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Junko Terao, di Lettera 22
L’ambasciatore Usa per la prima volta a Hiroshima
Non ha detto una parola, ma si è fatto notare. L’ambasciatore degli Stati uniti in Giappone, John Roos, passerà alla storia come il primo rappresentante di Washington presente alla cerimonia con cui la città di Hiroshima, ogni anno dal 1946, ricorda il bombardamento atomico.
Nessun intervento ufficiale davanti alla folla di 55mila persone presenti, nessun
incontro con gli hibakusha, i sopravvissuti: Roos si è limitato ad ascoltare in silenzio per un’ora i discorsi del sindaco di Hiroshima Tadatoshi Akiba, del premier giapponese Naoto Kan, del segretario dell’Onu Ban Ki moon, anche lui per la prima volta alla cerimonia, e dei rappresentanti delle associazioni delle vittime. Tanto che una signora, delusa e alquanto scocciata, avrebbe commentato: «cosa è venuto a fare?».
In realtà la decisione di Washington di mandare Roos a Hiroshima è stata molto apprezzata dal movimento antinuclearista giapponese che, da quando il presidente Barack Obama, a Praga, ha parlato di «un mondo senza atomiche»,
ha ritrovato vigore e un motivo per continuare una battaglia che sembrava ormai persa. La presenza dell’ambasciatore Usa – che in un comunicato diffuso dopo la cerimonia ha precisato di essere andato a Hiroshima «per ricordare tutte le vittime della seconda guerra mondiale», e non solo i 140mila morti nell’esplosione e le altre decine di migliaia decedute per le conseguenze delle radiazioni – lascia sperare nell’evento epocale: la visita di Obama nella città di Hiroshima, che i più ottimisti prevedono per il prossimo novembre, quando il presidente statunitense sarà in Giappone per partecipare all’Apec, il summit economico dei paesi dell’Asia e del Pacifico.
Nel novembre del 2009 era stato lo stesso Obama ad augurarsi di poter un
giorno far visita alle due città colpite dall’atomica, e la decisione di mandare il suo ambasciatore alla cerimonia è in linea con l’impegno dichiarato a Praga. «Per il bene delle future generazioni dobbiamo continuare a lavorare insieme per costruire un mondo senza armi nucleari», ha reiterato Roos nel comunicato.
Ma la visita di Obama non è scontata. La Casa Bianca si è affrettata a far sapere che «allo stato attuale non è in programma»: ma chissà che l’invito
a partecipare al summit dei Nobel per la Pace previsto proprio a Hiroshima, invito rivolto nei giorni scorsi al presidente Usa dai suoi colleghi laureati, non abbia effetto. Quest’anno cade anche il cinquantesimo anniversario dell’alleanza nippo-americana e, data la maretta nei rapporti tra i due paesi
causata dai pasticci dell’ex premier nipponico Yukio Hatoyama, potrebbe essere un modo per rinsaldarla, se mai ce ne fosse davvero bisogno.
Obama o no, il sindaco di Hiroshima Akiba, nel suo discorso ha parlato chiaro, invitando il governo ad «abbandonare l’ombrello nucleare statunitense» e prendere la leadership della battaglia per l’eliminazione delle armi nucleari.
Innanzitutto trasformando in legge i tre principi anti-nucleari di non possedere,
non produrre e non introdurre sul suolo giapponese armi atomiche; poi facendosi carico dell’assistenza a tutti gli hibakusha, ormai ultrasettantenni se
non più anziani, sparsi nel mondo (e non solo a quelli residenti in Giappone o
con la cittadinanaza giapponese, com’è stato per decenni). I tre principi valsero
il Nobel per la pace al premier Eisaku Sato, che nel ‘67 li propose come risoluzione poi adottata dal parlamento, salvo poi trasgredire a quello della non introduzione sul territorio giapponese: infatti (ma questo si è saputo solo di recente) le navi e i sottomarini statunitensi vanno e vengono indisturbati nei porti dell’arcipelago col loro carico atomico. Quella risoluzione non è mai diventata legge e un panel di esperti incaricati di redigere un rapporto sull’attuale politica difensiva di Tokyo, a fine luglio, ha suggerito al governo
di «rivederla». Ossia «modificarla», proprio sulla base del fatto che il terzo
principio è continuamente trasgredito.
Nel suo discorso, però, il premier si è impegnato a «mantenere intatti i tre principi». Parole al vento, secondo i critici, finché Tokyo continuerà a fornire le sue tecnologie nucleari a paesi non firmatari del Trattato di non proliferazione,
come l’India, con cui il governo sta trattando per arrivare a un accordo di cooperazione in questo campo. Per non parlare delle scorte di plutonio che alimentano le centrali energetiche giapponesi, e che mal si conciliano col sogno
obamiano del mondo libero dal nucleare.
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Veramente quando Truman è diventato presidente nel '45, Hitler era già praticamente sconfitto. E' stato Roosevelt a contribuire alla sconfitta del nazismo 08-08-2010 16:14 - paolo1984
del 65° Anniversario di ben due bombe atomiche sul Giappone, non giustificherà mai, assolutamente mai, quella scritta di color bianco incisa a caratteri cubitali sulla bomba sganciata dagli americani su Hiroshima "THIS (IS) ONLY THE BEGINNING".Vergogna, vergogna e ancora vergogna !!!! 08-08-2010 08:52 - ermanno
la presenza dell'ambasciatore è un primo passo..testimonia quello che non si può dire..spero 08-08-2010 00:04 - fabio