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FUORIPAGINA
16/08/2010
  •   |   Andrea Palladino
    La battaglia di Aprilia

    La situazione ad Aprilia, dove il Comune ha avviato la ripubblicizzazione dell'acqua, merita un aggiornamento. La settimana scorsa il sindaco ha chiesto ai legali di portare in Tribunale Acqualatina, il gestore partecipato dal colosso francese Veolia. Le vie bonarie non sono servite ed ora dovrà essere un magistrato civile a decidere sulla questione. Festa rimandata, almeno per ora.
    La società per azioni che dal 2005 gestisce l'acqua ad Aprilia affila intanto le armi. Lo fa utilizzando gli squadroni con vigilantes armati, mandati in giro a chiudere i contatori, a ridurre il flusso fino a rendere impossibile l'utilizzazione dei rubinetti. Lo fa con anziani, famiglie, persone che da cinque anni contestano il servizio, molto spesso con la legge dalla loro parte. Lo fa nonostante un giudice di Latina abbia dichiarato vessatoria la clausola che permette alla società di tagliare i tubi in caso di presunta morosità. Una storia che il manifesto già raccontò nell'estate del 2008. E da allora nulla è cambiato.
    Per ora Acqualatina continua ad avere il coltello dalla parte del manico. Apparentemente cerca di ignorare - almeno pubblicamente - l'intimazione del consiglio comunale che ad aprile ha chiesto la restituzione degli acquedotti. La parte pubblica della società - costituita da pezzi anche di peso della politica del Pdl di Latina e dintorni - è occupata a tessere i giusti rapporti politici, facendo leva anche sulla nuova giunta regionale.
    La risposta al comune di Aprilia della conferenza dei sindaci è stata lapidaria: della questione se ne occupi la Regione. La Polverini per ora non si è pronunciata, anche se appare evidente come sulla sua posizione peserà il Pdl pontino, fondamentale per la sua elezione.
    Il percorso che il comune di Aprilia sta affrontando non ha solo un risvolto locale. Lo scontro riguarda più che mai le democrazie locali, che - nonostante la propaganda sul federalismo - vengono svuotate sempre più di poteri reali. Ad iniziare dai bilanci, divenuti drammatici, che rendono spesso impossibile affrontare decentemente l'erogazione dei servizi pubblici locali. Come appunto l'acqua.
    E' bene ricordare che la costituzione e l'intera legislazione italiana rimettono ai consigli comunali la competenza sulla gestione del servizio idrico. Sono le assemblee più vicine ai cittadini a decidere le modalità della distribuzione dell'acqua, bene che la stessa Unione europea considera con un valore a rilevanza pubblica. La battaglia di Aprilia va in questo senso e si basa su una decisione del consiglio comunale della città, che non ha mai approvato la convenzione di gestione con Acqualatina.
    Dunque lo scontro con la società - e di riflesso con il gotha politico del Pdl che comanda in provincia e in regione - si basa su un principio costituzionale non secondario e riguarda direttamente il sistema democratico. Non solo. Il risultato finale che potrà raggiungere l'amministrazione comunale di Aprilia mostrerà quanto veramente conta oggi lo stato di fronte al potere economico e di lobby delle multinazionali dei servizi.
    E' ancora possibile per i Comuni italiani esercitare in autonomia il mandato democratico, nonostante le pressioni sempre più soffocanti delle società per azioni?


I COMMENTI:
  • ecco uno degli esempi più limpidi di cosa provocherà (e provoca) la privatizzazione di un bene comune e diritto di tutti come l'acqua. Dare in mano questo bene primario ai capitalisti speculatori è l'evidente tenativo di cancellare anche ogni elementare principio di uguaglianza e giustizia sociale.
    A quando il risveglio dello spirito di comunità e di giustizia della nostra gente? 17-08-2010 11:40 - Simone
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