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FUORIPAGINA
25/07/2010
  •   |   Alessandro Sterlacchini
    Demografia imprenditoriale

    La modifica dell'articolo 41 della Costituzione, caldeggiata dal ministro Tremonti per ampliare la libertà di impresa, si sta concretizzando in un emendamento alla manovra finanziaria che snellisce le procedure per avviare nuove iniziative imprenditoriali. Vediamo come ciò che viene spacciato come intervento «a costo zero» che stimolerebbe l'economia è, in realtà, un'inutile operazione demagogica. Tra i tanti e insoluti problemi che, da sempre, affliggono l'Italia, non vi è quello di una scarsa attitudine all'imprenditorialità. È vero che nell'ultimo decennio i tassi di natalità delle imprese sono diminuiti rispetto a quanto avveniva alla fine degli anni Settanta, ma (...) non lo si può imputare alla presenza di maggiori ostacoli burocratici per avviare un'azienda (...). Dato che, da trenta anni a questa parte, le procedure per iniziare nuove attività si sono decisamente snellite. (...)
    Ciò che rende più difficile avviare un'azienda in Italia è semmai il costo: questo varia a seconda della tipologia di impresa (più basso per imprese individuali, più alto per società di persone e capitali) ma si aggira, mediamente, sui 2.000 euro. Una cifra ampiamente superiore alla media europea (460 euro, secondo la Commissione europea). Ne deriva che se il governo italiano volesse facilitare il processo di formazione di nuove imprese dovrebbe, in primo luogo, ridurne il costo: ma ciò implicherebbe ridimensionare le parcelle dei notai e rinunciare a parecchi introiti in termini di tasse di registrazione. Non sarebbe, quindi, un'operazione «a costo zero» e non mi pare che Tremonti abbia accennato a questa possibilità. In tutti i casi, abbattere i tempi e i costi di registrazione non produrrebbe risultati eclatanti. È noto che i tassi di formazione di nuove imprese sono influenzati dal ciclo economico: negli anni di crisi si riducono per poi risalire nelle fasi espansive. Ma, a prescindere dal ciclo economico, il processo di formazione di nuove imprese rallenta quando le probabilità di sopravvivenza sono basse. Ed è questo il punto essenziale. 
    La caratteristica negativa del nostro paese, infatti, non sono i tassi di natalità d'impresa declinanti o più bassi della media europea, ma gli elevati tassi di mortalità. In termini di cessazioni d'azienda l'Italia è superata, in Europa, solo dal Regno Unito, il quale però è di gran lunga più attivo dal punto di vista della natalità. In sintesi, il problema di demografia imprenditoriale di cui soffre l'Italia è che, anche nelle fasi «normali» dell'economia, i tassi di mortalità restano troppo elevati. Probabilmente, troppe iniziative imprenditoriali vengono avviate senza valutare in modo adeguato le future prospettive aziendali. Ne consegue che intervenire, come intende fare il governo, per rendere ancor più spedite le procedure per aprire nuove aziende non risolve il problema ma, anzi, rischia di aggravarlo. Ciò che dovrebbe essere fatto, invece, è facilitare l'entrata di aziende con progetti imprenditoriali ben ponderati (offrendo consulenze gratuite o a basso costo agli aspiranti imprenditori) e, quindi, predisporre misure a sostegno della loro competitività e crescita dimensionale. Questi sono gli interventi che una politica industriale lungimirante dovrebbe privilegiare. In loro assenza, modificare l'articolo 41 della Costituzione in nome di una maggiore libertà di impresa sarebbe un'operazione inutile, demagogica e, per certi versi, dannosa.
    (La rubrica domenicale di Sbilanciamoci va in vacanza, ci rivediamo a settembre. Per leggere l'articolo completo:
    www.sbilanciamoci.info)


I COMMENTI:
  • Di consulenze gratuite gli aspiranti imprenditori nostrani ne hanno in quantità industriale. Il problema vero è che gli oligopoli, cruciali quelli della Grande disribuzione, hanno occupato tutti gli interstizi e sterilizzato il piccolo commercio, che era l'humus della impresa nascente.
    E' inutile continuare a lagnarsi delle scarse possibilità di lavoro, se non si ridà fiato al sistema. 26-07-2010 10:03 - Francesco
  • Modificando ancora le leggi di questa costituzione,e togliendo parte dei salari indiretti ai lavoratori,possiamo uscire da questa crisi, molto più rapidamente che gli altri paesi.Dobbiamo approfittare dell'incapacità del movimento operaio a organizzarsi in classe combattente, Il fatto di avere degli alleati nel governo come Berlusconi e compari è una occasione ghiotta.
    Questo è il momento del massimo attacco
    Se non siamo in grado di gestire questo favoloso momento,domani non potremmo più farlo.
    Batti il ferro,adesso che è ben caldo!
    Abbiamo dalla nostra parte i sindacati gialli e la Polverini ha giurato fedeltà al nostro ORDINE.
    Faremo un'Italia più bella e più grande che pria!
    Bruciamo questa "Suburra"di gentacce anarchiche,socialiste e comuniste.Cacciamo i cattolici che credono nell'ugualianza e nel discorso gesuita.
    Facciamo entrare i nostri carri armati di progresso e liberiamo il mondo da tutto questo buonismo.
    Gli operai che tornino alle loro attività,in sottocoperta e tacciano o al massimo intonino canzoni adeguate al ritmo dell'industria.
    Come i martelli della canzone di quel complesso,camminino in ordine da due.
    Un Due Un Due.
    Tremonti con il suo accento senza erre,non può dare il ritmo.Facciamolo dare ai generali e ai sergenti.
    Un due un due.
    Avanti,March! 25-07-2010 17:13 - maurizio mariani
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