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Dario Stefano Dell’Aquila
La commissione parlamentare: gli opg vanno chiusi
È un internato dell’Opg di Napoli. La sua storia e le sue condizioni sono simili a quelle degli altri sofferenti psichici (circa 1.500) internati nei manicomi giudiziari. Una vicenda per certi versi già nota – il manifesto la segue da anni - ma la cui denuncia trova oggi conferma e autorevolezza. Nei cinque Opg i senatori che si sono recati in visita hanno rilevato «una sorta di inferno organizzato - ha detto il presidente della Commissione Ignazio Marino - dove senza problemi viene affermato anche dagli operatori che vi lavorano che i malati stanno vivendo una sorta di ergastolo bianco». In queste strutture (Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto, Napoli, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia) hanno trovato internati abbandonati da 25 anni, condizioni fatiscenti, stanze che puzzano di urina, persone legate nude al letto di contenzione. A “salvarsi” è solo la struttura di Castiglione delle Stiviere, la sola completamente in carico ai servizi sanitari.
Per tre strutture (Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto e Montelupo) il quadro appare,se possibile, ancora più drammatico. Condizioni invivibili, sporcizia, degrado e assenza di assistenza sanitaria. Ad accompagnare i parlamentari, i carabinieri dei Nas che hanno redatto una dettagliata relazione sulle visite. E a leggere i loro rapporti sembra risentire le parole di Francesco Caruso. Su Barcellona, ad esempio, scrivono i Nas «durante il sopralluogo emergeva il sovraffollamento degli ambienti, l’assenza di cure specifiche, l’inesistenza di qualsiasi attività educativa o ricreativa e la sensazione di completo e disumano abbandono del quale gli stessi degenti si lamentavano. I degenti, nella assoluta indifferenza, oltre ad indossare abiti vecchi e sudici, loro malgrado, si presentavano sporchi e maleodoranti».
Ad Aversa «le celle/stanze, munite di 6 posti letto ed un servizio igienico, versavano tutte in pessime condizioni strutturali ed igienico-sanitarie, con pavimenti danneggiati in vari punti, soffitti e pareti con intonaco scrostato ed estese macchie di umidità» e ovunque «cumuli di sporcizia e residui alimentari, letti metallici con vernice scrostata e ruggine, sgradevoli esalazioni di urina, armadietti vetusti, effetti letterecci sporchi, strappati ed evidentemente insufficienti, finestre, anche in corrispondenza di letti, divelte o con vetri rotti: il tutto in condizioni tali da rendere disumana la permanenza di qualsiasi individuo».
E se nell’Opg di Napoli le condizioni strutturali sembrano migliori, non altrettanto vale per le condizioni degli internati. Viene riscontrato il caso di Leonardo Marco, che a fronte di una misura di 2 anni è internato da ben 25 anni (la misura di sicurezza detentiva può essere prorogata senza limiti, ecco perché è detta ergastolo bianco), di un altro internato che da circa 3 anni ha ottenuto il parere favorevole, ma è ancora in attesa di trasferimento in una comunità. E poi ci sono i casi di E.V. con un occhio nero (e messo nel letto di contenzione il 16 luglio) e di uno con ustioni alle mani, senza che nulla risulti nella loro cartella clinica. Un altro internato presenta una evidente cancrena agli arti inferiori. E questo è solo un piccolo estratto di quella che davvero appare come una galleria della disumanità.
A fronte di questa orribile situazione sembra opinione condivisa da tutte le componenti della Commissione che questi luoghi vadano chiusi. Secondo Ignazio Marino «il 40% degli internati è dimissibile, anche se continua a rimanere rinchiuso. Come commissione abbiamo chiesto la lista dei soggetti dimissibili in modo che entro agosto vengano fatti uscire e presi in carico dalle Asl. Alcune strutture sono indecenti e indecorose e vanno chiuse. La Commissione - annuncia Marino - lavorerà per incidere immediatamente e concretamente sulla situazione all’interno degli Opg, con indicazioni utili per l’eventuale modifica delle leggi vigenti». Una sfida ambiziosa che vuole accelerare i tempi previsti dalla riforma della sanità penitenziaria e garantire la dimissione degli internati per i quali, pur in assenza di pericolosità sociale, vi sono state proroghe delle misura di sicurezza per l’assenza di alternative
Non è un obiettivo semplice da raggiungere, come sottolineano sia gli scettici per mestiere che i prudenti per giudizio, ma, alla luce di ciò che sono questi luoghi, terre di mezzo tra il manicomio e il carcere, solo la loro chiusura può porre rimedio alla disperata inumanità che li attraversa.
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Le invio alcune riflessioni intorno alla questione degli OPG italiani. Questione, come noto, antica ed intrinsecamente controversa che da gran tempo invoca una soluzione radicale e definitiva ma che, invece, si è preferito rimuovere lasciando di fatto sole l'amministrazione penitenziaria e i le direzioni di questi ibridi istituzionali a "predicare al vento" sulla necessità del superamento di detti "bastioni della difesa sociale", i quali, depauperati - ormai - di risorse e di competenze professionali adeguate, finiscono per diventare ricettacoli dove il consesso "civile" confina tutto ciò che non vuol vedere e tanto meno richiamare alla memoria se non nei fugaci sprazzi di lucidità indotti da qualche grave accadimento. Bisogna, ormai, fare delle scelte, e queste scelte sono, prioritariamente, di ordine politico!
Grazie per lo spazio che, eventualmente, potrà dare alle considerazioni qui allegate che sono il frutto di un'esperienza interamente condotta sul campo e dei reiterati tentativi di bussare alla porta di chi può prendere decisioni in grado di modificare i destini di quei tanti derelitti che popolano, oggi, le realtà psichiatrico-giudiziarie di questo Paese.
Nunziante Rosania
Ospedali Psichiatrici Giudiziari:è il tempo delle “voci di dentro”
La recente visita nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona PG dell’Onorevole Olga D’Antona, nell’ambito delle iniziative legate al “ Ferragosto in carcere” volute dai due rami del Parlamento, ha costituito occasione importante ai fini della ripresa di un ragionamento pacato intorno al futuro di queste istituzioni, gli OPG, improvvisamente, ed ineditamente, proposte all’attenzione della pubblica opinione di seguito alla visita della Commissione Senatoriale di inchiesta sull’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale.
Si è, infatti, potuto, insieme, considerare che proprio sulla pretesa capacità di produrre autentica salute mentale all’interno di dette realtà asilari si sia conclamato, con ogni evidenza, un sesquipedale equivoco il quale rinvia, una volta di più, all’insanabile, quanto ineludibile, contraddizione di fondo che da sempre corrompe il “tratto genetico” di questi istituti: sono, a tutti gli effetti, strutture penitenziarie che si vorrebbe,invece, ospedali ad accentuata vocazione terapeutica e psicoriabilitativa.
Si tratta del perpetuarsi di una contraddizione in termini,in passato più volte rimarcata da studiosi e da addetti ai lavori, che invoca una soluzione finalmente adeguata al livello problematico.
Il manicomio giudiziario,meritoriamente liberato-a suo tempo- dalla ingombrante (ed imbarazzante) zavorra costituita dalla presenza di detenuti “grandi simulatori”, può svolgere, e di fatto svolge, funzione di baluardo della difesa sociale secondo un’accezione politico-culturale alla questione penale che privilegia gli aspetti ” retributivi” anche sul versante psichiatrico-giudiziario. Orbene se,come sembra, deve continuare a riassumersi in questo il mandato istituzionale attribuito agli OPG essi permarranno, inossidabili e “scandalosi”, nel panorama penale italiano periodicamente riemergendo, nell’eclatanza di qualche grave accadimento, da quei “siti carsici” (che soggiacciono, ineffabili, al cosiddetto vivere civile) nei quali i processi di rimozione collettiva li hanno, da decenni, confinati . Se, al contrario, si vuole che politiche, pur volte alla promozione di”sicurezza sociale”, passino attraverso un’attenzione autentica agli aspetti personologici e psicopatologici dei singoli con conseguente allestimento di adeguati ed individualizzati percorsi di presa in carico istituzionale, di terapia, di riabilitazione, di reinserimento socio-lavorativo,allora occorrono rinnovati riferimenti normativi, risorse economiche commisurate al progetto, un piano culturale “di sistema”.
Si tratta, né più né meno, di quanto la stessa Corte Costituzionale, con due successive sentenze intervenute nel 2003 e nel 2004, ha sollecitato definendo il ricovero in OPG l’extrema ratio rispetto alla quale altre soluzioni, alternative, dovrebbero sempre essere prese in considerazione dalla Autorità Giudiziaria procedente avendo a precipuo riferimento il bisogno espresso dallo stato di sofferenza dei singoli soggetti: è nell’implementazione di adeguate strategie di attenzionamento della persona malata che si promuove, in ambito psichiatrico giudiziario, anche sicurezza sociale.
Già oggi, del resto,
• se fossero attivati i bacini d’utenza definiti per ciascun OPG in sede di Conferenza Stato- Regioni;
• se i presidi psichiatrici territoriali si facessero finalmente carico degli internati che hanno, ormai, completato il previsto periodo di ricovero in OPG evitando la proroga di detta misura da parte del Magistrato di Sorveglianza;
• se si celebrassero i processi relativi ai tanti - in genere poveri derelitti abbandonati da tutti – “provvisoriamente” (si tratta ,spesso, di svariati anni) internati in OPG;
• se,in Sicilia, la Regione recepisse la normativa nazionale che sancisce il transito della sanità penitenziaria al Servizio Sanitario Nazionale;
la “questione OPG” avrebbe dimensioni di minimo rilievo accelerando il definitivo superamento di realtà istituzionali che, in tutta franchezza, appaiono oggi come dei residuati bellici che invocano attenzione e soluzioni a cura del livello politico.
Si tratta, come di tutta evidenza, di “realtà di nicchia”, ma esse rientrano nel novero di quei ”sensori” che avvertono dello stato di salute di un intero sistema, come le direzioni degli OPG da gran tempo segnalano rimarcando la improcrastinabile necessità di por mano ad una riforma decisiva di settore.
Dr.Nunziante Rosania (direttore OPG Barcellona PG) 13-09-2010 11:05 - Nunziante Rosania