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FUORIPAGINA
31/07/2010
  •   |   Antonio Sciotto
    La spugna di Sacconi

    Arriva una nuova ondata di attacchi ai diritti: a sferrarla è sempre il ministro
    del Lavoro, Maurizio Sacconi, che continua a deregolamentare e a insistere sulle
    «deroghe» a leggi e contratti, una vera e propria ossessione ideologica fattasi più forte dopo l’accordo separato di Pomigliano, che di quella filosofia è un esempio pratico.

    E infatti, con una tempistica che non sembra casuale, Sacconi ha presentato alla stampa il suo nuovo «Piano per il lavoro», in realtà un testo non ancora uscito nella sua completezza, ma che evidentemente il ministro aveva  desiderio di annunciare nelle sue linee guida prima ancora di incontrare i sindacati (con loro
    è previsto un faccia a faccia il 3 agosto). E proprio a voler dimostrare il link tra la
    sua legge delega (che Sacconi vuole sia approvata entro l’anno, ma che si svilupperà per i prossimi tre) e il caso Fiat, il ministro ha annunciato che detasserà quelle ore di lavoro che gli operai di Pomigliano faranno in  straordinario e in turno notturno (avranno un’imposizione del 10%).

    Il messaggio, prettamente politico, insomma è questo: al governo piace molto l’accordo di Pomigliano, perché è realizzatoin deroga a leggi e contratti, dunque
    va incentivato con risorse pubbliche. Lo stesso accadrà, ha detto ieri Sacconi, «per tutti quegli accordi territoriali o aziendali che consentiranno di aumentare la produttività o gli utili della società in cui si lavora».
    Subito dopo, è arrivata la conferma che lo Statuto dei lavori sostituirà quello dei lavoratori: la legge oggi vigente, secondo Sacconi «riflette un'immagine del lavoro del 1970». Il ministro aggiunge che «l'attuale centralismo regolatorio riflette assetti di produzione propri della vecchia economia, dominati dalla
    grande fabbrica industriale». Mentre «l’istanza di cambiamento non può essere affidata a soluzioni semplicistiche, che ipotizzano di ricondurre forzatamente la multiforme e dinamica realtà del lavoro in un unico schema contrattuale, il cosiddetto "contratto unico". Sarebbe un modello di regolazione ancora più rigido di quelli del passato, tanto è vero che non è stato ipotizzato neppure nell'epoca in cui imperava l'impresa fordista».
    Qualsiasi tutela viene cassata dal ministro come semplicemente «rigida» e perciò «ingessante», così come diventa un tabù aspirare a un posto stabile: «Al lavoro stabile e per una intera carriera – si legge nel Piano triennale per il lavoro – si contrappongono oggi sempre più frequenti transizioni occupazionali e professionali che richiedono diritti e nuove tutele anche per l’inoccupato, il disoccupato e quanti sono coinvolti in processi di riconversione e ristrutturazione aziendale». L'attuale sistema di tutele del mondo lavoro risulta
    pertanto «ingessato» e «spiazzato» a causa di norme «rigide applicabili in modo indifferenziato a tutti i datori di lavoro di qualunque territorio o settore produttivo». Via dunque agli enti bilaterali, estesi il più possibile; arbitrato invece delle cause di lavoro; una nuova legge sugli scioperi (per limitarli il più
    possibile, ovviamente: anche quelli "ingessano"); via alle deroghe; leggi e contratti diventeranno solo e sempre più «quadri light», cornici.
    Il Piano triennale vien attaccato dalla Cgil e dalle opposizioni, mentre trova il plauso di Confindustria e Confcommercio. Per Danilo Barbi e Fulvio Fammoni della Cgil, «il piano determina una impresa sostanzialmente svincolata da obblighi sociali, un sindacato relegato a una concezione di bilateralità che deve
    gestire il ritrarsi dello stato, una continua derogabilità dei diritti».

    «Non lasceremo che lo Statuto dei lavoratori venga stravolto», concludono
    alla Cgil. Per Cesare Damiano (Pd), «la derogabilità di leggi e contratti renderà incerto il livello delle tutele, mentre si dà il via libera a sindacati di comodo nel territorio».


I COMMENTI:
  • I sindacati hanno difeso ad oltranza i lavativi e i fannulloni, complici i politici, ottenendo comodi consensi, la serietà sul lavoro dava fastidio. Venivano premiati i leccaculo, ai sindacati andava bene. Non hanno difeso artigianato, fornitore di tecnici, l'ambiente, acqua, aria, 50 anni fa ho visto morire in, assoluto silenzio, fossi e fontanili, non abbiamo mai scioperato per difenderli. Gli imprenditori inquinavano tranquilli, siamo stati o ignoranti o delinquenti, i pochi che capivano passavano per matti. Le scuole non danno formazione perché hanno troppi malanni, le buone proposte sono cadute nel vuoto, esempio, gli artigiani non hanno potuto insegnarvi.
    Oggi raccogliamo quello che abbiamo seminato. 25-08-2010 08:42 - veneziani enrico
  • vorrei sapere come fare giungere la nostra opposizione; da giornali, associazioni, sindacati (anche se stanno in parte parecchio deludendo) società civile tutta dovrebbero emergere istanze e manifestazioni. Sarebbe un segnale forte anche se in agosto ci si aspetta che stiamo dormendo tutti! 01-08-2010 09:41 - Angela
  • Sacconi,aspirante come Brunetta
    alla poltrona di Tremonti, con quel suo linguaggio sibillino che ricorda tanto certi trattati di economia ottocentesca e la liberaleggiante politica del "laissez faire et laissez passer", non riuscirà a fermare
    l'azione di protesta di milioni e milioni di operai e di giovani italiani senza lavoro e senza alcuna prospettiva futura. 01-08-2010 08:52 - ermanno
  • Invece di incentivare il giusto,questo governo incentiva l'arbitrio!
    Come possiamo noi cantare con l'operaio impiccato da Marchionne,incentivato da Sacconi, al palo?
    Quando gli operai che dovrebbero essere portati in trionfo,perche combattenti sul fronte del lavoro e produttori di benessere sociale per tutti,vengono messi con catene e lacciuoli al banco del lavoro coatto di Marchionne.Come si può trovare una concertazione se il padrone ha preso la frusta e Sacconi,rulla i tamburi come sulle navi romane al tempo dei schiavi?
    Non ci sarà pace per il futuro in Italia!
    Prevedo stagioni sempre più pesanti e luttuose!
    Ma sono speranzoso, perche Hitler che era molto più forte e criminale di questi attuali è durato solo il tempo che ci siamo riorganizzati.
    Viva la resistenza al padrone! 01-08-2010 07:47 - mariani maurizio
  • Il commento che ne ha fatto la CGIL è ridicolmente inadeguato e nasconde ai lavoratori ed alla sinistra italiana la reale portata del colpo di mano di Sacconi. Dichiarare lo Statuto dei Lavori una cosa pomposa come si trattasse di un componimento letterario e non di una cannonata contro i diritti che ancora rimangono alle persone è davvero stupefacente.
    Sacconi non sarebbe nessuno se in Italia ci fosse una CGIL degna del suo stesso nome e se il PD non avesse gli orgasmi ogni volta che si rivolge alla Marcegaglia.
    Pietro Ancona 31-07-2010 16:39 - pietro ancona
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