mercoledì 18 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale mercoledì 18 settembre 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
FUORIPAGINA
28/07/2010
  •   |   Anna Maria Merlo
    La sinistra deve entrare in Borsa

    Da finanziaria, la crisi è diventata economica. La società comincia a sentirne pesantemente gli effetti. Eppure, come mostrano i risultati elettorali recenti in Gran Bretagna, Olanda o Polonia, i cittadini non votano a sinistra e promuovono governi di destra che promettono «lacrime e sangue». Come mai? C'è un blocco del pensiero di sinistra che non riesce più a presentare ricette convincenti? Ne parliamo con il filosofo francese Michel Féher, presidente dell'associazione "Cette France là", nata nel 2007 prima delle presidenziali, che si è impegnata a pubblicare degli annali sulla politica dell'immigrazione durante i cinque anni di presidenza Sarkozy.


    Abbiamo appena vissuto un breve periodo in cui sembrava che i dirigenti mondiali volessero rimettere lo stato al centro e abbandonare la deregulation che ha permesso l'esplosione della finanza. Poi, però, la soluzione proposta è stata quella dell'austerità generalizzata, a causa delle difficoltà in cui si trovano gli stati, sopraffatti da deficit e debiti. Come lo spiega?
    C'è stata la crisi finanziaria e immediatamente una prospettiva di crisi economica. Alcuni dirigenti, come Sarkozy o Gordon Brown - Obama non era ancora stato eletto - hanno detto: ce ne occupiamo noi, non ci sono problemi. Cioè dei dirigenti neo-liberisti di colpo dicono che siamo alla fine della dittatura dei mercati, che bisogna moralizzare il capitalismo e che bisogna mettere al passo il mercato. Ci dicono che dobbiamo passare da una crescita basata sul credito a una crescita fondata sulla produttività, sull'emergenza dell'economia verde, che significherà il rilancio dell'industria europea, dell'occupazione e della protezione dell'ambiente. Ci dicono che il neo-liberismo è finito, che c'è il ritorno del keynesismo. Ci dicono però che per prima cosa, per evitare la tragedia del '29, quando si era lasciato fare il mercato, bisogna rifinanziare le banche. Con questa scelta il debito, che era privato, è diventato pubblico. Ma appena fatto questo primo passo, gli stati si sono trovati senza i soldi necessari per rilanciare la promessa crescita verde. C'è stata quindi la necessità di ricorrere al prestito. Questo prestito non è stato chiesto ai contribuenti, perché avrebbe potuto essere politicamente pericoloso, ma alle banche, che erano state rifinanziate dagli stati. A questo punto, le banche hanno posto le loro condizioni, cioè una redditività relativamente forte per i loro prestiti. Addio quindi crescita verde, finanziamenti per la ricerca eccetera. Il nuovo keynesismo sfuma. L'opinione pubblica, però, ha recepito l'idea che le banche svolgono la parte dei cattivi e che il rilancio attraverso l'economia verde è un bene. Questa non è stata una buona notizia per i mercati. Ma i debiti ora sono pubblici e la banche hanno fischiato la fine della ricreazione. Di qui l'imposizione delle misure di austerità. Biosgna fare una piccola parentesi: si dice che l'austerità sia una scelta neo-liberista, ma questo non è vero. Il monetarismo degli anni '79-'82 è stato il preludio al neo-liberismo, è servito per schiacciare i sindacati, per far passare lo smantellamento del welfare. Il neo-liberismo inizia quando il monetarismo finisce, con il calo dei tassi di interesse e il rilancio del credito. Una specie di keynesismo dei ricchi. Oggi si rifà del monetarismo per poi poter rilanciare il sistema neo-liberista. Lo scopo è la ricostituzione delle condizioni di riproduzione del sistema come negli anni '90. E sembra funzionare. Se la Grecia è un buon test, vediamo che la protesta è durata pochi giorni e poi, soffrendo, mugugnando, deprimendo, per alcuni fino al suicidio, non c'è una rivolta contro questo tipo di austerità.


    Ci sono rischi di derive populiste per far passare la pillola?
