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Daniela Preziosi
Un "centro" cattolico nel Pdl? Pisanu ci prova
La nuova trama centrista è delicata, il filo della riuscita è esile. L'ambizione enorme: dopo la fuoriuscita dei finiani, raccogliere un'area centrista interna al Pdl, composta di deputati e senatori di ispirazione cattolica che intravedono il fine-corsa del governo del capo e non vogliono (più) passare per sciocchi di acqua. Tutti parlamentari «responsabili», ovvero contrari al voto anticipato. Magari aiutati, in questa convinzione, dalla certezza che al prossimo giro il 'capo' premierà solo i fedelissimi disposti a ingoiare tutti i rospi leghisti.
Ma l'operazione è difficile, la paura fra i peones Pdl fa novanta e per provare a persuaderli ci vuole un diplomatico di razza. Per questo Beppe Pisanu, l'ex dc a capo della commissione antimafia, molto vicino al presidente della Camera e tuttavia rimasto nel Pdl, ieri si è affrettato a smentire una dichiarazione che gli era stata attribuita e che suonava con un controproducente tono tranchant, a proposito dell'esito della cena con Berlusconi, mercoledì sera a Villa Certosa. «Io sono molto testardo di mio, e oltre tutto sono sardo: per farmi cambiare idea ci vuole moltissimo». C'è un «malinteso», rettifica, «non ho fatto alcun riferimento al mio incontro con il presidente Berlusconi». Sarebbe proprio Pisanu la punta di diamante di questa operazione politica, vista ovviamente di buon occhio da Fini. Pisanu nei prossimi giorni incontrerà il ministro Maurizio Sacconi, ex laico socialista ma da qualche avvicinatosi alla fede, fatto personale che potrebbe avere qualche ricasco politico. Appunto, un'area centrista ma cattolica che raccoglie gli scontenti di Berlusconi che però antipatizzano con gli eccessi 'laici' di Fini e le aperte abiure del passato berlusconiano di FareFuturo. Un drappello pronto a collegarsi con il Fli per frenare il ricorso anticipato alle urne; e comunque, un gruppo in grado di preparare il dopo-Silvio.
Non è, almeno nelle intenzioni, l'ennesima incarnazione in scala della Dc. Ma in concreto le assomiglia. Perché, ragiona chi a questo percorso partecipa, la divisione degli ex dc, chi di qua chi di là, nasce con l'avvento di Berlusconi, nel '94. Se Berlusconi smettesse di essere il perno della politica, sopravvivrebbero le ragioni del divorzio?
L'operazione, neanche a dirlo, è benedetta, persino suscitata dalle colonne di Avvenire. Che da una settimana batte sul dialogo delle disperse anime cattoliche sui temi etici. Il giorno di Ferragosto ha pubblicato un'intervista in cui Sacconi chiedeva di inserire i temi bioetici nella verifica di governo, schierandosi comunque contro un'eventuale «maggioranza di cinici e bari» che volesse tradire il voto del 2008. E però a quell'appello sui temi della bioetica, declinati in versione teocon («difesa della vita», riforma del welfare), Berlusconi ha risposto picche. Hanno risposto invece i centristi dell'Udc e i cattolici del Pd, Beppe Fioroni in testa.
E qui il discorso di Avvenire comincia a prendere corpo. E non ha l'aria di un corpo mistico. Ieri il giornale della Conferenza episcopale, che con Berlusconi ha un conto aperto dall'epoca dell'affaire Boffo (il direttore eseguito da un dossier-killer del Giornale di Feltri), ha pubblicato un dotto ricordo di Alcide De Gasperi, di cui ricorreva l'anniversario della morte (il Pd l'ha commemorato con una messa a cui ha partecipato anche Gianni Letta) a firma dell'ex dc Lucio D'Ubaldo. Il senatore la prende larga, scrive della visione unitaria del padre di tutte i democristianismi. Poi fatalmente approda in una «lezione incancellabile, e da rivalutare». Quella di «un centro inclusivo e dinamico, identificato come punto di equilibrio del sistema politico della Repubblica», un'idea che «seppe avvertire la necessità di ricomporre nel più ampio disegno della coesione nazionale le varie anime del cattolicesimo politico». Politichese colto, l'allusione all'oggi potrebbe non essere chiara. E allora il senatore chiude così: «Il conflitto radicale, eretto a sistema di potere dentro un bipolarismo artificiale, corrode le basi stessi della democrazia. Per questo non è incongruo riconoscere che la cultura del 'centro' - luogo della politica, non di mero compromesso, s'incarica tuttora di svolgere la sua sollecitazione pubblica e di interrogare i sinceri democratici tanto di ispirazione laica che cristiana». Un segnale a chi prova a riunire i cattolici di qua e di là.
Quindi anche un avvertimento al Pd. Perché nelle ultime giornate delle camere, negli incontri fra il segretario Bersani e i parlamentari democratici, si è fatto avanti un ragionamento. La senatrice Finocchiaro, in particolare, lo ha svolto: la nuova collocazione 'laica' di Fini obbligherà il Pd ad uno spostamento a sinistra. E lo spazio degli ex dc, nel Pd, si fa sempre più stretto.
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Perchè la cosa possa avere un minimo di seguito e credibilità ci vorrebbero ben tre condizioni tutte simultaneamente necessarie ma nessuna sufficiente di per sè: 1) Subito una bella crisi di governo con dimissioni del Beruska; 2) Un' altra legge elettorale, come minimo proporzionalista; 3) Un leader capace di coagulare l' eventuale consenso popolare. Pisunu? Ma non fatemi scompisciare dalle risate: sarà stato anche un buon ministro ma per fare il leader di un partito nazionale ci vuole ben altra immagine e ben altro spessore, almeno mediatico! Poi state tranquilli: i supposti candidati a queste grandi manovre centriste sono per lo più degli ex-democristianoni, ovvero dei furbacchioni, almeno polticamente parlano; finchè il quadro non si chiarirà definitivamente se e sstaranno allineati e coperti per benino, al massimo "trameranno" nell' ombra!!! 20-08-2010 19:23 - Fabio Vivian