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Sebastiano Canetta, Ernesto Milanesi
La cricca di Arzignano
Stesso stile da boss di provincia, come i casalesi. «Ladroni» a man bassa, proprio come nella vituperata Roma. Utilizzatori finali di donne a pagamento, sull'onda della moda che ha tanto successo fra i Vip. È la cricca in versione Arzignano, angolo del vicentino che i riflettori dell'informazione faticano ad illuminare come pure dovrebbe meritare.
Otto arresti eseguiti all'alba del 16 giugno. Angelo Fiaccabrino, 58 anni, funzionario dell'Agenzia delle entrate, in carcere. Agli arresti domiciliari altri sette: Vittorio Bonadeo, 35 anni; Gian Domenico Brando, 55 anni; Claudio Consolaro, 53 anni; Graziano Dal Lago, 52 anni; Felice Floris, 39 anni; Alessandro Salvadori, 48 anni; Mario Pietrangelo, 72 anni.
È l'inchiesta condotta da Ivano Nelson Salvarani, lo stesso magistrato che vent'anni fa aveva scoperchiato la Tangentopoli a Venezia. Un faldone con 77 indagati, intercettazioni telefoniche e riscontri ambientali. La cloaca dei conciatori di pelle, specialità industriale locale. Il «federalismo criminale» nella provincia saltata a pie' pari dalle braccia di mamma Dc all'affarismo di bassa Lega. Professionisti del fai-da-te, soprattutto quando si tratta di non pagare un cent di tasse e smazzare bella vita.
La Procura della Repubblica di Vicenza ha messo sotto la lente d'ingrandimento una cinquantina di aziende, una dozzina tra commercialisti e consulenti e nove dipendenti dell'Agenzia delle entrate. Più Luigi Giovine, ex comandante della Guardia di finanza di Arzignano ora in pensione. Tutto comincia seguendo la scia dell'insostenibile tenore di vita di Andrea Ghiotto (giovanissimo presidente del Grifo, la squadra di calcio a cinque di Arzignano) rispetto alle sue dichiarazioni dei redditi. Da mesi, ormai, affiora il liquame della partita doppia: di giorno, in pubblico, vincenti e rispettati fino a rappresentare il modello di «piccoli Berlusconi» della concia; di notte, in privato, a godersi l'evasione fiscale alla faccia di Visco certi dell'impunità di un sistema costruito sulla complicità che comprende anche le notti di sesso.
Dai computer sequestrati agli indagati emergono clip e filmati che scottano. Spiccano i video girati personalmente da Ghiotto che aveva imbottito di telecamere nascoste le tende della suite dell'hotel Principe di Trieste ad Arzignano. E qui spuntano gli "ospiti" eccellenti, come Barbara Montereale, già animatrice delle serate presidenziali a palazzo Grazioli insieme alla escort Patrizia D'Addario. La "ragazza immagine" di Bari avrebbe partecipato, almeno in un'occasione, alle sfavillanti feste organizzate dal Grifo. Con lei nei filmati è stata riconosciuta anche la soubrette Rajaà Afroud, "velina" marocchina in forza a Paperissima. Si vocifera di cachet da più di mille euro a serata. Resta da chiarire se si tratta del pagamento dei gettoni di presenza per le apparizioni ai party della concia o del saldo di prestazioni di altro genere. «Alle feste hanno partecipato in tutto una ventina di ragazze. Pagavo le spese di trasferta a quelle che venivano da più lontano. C'era anche Barbara Montereale, ma lei non faceva sesso. Veniva solo per fare la ragazza immagine. Ricordo che le davo circa 700 euro a evento. La notte, finita la festa, si fermava in camera mia. Poi, quando ho visto che andava anche da Berlusconi ho detto: però, ne ha fatta di strada. Se avessi potuto, gliel'avrei presentata io al premier....» racconta Ghiotto.
Naturalmente sono dettagli ancora tutti da verificare: il pm Salvarani non ha ancora chiuso l'indagine Dirty Leather. In ogni caso la "fotografia" risulta abbastanza nitida per definire ambiti e ambizioni della facoltosa cricca della concia. Anche perché al vaglio degli inquirenti ci sono anche registrazioni di altro tenore. Nei dischi rigidi dei pc di commercialisti e consulenti vicentini, oltre ai documenti contabili, sono stati sequestrati i filmati delle tangenti. Decine di file video con le riprese degli incontri con i dirigenti dell'Agenzia delle entrate di Arzignano e Vicenza. Una delle prove dello scambio di mazzette, secondo la Guardia di finanza. Una forma di tutela a sentire Ghiotto, che sugli "amici per la pelle" di Arzignano si è già lasciato sfuggire il nome di un politico: il senatore vicentino della Lega Nord Alberto Filippi, 44 anni. «Unichimica, la sua azienda, era il maggiore sponsor della squadra del Grifo, e dunque anche a lui restituivo gli imponibili con il "sistema". Lo ha fatto fino al 2003 ma posso solo ringraziarlo perché senza i soldi di Filippi non saremmo arrivati così in alto» come si legge nell'intervista rilasciata da Ghiotto al Corriere del Veneto il 10 giugno. Insomma, un vero e proprio vortice di favori, amicizie, addomesticamenti, omertà e connivenze. Un gioco sempre a somma zero per i professionisti dell'evasione che erano riusciti a truccare la partita a partire dall'arbitro.
Soprattutto un «giro» sulla pelle dell'erario. Tasse, contributi non versati, tangenti per milioni di euro. Di più: controlli pilotati e verifiche ammorbidite da parte di dipendenti dello Stato. Con la mediazione interessata di stimati professionisti. Gente al di sopra di ogni sospetto, che disprezza la legge: «Dovrebbero arrestare me...e mezza Vicenza...» commentavano via cellulare Vittorio Bonadeo e Mario Pietrangelo. Impuniti come i veri mafiosi. Una succursale di provincia della cricca Anemone. In grado, fino all'ultimo, di intorbidire le acque conciando collusioni a tutto campo. Sicuri di poter contare sull'omertà che da Arzignano dilagava fino a qualche palazzo di Vicenza.