    Magari non subito, ma tra qualche mese potrebbero esserci scappatoie xenofobe per far passare il cattivo umore, il risentimento, facendo passare l'idea che sia colpa degli stranieri.


    Siamo condannati a questo o c'è un'altra strada? Sembra che il pensiero a sinistra sia bloccato.
    In effetti. La risposta della sinistra di destra, detta moderna, è che non c'è niente da fare, non si può perdere il rating AAA, bisogna sottomettersi ai mercati. L'unica proposta è che il rigore venga meglio ripartito, in un modo più giusto, con più tasse sul capitale. La sinistra della sinistra dice che bisogna rivoltarsi, ma non ha presa sociale. Dimentica infatti che dall'inizio degli anni '80 a oggi il neo-liberismo è stato fino ad un certo punto un compromesso sociale. Ha creato ineguaglianze, sono cresciuti gli esclusi, ma grazie al credito e all'indebitamento tutto ciò non si è tradotto in un impoverimento generalizzato della classe media e medio bassa. Anche il welfare è stato mantenuto a credito, sono vent'anni che gli stati si rivolgono ai mercati per finanziare il welfare ed evitare un aumento delle tasse. I mercati finaziari hanno così sovvenzionato la deindustrializzazione dei paesi del nord, che hanno vissuto a credito e di servizi, mentre i paesi emergenti avevano bisogno dei consumi dei paesi ricchi. Per questo le argomentazioni della sinistra della sinistra non prendono: a breve, sopprimere il potere finanziario significherebbe un impoverimento maggiore di quello causato dai programmi di austerità in corso. I profitti delle società del Cac 40 (il principale indice della Borsa francese, ndr), per esempio, dipendono al 60% da operazioni di Borsa e meno del 40% da operazioni commerciali, cioè non si vive di ciò che si vende ma di operazioni finanziarie. Sopprimerle significherebbe un impoverimento non solo della finanza, ma anche dei lavoratori. Attraverso il sistema del credito, il neo-liberismo ha creato una vera solidarietà sociale. C'è però una pista. Se il marxismo ci ha insegnato qualcosa è che il conflitto sociale si deve costruire dove si forma il plusvalore, il profitto. Nel capitalismo industriale, il plusvalore si costruiva sul mercato del lavoro, sullo sfruttamento del lavoro. Oggi anche se i diritti del lavoro vengono limitati, non si sarà mai competitivi come l'India o la Cina. I rapporti di forza sociali sono oggi sul mercato dei capitali. Per le grandi società, la strategia neo-liberista consiste non nel massimizzare i profitti industriali e commerciali, ma nel far crescere il più possibile il valore delle azioni. Di qui le fusioni/acquisizioni, l'esternalizzazione della produzione. L'importante è la prospettiva di un aumento del rendimento delle azioni e l'immagine dell'azienda. Se l'azienda ha una cattiva immagine, o perché i prodotti sono di cattiva qualità (Toyota), o perché crea un pericolo ambientale (Bp) o perché tratta male i dipendenti (Foxcnn), il titolo crolla. Significa che è a questo livello che il movimento sociale deve agire. Da tempo, nella teoria dell'impresa, c'è attenzione verso gli shareholders, gli azionisti e gli stakeholders, le parti in causa, individuali o collettive, che sono coinvolte dai progetti o dalle decisoni dell'impresa. Cioè i dipendenti, ma anche i consumatori che comprano i prodotti, gli abitanti che vivono vicino al sito, i contribuenti dei servizi pubblici, in altri termini gli utenti nel senso più largo. Per sbloccare il pensiero di sinistra bisognerebbe cominciare col prendere sul serio quello che era un gadget, cioè la responsabilità sociale e ambientale delle imprese, nato solo per garantire l'immagine e il valore delle azioni. Bisogna appropriarsi di questa dimensione, ridefinirsi come il partito degli stakeholders. Un'articolazione tra gli interessi dei dipendenti, dell'ambiente, dei consumatori. Biosgna realizzare sul mercato dei capitali quello che il movimento operaio ha fatto sul mercato del lavoro. Il movimento operaio non ha detto che il lavoro dipendente era schifoso, che bisognava tornare all'artigianato. Il movimento operaio ha piuttosto accettato la nozione di un mercato della forza lavoro, per meglio insediarsi e far valere gli interessi collettivi - piuttosto che individuali - dei lavoratori: le conquiste sociali del XX secolo sono derivate da questa strategia. Il grande successo del neo-liberismo, la sua forza, non è stata solo di proteggere gli interessi dei proprietari ma di far sì che la maggioranza si identificasse con i proprietari, anche se non lo era. I piccoli risparmiatori hanno avuto accesso al mercato finanziario con i