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Mariuccia Ciotta
Dalla California con amore. Gay
È una prima, grande vittoria per il movimento omosessuale che si era visto cancellare il diritto alle unioni tra persone dello stesso sesso dopo solo sei mesi dal via libera e la celebrazione di 18mila matrimoni. Il referendum, promosso in nome della «santità del matrimonio», aveva lasciato sospese in un limbo istituzionale le coppie unite durante una breve «summer love».
Il giudice che presiede la corte distrettuale di San Francisco ha dato un giorno di tempo ai promotori del referendum per presentare «ragioni convincenti» contro la ripresa delle unioni gay in attesa dei ricorsi, altrimenti ordinerà la completa abrogazione del divieto. La proposta, la Proposition 8, di inserire il divieto nella costituzione dello stato, secondo il giudice, «non fornisce alcuna base ragionevole alla scelta di negare l’autorizzazione a sposarsi agli uomini gay e alle donne lesbiche». Un capolavoro. Walker chiama le furibonde organizzazioni conservatrici a spiegare perché intendono «inserire nella legge la classificazione di persone», ovvero un elemento di discriminazione che viola il 14esimo emendamento della Costituzione, la quale garantisce l’eguaglianza dei cittadini.
La «volontà espressa dal popolo», sbandierata dai sostenitori del referendum, viene così assoggettata ai diritti inviolabili della persona. Walker ha accolto perciò il ricorso dei gay che chiedevano di invalidare la consultazione perché il voto popolare non può essere utilizzato per rimuovere un diritto paritario di una minoranza, sancito dalla suprema corte e affermato in parlamento.
La questione val al di là dei confini della California e della comunità omosessuale e chiama a interrogarsi sulla dittatura della maggioranza. Mentre «apre una riflessione universale sul valore inderogabile dei diritti» come ha detto l’Arcigay commentando la sentenza. Un altro link con il panorama politico di casa nostra è l’attacco dei conservatori americani al «partito dei giudici». Il paradosso che fa ancor più infuriare lo schieramento abrogazionista è che il giudice Walker è stato nominato e confermato all’incarico sempre da presidenti repubblicani, prima Ronald Reagan e poi George H. Bush e questo in una città come San Francisco che vide 30 anni fa l’assassinio di Harvey Milk, attivista e primo assessore omosessuale, ucciso insieme al sindaco George Moscone dall’omofobico consigliere comunale Dan White (storia raccontata nel film di Gus Van Sant, Milk). Inaccettabile, insomma, per Vaughn Walker introdurre nella carta costituzionale un articolo «riduttivo», che non allarga la protezione costituzionale ma la limita. «Immaginate - avevano detto gli avvocati del movimento gay - di mettere al voto i diritti dei neri nel sud segregazionista».
Inoltre, la vittoria del referendum era avvenuta con un scarto ridotto – 52% contro 48% - dopo una massiccia opera di propaganda finanziata da vari gruppi religiosi, chiesa cattolica, congregazioni evangeliche e soprattutto chiesa mormone che dallo Utah aveva inviato la gran parte dei 30 milioni di dollari per una campagna a base di spot. Un motivo di amarezza per liberal e radical era stato constatare che a favore dalla Proposition 8 non solo si erano schierate le zone rurali, religiose e conservatrici dell’hinterland, ma anche le componenti etniche, neri, ispanici, asiatici e gli immigrati recenti, supporter di Barack Obama. Il presidente ha confermato la sua contrarietà alla Proposition 8, e si è schierato con i diritti delle minoranze, dei gay in particolare, nonostante non condivida la scelta del matrimonio, che però, dice, va regolamentato dai singoli stati.
La vittoria di ieri, applaudita da Hollywood, dal governatore Schwarzenegger e dal sindaco di Los Angeles Antonio Villaraigosa, non chiude la vicenda. Dopo il ricorso alla Corte d’appello di San Francisco, i perdenti si rivolgeranno alla Corte Suprema, a maggioranza cattolica, presieduta dal conservatore John Roberts, nominato da George W. Bush. L’ultimo componente della corte è Sonia Sotomayor, nominata da Obama (per il resto, 2 giudici sono stati scelti da Reagan, 2 da Clinton, 1 da Ford, 1 da George H. Bush e un altro da George W. Bush). La California non sa ancora se andrà ad aumentare il numero degli stati dove le nozze gay sono legali: Massachusetts, Connecticut, Vermont, New Hampshire, Iowa, Distretto di Columbia. Ma è certo che la città di Milk sarà in prima fila nella battaglia.
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