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FUORIPAGINA
17/08/2010
  •   |   Luigi Pintor
    E' morto Cossiga, presidente del Gladio

    Francesco Cossiga si è spento ieri per una crisi cardiaca, aprendo in articulo mortis un ultimo misterioso capitolo del suo già oscuro rapporto con la politica italiana: quattro lettere dal contenuto ignoto, indirizzate alle massime cariche dello stato (Napolitano, Schifani, Fini e Berlusconi). La sua lunga carriera politico-istituzionale, dall'arrivo al ministero dell'interno nel 1976 alle dimissioni da presidente della repubblica nel 1992, è stata contrassegnata da una lunga serie di episodi opachi connessi a complotti, stragi, terrorismo e golpismo, e da un ambiguo e mutevole rapporto con le forze politiche di destra e di sinistra. Per ricordare uno dei momenti culminanti di questa carriera - la "scoperta" di Gladio - pubblichiamo qui di seguito un articolo scritto il 2 novembre 1990 da Luigi Pintor.

     

     

    II presidente Cossiga ha una strana concezione dello Stato e di se stesso, una concezione deviata. Forse non si è reso conto della enormità delle sue dichiarazioni londinesi, dell'ombra cupa che gettano su di lui e sul Quirinale. O forse ha voluto lanciare una sfida, confidando nell'impunità. Nell'un caso e nell'altro noi pensiamo che debba lasciare senza indugio la sua carica, o essere indotto a lasciarla, non potendosi più oltre riconoscere in lui il rappresentante della comunità dei cittadini. Molti lo pensano, noi lo diciamo, appunto come cittadini: quei semplici cittadini contro i quali l'on. Cossiga si è vantato di aver predisposto a suo tempo un vero e proprio piano di proscrizione, affidato a una struttura armata clandestina.
    Questo e non altro è l'operazione Gladio. Concepita non solo fuori e contro la Costituzione di questo paese da chi le aveva giurato fedeltà, ma contro una parte della società e della popolazione, mettendo in conto forme di guerriglia o
    guerra civile. Progettata non contro la democrazia in senso vago, ma contro la sovranità popolare e il suffragio universale ove avessero messo in forse il potere democristiano. Intrecciata infine al Sifar e al golpismo del generale De Lorenzo, alla Rosa dei venti e ai Servizi cosiddetti deviati, e quindi verosimilmente implicata o contigua alla strategia della tensione e delle stragi.
    Se questa implicazione sanguinosa, sulla quale molti tornano a interrogarsi con sbalordimento, risultasse prima o poi non solo verosimile ma vera e provata, allora ci troveremo di fronte non più a una responsabilità amministrativa e
    politica dei passati governi (o di singoli uomini di governo) ma a un caso di concorso morale in reati che preferiamo non definire, una materia penale da cui la nostra mente rifugge. Ma anche se così non fosse, inalterata resta la natura
    eversiva di quella banda armata e di quel piano di proscrizione che nessuna clausola ufficiale o segreta degli accordi Nato, nessuna logica di guerra fredda, nessuna presunta emergenza militare può giuridicamente e politicamente
    legittimare.
    Una simile struttura e un simile piano, anche ammesso per assurdo che siano stati originariamente pensati in vista di una invasione straniera, sono stati attivati o riattivati nell'ultimo ventennio e fino ad oggi dai governi e dagli uomini
    della De (anzi da una rosa ristretta di persone all'interno dei governi) come una polizza d'assicurazione contro l'ascesa politica ed elettorale dei comunisti e della sinistra e contro i moti sociali di quegli anni. Non più leggi speciali, polizia e carabinieri o divisioni corazzate, e neppure i Servizi in quanto tali, ma un'arma segreta di pronto intervento esente da qualsiasi controllo istituzionale, totalmente sconosciuta al Parlamento, appoggiata semmai a centrali extranazionali: forse Berlinguer non ne sapeva niente, ma la sua riflessione sulla tragedia cilena si può applicare perfettamente a questo scenario italiano.
