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Andrea Fabozzi
Bindi: un governo per la crisi
Rosy Bindi, presidente del partito democratico: dunque è finita?
A questo punto è crisi aperta, il governo deve subito venire in parlamento. La rottura tra Fini e Berlusconi ha portato alla paralisi e da questo punto di vista è durata anche troppo. Ma ad oggi, di fronte alla gravità di quello che accade, invece che a un soprassalto di responsabilità assistiamo al ritorno del «Caimano». Berlusconi va avanti con proclami e minacce e intanto cerca i voti in parlamento uno ad uno.
La crisi tra Fini e Berlusconi le sembra ricomponibile?
Direi di no. Anzi questa mi sembra la vera fine della Seconda Repubblica. Eppure i prossimi passaggi non sono scontati. Intanto c’è la possibilità che il gruppo di Fini sostenga comunque il governo e Berlusconi provi a resistere. Se invece ci fosse una crisi, allora sarebbe corretto e doveroso che un primo tentativo per mantenere in piedi la legislatura venga fatto all’interno della maggioranza attuale. Berlusconi potrebbe reggere anche se per il rotto della cuffia.
Ma se così non fosse Bersani ha già chiesto alla maggioranza di aprire una fase nuova e ha parlato di governo di transizione. Ma come, e con chi?
Bersani com’è ovvio si è riferito a tutto il parlamento. A tutta la maggioranza ma innanzitutto ha proposto l’alternativa a tutta l’opposizione. Voglio dire subito che un eventuale governo di questo genere, che io preferisco chiamare di salute pubblica, non potrebbe in nessun caso essere guidato da chi porta la responsabilità di averci condotto allo sfascio. No dunque a Berlusconi, a Tremonti e a chiunque abbia fatto parte del governo uscente.
E chi potrebbe guidarlo allora?
Non lo so e mi pare prematuro parlarne. È un compito che spetta al presidente delle Repubblica. Io preferisco indicare quale potrebbe essere il programma minimo di questo governo di salute pubblica. Innanzitutto le misure per la crisi economica. Le politiche di Tremonti hanno portato solo l’aumento delle diseguaglianze sociali e intanto il nostro paese resta esposto alla speculazione internazionale. Poi c’è questa pessima legge elettorale da cambiare. E secondo me andrebbe cambiata rafforzando il bipolarismo e mettendo in sicurezza il ruolo di rappresentanza democratica del parlamento. E aggiungo che faremmo un bel regalo agli italiani tagliando il numero dei parlamentari.
Lei immagina un’alternativa alle elezioni anche perché il Pd non le pare ancora pronto?
Niente affatto. È chiaro che le elezioni sarebbero la via maestra. Se cade una maggioranza si va al voto. Ma la situazione che abbiamo di fronte, soprattutto dal punto di vista dell’economia, la conosciamo tutti. Dunque non ci può mancare il senso di responsabilità, ove il capo dello stato dovesse chiedercelo. Certo, in un paese normale di fronte a questo degrado il senso di responsabilità dovrebbe sorgere all’interno della stessa maggioranza, il che ci permetterebbe di conservare ciascuno i propri ruoli. Ma dobbiamo fare l’interesse del paese prima che il nostro, com’è già successo peraltro. Il precedente che mi pare si possa richiamare è quello del governo Ciampi, quando di fronte alla crisi finanziaria il presidente Scalfaro chiamò a formare il governo il governatore di Banktalia.
Non vede il rischio che il partito paghi questo senso di responsabilità? Governando con coloro che hanno sostenuto Berlusconi finirebbe logorato. E chiuderebbe il discorso con la sinistra extraparlamentare.
Mi faccia essere molto chiara, io ho moltissimi dubbi che l’attuale maggioranza possa effettivamente recuperare il senso di responsabilità che servirebbe in questo momento. Sto dicendo solo che non possiamo essere noi i primi a sfilarci nel caso Napolitano dovesse chiedercelo. Quanto al partito è chiaro che andrebbe fatto un grande sforzo per mantenere intatto il nostro profilo alternativo al berlusconismo. Con questo parlamento dovremmo fare le poche cose che ho detto, in un tempo limitato. Contemporaneamente dovremmo rilanciare il nostro progetto di cambiamento, senza precostituire per nulla le alleanze future. Non immagino alcuna rottura con la sinistra, anzi continuo a immaginare un’alleanza larga.
Resta il fatto che il Pd non ha ancora un candidato. L’annuncio che Vendola parteciperà alle primarie è stato accolto in maniera diversa dalle varie anime del partito. Che sono tante, c’è chi non ha gradito l’apertura di Bersani al governo di transizione.
Alla minoranza interna dico che il nostro segretario scelto con le primarie ha tutto il diritto e anzi il dovere di indicare una linea di fronte al precipitare degli eventi. Quanto alle primarie noi siamo prontissimi, il nostro candidato ce l’abbiamo ed è il segretario del partito. Non siamo affatto schiacciati tra l’Udc e Vendola. Quanto a me se dovessi immaginare a chi affidare questo paese per risollevarlo dallo sfascio berlusconiano non avrei dubbi, Bersani tra le personalità del centrosinistra è di certo la migliore.
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