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FUORIPAGINA
12/08/2010
  •   |   Andrea Fabozzi
    Governo di transizione, la strada è stretta

    Se la crisi della maggioranza precipiterà in una crisi di governo in parlamento, l’esito non può considerarsi già scritto. Certo non dal presidente del Consiglio che minaccia come fosse automatico il ritorno alle urne. La nota del segretario del Pd Bersani di ieri è servita anche a ricordare al cavaliere il percorso che il capo dello stato considera l’unico possibile. Quello previsto dalla Carta: «In Italia abbiamo le istituzioni - ha scritto Bersani -, se fosse certificata la crisi la parola passerebbe al capo dello stato e al parlamento».
    Napolitano sa bene che nel caso prevalesse l’ipotesi di un ritorno alle urne, essendo praticamente impossibile votare a novembre, bisognerebbe mettere in conto anche sei mesi di risse parlamentari e campagna elettorale in televisione. Questa consapevolezza non fa che aumentare la «preoccupazione». Dunque le ipotesi alternative sono teoricamente ancora possibili e andranno tutte verificate. Dalla ricomposizione della maggioranza attorno a un nuovo programma sul quale far votare la fiducia a un governo di transizione che prepari le elezioni con una modifica del sistema di voto a un governo tecnico che gestisca anche la fase di crisi economica. Le strade ci sono ma i numeri in parlamento certificano che si tratta di strade molto strette.
    La situazione è poco diversa da quella evidenziata dal voto della camera sulla mozione di sfiducia al sottosegretario Caliendo. A Montecitorio un’eventuale maggioranza che escluda i lealisti del Pdl e la Lega potrebbe contare su uno scarto davvero esiguo. Pd e Italia dei Valori uniti al cosiddetto terzo polo di Rutelli, Casini e Fini metterebbero insieme (considerati i deputati del gruppo misto) al massimo 320 deputati contro 310. Al senato anche peggio: il fronte antiberlusconiano potrebbe contare su uno, due voti di maggioranza. Con questi numeri è davvero difficile che il capo dello stato possa dare il via libera a un governo di transizione, tanto più se al primo punto dovesse esserci la modifica della legge elettorale. Una riforma a colpi di maggioranza (ristretta) imposta da chi ha perso le ultime elezioni non è ipotizzabile.
    Per evitare il voto sarebbe dunque indispensabile una novità. Ci vorrebbe qualcosa o qualcuno in grado di rompere gli schieramenti attuali pro e contro Berlusconi. Per una questione di numeri, ma anche per una questione politica: se nel fronte Pdl-Lega emergesse qualche disponibilità a sostenere un governo di transizione, la situazione cambierebbe. Ai quaranta finiani si potrebbero aggiungere altri parlamentari eletti con la vecchia maggioranza. Per il momento tra quanti nel Pdl non hanno seguito Fini, uno soltanto si è detto disponibile a sostenere un governo tecnico per evitare il ritorno alle urne. E per questa ragione è anche la persona più accreditata per guidare quell’eventuale governo. Beppe Pisanu è stato molto chiaro nella sua intervista a Repubblica di qualche giorno fa: «La contrarietà al voto è più ampia di quanto appaia». Parole che fanno pensare a una possibile rottura del fronte che adesso sostiene Berlusconi. Forse non è un caso che davanti al concretizzarsi di questa ipotesi, Berlusconi sia tornato ieri a parlare della possibile - anche se difficile - convivenza con il gruppo di Futuro e libertà. Mentre è certamente un caso che l’ultima persona che Napolitano ha ricevuto al Quirinale prima delle ferie (e prima degli esponenti del Pd che hanno chiesto la parlamentarizzazione della crisi), sia stato proprio Pisanu.


I COMMENTI:
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  • A mio avviso,non si deve entrare in un governo come quello proposto.Non si deve neanche chiedere le elezioni,perche siamo un coacervo di persone divise e senza una chiarezza ideologica.
    L'odio verso il nano,non è buono per governare,al massimo è buono per cercare di farlo arrestare o di impedirgli di fare cazzate.
    Ma non è un buon collante per una sinistra che ha cento, "teste pensanti".
    Quì non si tratta di prendere il potere.Io non voglio un potere così corrotto e così ingiusto, come quello italiano, dopo che una banda di criminali, lo hanno profanato e corrotto fino al suo "midollo".
    Quì si tratta di ricostruire il paese e ridare alla politica dignità.
    Via tutti i corrotti e tutti i malfattori dalle aule della politica.Ridiamo dignità allo stato repubblicano.Oggi anche quella burletta di Re,si permette di dire male della nostra repubblica.
    Basta,quì si tratta di costruire una nuova nazione a 5 stelle!
    Noi ci meritiamo di meglio del solito governo balneare, che ci vogliono proporre ,destre e sinistre.
    Quì si tratta di ridare la voce agli intellettuali veri che non si sono mai messi al servizio delle Loby.
    Di questa gente,il paese è pieno!
    Basta con gli industriali che fanno politica per se.
    Basta con le signorine da sottotavolo per il ducetto.
    Basta alla politica come varietà o peggio ancora come pubblicità!
    Fate tacere chi ha ridotto la nostra nazione,da paese civile a paese incivile.
    I vecchi professori,che tutti prendono in giro, perche non vanno nei salotti della Durso e della RAI a fare i pagliacci e a fare le televendite.
    Gente seria che studia, perche ama il sapere e cerca di divulgare le scienze.
    Gente anonima che se canditata,non richiama il popolo alle urne,ma se avessero loro il potere,staremmo molto meglio di adesso che ci governano persone incompetenti,ma tanto famose.
    Tanto famose che la loro fama si è tramutata in fame, per tanti italiani e stranieri che vogliono vivere e lavorare! 12-08-2010 18:16 - maurizio mariani
  • Vicenza 12/08/2010

    Si parla in continuazione della necessità di un nuovo Governo di transizione per cambiare la legge elettorale ed andare poi alle urne.
    La nostra Costituzione prevede che il Parlamento, e non il Governo, abbia il Potere Legislativo.
    Il Parlamento è il Sovrano eletto dal popolo e decide, dopo le consultazioni del Capo dello Stato e l’incarico affidato da questi, di dare la fiducia ad un Governo che può essere però sfiduciato e sostituito da un altro che abbia comunque la fiducia della maggioranza dei Deputati e Senatori eletti.
    Lo stesso Berlusconi è stato eletto solamente Deputato della Repubblica Italiana e solo questa è la carica che il popolo sovrano gli ha affidato.
    Che nel simbolo fosse scritto “Berlusconi Presidente” non conta nulla, il simbolo elettorale non ha costituzionalmente alcuna valenza se non quella del riconoscimento della lista dei candidati.
    Ogni presentatore di lista può scrivere nella lista che presenta quello che ritiene più opportuno per la pubblicità della lista stessa il cui simbolo ha solo la funzione di essere riconosciuto e votato, con un segno, dall’elettore.
    Il Parlamento quindi, nella sua sovranità, può esprimere ogni cosa ritenga opportuno esprimere.
    Le sue decisioni, espresse in forma di legge, possono essere messe in discussione solamente dal Capo dello Stato prima e dalla Corte Costituzionale poi.
    Una nuova legge elettorale, quindi, può essere varata direttamente dal Parlamento su proposta di un gruppo parlamentare ma anche di un singolo Deputato o Senatore, basta che la maggioranza numerica la voti ed essa diventa, a tutti gli effetti, Legge dello Stato.
    Fare un governo di transizione per arrivare ad una singola legge elettorale è un passaggio burocratico lento e pieno di insidie.
    Si faccia una nuova legge elettorale di inziativa parlamentare, i numeri ci sono, la recente votazione sulla sfiducia al sottosegretario Caliendo lo hanno dimostrato, e poi si vada alle urne; con buona pace del Deputato Berlusconi.
    Carlo Pertile 12-08-2010 18:00 - carlo pertile
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