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Andrea Fabozzi
Governo di transizione, la strada è stretta
Se la crisi della maggioranza precipiterà in una crisi di governo in parlamento, l’esito non può considerarsi già scritto. Certo non dal presidente del Consiglio che minaccia come fosse automatico il ritorno alle urne. La nota del segretario del Pd Bersani di ieri è servita anche a ricordare al cavaliere il percorso che il capo dello stato considera l’unico possibile. Quello previsto dalla Carta: «In Italia abbiamo le istituzioni - ha scritto Bersani -, se fosse certificata la crisi la parola passerebbe al capo dello stato e al parlamento».
Napolitano sa bene che nel caso prevalesse l’ipotesi di un ritorno alle urne, essendo praticamente impossibile votare a novembre, bisognerebbe mettere in conto anche sei mesi di risse parlamentari e campagna elettorale in televisione. Questa consapevolezza non fa che aumentare la «preoccupazione». Dunque le ipotesi alternative sono teoricamente ancora possibili e andranno tutte verificate. Dalla ricomposizione della maggioranza attorno a un nuovo programma sul quale far votare la fiducia a un governo di transizione che prepari le elezioni con una modifica del sistema di voto a un governo tecnico che gestisca anche la fase di crisi economica. Le strade ci sono ma i numeri in parlamento certificano che si tratta di strade molto strette.
La situazione è poco diversa da quella evidenziata dal voto della camera sulla mozione di sfiducia al sottosegretario Caliendo. A Montecitorio un’eventuale maggioranza che escluda i lealisti del Pdl e la Lega potrebbe contare su uno scarto davvero esiguo. Pd e Italia dei Valori uniti al cosiddetto terzo polo di Rutelli, Casini e Fini metterebbero insieme (considerati i deputati del gruppo misto) al massimo 320 deputati contro 310. Al senato anche peggio: il fronte antiberlusconiano potrebbe contare su uno, due voti di maggioranza. Con questi numeri è davvero difficile che il capo dello stato possa dare il via libera a un governo di transizione, tanto più se al primo punto dovesse esserci la modifica della legge elettorale. Una riforma a colpi di maggioranza (ristretta) imposta da chi ha perso le ultime elezioni non è ipotizzabile.
Per evitare il voto sarebbe dunque indispensabile una novità. Ci vorrebbe qualcosa o qualcuno in grado di rompere gli schieramenti attuali pro e contro Berlusconi. Per una questione di numeri, ma anche per una questione politica: se nel fronte Pdl-Lega emergesse qualche disponibilità a sostenere un governo di transizione, la situazione cambierebbe. Ai quaranta finiani si potrebbero aggiungere altri parlamentari eletti con la vecchia maggioranza. Per il momento tra quanti nel Pdl non hanno seguito Fini, uno soltanto si è detto disponibile a sostenere un governo tecnico per evitare il ritorno alle urne. E per questa ragione è anche la persona più accreditata per guidare quell’eventuale governo. Beppe Pisanu è stato molto chiaro nella sua intervista a Repubblica di qualche giorno fa: «La contrarietà al voto è più ampia di quanto appaia». Parole che fanno pensare a una possibile rottura del fronte che adesso sostiene Berlusconi. Forse non è un caso che davanti al concretizzarsi di questa ipotesi, Berlusconi sia tornato ieri a parlare della possibile - anche se difficile - convivenza con il gruppo di Futuro e libertà. Mentre è certamente un caso che l’ultima persona che Napolitano ha ricevuto al Quirinale prima delle ferie (e prima degli esponenti del Pd che hanno chiesto la parlamentarizzazione della crisi), sia stato proprio Pisanu.
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ma c'è qualcuno in italia che sappia quale legge elettorale fare?
e chi ci deve essere in questo governo?
pezzi del pdl? li ci sono varie idee su quale nuova legge elettorale, nel pd non ne parliamo almeno tre libee diverse, e quale conviene all'idv? e poi non ho capito perchè i berluscones e la lega devono cambiare una legge che forse li farebbe vincere.
vedrete che se si andrà a votare si votera con la legge attualmente in vigore. 13-08-2010 13:42 - angelo
A prescindere dal merito della questione (elezioni anticipate o meno) sono proprio i ragionamenti come i tuoi che dimostrano la povertà dell'attuale "società civile" italiana. 13-08-2010 13:01 - pasquino
Paradossalmente, essendo quello di oggi, il primo a esprimere quelle che dovrebbero essere "ragioni storiche" della sinistra:la critica al politicismo, al partitismo, alla confusione con l'avversario, all'idea di un'egemonia delle destre sovrapponibile alla persona di Berlusconi, mi sembra anche sinora l'unico editoriale coerente con la storia stessa del Manifesto. 13-08-2010 12:03 - Francesco Tanzarella
nn so se hai ragfione:
l'indicazione del premier sulla scheda elettorale......è fatta apposta x fare in modo che il premier esca dalle urne e nn dal parlamento........
magari mi sbaglio.......
ma nn mi pare 13-08-2010 09:11 - gundam