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FUORIPAGINA
13/08/2010
  •   |   Silvio Messinetti
    Licio Nencetti e la memoria da ritrovare

    Licio Nencetti Liborio, Neri

    Licio Nencetti aveva appena 17 anni ed era di Lucignano, nella Valdichiana aretina, quando decise assieme ad altri compagni, pur non essendo lui soggetto, per la giovanissima età, alla chiamata alle armi nella Repubblica Sociale Italiana, di ribellarsi ed andare alla macchia. Queste poche righe le scrisse alla madre da Capolona, in Casentino, dove Licio e compagni formarono la squadra volante “Teppa”, banda partigiana comunista di cui Nencetti assunse il comando. Operavano tra il Casentino e la Valdichiana, nel Calcione e in Valdambra, nella provincia di Arezzo, Firenze e Siena, compiendo azioni spettacolari. Il 26 maggio 1944, dopo essere stato catturato in Pratomagno, torturato nel carcere di Poppi, Licio venne fucilato dai fascisti nella piazza di Talla che oggi porta il suo nome. Aveva appena 18 anni.
    Licio Nencetti è Medaglia d’oro della Resistenza. E, dopo la guerra, molti dei suoi compagni chiamarono “Licio” il proprio figlio primogenito. Come ha fatto Ezio Raspanti, nome di battaglia “Mascotte”, che continua la lotta della Teppa e di Licio anche attraverso l’Istituto Storico della Resistenza della Valdichiana.

    A 66 anni di distanza dalla fucilazione di Nencetti, Ezio Raspanti è, qui, nella piazza di Talla dedicata al “Comandante Licio”. Ha 85 anni ma non li dimostra. È arzillo e arguto quando prende la parola dal palco per il suo intervento. Intorno le bandiere rosse e i manifesti che ricordano la ricorrenza in questo happening antifascista organizzato dal Collettivo Comunista Licio Nencetti. «Nel giorno dell’anniversario della morte di Licio Nencetti volevamo con questa festa rendere omaggio al giovane partigiano che con i suoi princìpi ha ispirato questo nostro collettivo di giovani intitolato proprio a quel ragazzo. Lo stesso che il 26 maggio 1944, nella piazza del nostro paese, prima di essere ucciso, gridò in faccia ai suoi aguzzini nazifascisti:’Viva la libertà’» ci dice Michele. «Vogliamo celebrare oggi la memoria di quelle gesta partigiane, di Licio e dei suoi compagni, attraverso una serata di musica e ricordi ricostruendo le vicende di Nencetti, per quanti ancora non le conoscessero, per fare apprezzare ancora di più il “regalo” che i partigiani hanno fatto a noi e alla nostra patria. Affinchè la lotta partigiana possa restare a lungo nelle menti di chi ha la forza di ricordarla, di tramandarla e di consolidarla contro ogni forma di revisionismo». Come quello del Governo che, il 28 aprile scorso, con un decreto legge ha bloccato gli indennizzi per i familiari delle vittime delle stragi naziste. In barba alla recente sentenza della Cassazione che aveva riconosciuto il diritto al risarcimento per la strage di Civitella della Chiana, proprio nei luoghi epici della Teppa di Licio Nencetti.
    La piazza si riempie di vecchi e nuovi partigiani. Tra ricordi di gesta eroiche e di nuove lotte la festa procede fino a notte tarda. Fino a pochi anni fa Rifondazione, qui, prendeva il 15%. Oggi, invece, l’amministrazione comunale la guida un sindaco di destra a capo di una lista civica che ha rifiutato financo di patrocinare questa serata in memoria del comandante partigiano, icona di un’intera vallata. Anche questo è il segno dei tempi. Di chi cerca di obliare e rovesciare il significato della Resistenza e dei suoi padri cercando di accomunare chi ha lottato per la democrazia e chi, invece, spalleggiava la dittatura fascista e nazista. La storia di Licio Nencetti, ma anche quella di Ezio Raspanti, Salvatore Vecchioni, Amedeo Sereni, Livio Cincinelli, Leopoldina Bortolini, Edoardo Succhielli e di tutti i partigiani del Casentino e della Valdichiana, racconta l’epopea di chi a 20 anni decise di andare su per i monti in nome della libertà, della giustizia, dell’uguaglianza contro la sopraffazione e il razzismo.

