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Bruna Di Pietrantonio, da Leh (Ladakh, India)
Nel pantano dell’Himalaya
La tragedia che ha colpito il Ladakh la notte del 5 agosto è un fenomeno assolutamente anomalo. La regione racchiusa tra le vette dell'Himalaya e del Karakorum ha un clima secco e nei mesi estivi è difficile che piova. Infatti la zona è meta di turisti che praticano trekking o rafting nel fiume Indo.
Il mattino del 5 agosto dopo una notte di pioggia proviamo a lasciare la valle di Dha diretti verso Leh. Ma arrivati al villaggio di Bagso troviamo la strada interrotta da grossi camion perché le piogge della notte avevano fatto crollare il ponte di accesso. Si cerca di attraversarlo con passaggi di emergenza ma i tentativi sono vani, il fiume si è troppo ingrossato e non è possibile l’attraversamento. Nel frattempo arrivano a piedi dei turisti da Leh, hanno fatto la strada a piedi, circa 40 km, e raccontano di maltempo a Leh e di altri 4 ponti crollati. Io e il mio gruppo decidiamo di passare la notte in una guest house nel villaggio di Likir. All'arrivo troviamo altri turisti, nessuno riesce a passare. Non ci
sono né luce, né acqua. Durante la notte del 5 imperversa di nuovo il temporale, alcune stanze dell'albergo rimangono allagate ma vista da qui la situazione pare sia sotto controllo.La mattina del 6 agosto rimontiamo molto presto sulle jeep e ci proviamo di nuovo. La situazione appare subito peggiorata: le strade sono pantani di fango e all'ingresso del villaggio di Bagso i grossi tir e le macchine sono rimaste bloccate. Nei pressi del ponte sono state poste delle passerelle di
emergenza ma è troppo pericoloso passare. Si torna indietro all'hotel, le comunicazioni locali e internazionali sono assolutamente bloccate, altri turisti
portano dalla valle altre informazioni. Pare che la città di Leh sia completamente
allagata e isolata. Si parla di 150 vittime, l'areoporto è bloccato, la torre di controllo distrutta. È il panico, perché non abbiamo nessuna certezza di quello che succede ma siamo impossibilitati ad andare avanti.
La mattina del 7 agosto con un bagaglio di emergenza si tenta di nuovo la traversata. Nei pressi del ponte crollato ci sono militari che hanno sistemato passerelle per i pedoni: questa volta l'attraversamento è possibile, si
fanno dei tratti a piedi e dei tratti scortati da mezzi militari che caricano locali
e turisti fino alla vicina città di Nimmu. Si cominciano a vedere le prime case in fango e legno completamente distrutte, le famiglie sulla strada che chiedono soccorsi, strade distrutte e un altro ponte crollato. Incontriamo militari che ci sconsigliano di andare a Leh in quanto la città è completamente allagata e senza cibo... Decidiamo di proseguire e ci inoltriamo a piedi in una gola dove
prima c'era la strada asfaltata, invasa completamente dai massi, su passaggi
di vera fortuna. Si arriva in serata stremati in un campo militare gestito dai sick, il Gurudwar Camp, dove ci viene offerto del cibo e poi veniamo scortati per un altro pezzo di strada verso Leh. La situazione dei ponti è drammatica, ne contiamo ben 6 completamente distrutti dove passaggi di emergenza con tronchi e passerelle sistemati da locali e militari (abbastanza pericolosi) permettono il passaggio. A sera si arriva finalmente a Leh. Le strade sono completamente devastate e l'acqua è ancora ovunque, ma è buio e non si percepisce ancora la drammaticità di quanto è successo.
Il mattino del 9 agosto si fa un giro in città. Gruppi di associazioni islamiche e tibetane stanno organizzando gruppi di volontariato tra i turisti e i
locali per portare aiuto alle zone più disastrate. Io mi dirigo presso l’ospedale
Sonam Norboo Memorial ancora completamente invaso dall'acqua e dal fango. A gruppi con pale e catini in ferro si raccoglie fango e si cerca di far defluire l'acqua fuori dalla stanza. Hanno tutti un gran voglia di fare, ma la situazione è molto difficile. Le porte e alcune finestre sono ancora bloccate dal fango, ai due piani superiori i medici assistono i malati. Nei pressi dell'ospedale si vede parte della montagna franata e si ha la visione completa della devastazione. Case in
cemento completamente crollate. Strade dissestate e ancora piene di acqua,
camion e macchine dentro i negozi ai bordi della strada, e poi i racconti di chi ha vissuto il dramma nella notte.
Al momento la situazione a Leh si va lentamente normalizzando con le telecomunicazioni che pian piano si vanno ripristinando e l'areoporto riattivato.
Le autorità hanno deciso di evacuare i turisti per facilitare le operazioni di soccorso. Ma il dramma è nei villaggi, dove la situazione dei dispersi e degli sfollati è indefinita: si parla di 500 persone. 29 turisti a tutt'oggi sono rimasti bloccati nella Nubra valley e nella valle del Dha, pare siano morti due francesi e un ragazzo toscano.
Nella giornata del 10 agosto, le autorità contano di far partire 11 voli con i turisti diretti a Delhi. L'autostrada tra Leh e Manali è già presidiata dai militari per un ripristino il più veloce possibile.
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cosa c'entrano i talebani con il ladakh, che è in india ed a maggioranza buddista... 12-08-2010 12:10 - fra
Mi immagino il giorno del giudizio universale,quando il buon Dio si sarà stancato e farà finire il gioco,cosa diranno queste facce di culo,per tenere buone le masse?
Oggi ha piovuto dove non piove mai.
Perche?
Perche la terra ha un grado di sopportazione e quando si rompe i coglioni, come adesso, reagisce come un cane con i parassiti.Una bella zampata e via milioni di esseri umani.
La Russia va a fuoco,strano perche in quelle zone piove molto e gli incendi sono rari.Ma anche lì la natura ha fatto come il cane,un altra bella ravanata.
Stanno scongelandosi i ghiacciai,tutti a fare le foto,ma pochi a preoccuparsi veramente.
Perchè? perche se dovessimo spiegare cosa succede dovremmo allarmare il mondo e dire ai nostri governanti di smetterla con il consumismo.
Ma pòi il mondo cambia e alcuni milioni di esseri umani dovranno rinunciare all'ascensore.
Alle stufe e alle fresche stanze con il condizionatore.Dovremmo mangiare più erba e meno bistecche e fare della strada a piedi.
Ma soprattutto alcune centinaia di famiglie, dovranno vivere del loro sudore, come tutti gli altri miliardi di esseri.
No!
Nessuno è disposto a fare passi indietro e quindi avanti verso la morte!
Ma non mi allarmo più di tanto.Quelli che spariranno saranno gli esseri umani.Al massimo qualche specie animale,ma la nostra terra, si rigenererà in pochi milioni di anni,creando una nuova popolazione animale.Magari migliore di noi!
Perciò,che sia fatta la volontà di Dio! 11-08-2010 18:06 - mariani maurizio