dell'est europe - e costruire nel nord Italia un hub-gas da cui far partire le diramazioni per rifornire tutti i paesi nordeuropei. «Con un metanodotto già sovradimensionato per i nostri fabbisogni - spiegano ancora gli ambientalisti - l'Italia si candida ad essere un ponte tra l'Africa e l'Europa. Alla centrale di compressione di Sulmona lavorerà in joint-venture con la Snam la British Gas, consorella della Bp, quella dell'onda nera negli States». E come la Louisiana, anche l'Abruzzo sarà (di nuovo) terra per predatori.


I COMMENTI:
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  • Fabian, io credo che tu ci sia nell'eta' della pietra, quella culturale alla Bossi tanto per indenderci 26-07-2010 02:55 - murmillus
  • Ma perchè c'è qualche regione che non sia a rischio terremoto, anche di proporzioni devastanti?
    A me sembra che l'unica Regione a rischio ridotto sia la sola Sardegna, dove il gas ancora non arriva. 25-07-2010 11:28 - boati
  • Se c'è necessità di far passare un gasdotto in zone, sia ad alto rischio sismico o meno, è solo una questione di pesi e contrappesi, di trasparenza, di garanzie di sicurezza future, di convenienze economiche con ricadute consistenti sui territori interessati. Ma tutto deve essere messo nero su bianco, portato a conoscenza delle popolazioni in modo che poi non si possano addebitare al caso gli eventuali disastri. Poi tutto si può fare, l'importante che ci siano garanzie serie e non solo chiacchiere da Bar. 25-07-2010 11:23 - boati
  • Dunque,vediamo un pò:allora,il gas è infiammabile,il nucleare pericoloso,il petrolio inquina,l'eolico devasta il paesaggio,il solare e il fotovoltaico sono ancora troppo costosi e alquanto inefficienti;ragazzi,cosa proponete per illuminare,riscaldare e far funzionare le apparecchiature elettriche? 25-07-2010 10:08 - claudio
  • sono dei DEFICIENTI! 25-07-2010 07:27 - LUPO
  • Ma dai, dopo il no-tav e dopo il no-ponte, non potevano non inventarci il no-gas.
    L'abruzzo è a rischio sismico come un buon 70% del territorio italiano.
    Quindi è così che vinceremo le prossime elezioni: proponendo agli italiani di rinunciare al gas, ai treni e ai ponti.
    Non alle macchine, perché le macchine ormai le hanno tutti i compagni, e ci vanno al lavoro invece di usare i mezzi.
    Alcuni dei vostri articoli sono estremamente interessanti. Altri invece, in particolari quelli che peccano di eccesso di filantropismo, sono - al contrario - roba completamente illeggibile.
    Questo ovviamente, il mio parere personale di compagno che pensa che si stia perdendo completamente il punto di vista. 25-07-2010 00:47 - Massimiliano Adamo
  • A' MAURI', HAI DIMENTICATO CHE SIAMO IN ITALIA E CHE SOLO IERI E' STATA SMASCHERATA UN'ALTRA COLLUSIONE IMPRENDITORIA-CAMORRA CASALESE PER LA RICOSTRUZIONE IN ABRUZZO? QUI CONTA SOLO IL PROFITTO E SE NE FRAGANO DELLA SICUREZZA. DOBBIAMO ASSOLUTAMENTE COMBATTERE CONTRO QUESTE FOLLIE, NUCLEARE COMPRESO!!! 24-07-2010 23:32 - ASSUNTA STELLATO
  • ancora un'offesa alla martoriata terra e ai cittadini dell'Aquila ed ancora e solo per profitto.vergogna!vergogna!vergogna!l'Aquila deve essere ricostruita ,non servono megaimpianti di gas.grantire la ricostruzione dell'Aquila e per la fornitura di nergia,l'ultima parola,alle popolazioni così duramente colpite.prima si ricostruisca l'Aquila,il resto viene dopo.se proprio il governo o chi per lui ha intenzione di realizzare questo mega progetto,se lo faccia,ma a causa sua!spero che non siano solo gli ambientalisti,ma l'intera popolazione aquilana a respingere questo progetto al mittente e rivendicare con forza la ricostruzione della propria città.Giorgio Bendelari-Pcl-Marche 24-07-2010 23:01 - Giorgio Bendelari
  • qualsiasi cosa si cerca di costruire prontamente nasce un comitato del "no" no tav, no antenne, no eolico, no nucleare, no dal molin..no dei pinco pallin..proprio un branco di caproni..per fortuna che arriverà il 2012 a fare un pò di pulizia 24-07-2010 19:12 - pinco pallino
  • Forse è quello che si meritano considerato per chi hanno votato alle ultime elezioni.gli aquila ni non si accorgavano dello schifo intorno a loro fin quando... 24-07-2010 18:52 - josephine
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