    L'on. Cossiga si dice orgoglioso di aver conservato questo segreto per 45 anni alle spalle della gente, ma il merito non è solo suo. L'on. Andreotti, l'on. Forlani, alcuni degli uomini più rappresentativi dei governi di questi anni, hanno fatto altrettanto. Il loro senso dello Stato, il loro rispetto della sovranità popolare, è sotto questo aspetto non dissimile da quello che ha improntato i regimi dell'est europeo, anche se una democrazia condizionata è meglio di una democrazia nulla.
    Senonché lì è caduto il Muro, ma qui non è caduto affatto: è il Muro della illegalità democristiana, l'anomalia e il peccato originale della nostra vita pubblica. Quanti grandi Vecchi, quanti Belzebù, quanti Burattinai abbiamo avuto
    in questi anni? Forse più di uno, forse una rosa di venti, che hanno tuttavia operato tuttidietro quel Muro e abitato tutti nelle stesse stanze: le stanze del potere, un potere insieme pubblico e occulto. Perché ci meravigliamo che il
    sistema politico sia marcito, le istituzioni siano spossessate e sfibrate, la finanza pubblica sia dissestata, la malavita sia insediata nella macchina statale? L'illegalità è indivisibile.
    Eppure oggi questo regime, questa classe politica, anzi questo personale politico (poiché sono sempre gli stessi uomini, con nome e cognome) rivendicano tranquillamente il loro operato e si concedono l'amnistia: il passato è passato, abbiamo tutti i nostri scheletri nell'armadio, non parliamone più, i comunisti si sono ravveduti, riformiamo insieme le istituzioni e governiamo in pacifica alternanza o meglio in convergenza più o meno parallela. L'on. Andreotti ha lanciato la prima pietra forse per dimostrare d'essere senza peccato, l'on. Cossiga l'ha rilanciata con pari improntitudine e leggerezza: forse pensano che chi ragiona così, chi mostra questo senso dell'impunità, susciti in questo paese frastornato più ammirazione che scandalo. Qui non siamo in America, che sotto questo aspetto invidiamo, e noi che diciamo queste cose non siamo il New York Times.
    Ma non crediamo neppure di trovarci, malgrado tutto, in un regime sudamericano. Pensiamo che esista ancora un'opposizione capace, in Parlamento e fuori, di reagire con i molti mezzi di cui dispone. Non si tratta di pretendere un ovvio scioglimento postumo della struttura clandestina ma di incriminarne i promotori. Non si tratta di chiedere una commissione di inchiesta a coloro che debbono essere inquisiti ma di istituirne una propria che porti questa
    vicenda in un'aula di giustizia. Giacché i reati di attentato alla Costituzione e di banda armata tanto più sono configurabili quanto più siano commessi o favoriti non da comuni cittadini o associazioni private ma da alte autorità che vengono meno al loro mandato o lo tradiscono. È troppo? Può darsi, il quadro è tale che vien voglia di chiudere gli occhi e arretrare. Ma guai a farlo.
    Ha ragione Occhietto, quando dice che bisogna rifondare la Repubblica (assai più del Pci). Ha ragione Craxi, che ha l'attenuante di esser stato al governo per poco tempo e per conto terzi, quando sente aria di congiura. Comprendiamo
    anche gli on. La Malfa e Spadolini, quando si schermiscono. Ma finché non tireranno tutte le conseguenze da vicende gigantesche come questa, e non picconeranno il Muro democristiano con tutto il calmo furore necessario, sarà come se avessero torto. Quali che siano oggi i rapporti di forza, non è che muteranno mai per grazia di dio, né si può sperare che la coscienza avvilita e distratta di questo paese si risvegli se ad essa nessuno fa appello con quanto fiato ha in gola.


I COMMENTI:
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  • come mai gli articoli del manifesto sono sempre pieni di commenti di gente di destra? 18-08-2010 13:03 - francesco

    La redazione: ce ,lo chiediamo anche noi.

    La mia idea e' che la destra. o se volete le destre (fascisti, parafascisti, CL, Opuse dei, PDL ect) sono, come le destre in USA, sempre piu' ideologizzate e convinte di essere in una missione. E' chiaro a mio parere che laggioranza dei commenti di destra non sono di persone legate alla destra laica ma alla destra religiosa, cristiana o giudaica. Sono in una specie di crociata. Naturalmente l'internet, che personalmente non credo mezzo di democrazia ma solo mezzo di illusione democratica, scatena gli schizoidi con delirio religioso, appunto. 18-08-2010 18:28 - Murmillus
  • Cossiga: Che il Giudice Supremo dell'aldila' lo giudichi, istruendo Caronte di sistemarlo nel cerchione approppriato, a compania dei suoi amici e complici - per l'eternita'. Che il Tempo inesorabilmente richiami anche Andreotti a farli compania in Eterno Tormento. 18-08-2010 18:26 - Torquemada
  • Per la Redazione: la vostra è la solita propaganda o è l’alteriosclerosi che avanza? Oltre a scrivere spero abbiate anche imparato a leggere e magari ad informarvi anche altrove. Innanzi tutto le 4 lettere indirizzate alle massime cariche dello stato non sono, come avete insinuato, “ dal contenuto ignoto, e non sono “ indirizzate” a Napolitano, Schifani, Fini e Berlusconi come persone,, perché Cossiga le aveva redatte già nel 2007 con l'intenzione di farle recapitare solo dopo la sua morte. Sempre che la memoria non vacilli dovreste ricordarvi che all'epoca le quattro cariche erano occupate dai vostri beniamini : Romano Prodi, Franco Marini e il Vs. amatissimo Fausto Bertinotti. L’unico sopravissuto alla nomenclatura di Sinistra è Napolitano. Se volete leggere i testi li troverete con qualsiasi motore di ricerca o su qualsiasi altro giornale più informato o solo meno fazioso e rancoroso del vostro. Quella indirizzata al Presidente del Consiglio, sarà resa nota ad esequie avvenute perché appunto contengono disposizioni in tal senso. In quanto alla domanda: perché quelli del centrodestra scrivono sul Manifesto? Perché fa ridere leggere l’espressione dell’ideologia comunista, imbottita di propaganda faziosa, retrograda, e livorosa. Ma vi rendete conto che c’è ancora gente che si firma con “saluti comunisti”? C’erano i “saluti romani”, probabilmente, viste certe farneticazioni, quelli comunisti sono solo il rovescio della stessa medaglia! 18-08-2010 17:44 - piero
  • Salve a tutti, bene! un presunto detentore di squallidi segreti di stato é partito. Certo bisognerà aspettare che qualcun altro della stessa risma( Andreotti?!) se ne vada per poter , forse, sapere chi ha voluto tutte quelle stragi. Vorrei fornire la mia opinione circa alcuni commenti sul comunismo " reale" e sul capitalismo ( quello si, reale). Circa il comunismo, io credo che non sia fallito, semplicemente perché quell'obrobrio partorito nell'europa dell'est tutto era fuorché comunismo. Riguardo il capitalismo, credo abbia contribuito, IN UNA CERTA MISURA, a creare democrazia, ma secondo i suoi criteri e i suoi obiettivi. Quello che , a mio avviso, deve fare il pensiero di sinistra o rivoluzionario, é di trasformare il punto di massima evoluzione politico-economica prodotto dal capitalismo in una forma di società superiore. Ma questo sta a noi esseri umani farlo, senza aspettare che l'elité politico-parlamentare ci guidi, perché non lo farà mai: non é nei suoi obiettivi!! apriamo un dibattito?! 18-08-2010 17:31 - giacomo
  • giornata di grande gioia, nel ricordo dei nostri morti 18-08-2010 17:04 - Roberto
  • in pratica uno applica in modo destro machiavelli e diventa statista. Un colpo qui, uno li', un depistaggio un omicidio un inciucio una giullarata e andarsene sottoterra col medio alzato verso lo Stato e il suo popolo virtuale di cui e' stato padrone o padroncino. Napolitano, peccato, non arrivera' a essere uno statista, ma dopo la Turco-Napolitano, hai visto che l'han fatto Presidente!!!

    Commenti destri: intanto i commenti non rivelano i lettori, le mappe di lettura, gli incroci intratestuali ed extratestuali....mediali (oddio che parola!scappate tutti kompagni del manifesto! mediali...) Lo strumento che ilmanifesto si e' dato fa pena, il massimo della rete e dei suoi linguaggi e' praticamente ancora legato a una logica scritturale. Si dira' che non ci sono soldi etc etc Diciamo che non c'e' coraggio. I destri spopolano quando manca coraggio, progettualita', dialogo effettivo e non articoli dati come si danno le polpettine ai cani.

    Ma se Cossiga e' stato uno statista, Andreotti che roba e'?
    :) 18-08-2010 16:43 - shangu
  • era il più democristiano dei democristiani più prete dei preti 18-08-2010 16:40 - Dino
  • come mai gli articoli del manifesto sono sempre pieni di commenti di gente di destra?

    la redazione: Ce lo chiediamo anche noi. Voi che risposta date?

    Domanda inutile.
    non ci sono più lettori di sinistra.Tolti quelli dell' altra parte i commenti sono quelli dei soliti 4(proprio Quattro di numero) 18-08-2010 15:54 - antonio
  • Per la redazione:
    Per me, gli articoli del manifesto sono pieni di commenti di gente di destra perchè il manifesto dice e scrive ancora cose di sinistra che li fanno incazzare. berlusconismo a parte, quelli di destra condividono quasi tutto con il Pd e Idv. e questo li deprime terribilmente...
    Per concludere, i loro commenti sono un buon segno. siete sulla strada giusta. ciao 18-08-2010 15:46 - Dende
  • per me la risposta del perchè i commenti sono spesso scritti da persone di destra è che i suddetti commentatori (DI DESTRA)sono confusi lanciano provocazioni al fine di seminare la loro confusione ma con la (spesso) segreta speranza di ricevere risposte che diradino le loro nebbie e poi non frequentando i siti dei giornali di destra presumo che vengano su questo per respirare aria di libertà, sulla politica della redazione di ospitare simili interventi non sono del tutto d'accordo sopratutto quando si insinuano commenti razzistici - in particolare ne ricordo uno che inneggiava alla grandezza e al rigore della germania contro il sud dell'italia, a proposito la tristissima vicenda della love parade non sembra una cosa da paese del terzo mondo? -
    p.s. dedico questo stupido intervento alla memoria di un caro amico di scuola che traumatizzato da un orribile esperienza di militare di leva andò a suicidarsi nella tenuta di castelporziano per protesta contro l'allora presidente della repubblica Kossiga capo delle forze armate - che da ieri la terra ti sia più lieve e anche noi che siamo rimasti ti pensiamo un pochino meno amereggiato ora 18-08-2010 15:41 - jangaderop
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