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Antonio Sciotto
La spugna di Sacconi
Arriva una nuova ondata di attacchi ai diritti: a sferrarla è sempre il ministro
del Lavoro, Maurizio Sacconi, che continua a deregolamentare e a insistere sulle
«deroghe» a leggi e contratti, una vera e propria ossessione ideologica fattasi più forte dopo l’accordo separato di Pomigliano, che di quella filosofia è un esempio pratico.E infatti, con una tempistica che non sembra casuale, Sacconi ha presentato alla stampa il suo nuovo «Piano per il lavoro», in realtà un testo non ancora uscito nella sua completezza, ma che evidentemente il ministro aveva desiderio di annunciare nelle sue linee guida prima ancora di incontrare i sindacati (con loro
è previsto un faccia a faccia il 3 agosto). E proprio a voler dimostrare il link tra la
sua legge delega (che Sacconi vuole sia approvata entro l’anno, ma che si svilupperà per i prossimi tre) e il caso Fiat, il ministro ha annunciato che detasserà quelle ore di lavoro che gli operai di Pomigliano faranno in straordinario e in turno notturno (avranno un’imposizione del 10%).Il messaggio, prettamente politico, insomma è questo: al governo piace molto l’accordo di Pomigliano, perché è realizzatoin deroga a leggi e contratti, dunque
va incentivato con risorse pubbliche. Lo stesso accadrà, ha detto ieri Sacconi, «per tutti quegli accordi territoriali o aziendali che consentiranno di aumentare la produttività o gli utili della società in cui si lavora».
Subito dopo, è arrivata la conferma che lo Statuto dei lavori sostituirà quello dei lavoratori: la legge oggi vigente, secondo Sacconi «riflette un'immagine del lavoro del 1970». Il ministro aggiunge che «l'attuale centralismo regolatorio riflette assetti di produzione propri della vecchia economia, dominati dalla
grande fabbrica industriale». Mentre «l’istanza di cambiamento non può essere affidata a soluzioni semplicistiche, che ipotizzano di ricondurre forzatamente la multiforme e dinamica realtà del lavoro in un unico schema contrattuale, il cosiddetto "contratto unico". Sarebbe un modello di regolazione ancora più rigido di quelli del passato, tanto è vero che non è stato ipotizzato neppure nell'epoca in cui imperava l'impresa fordista».
Qualsiasi tutela viene cassata dal ministro come semplicemente «rigida» e perciò «ingessante», così come diventa un tabù aspirare a un posto stabile: «Al lavoro stabile e per una intera carriera – si legge nel Piano triennale per il lavoro – si contrappongono oggi sempre più frequenti transizioni occupazionali e professionali che richiedono diritti e nuove tutele anche per l’inoccupato, il disoccupato e quanti sono coinvolti in processi di riconversione e ristrutturazione aziendale». L'attuale sistema di tutele del mondo lavoro risulta
pertanto «ingessato» e «spiazzato» a causa di norme «rigide applicabili in modo indifferenziato a tutti i datori di lavoro di qualunque territorio o settore produttivo». Via dunque agli enti bilaterali, estesi il più possibile; arbitrato invece delle cause di lavoro; una nuova legge sugli scioperi (per limitarli il più
possibile, ovviamente: anche quelli "ingessano"); via alle deroghe; leggi e contratti diventeranno solo e sempre più «quadri light», cornici.
Il Piano triennale vien attaccato dalla Cgil e dalle opposizioni, mentre trova il plauso di Confindustria e Confcommercio. Per Danilo Barbi e Fulvio Fammoni della Cgil, «il piano determina una impresa sostanzialmente svincolata da obblighi sociali, un sindacato relegato a una concezione di bilateralità che deve
gestire il ritrarsi dello stato, una continua derogabilità dei diritti».«Non lasceremo che lo Statuto dei lavoratori venga stravolto», concludono
alla Cgil. Per Cesare Damiano (Pd), «la derogabilità di leggi e contratti renderà incerto il livello delle tutele, mentre si dà il via libera a sindacati di comodo nel territorio».
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Oggi raccogliamo quello che abbiamo seminato. 25-08-2010 08:42 - veneziani enrico
alla poltrona di Tremonti, con quel suo linguaggio sibillino che ricorda tanto certi trattati di economia ottocentesca e la liberaleggiante politica del "laissez faire et laissez passer", non riuscirà a fermare
l'azione di protesta di milioni e milioni di operai e di giovani italiani senza lavoro e senza alcuna prospettiva futura. 01-08-2010 08:52 - ermanno
Come possiamo noi cantare con l'operaio impiccato da Marchionne,incentivato da Sacconi, al palo?
Quando gli operai che dovrebbero essere portati in trionfo,perche combattenti sul fronte del lavoro e produttori di benessere sociale per tutti,vengono messi con catene e lacciuoli al banco del lavoro coatto di Marchionne.Come si può trovare una concertazione se il padrone ha preso la frusta e Sacconi,rulla i tamburi come sulle navi romane al tempo dei schiavi?
Non ci sarà pace per il futuro in Italia!
Prevedo stagioni sempre più pesanti e luttuose!
Ma sono speranzoso, perche Hitler che era molto più forte e criminale di questi attuali è durato solo il tempo che ci siamo riorganizzati.
Viva la resistenza al padrone! 01-08-2010 07:47 - mariani maurizio
Sacconi non sarebbe nessuno se in Italia ci fosse una CGIL degna del suo stesso nome e se il PD non avesse gli orgasmi ogni volta che si rivolge alla Marcegaglia.
Pietro Ancona 31-07-2010 16:39 - pietro ancona