    Per parlare un po’ di Licio e della sua storia ci affidiamo alle memorie di Salvatore Vecchioni, partigiano della Teppa, e di Raffaello Sacconi, comandante della formazione “Licio Nencetti” al quale fu riconosciuta la qualifica partigiana di comandante di brigata.
    Racconta Sacconi: «Conobbi Licio negli ultimi mesi del 1943. Mi fece subito un’ottima impressione: viso aperto, simpatico, occhi vivacissimi. Mi colpì la sua insofferenza per l’inazione, cui eravamo costretti, in attesa di organizzarci per cominciare la lotta contro i fascisti e i tedeschi. Compresi il motivo di questo suo stato d’animo quando appresi la storia della sua famiglia, che aveva subìto violenze e soprusi, per tanti anni, da parte dei fascisti. Licio appartiene oramai alla schiera degli eroi della Resistenza, per cui sarebbe fuori luogo da parte mia, specialmente dopo tutto quello che di lui è stato scritto, dilungarmi nella esaltazione della sua figura di combattente. Dirò solo, e non si tratta di vuota retorica, che in Casentino e nella Valdichiana, il suo nome viene pronunciato ancor oggi con riverenza ed affetto. Tanto che in memoria di Licio, oltre a un battaglione partigiano, sono state intitolate vie, piazze, cooperative, sezioni dell’Anpi, e il suo nome ritorna in tante ballate e canzoni raccolte nei ‘Canti popolari toscani’. I fascisti odiavano in lui lo spavaldo coraggio; il popolo amava in lui la generosità e la bontà. Deciso, sempre primo davanti al pericolo, coraggioso e intraprendente, intransigente con il nemico agguerrito, terminato il combattimento, tornava ad essere quel giovane buono e generoso di sempre».
    Vecchioni descrive l’incontro con la madre di Licio avvenuto, tanti anni dopo la Liberazione, presso un bar di Lucignano: «La proprietaria del bar informò la mamma di Licio, di cui era amica, che un certo Vecchioni, che aveva combattuto con suo figlio, si sarebbe recato nel suo bar. Recatasi al bar invece di me trovò mio figlio; anche lui si chiama Licio (avevo promesso a Licio che avrei chiamato il mio primo figlio con il suo nome). La madre rimase commossa di questo e volle avermi suo ospite a Lucignano. Volle offrirmi il pranzo e insistette perché rimanessi a dormire, dicendomi ‘quando arriva qualche amico vero, sembra che il mio Licio sorrida per la gioia’. Le narrai il mio incontro con Licio e delle comuni vicissitudini. Di questa povera e cara mamma mi è rimasta l’immagine di una donna forte, sicura di sé ed orgogliosa dell’operato di suo figlio».

    È un intervento commosso, quello di Raspanti. Che infervora e appassiona la piazza di Talla, rievocando il passato con uno sguardo rivolto al presente. «I giovani di oggi devono conoscere appieno le gesta di Licio e dei partigiani della “Teppa”, comprendere i valori e gli ideali dei resistenti che non erano solo comunisti ma anche socialisti, azionisti, repubblicani, democristiani, liberali, persino monarchici. Tra questi ricordo con affetto un sacerdote, Don Piero Magi, che avevo conosciuto a Foiano della Chiana e che divenne un nostro collaboratore. Ricordo che ci dividevano molte cose, lui cattolico, noi partigiani comunisti, lui leggeva l’Avvenire, noi l’Unità. Don Piero era ‘l’acqua santa’ e noi ‘il demonio’, ma sapevamo comprenderci, collaborare rispettandoci reciprocamente. Licio Nencetti è stato un grande partigiano nonostante la sua giovane età. Ha compiuto azioni memorabili che Radio Londra esaltò. Operò attaccando i fascisti e i tedeschi, uccidendo anche alcuni alti ufficiali germanici come a Ponte a Caiano e a Foiano senza che vi siano state rappresaglie verso la popolazione. Oggi, io ho 85 anni, e non avrei mai pensato che l’Italia sarebbe caduta sotto un nuovo tipo di fascismo, più subdolo ma non meno pericoloso. A pochi giorni dal 2 giugno, Festa della Repubblica, assisto con dispiacere e sofferenza all’avanzare del revisionismo e alla cancellazione dei partiti che dettero vita alla Resistenza con l’oblio delle idealità».
    E per un giorno la Piazza Licio Nencetti di Talla si è nuovamente tinta di rosso, questa volta un rosso diverso da quello del sangue versato allora, un rosso che vuol dire resistenza, il rosso delle bandiere sotto le quali centinaia di persone si sono riunite per gridare il loro grazie ad un giovane che ha lottato fino alla morte per farci il dono della libertà.

     

    Sul manifesto di oggi anche la lettera di Ennio Tassinari: "Io, partigiano a Ferrara, e la resistenza oggi"

     

     


I COMMENTI:
  • mi ha commosso la storia di LICIO NENCETTI , conosciuta con il CD della " Casa nel Vento " , il Comandante Licio , comandante partigiano fucilato a 18 anni. Ho anche avuto l`1onore di stringere la mano ad Ezio Raspanti . portero` un fiore a Licio . Mario. 21-08-2010 15:11 - mario
  • grazie al manifesto

    COLLETTIVO COMUNISTA LICIO NENCETTI 17-08-2010 13:53 - peppone
  • Tanto tempo fa, vennero in Italia i nazzisti chiamati da italiani in camicia nera.Vennero e uccisero,affogarono e umiliarono il popolo italiano.I loro scarponi tedeschi, calpestavano la sagra terra italiana e ridevano, con i loro amici della Lega del nord (RSI).
    Camminavano sui cadaveri dei fratelli Cervi e sulle rovine di Onna.Massacravano a Marzabotto e alle Ardeatine.Cosa doveva fare il popolo italiano a tanto disonore?
    Anche i preti hanno imbracciato il fucile e sono venuti in montagna.Non si può tollerare che il tuo paese,nato da Garibaldi e Mazzini,portatori di grandi ideali di libertà,siano calpestati dagli eredi dell'impero asburgico, che già, tanti lutti ha causato tra noi.
    La lotta partigiana, fu fatta e fu sanguinosa,tanto quanto il sangue che abbiamo versato.La guerra è una cosa orribile,ma giusta!
    Nessuno si augura che ci sia una nuova guerra,ma questa viene da sola.Viene quando non c'è più comprensione.Viene quando una famiglia vuole mangiarsi tutte le ricchezze di una nazione a danno di tante altre famiglie che devono tirare la cinta.
    La guerra è terribile e fa continuare la politica che altri impediscono di fare.Oggi essere comunista è impossibile,ma i comunisti ci sono e premono perche possano fare politica.Non si possono tappare le idee.Queste escono più impetuose di prima e travolgono con la violenza, tutto quello che gli impedisce di esistere.Le idee,non le ammazza nessuno.Come l'amore per la patria,che nonostante i bombardamenti di un capitalismo internazionale che non vuole più patrioti,ma servi inchinati e servizievoli,come sudditi,riaffiora sempre e sempre più patriottico!
    I partigiani sono stati una delle pagine più belle della nostra patria!Viva l'Italia!
    Viva un governo giusto e senza ladri per il nostro paese!
    Un governo come quello che sognavano i nostri padri in montagna! 15-08-2010 07:35 - maurizio mariani
  • Vorrei solo notare che negli ultimi anni, parte della coiddetta sinistra ha avuto come eroi i sig. Dini, voltagabbana e massone di professione che dopo aver tradito il P2, fatto un governucolo osannato dalla siistra emasculata, e' tornato nel porcile. E poi persino Bossi, che appoggio' quel governo divenne un eroe di sinistra. Ed infine, oggi, abbiamo Fini, un fascista smorzato (ma proto a riprendere fuoco appena possibile) che viene preso ed indicatoa nuovo eroe dei valori democratici nati dalla resistenza.
    E' triste, ma non si puo' che concludere che gli italiani di oggi, e in questo caso parlo degli italiani di sinistra che questa gente ha osannato o osanna, sono dei meschini pieni di ipocrisia e ignoranza.
    Che vergogna aver tradito gente come Nencetti e i suoi ideali per un pezzo di pane buttato in mezzo alla strada. 14-08-2010 21:00 - Murmillus
  • Fino alla fine degli anni ‘80 nessuno, nemmeno gli avversari più irriducibili, aveva mai negato il ruolo determinante dei comunisti nella Resistenza Antifascista. Ma dal 1989 le cose sono cambiate. Con il crollo del Muro di Berlino sembrava che nel mondo si dovesse respirare un’aria nuova, e invece è sempre la stessa aria che circola, ma ancora più pestilenziale di prima. Non so. Allora siccome da molti anni l’ Unione Sovietica non esiste più, e l’ex Jugoslavia si è dissolta in una tremenda guerra civile, i partigiani comunisti che 60 anni fa si battevano per gli ideali rappresentati dall’Unione Sovietica e dalla Jugoslavia di Tito erano solo dei banditi assetati di sangue al soldo del nazionalismo slavo- titoista che voleva portare via Trieste e tutte le province orientali all’Italia. Ma questo è quello che hanno sempre detto i fascisti fin dai tempi della Repubblica di Salò ! Applicando questo ragionamento al resto d’Italia, allora attualmente solo la componente cattolica del CLN avrebbe diritto di richiamarsi alla Resistenza Antifascista. A tutti gli altri dovrebbe essere revocata la qualifica di partigiani, tolte tutte le medaglie d’oro e le onorificenze ricevute, molti dei superstiti dovrebbero essere processati per crimini di guerra, e tutti i deprecatissimi processi subiti dai partigiani comunisti all’indomani del secondo conflitto mondiale, sarebbero più che giustificati. Altro che “ Resistenza tradita “ ! Ma questo è proprio quello che vorrebbe Berlusconi ! Dico queste cose con sincera preoccupazione e non per desiderio di sterile polemica, ma per mettere l’accento sui pericoli che comporterebbe portare alle estreme conseguenze certi discorsi sui rapporti di forza e sulla non violenza. Questo per quanto riguarda la lotta partigiana. E la nostra opposizione al capitalismo, che fine ha fatto ? Voglio dire che le numerose sconfitte subite dalla classe operaia negli ultimi 150 anni non hanno mai convinto i compagni ad abbandonare la lotta. Nel 1920 gli operai torinesi erano ben coscienti dei rapporti di forza sfavorevoli, ma procedettero ugualmente all’occupazione delle fabbriche, la quale non avvenne certamente in maniera pacifica. Mi sembra che certi rappresentanti della sinistra parlamentare vogliano prendere le distanze dallo stesso concetto di lotta di classe. Questo non va bene. Né a livello nazionale e tantomeno a livello internazionale. Il problema e che secondo me la battaglia per l’emancipazione delle classi subalterne e dei popoli schiacciati sotto il tallone di regimi corrotti nel terzo mondo non potrà essere condotta senza delle azioni cruente, poiché è nella natura di questi regimi autoritari reprimere ferocemente ogni tentativo di emancipazione popolare. Che cosa dovrebbero fare quelli del Chiapas ed altri come loro, lasciarsi massacrare senza muovere un dito ? Avranno pure il diritto di difendersi, oppure no?. Provate a fare ad un palestinese il discorso dei rapporti di forza, dicendogli che nei confronti di Israele deve trattare solamente in base alla non violenza, e vedrete che cosa vi risponderà ! Ma per tornare all’Italia, se domani una Casa del popolo o un centro sociale venissero assaliti dai fascisti, e vi assicuro che nonostante Fini in Italia ve ne sono ancora tantissimi, i compagni che cosa dovrebbero fare, scappare e lasciare che spacchino tutto? Oppure difendersi, magari a costo che ci scappi qualche ferito, o magari anche il morto? Attendo delucidazioni . Grazie. 14-08-2010 14:38 - gianni
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