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Francesco Piccioni
Tirrenia svenduta in stile Alitalia
Altra privatizzazione «alla Berlusconi» di un pezzo rilevante dei sistema di trasporto nazionale. Dopo l'Alitalia, gentilmente regalata a Colaninno & Co. (in attesa di finire per intero ad Air France), ora tocca a Tirrenia e Siremar, le compagnie che collegano le isole tra loro e alla terraferma.
Una «cordata» inedita e abborracciata - Mediterranea Holding, unica concorrente rimasta in lizza - se l'è aggiudicata offrendo l'«incredibile» cifra di 25 milioni (un rialzo dalla precedente offerta: solo 10 milioni), di cui soltanto uno da pagare subito; gli altri in comode rate decennali. In compenso, però, i «nuovi proprietari» hanno chiesto garanzie sulla continuità delle sovvenzioni statali alle due compagnie (72,6 milioni l'anno per Tirrenia, 55,7 per Siremar), altrimenti l'offerta verrà ritirata. Del resto è risaputo che gestire questo servizio di collegamento non è un'occasione di business, ma un «servizio pubblico» dovuto e che produce perdite di esercizio. Insomma: perché privatizzare qualcosa che il privato - da solo - non può gestire con i propri criteri?
Altrettanto divertente, diciamo così, la composizione della cordata. In testa c'è la Regione Sicilia, con il 37%, ma la parte industriale verrà curata soprattutto dall'armatore greco Alexis Tomatos (che ha il 30,5% con la sua Ttl), già nominato amministratore delegato. Una buona fetta va pure alla famiglia Lauro (18%), mentre le briciole rimangono per la famiglia Busi (5,%), la società Isolemar (8) eNicola Coccia (0,5).
Le questioni più gravi sono però di altro ordine. Già la Corte dei Conti, ancora pochi giorni fa, aveva sollevato «riserve» sul decreto governativo di nomina dell'amministratore unico, che di fatto «esenta preventivamente dalla resposabilità amministrativa-contabile chi (amministratori, ecc) potrà cagionare danni all'erario». Curiosa abitudine, questa di salvare giudiziariamente gli amministratori ancor prima che commettano reati...
La seconda questione è ovviamente legata ai dipendenti. Tomatos aveva parlato sulla stampa di circa 520 «esuberi». Ieri ha smentito, riducendo la pretesa a «soli» 200. Ma lo stesso Tomatos ha voluto chiarire subito come vanno le cose: «se avremo continuamente i bastoni tra le ruote e ci verrà impedito di operare, chiediamo al governo di tutelare Mediterranea e il nostro progetto; sia dagli armatori che sono pronti a fare ricorso contro l'aggiudicazione della gara sia dalle pressioni dei sindacati».
I quali, naturalmente, vogliono conoscere quale sia il «piano industriale» del compratore e ricevere garanzie sulla tenuta occupazionale nonché sugli aspetti contrattuali per tutto il periodo della convenzione. Al governo viene chiesto di convocare le parti al più presto e comunque prima della firma del contratto, ormai fissata per mercoledì 4 agosto. Occhio al traghetto di ritorno dalle vacanze, gente!
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Gaber dalla Romagna 29-07-2010 15:00 - gaber
Eppoi uno meno ha e più attaccato a quel nulla è, per cui se c'è poco lavoro, se si minaccia la possibile disoccupazione cosa può fare il povero operaio se non andare a pregare (supplicare) e quì gli ultimi governanti godono?
Ma la faccia del sacconi non dava mica sul dispisciuto! 29-07-2010 14:04 - Gromyko