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Alessandro Braga
Ogm, il campo minato
Resta da capire se Giancarlo Galan, in tutta la vicenda relativa alle coltivazioni di mais Ogm in Friuli Venezia Giulia, c’è o ci fa. In entrambi i casi, sarebbe grave.
Nel primo, perché un ministro della repubblica non può non sapere quello che è sotto gli occhi di tutti e che ormai in molti hanno denunciato apertamente. Nel secondo caso sarebbe ancora peggio. Perché vuol dire che si chiudono gli occhi di fronte a un’illegalità palese.
Se avesse in mano delle analisi che dicono chiaramente che nel campo di Fanna, in provincia di Pordenone, viene coltivato del mais Ogm, sicuramente il ministro dell’agricoltura farebbe di tutto per riportare la legalità, distruggendo
quelle piante illegali, che rischiano tra l’altro di contaminare anche i campi attorno. Bene, quelle carte sono sulla scrivania del suo ministero dal 4 agosto, come sono in mano alla procura di Pordenone che, con la dottoressa Piera De Stefani, sta indagando sulla vicenda. Ma al momento sembra proprio che Galan non abbia nessuna intenzione di muoversi, sebbene sappia esattamente che in quel campo si sta coltivando mais Ogm. Un campo già posto sotto sequestro dalla procura di Pordenone in attesa di sapere dalle analisi se effettivamente quelle coltivazioni siano illegali o meno. Il decreto legislativo del 24 aprile 2001 (n. 212) prevede infatti il rilascio di una specifica autorizzazione per la sperimentazione Ogm e se non bastasse, c’è un decreto interministeriale, firmato ad aprile anche dall’ex ministro dell’Agricoltura Luca Zaia, che vieta espressamente di coltivare mais Mon810 in Friuli.
Il campo di Fanna è un appezzamento di quattro ettari di superficie, circa dieci volte più esteso di quello distrutto dal blitz dei no global lunedì scorso a Vivaro. Un atto definito «squadristico» dal ministro dell’agricoltura e invece difeso dal
leghista governatore del Veneto Luca Zaia per aver «riportato una situazione
di legalità, pur con un atto a sua volta illegittimo». «Non farò il ministro con gli stivali che distrugge la malapianta», ha detto Galan qualche giorno fa. Dal suo punto di vista una presa di posizione del genere ci può anche stare. Ma che non faccia nulla quando ben sa che c’è in atto una palese violazione della legge, questo no. I primi a scandalizzarsi dovrebbero essere proprio i suoi
compagni di partito, che invece tacciono senza ritegno. «Ove le analisi rivelassero che realmente quello seminato è mais geneticamente modificato
spetterà all’autorità giudiziaria valutare i provvedimenti da assumere», ha dichiarato non più tardi di due settimane fa. E ancora: «Ho dato mandato all’ispettorato centrale della tutela della qualità e repressioni frodi di effettuare verifiche adeguate e quindi controlli coordinati sulla presenza o meno di semi Ogm nelle coltivazioni in campo». Bene, Galan la risposta ce l’ha da almeno dieci giorni: le carte in suo possesso dicono, nero su bianco, che il mais coltivato lì è geneticamente modificato. Di conseguenza, da distruggere immediatamente. A voler essere buoni con il ministro si potrebbe dire che è perlomeno in ritardo nel
compiere il suo dovere.
Che poi, le analisi «ufficiali» non fanno altro che confermare quanto già rivelato dalle analisi fatte da Greenpeace, dopo aver sottratto nel campo di Fanna alcuni campioni di piantine. Cosa che tra l’altro è costata una denuncia da parte di Fidenato agli attivisti dell’organizzazione. Quelle analisi già dicevano tutto,
molto prima che i tempi lunghi della giustizia ufficiale si muovessero, purtroppo a piantine già in fiore, con conseguente diffusione di pollini che stanno contaminando le colture vicine. «Transgenico, per la precisione coltivato con Mon810, un mais Ogm brevettato dalla multinazionale statunitense Monsanto», si legge nelle carte. Non basta, dunque, porre sotto sequestro l’area, come ha fatto la procura di Pordenone. Perché intanto il campo cresce e contamina il terreno circostante.
È necessario ora almeno limitare i danni. L’unico modo sarebbe provvedere
come fece il presidente della Regione Piemonte Enzo Ghigo nel 2003, che distrusse 381 ettari di mais biotech.
Ma forse Galan, a proposito di legalità, preferisce far passare l’idea che in Italia è possibile contaminare le coltivazioni con organismi geneticamente modificati e farla franca. Monsanto, intanto, ringrazia.
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Ma prima loro.Propongo che per due anni si dia a tutti i deputati e tutti quelli che sostengono questo tipo di produzione,cibi trattati.Dopo un attento mesame delle cavie,potremmo decidere serenamente cosa fare! 12-08-2010 17:53 - maurizio mariani