fondi pensione, i fondi di investimento, le stock options eccetera. Si è arrivati al paradosso di chi dice: accetto la moderazione salariale perché questo farà salire il valore delle azioni. Anche i più poveri sono entrati in questo meccanismo, attraverso l'accesso facile al credito, si identificano come i proprietari che non sono ancora ma che sperano di diventare. Hanno ipoteche sulla casa da rimborsare e difendono la diminuzione delle tasse che permette loro di rimborsare il credito. Gli stakeholders si comportano come degli shareholders, anche se non lo sono. Il risveglio della sinistra avverrà quando i piccoli proprietari si renderanno conto che sono anche consumatori, lavoratori, tributari dell'ambiente in cui vivono. Che possono scegliere quale vita vogliono. La sinistra deve entrare in Borsa. 


I COMMENTI:
  pagina:  1/3  | successiva  | ultima
  • Alessio, la finanza è una delle componenti del capitale. La base però essenziale dell'accumulazione è il capitale industriale, cioè il lavoro di massa immediatamente produttivo da cui si estrae plusvalore. Nella dinamica della valorizzazione del capitale entra in gioco anche la finanza, o capitale creditizio, come anticipo di denaro per gli investimenti. Il discorso sarebbe lungo, ma quello che va capito è che l'abnorme rigonfiamento della finanza negli ultimi 30 anni è stata determinata dalla difficoltà di investire nella produzione, perchè la rivoluzione microelettronica ha innalzato gli standard di produttività facendo sempre più a meno della manodopera in carne ed ossa. La razionalizzazione dei processi produttivi è più rapida dell'espansione dei mercati (meccanismo di compensazione nelle crisi passate). Questo è la prima volta che succede nella storia moderna. Il prodotto medio competitivo sul mercato mondiale è quasi del tutto prodotto senza intervento di lavoro umano. Essendo il lavoro la fonte dell'estrazione del plusvalore, si capisce che l'accumulazione salta e il rifugio della finanziarizzazione è il riflesso di questa realtà. Pensare di "entrare in borsa" per regolare eticamente l'impresa, come se per l'impresa non contasse solo e soltanto la profittabilità, indifferente come deve essere a ogni contenuto concreto, o pensare di difendere il punto di vista del lavoro ormai è ottuso e reazionario. La sinistra deve ripensare il socialismo come pianificazione al di là del lavoro e della produzione di merci (e della nazione). Non sarà il proletariato ad abbattere questo sistema perchè questo sistema si sta affondando da solo. Ma mantenendo l'organizzazione sociale del reddito (lavoro, capitale, denaro, stato, mercato, politica, economia, democrazia, proprietà privata etc) la logica sistemica porta alla distruzione e all'autodistruzione. E' per questo che oggi la sinistra non ha più nulla da dire. Non va oltre le categorie borghesi che sono intanto arrivate al loro limite storico assoluto. O rimastica la nazionalizzazione delle categorei borghesi immaginando che sia quello il socialismo, o si appella a un impossibile keynesianismo (che oggi produrrebbe solo inflazione) o a utopie piccolo borghesi (i movimenti free software, i progetti sulla moneta a là Silvio Gesell, le comunità cristiane di scambio reciproco di lavoro con un'idea dell'economia del dono etc, tutte cose orrende). Siamo al cospetto non di una semplice ciclica crisi economcia ma di una una vera crisi di civiltà perchè l'espansione dei mercati ovvero l'espansione del lavoro non è più possibile. Rimane solo il diktat della libera concorrenza che si traduce in socialdarwinismo. Naturalmente, per quanto comprensibile per ragioni storiche, la responsabilità è dello stesso Marx che in parte (e solo in parte) ha visto nel lavoro un dato di natura, condividendo il punto di vista, mitologizzante del lavoro, borghese-liberale. In realtà il lavoro è l'attività specifica della modernità e non l'attività produttiva tout court. Ma l'"antagonismo" ormai è preda della critica piccolo-borghese al capitalismo e non va oltre una critica morale del capitalismo. Si vuole un capitalismo senza capitalisti, al massimo. Come se poi ciò fosse sostenibile. etc etc. 29-07-2010 15:23 - lpz
  • Credevo che fosse stato un colpo di sole. Invece, rileggendo mi rendo conto che si tratta della solita trappola borghese d chi vuol far credere che si puo' cambiare il sistema capitalista dal suo interno. Insmma, i poveracci, se finalmente si rendono conto che per pagare i debiti e' meglio pagare meno tasse sono contenti e lotterannoi per questo. Peccato che meno tasse significa meno servizi per i poveracci, cioe' loro stessi.
