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Marina Forti
La donna da lapidare deve «confessare» in tv
Una confessione televisiva è l’ultimo colpo di scena nella terribile vicenda di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana condannata a morte per lapidazione per adulterio e complicità in un omicidio di cui aveva sempre negato la responsabilità.
Non è la prima volta che la tv iraniana manda in onda «confessioni»: decine di oppositori e intellettuali sono stati costretti a questa scena umiliante. Sakineh Mohammadi Ashtiani però non è una detenuta «politica», è una donna «qualsiasi». Ma il suo caso ha acquistato una tale notorietà, anche internazionale, da diventare davvero ingombrante per le autorità iraniane.
Ecco dunque la confessione tv, mandata in onda mercoledì in un talk-show in prima serata come fosse un’intervista-verità: il presentatore si collega con Tabriz, capoluogo della provincia dell’Azerbaijan nel nord-ovest dell’Iran dove Mohammadi Ashtiani, 43 anni e madre di due figli, è detenuta. Lei parla con voce tremula, è coperta da un chador di cui tiene un lembo sulla bocca, il volto sfocato dalla tv per non essere riconoscibile; parla in lingua azeri, una voce sovraimpressa traduce in farsi.
Risponde all’intervistatore che sì, è stata complice dell’omicidio di suo marito: aveva una relazione illecita con il cugino di lui, dice. «Mi diceva: "uccidiamo tuo marito", io pensavo che scherzasse. Ma poi è arrivato a casa nostra con cavi elettrici e guanti, e l’ha ucciso collegandolo alla corrente... poi ho saputo che era un killer di professione». Lei ha iniettato al marito dell’anestetico poi l’omicida è entrato in azione, precisa durante il talk show il procuratore capo della provincia (il magistrato però non precisa se l’omicida sia stato a sua volta arrestato).
Insomma, Mohammadi Ashtiani è stata portata in tv a confermare la tesi della sua accusa. Il suo avvocato difensoreHoutan Kian, raggiunto per telefono dal quotidiano londinese The Guardian, ha detto che la donna è stata picchiata e torturata per due giorni per estorcerle la confessione: «I suoi figli, il 22enne Sajad e la 17enne Saideh, sono traumatizzati da queste immagini».
Nel maggio 2006 Sakineh Mohammadi Ashtiani era stata condannata per «relazione illecita» con due uomini, e per questo era stata condannata a 99 frustate (che ha già ricevuto). Poi però è anche stata condannata per «adulterio mentre era sposata», sulla base della confessione fatta durante l’interrogatorio: in seguito ha ritrattato, ma la corte ha deciso (a maggioranza di tre giudici su 5, sulla base della «convinzione del giudice» in mancanza di prove certe) di condannarla a morte per lapidazione. La condanna è stata confermata dalla Corte suprema nel maggio del 2007 (questi dettagli sono stati raccolti da Amnesty international).
Appena un anno prima, nel 2006 due condanne alla lapidazione erano state eseguite nella città di Mashad, e la cosa aveva suscitato grandi polemiche e proteste anche perché la lapidazione (per gli adulteri), introdotta nel codice iraniano dopo la rivoluzione islamica, sembrava ormai caduta in disuso. Nel 2002, durante la presidenza di Mohammad Khatami e quando le correnti riformiste avevano la maggioranza in parlamento, era stata annunciata una moratoria di fatto. Il clima politico e sociale è cambiato però con l’amministrazione di Mahmoud Ahmadi Nejad (eletto la prima volta nel 2005), e quelle lapidazioni ne erano il segno.
Secondo Shadi Sadr, avvocata e attivista della «Campagna per fermare la lapidazione per sempre», lanciata proprio nel 2007, la lapidazione è simbolo delle pratiche discriminatorie subìte dalle donne in Iran, combinazione di fondamentalismo religioso e di tradizioni patriarcali. Dice anche che c’è quasi sempre un nesso tra una condanna alla lapidazione e matrimoni forzati e/o precoci, discriminazione etnica, povertà, violenza domestica. Qualche successo la Campagna delle avvocate l’ha ottenuto, in diversi casi sentenze sono state cancellate o riviste. Del resto la lapidazione continua a dividere l’establishment:
l’inverno passato il parlamento iraniano (a maggioranza conservatrice) ha approvato un nuovo codice penale che la omette (ma la legge non è ancora stata ratificata dal Consiglio dei Guardiani).
Il caso di Sakineh Mohammadi Ashtiani ha acquistato notorietà quando, nel 2009, il suo avvocato Mohammad Mostafae’i ha scritto di nuovo al capo della magistratura, chiedendo di cancellare quella condanna. L’attenzione internazionale è cresciuta, sono cominciati gli appelli. Qualche settimana fa perfino un paese «amico», il Brasile del presidente Lula, ha chiesto un «gesto umanitario» e offerto asilo alla detenuta. Non sarà un caso se nella «confessione» tv la povera Sakineh Mohammadi Ashtiani è stata sentita accusare l’avvocato Mostafae’i di aver indebitamente pubblicizzato il suo caso - mentre il presentatore parlava di «propaganda occidentale».
Nel frattempo l’avvocato Mostafae’i ha subito pressioni e minacce, al punto da fuggire in Turchia (la scorsa settimana ha ricevuto asilo in Norvegia). Il tribunale però ha accettato, il 4 agosto, di sospendere la sentenza e riesaminare il caso. Ora la «confessione»: preludio a un magnanimo gesto di grazia - o segno che l’esecuzione è imminente? L’avvocato Kian teme la seconda ipotesi.
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Concordo con la tua analisi. Aggiungo solo che la ragazza assassinata a Teheran durante il tentativo di "rivoluzione verde" pro-Moussavi è la famosa "Neda", che la telecamera di fronte a cui fu assassinata ritraeva il soccorritore Arash Hejazi, medico ma soprattutto editore in Iran e traduttore in farsi di tutti i libri dello scrittore Paulo Coelho, notoriamente massone.
Ovviamente quando queste stranezze sono diventate di dominio pubblico tutti i riferimenti alla Massoneria sono stati eliminati dalle biografie di Coelho su Wikipedia.
Morale: la realtà è sempre un po' più complessa di come appare (o di come vogliono farcela apparire).
Morale 2 (off-topic): mai fidarsi delle "rivoluzioni colorate" (inclusa quella "viola", imho). 14-08-2010 01:32 - Alessandro B.
Per Burgassi: quando i tuoi rappresentanti neanche sapevano quanto fossero arcaiche e becere le leggi talebane, all'epoca dell'alleanza con gli USA in funzione antisovietica, a sinistra si denunciava la condizione della donna sotto l'egida dei "liberatori" in salsa tribale. Il problema con la destra è che prima bisogna attraversare questa cortina di ignorante, questa mania di accusare a vanvera. E la maggior parte delle volte è una cortina così spessa che ci vorrebbe un lavoro di decenni per disfarsene. 13-08-2010 23:41 - antonella
Minorenni di 10 o12 anni vengono processati in corti per adulti e condannati al carcere con adulti. Questi sono stati degli USA, la civilissima USA.
E poi scopriamo che la famosa ragazza assassinata di fronte ad una telecamera a Teheran, mi sfugge il nome ora, non era quella che avevano detto che fosse. Questa e' viva e vive all'estero, perche' dopo interrogatori durissimi in Persia, ha chiesto e ottenuto asilo politico in Germania. Strano, dietro a storie strane, dopo mesi di silenzio, compaiono sempre storie strane ma sempre quando e' troppo tardi perche' la gente possa capire. E i servizi segreti sono sempre in mezzo, come per la ragazza che avrebbe dovuto essere quella ammazzata ma che, chiss' perche', era un'altra e quella vera non era quella che dicevano che fosse stata ammazzata... e cosi' via' nella confusione classica dell'intorbidamento da servizi. 13-08-2010 22:09 - Murmillus
Non so se la guerra estirperebbe queste orribili usanze patriarcali. ci vorrebbe una grande battaglia culturale per l'umanesimo laico e illuminista contro ogni tradizionalismo patriarcal-religioso.
X vaibarma e burgassi, non mi sembra il caso di usare questa triste vicenda per fare lotta politica da una parte o dall'altra 13-08-2010 20:29 - paolo1984