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Antonio Sciotto
Fiat, i sì e i no di Bonanni
«Quello che faremo al tavolo con la Fiat è molto semplice: noi chiederemo di sapere se ha ancora intenzione di produrre 1,4 milioni di auto in Italia, e di investire 20 miliardi in 6 anni, come Sergio Marchionne ha scritto nero su bianco nel suo progetto Fabbrica Italia. Perché, se in caso contrario si va a una riduzione di quelle cifre, noi non siamo per nulla d'accordo: e in quell'evenienza saremo conseguenti, il nostro dissenso sarà forte». Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, parla con il manifesto alla vigilia dell'incontro di domani, a Torino: «Un faccia a faccia che dovrà essere di chiarimento», sottolinea, a segnalare l'importanza del vertice convocato dal governo «in giorni di una confusione che non finisce più, in cui tutti hanno alzato i toni, e le preoccupazioni vanno a mille».
Ma voi come vedete l'annuncio di Marchionne che la nuova monovolume Fiat andrà in Serbia? Mette a rischio Mirafiori?
Io dò una risposta che potrà sembrare strana: può addirittura essere una cosa positiva, e non mettere a repentaglio il futuro di Mirafiori. Ma solo a particolari condizioni: quella monovolume, pur essendo importante e interessante come prodotto, non è però a nostro parere così remunerativa come potrebbero essere altri modelli, magari più prestigiosi. E allora io dico: Fiat è una multinazionale, ha fabbriche a Detroit, Belo Horizonte, in Polonia, in Serbia, in Turchia, e può decidere dove posizionare meglio le sue auto. Però, dall'altro lato, ha diversi stabilimenti in Italia, e allora voglio augurarmi che spostare la monovolume a Kraguievac possa voler dire che porta modelli più prestigiosi e remunerativi a Torino, come merita per storia e professionalità quella fabbrica. In caso contrario non capirei di che cosa stiamo parlando.
Come mai anche voi della Cisl, che avete un dialogo più continuo con la Fiat, soprattutto dopo Pomigliano, dovete arrivare a un tavolo convocato in extremis dal governo per avere informazioni così importanti?
Della monovolume in Serbia abbiamo saputo come un fulmine a ciel sereno, da un'intervista: e certamente questa cosa non ci ha fatto piacere. Il fatto è che nell'ultimo mese e mezzo, per i fatti che tutti conosciamo, la confusione è arrivata a mille, e così tutti ci si sono buttati sopra. E allora certo, sinceramente questo non era proprio il momento di farci arrivare via stampa informazioni così delicate. Ma questo caos purtroppo nasce dalla strenua opposizione fatta da una parte minoritaria del sindacato, che crede di avere sempre la posizione giusta, e ritiene quelle degli altri addirittura superflue.
Stiamo parlando della Fiom?
Se c'è un obiettivo che la Fiom ha ottenuto, è l'esasperazione della Fiat: azienda che poi, quando perde la pazienza, diventa l'esatto speculare della Fiom. Ma io credo al contrario che il sindacato, in questa fase di crisi, dovrebbe avere tutt'altro obiettivo. Stiamo perdendo migliaia di posti di lavoro, e allora il mio dovere in questo momento è mantenere il lavoro dove c'è e favorire gli investimenti: con realismo.
Ma a Pomigliano vi accusano di aver rinunciato ad alcuni diritti per salvare la fabbrica. Ad esempio il diritto di sciopero.
Io sono nato nella Val di Sangro, e lì quando avevo vent'anni non c'erano nè fabbriche, nè diritti sociali e del lavoro. I diritti sono arrivati con le industrie. Se io favorisco oggi il consolidamento della Fiat in Italia, dicendo sì all'investimento di Pomigliano, darò oltretutto un segnale alle altre multinazionali: nel nostro Paese si può investire. Al contrario, se la Fiat va via, cosa rimarrebbe a Napoli? La camorra e la disoccupazione, che certo non portano con sè i diritti sociali e la democrazia sindacale. E sullo sciopero consiglio agli amici della Fiom di leggere bene l'accordo: riguarda solo il diciottesimo turno del sabato, non tutta la settimana.
Però a Pomigliano obiettivamente l'accordo resta difficile da gestire: ha votato no quasi il 40% dei dipendenti, quando gli iscritti Fiom sono il 17% Chi sono gli altri?
Lì c'è stata soprattutto cattiva informazione, perché molti in quei giorni non andavano in fabbrica. Io dico, e vi prego di scriverlo, che la nostra vittoria a Pomigliano è stata «cla-mo-rosa». Sì: è la prima volta in assoluto che vinciamo di gran misura in un referendum che riguarda delicate questioni normative. E invece cosa mi devo sentir dire l'indomani? Che ha vinto chi ha avuto il 40%, e che rivuole indietro i giocattoli per ricominciare il gioco. La Cisl, quando ha perso, ha sempre accettato il risultato.
Allora la soluzione può essere la «newco», magari assumendo solo chi è d'accordo con voi? O l'uscita dal contratto dei metalmeccanici, per uno nuovo dell'auto?
Qui ci sono i miei grossi no: nel senso che non sono affatto contrario a una newco, ma si dovranno assumere tutti gli operai, e alle stesse condizioni precedenti. Nè si possono imporre firme individuali: la tua libertà di oggi, è la mia di domani. Un altro no - ed è ancora più notevole se si considera che io di solito non uso mai negazioni definitive - è all'uscita dal contratto dei metalmeccanici. Non è possibile che uno solo dei contraenti decida: la Cisl è contraria.
Nell'incontro di Torino dite di sperare che Epifani «porti a giudizio» la Fiom. Vi siete sentiti in questi giorni con lui? Siete ottimisti?
Io avevo formulato quell'auspicio dopo aver letto un'intervista di un mese fa al Corriere della Sera, in cui Epifani di fatto sconfessava la Fiom. Ma ieri è tornato a dichiarare che con Fiat bisogna azzerare tutto e ritrattare da capo, e questa frase perciò non mi fa sperare che si stia andando nella direzione da me auspicata.
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Che significa "è pure abruzzese"? Che cos'hai contro di noi? Sono molto curioso....... 28-07-2010 12:57 - Belli
a) Marpionne deve rendere una valanga di dollari al governo americano quindi dove và dove trova la grana ed in fretta.
b)Produrre in Serbia o Polonia è lontano dai distretti industriali che producono la componentistica costa in trasporti. Quindi finiti gli incentivi statali o della cee il carrozzone di marpionne è costretto a spostarsi.
c) la gamma fiat è costosa per i motivi sopracitati. A marpionne andrebbe chiesto come mai in Germania pagano di più i lavoratori e producono auto migliori dei suoi catorci con prezzi delle auto confrontabili.
d) Non ho nessuna stima di bonanni che accomuno a marpionne sono due approfittatori che rovineranno la vita a migliaia di lavoratori
Marpionne lo capisco, si mette in tasca una valanga di soldi. Bonanni lo capisco meno forse ha invidia dei numeri della CGIL dato che sempre rifiutato di sottoporsi a qualunque referendum.
D) Il futuro dell'Italia è segnato senza almeno 3 o 4 industrie di peso mondiale non possiamo reggere la concorrenza. Con marcegaglia e compagnia le sfide con gli altri stati industrializzati sono perse in partenza. 28-07-2010 12:31 - Abdabs
Il primo aspetto da esaminare è: come di fa a convincere o costringere un imprenditore (in questo caso la famiglia Agnelli) a mantenere un attività in Italia (o a crearne una nuova), sapendo che il suo scopo non è la filantropia ma il profitto?
Il secondo è: quali sono le condizioni che devono essere assicurate ai lavoratori?
La risposta che viene data con l’accordo è: per mantenere le fabbriche in Italia, i lavoratori devono stare peggio di prima, sotto vari profili ( condizione di lavoro, diritti). Tutti sanno che questa risposta non riguarda solo la FIAT, ma è destinata a fare scuola in Italia, almeno in quelle aziende dove i lavoratori non stanno malissimo, sapendo che in molte altre già stanno così (ed anche peggio, si pensi solo ai milioni di “neri “) . A cambiare la Costituzione materiale anche senza cambiare quella formale.
La FIOM (e un bel po’ di lavoratori) ha detto NO: un po’ peggio va bene, ma sino a un certo punto.
Considero normale che ci sia disaccordo tra sindacati e anche tra lavoratori; l’unanimità non c’è mai.
Considero meno normale invece che ci sia un accordo quasi totale tra i partiti; significa che le loro politiche reali sono quasi le stesse. Non so chi sia peggio tra Ichino e Sacconi.
E allora cosa fanno quei pochi che non sono d’accordo? Non ho udito nulla; ed anch’io non so dare risposte.
Una cosa credo si debba fare per prima: dobbiamo globalizzarci anche noi, altro che cianciare di socialismo in un solo paese; superare la dimensione nazionale e passare ad una europea, tessere alleanze con quelli che la pensano allo stesso modo, ricostruire un progetto di Europa (e di mondo) antagonista al liberismo consumista. La strada è lunga e difficile, ma non c’è alternativa; purtroppo, mi sembra che non abbiamo nemmeno iniziato. 28-07-2010 10:57 - pieroeffe
Bonanni bonanni mo' so' cavoli amari
Già molti hanno detto su questo sindacalista, o meglio amico dei poteri forti, ma una cosa vorri aggiungerla anche io,
<<Non hai detto una parola da vero sindacalista per Pomigliano e ti stai ripetendo per Mirafiori, non riesci a farti apprezzare dagli operai, stai sempre a criticare la Fiom che sta portando avanti da sola una battaglia che a dir vostro è inutile, intando ci stanno provando. E' possibile che in quella zucca non c'è niente?
Basta pensare che chiuderà Termini Imerese, voleva provarci con Pomigliano, adesso attacca Mirafiori, i futuro la prossima sarà Melfi, tra 10 anni Cassino, cosa ci vuole a capire che sto signorino vuole pieni poteri nella fabbriche italiane, oppure trasferirà le produzioni all'estero>>
Ahhh Bonanni bonanni mo so cavoli amari 28-07-2010 10:52 - antonio
la redazione: Il commento è stato pubblicato regolarmente
Ti ricordo che la fiat in Italia fa scuola, cioè quello che succede in fiat prima o poi succederà anche nelle altre realtà. Ora immaggina cosa può succedere se a scioperare, saranno i dipendenti di una società di 20 operai di cui non si parla in tv. Immagina i soprusi delle micro imprese sui lavoratori quali potranno essere. Quando si tratta con la fiat, si sta trattando non solo per gli operai fiat, ma per tutti i metalmeccanici italiani. 28-07-2010 09:51 - Belli