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FUORIPAGINA
31/08/2010
  •   |   Anna Maria Merlo
    Un Cucchi d'Oltralpe
    Secondo Paris, «l'Italia deve chiedere un'autopsia tossicologica, non deve cedere su questo punto» per arrivare a capire cosa è successo a questo trentenne, apparentemente in buona salute, che era in carcere da cinque mesi, dopo essere stato arrestato per una storia di falsificazione di carta di credito nel marzo scorso.
    «Stupisce che l'autopsia non sia stata ancora realizzata - afferma Paris - l'Italia ha il diritto di chiedere un'autopsia tossicologica, che sola può determinare se c'è stato un assorbimento eccessivo di medicine», che può essere un atto volontario oppure la conseguenza di una prescizione sbagliata. «La famiglia - suggerisce - se prende un avvocato può chiedere questo tipo di autopsia». Entrare in carcere in buona salute «non vuol dire niente - aggiunge - perché sono sufficienti delle complicazioni cardiache rivelate dallo stato di stress, dalle condizioni di prigionia». Daniele Franceschi, secondo questo specialista delle carceri francesi, o è stato assassinato oppure ha assorbito una dose eccessiva di medicinali, che può anche essere dovuta a una prescrizione sbagliata oppure soffriva di qualche anomalia che non è stata curata adeguatamente nei mesi passati in carcere. La Procura di Grasse ha negato che ci siano segni di violenza sul corpo di Franceschi.
    Le prigioni francesi sono tra le peggiori d'Europa, seconde solo a quelle della Moldova, secondo una denuncia del Consiglio d'Europa. Quest'anno, si sono già verificati 86 casi di suicidi o di morti sospette nelle carceri francesi. La cifra è dell'associazione Ban Public, mentre il ministero della giustizia minimizza. Ma l'attuale ministra, Michèle Alliot-Marie, è stata costretta ad avviare un rinnovamento dei luoghi di detenzione più vetusti. In programma c'è la chiusura di 23 carceri entro il 2017. Verranno sostituite da strutture più moderne. Ma Ban Public denuncia queste nuove carceri, ancora più disumane. Il carcere di Grasse non è vetusto, spiega Paris. «Si tratta di un carcere recente - spiega - di un grande centro penitenziario», caratterizzato, come gli altri, «da sovrappopolazione, dal racket, da traffici di ogni tipo».
    La famiglia di Franceschi ha raccontato che Daniele aveva denunciato le condizioni di prigionia, le molestie che aveva subito da parte di altri detenuti. A giugno, in seguito a una denuncia di 6 detenuti del carcere di Caen, un tribunale ha condannato lo stato francese a pagare tra i 500 e i 3mila euro di indennizzo ai carcerati perché costretti a vivere «in condizioni che non rispettano la dignità umana».
    Il Comitato dei diritti dell'uomo dell'Onu ha più volte denunciato le condizioni delle carceri francesi. Il governo ha promesso di avere l'intenzione di esaminare «con la più grande attenzione» le raccomandazioni delle Nazioni unite. Ma dalle carceri, anche le più moderne, arrivano informazioni drammatiche. Nel carcere di Mont-de-Marsan, per esempio, tre carcerati si sono suicidiati in quindici giorni nel dicembre scorso. «È la prova che queste nuove strutture non sono adeguate - afferma David Torres, guardia carceraria della Cgt - i detenuti sono qui in celle individuali, ma si sentono ancora più isolati». Ci sono circa 65mila carcerati in Francia, per una capacità di accoglienza complessiva che non supera i 50mila posti. Così, le celle sono sovraffollate. Vincent Feroldi, cappellano cattolico del carcere di Corbas, racconta: «Per raggiungere la cella più lontana dall'entrata della prigione devo attraversare 19 porte, 18 delle quali devo farmi aprire a distanza, o attraverso un citofono o una videocamera. Quando va bene, il tragitto dura dieci minuti, quando va male venti, o addirittura un'ora quando è il momento della passeggiata».
    I parenti di Franceschi hanno denunciato le difficoltà ad incontrare il detenuto Daniele. È la norma nella carceri francesi. «Le preoccupazioni securitarie predominano sempre su quelle umane» denuncia Barbara Liaras dell'Osservatorio internazionale delle prigioni.
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marzo 2010 [ 62 ]
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  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
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