    Il tizio poi dice"...se il marxismo ci ha insegnato qualcosa è che il conflitto sociale si deve costruire dove si forma il plusvalore, il profitto"; ma quando mai il conflitto sociale si deve costruire, che casa e' un delirio anarco sindacalista? 29-07-2010 14:31 - Murmillus
  • La sinistra deve smetterla di scimmiottare i modelli di accumulazione capitalisti e favorire il ritorno ad un'economia di piccoli operatori, con redistribuzione del lavoro. Piccolo commercio, artigianato, piccola industria e cooperative di piccoli operatori:questo sarebbe di sinistra. 29-07-2010 12:52 - Francesco
  • La finanza è oggi la principale responsabile del divario di ricchezza tra le classi. Dal 1980 al 2000, gli anni del liberismo della Thatcher e di Reagan, la percentuale della ricchezza prodotta dall'economia in mano alle classi sociali elevate, le elite, quel fantomatico 2%, è raddoppiata negli Stati Uniti e triplicata in Inghilterra. Personalmente ripartirei dall'appello di Ignacio Ramonet del 1997 dal titolo "Disarmiamo i mercati". Non credo che i militanti di sinistra debbano diventare dei trader on line, ovvero consumatori di prodotti finanziari, credo sia però necessario che essi siano tutti consapevoli che oggi lo sfruttamento avviene sui mercati finanziari, e che se marchionne da una parte chiede sacrifici e dall'altra distribuisce utili e dividendi, lo fa più per le esigenze di mercato, per fare "volare" in borsa il titolo Fiat, che per effettive esigenze di incrementare la produttività. Lo scorporo del settore auto ne è la dimostrazione. 29-07-2010 12:20 - carlo
  • Credo che oggi, dopo la grande crisi e l'esplosione del sistema finanziario e capitalistico così come era stato finora concepito, ci sia l'esigenza imprescindibile di una diversa visione dell'economia. Credo che inseguire con aggiuntamenti ciò che si è dimostrato fallimentare non solo sia deleterio per la sinistra, ma deleterio per l'umanità in generale. Quello che manca è un pensiero nuovo che esca dal mito (irrealizzabile e nefasto) della crescita infinita, magari meglio gestita e più equa. La situazione è tale da non tollerare più aggiustamenti e credo che da oltre vent'anni manchi proprio da parte del pensiero di sinistra una elaborazione in questo senso. Mediare con il sistema è un errore che tutta la sinistra (e in generale chi è più debole) sta pagando, eppure non sembra che si voglia imboccare un'altra direzione, forse proprio perché non si è neppure iniziato a pensare quale potrebbe essere. 29-07-2010 11:44 - Grazia
  • idee che provengono dagli stati uniti e che sono vecchie di quiindici anni. Che risultati hanno prodotto?
