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Carla Incorvaia
C’è petrolio in Sicilia, in coda per trivellare
È corsa all’oro nero in Sicilia, su un’isola dove si raffina il 30% del petrolio consumato in Italia e con una riserva di greggio che alcuni hanno stimato intorno ai 2,3 milioni di tonnellate. Su un territorio con aree come quella di Priolo, Milazzo e Gela qualificate ad alto rischio ambientale, con inchieste giudiziarie per inquinamento e disastro ambientale tutt’ora in corso.
Le royalties, i diritti che le compagnie pagano alla Sicilia sono tra i più bassi d’Italia. Lo dicono anche i produttori di petrolio nei loro siti: «La struttura delle royalties in Italia è una delle migliori del mondo. Per i permessi offshore le tasse
sono solo del 4%, ma nulla è dovuto fino a 300mila barili l’anno».
Secondo alcune associazioni locali sono già 30 le autorizzazioni concesse in gran segreto. Secondo altri sono invece 40 le compagnie interessate a trovar posto alle loro piattaforme nel Mediterraneo, che hanno fatto già richiesta
al Ministero per lo sviluppo economico di indagini e ricerche per scoprire nuovi pozzi di petrolio.E mentre il presidente della regione Raffaele Lombardo, impegnato ieri pomeriggio in una manifestazione ufficiale, si oppone a nuove trivellazioni, è stata votata all’Ars la fiducia a una mozione contro gli insediamenti estrattivi della San Leon Energy. La società è una piccola srl con 10 mila euro di capitale sociale e una sede in provincia di Lecce. Obiettivo è quello di farsi autorizzare dalle amministrazioni italiane tre esplorazioni petrolifere al largo della costa siciliana, neppure troppo lontano. Tutte con un’estensione compresa tra i 200 e i 500 chilometri quadrati, situate fra Marsala, Sciacca e le isole Egadi. Ferma l’opposizione delle amministrazioni locali ma anche delle organizzazioni che dicono no alle trivelle nei paradisi isolani. A raccogliere i nuovi comitati ambientalisti contro le trivellazioni c’è la rete Notriv.
Sono soprattutto americani, ma anche yemeniti e irlandesi che coltivano l’idea di affondare le proprie trivelle davanti la costa siciliana. Sei sono le piattaforme attive collocate lungo la costa Iblea, a Ragusa e nel Golfo di Gela, di Eni ed Edison. Venti i permessi di ricerca già concessi. Alle isole Egadi, ancora nel Golfo di Gela, a Siculiana Porto Empedocle, Capo Rossello Palma di Montechiaro,
Sciacca Agrigento, Sciacca Siculiana, Isole Pelagie, due a Punta Bianca Licata, a Stagnone Capo Feto, a Selinunte fiume Verdura, a Scoglitti Pozzallo, a Fiume Drillo Punta D’Aliga a Mazzara del Vallo Menfi. Luoghi dove sono già in corso ricerche.Venti sono le compagnie in attesa di una risposta dal governo italiano. Di queste, cinque fanno testa al colosso londinese Nothern Petroleum, che con
la Shell ha già iniziato le ricerche in tutto il mediterraneo. La società inglese
chiede di poter installare tre piattaforme nel mare delle Isole Egadi per avviare ricerche in una superficie complessiva di 1.600 chilometri quadrati. La Northern Petroleum chiede di poter avviare ricerche anche nel golfo di Gela, nella zona di Capo Rossello ad Agrigento e, insieme agli irlandesi della Petrolceltic Elsa, nel mare tra Siculiana e Porto Empedocle. La Petrolceltic è controllata al 100% dall’omonima società irlandese, e in Italia ha stretto collaborazioni con Vega Oil ed Eni, con la quale chiede di trivellare anche nel golfo di Gela.
I canadesi della Hunt oil company, invece, hanno adocchiato tre possibili sorgenti di greggio: tra Sciacca e Agrigento, a Siculiana Marina, e un terzo sito tra Mazara del Vallo e Menfi. E se la Puma petroleum da Londra vuole stanziarsi a Lampedusa e Linosa, un consorzio composto dalla British gas e della italiane Eni ed Edison è interessata ad avviare ricerche a Licata e Punta Bianca. Anche
i texani, dopo il tentativo della Panther Oil nel Val di Noto, vogliono pompare petrolio nel mar siciliano. Precisamente nella zona di Scoglitti e Pozzallo, attraverso la Sviluppo risorse naturali (Srn), società controllata dalla Mediterranean Resources con sede ad Austin in Texas. Ultima istanza presentata al ministero è quella dei canadesi della Nautical petroleum, che chiedono di avviare ricerche tra la foce del fiume Dirillo e punta D’Aliga.
Intanto ieri la mozione approvata all’Ars è stata presentata dal Pd e dall’Mpa. «Il parlamento e il governo siciliani - ha detto Roberto Di Mauro, assessore al territorio che ha preparato un documento di 40 pagine sul rischio ambientale in Sicilia - hanno mostrato all’unisono il loro parere sfavorevole alla trivellazione».
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Premetto che quella è zona più sismica dell'Abruzzo, ma diciamo sismica come il 70% del territorio italiano.
Premesso anche che non vivo più lì, cosa dovremmo fare? Dovremmo mettere a rischio altre zone del pianeta, dai paesi arabi, alla norvegia, dal venezuela, al messico e comprare quindi il petrolio da loro?
Preferiamo far morire venezuelani e arabi? E' questo il succo del ragionamento?
Caro amico giornalista, che tipo di mezzo utilizzi per recarti al lavoro? Come riscaldi il tuo appartamento? Cosa usi per cucinare? Come è riscaldata d'inverno la sede del nostro caro giornale "il manifesto"? Di cosa vive l'amico Chavez e tutti gli amici venezuelani? 04-08-2010 14:31 - Massimiliano Adamo