Ma non avevano messo in conto la determinazione di Procura e Guardia di finanza. Il lavoro certosino del maggiore Paolo Borrelli ha cominciato a ricostruire pezzo per pezzo il puzzle. E una dipendente dell'Agenzia delle entrate di Arzignano non si tira indietro: testimonia, puntualmente. «Nell'ufficio commercialisti e consulenti fiscali spadroneggiavano». Fioccano le verifiche «ambientali» che si intrecciano con quelle contabili.
Così si risale fino al 2003. Secondo la Procura, i professionisti «arruolavano» dirigenti compiacenti dell'Agenzia delle entrate per selezionare la lista di aziende da sottoporre ai controlli fiscali. Sull'altro fronte, «mercanteggiavano» con gli imprenditori la mazzetta che garantiva la soluzione di qualsiasi problema. A quel punto, una (minima) parte dei soldi arrivava nelle casse dell'erario. Il resto diventava il «tesoretto» della bella vita. Sono almeno 68 gli episodi di corruzione individuati dalla Guardia di finanza. Con almeno 140 milioni di euro trasferiti all'estero. Grazie alle fiduciarie con indirizzo nei paradisi fiscali. Disponibilità personali in Svizzera, alle Bahamas e in Lussemburgo, come nel caso della conceria Gherber di Arzignano capace di «stornare» 2 milioni di euro al fisco in favore della società anonima Leather International. È di questi giorni la decisione dell'Agenzia delle entrate di Venezia di licenziare in tronco gli ex dirigenti Fiaccabrino e Claudio De Monte. «Le novità della riforma Brunetta permettono il licenziamento senza preavviso per punire comportamenti gravemente lesivi della deontologia. A prescindere dalla conclusione del procedimento penale» spiegano alla direzione regionale dell'Agenzia. In questo caso, non erano certo fannulloni.
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ildenaro pubblico viene sprecato e usato male 21-08-2010 16:44 - diego
Mi sembra esagerato addossare il tipico "malcostume" fiscale nordestino all' avvento della Lega. Mi tocca ripetere un concetto già espresso in precedenza: in TUTTA l' Italia c' è sempre stata storicamente un' evidente tendenza all' evasione fiscale, direi in generale che è quasi connaturata ed imparentata con lo scarsissimo senso civico del popolo italico (ed in questo, spiace doverlo ricordare, il SUD è da sempre messo ENORMEMENTE peggio rispetto al NORD. O vogliamo ancora una volta nasconderci dietro ad un dito???). Cosa c' entra la Lega? Se poi, culturalmente, ANCHE la Lega possa aver contribuito ad aggravare una situazione pre-esistente, questo è possibilissimo, ma in questo la Lega si è trovata in una compagnia a dir poco sterminata; a partire dagli anni 80 (quindi, ben prima della nascita della Lega!!!) s' è imposto nella società non solo italiana, ma a livello quasi mondiale, un modello culturale basato sul più bieco edonismo. Oltre tutto, Mr. B., ovvero il Cav., in tutto questo ha o non ha avuto un ruole enormemente più importante della Lega stessa? Ha o non ha contribuito "culturalmente" molto più della Lega stessa a questa deriva, imponendo un modello fatto di lustrini, paiettes e menefreghismo imperante? Poi, lo stesso centro-sinistra, non è che abbia sempre brillato per la propria moralità adamantina: basta ripercorrere con la mente alcuni episodi anche molto recenti! Insomma: "MALA TEMPORA", altro che la Lega... 20-08-2010 20:46 - Fabio Vivian
Che vuol moralizzare la Padania?
Ma cosa dice il figlio di Bossi?
Che papà lotta per un mondo migliore?
Teste di trota!
Parole che non hanno più alcun significato.Come quando parlava Craxi dal grande spettacolo pirotecnico che aveva impiantato prima di fuggire, al Lingotto".Vi ricordate?
Vi ricordate che anche allora cerano le Ornelle Vanoni i Ferrara,i Brunetta e i Sacconi?
Tutti insieme con il grande statista siculomilanese come Bossi!
Vi ricordate quante attricette,ballerine,nani e altri "animali",stavano con il garofano attaccato al petto, come oggi stanno con le cravatte verdi?
Sempre loro e sempre a mangiare a quattro canasce.
Hanno fatto arrestare tutti i concorrenti della camorra e della vecchia mafia,così possono prendersi tutte le fette, di questa grande torta!
Ma come allora,sono dubbioso che possano rimanere a galla per molto.Troppi nemici e troppa ingordigia.
Non si può prendere in giro la gente per sempre,specialmente se questa sta perdendo il lavoro,mentre il figlio del Boss ha uno stipendio comunale di 13mila euro mensili.
Alla faccia della legge e dell'ordine.
Altro che Carroccio,questo e un sfonda banche e invece dei celtici ci sono dentro tutta la banda bassotti al completo!
Chi si illude che possano vivere a lungo,non riesce a capire la portata della corruzione che questa gente è riuscita a far passare nel paese.Da rimpiangersi il povero Craxi,almeno lui rubava per il partito.Questi,come il loro ex collega Fini,rubano al partito per se.
Dalla padella alla brace.Andreotti oggi ci appare come un vecchio monello.
Ieri Bossi ha cambiato anche la canottiera,se l'è messa nera,per non far vedere tutte le patacche di sugo che ha.
Magna magna!
Milano Ladrona! 19-08-2010 18:14 - mariani maurizio