    Più che diffidare rifiutare. 29-07-2010 11:01 - appelloalpopolo.it
  • Molto bella come analisi e pone delle interessanti questioni. Molto efficace soprattutto l'accento sulla differenza fra shareholders e stakeholders. Inoltre ha anche colto una cosa molto interessante come l'identificazione della maggioranza con i proprietari. Da qui proviene gran parte della deriva a destra. Detto questo pongo una questione, diventare il partito degli stakeholders è sicuramente un primo passo, è il tentativo di diventare un "sindacato" globale volto a moralizzare il capitalismo selvaggio ponendosi come coloro che denunciano i costi sociali e ambientali del sistema, ma in tutto questo dove finisce il porblema dei rapporti di proprietà? Cioè non si può andare più avanti nella analisi? La sinistra deve entrare in borsa, ma forse in ogni senso deve entrare in borsa. Deve forse iniziare a sfidare i capitalisti sul loro stesso suolo e diventare proprietaria in modo da mostrare la superiorità di una gestione corretta secondo i principi della legalità, dell'efficienza, della cooperazione e di un mutualismo ragionevole. Perchè il profitto non è sinonimo di efficienza, il caso BP insegna, e compito della sinistra è sfatare questo mito. 29-07-2010 09:36 - Tmso
  • Ma anche i filosofi a volte dicono stronzate...
    Siamo uomini e la crisi economica è molto più grande!
    Tutti a dire cazzate,nell'affannosa ricerca di fermare la storia.
    Siamo alla porta e dobbiamo,volente o dolente entrare.
    Anzi uscire.
    Entrare in una nuova fase di rapporti sociali.
    Uscire dalla vecchia fase dei rapporti sociali che abbiamo chiamato DENARO!
    Fine dello sfruttamento dell'uomo su l'uomo.
    Oggi il terzo mondo è a un passo dal prendere la sua rivincita.
    Il Brasile ha le vere ricchezze del pianeta.
    Aria,Acqua e spazio.
    I poveri della terra saranno gli abitanti delle metropoli,non appena prenderanno coscienza di essere i possessori della vera ricchezza del pianeta.
    Affrettiamoci a ruffianarci a loro,perche quì,dopo quella porta,cambia tutto!
    Forse è una stronzata anche la mia...
    Ma ho buoni argomenti per confutarla....! 29-07-2010 09:00 - mariani maurizio
  • "Ci dicono che dobbiamo passare da una crescita basata sul credito a una crescita fondata sulla produttività, sull'emergenza dell'economia verde, che significherà il rilancio dell'industria europea, dell'occupazione e della protezione dell'ambiente"

    Magari lo si facesse almeno qui in Italia.
    Il governo pensa ad un nucleare vecchio ed obsoleto. Speriamo che il pensiero resti tale. 29-07-2010 07:57 - chomsky5
  • La svolta indicata da Feher non mi sembra del tutto nuova, è una teoria sviluppata già da molti anni soprattutto negli ambienti cattolici militanti e si inquadra nel Consumo Critico e poi anche nel Commercio equo e solidale. Direi che è più una forma di resistenza al mercato che una reale alternativa al mercato stesso. Purtroppo dopo la fine storica del ciclo social-comunista del '900, non si intravedono, oltre ai movimenti no-global, teorie e/o fenomeni di massa in grado di rappresentare una reale alternativa al dominio del mercato, ma io non dispero, perchè come sempre accade nella storia arriverà il momento in cui le masse, stavolta nè europee nè nord-americane, ma africane, cinesi, indiane o del sud-america, sapranno riprendere in mano il proprio destino insieme a quello di tutte le classi lavoratrici. 29-07-2010 01:53 - Lorenzo
I COMMENTI:
  pagina:  1/3  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
ottobre 2011 [ 106 ]
freccia
freccia
agosto 2011 [ 112 ]
freccia
luglio 2011 [ 111 ]
freccia
giugno 2011 [ 129 ]
freccia
maggio 2011 [ 132 ]
freccia
aprile 2011 [ 100 ]
freccia
marzo 2011 [ 99 ]
freccia
freccia
gennaio 2011 [ 100 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 62 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI