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Roberto Tesi
Usa, crescono i senza lavoro
Si sta aggravando la già grave situazione dell'occupazione negli Stati uniti: nella seconda settimana di agosto (quella terminante il 14) 500mila lavoratori Usa si sono messi in coda davanti agli uffici di collocamento per presentare la domanda iniziale per la concessione del sussidio di disoccupazione. In altre parole negli ultimi sette giorni, mezzo milione di lavoratori ha perso il posto.
Secondo i dati diffusi ieri dal Dipartimento del lavoro, nell'analoga settimana lo scorso anno le richieste iniziali di sussidi erano state 575mila. Apparentemente un miglioramento, ma solo apparente: un anno fa la disoccupazione era collocata sui massimi storici post bellici, poi la situazione era lentamente migliorata e le richieste iniziali erano scese attorno quota 400mila. Ma nelle ultima settimane le richieste hanno ripreso a crescere e le 500mila dell'ultima settimana rappresentano il dato peggiore degli ultimi nove mesi.
Nonostante gli sforzi dell'amministrazione Obama - da ultimo lo stanziamento di parecchi miliardi di dollari per non far licenziare 300mila insegnanti - l'occupazione seguita a non aumentare o lo fa con cifre ridicole. Così il tasso di disoccupazione è rimasto appena inferiore al 10% e sono oltre 16 milioni i senza lavoro. Normalmente nel ciclo economico l'occupazione ritarda a risalire: statisticamente segue di circa un anno l'inizio della ripresa. Questa volta, però, le cose stanno andando diversamente. E' dall'ultimo trimestre del 2008 che il Pil ha smesso di diminuire, ma la disoccupazione non scende o diminuisce pochissimo. E questo sta sconvolgendo il tradizionale modo di analizzare il ciclo economico, mettendo in crisi quasi tutti gli economisti Usa che, ormai, parlano apertamente di una ripresa senza occupazione.
Il problema reale è che c'è in tutte le imprese statunitense una ricerca all'unisono di una ripresa basata su forti aumenti di produttività, sul migliore utilizzo (o sfruttamento) della forza lavoro impiegata. E questo frena nuove assunzioni, ritorcendosi sulla forza stessa delle ripresa. Minore occupazione, infatti, significa minore domanda di beni da parte delle famiglie che, oltretutto, stanno diventando più «risparmiose» cioè prudenti nelle decisioni di spesa, cercando di risparmiare il massimo per fronteggiare una situazione recessiva che non appare ancora risolta. Certo, la fiducia dei consumatori è cresciuta, ma non come è avvenuto in passato in occasione di precedenti recessioni.
Il clima di incertezza è stato ben rappresentato dal Cbo, il Congressional Budget Office, l'Ufficio di bilancio indipendente del Congresso Usa, nell'aggiornamento delle previsioni di bilancio diffuse ieri. Secondo il Cbo, l'economia crescerà a un ritmo di «solo 2%» dal quarto trimestre del 2010 al quarto trimestre del 2011. Anche se la crescita dovesse accelerare negli anni successivi, «il tasso di disoccupazione non dovrebbe scendere al 5%» fino alla fine del 2014. La crescita dalla metà del 2009 è stata «anemica», aggiunge il Cbo, comparata alla ripresa da precedenti crisi economiche e il tasso di disoccupazione è rimasto «piuttosto alto», in media il 9,7% nella prima metà del 2010. Un modello di ripresa, rileva il Cbo, tipico per le crisi economiche originate da crisi finanziarie. I fattori che condizionano la ripresa, oltre alla fine del supporto fiscale federale, sono così spiegati dal Cbo: il numero considerevole di case vuote e fabbriche e uffici sottoutilizzati continuerà ad essere un «fardello» per il mercato immobiliare residenziale e per gli investimenti, mentre la lenta crescita del reddito e la perdita di ricchezza peseranno sulla capacità di spesa dei consumatori.
Il Cbo ha anche diffuso una stima aggiornata del deficit federale: per l'anno fiscale 2010 (che termina il 30 settembre) si attesterà a 1.340 miliardi di dollari, poco meno dei 1.350 miliardi stimati a gennaio, ma per l'anno fiscale successivo è atteso un deficit di 1.070 miliardi, in rialzo dai 980 miliardi stimati a gennaio. In rapporto con il Pil siamo al 9,1% (contro il 9,9% del 2009) e per coprire l'enorme debito (oltre 13mila miliardi di dollari) sarà necessario offrire alti rendimenti che rischiano di far crescere i tassi di interesse che la Fed vorrebbe tenere bassi per favorire la ripresa che appare fragile.A tale proposito ieri sono stati diffusi un paio di dati che hanno suscitato preoccupazione. Il primo è il superindice: in luglio è cresciuto dello 0,1%, meno delle attese e gli economisti del Conference board che lo elaborano hanno anche rivisto al ribasso il dato di giugno che ora riflette una flessione dello 0,3% anziché dello 0,2% come riportato trenta giorni fa. «Gli indicatori sembrano puntare a un'espansione lenta fino alla fine dell'anno - ha detto il capoeconomista Ken Goldstein - tuttavia la buona notizia è che questi dati non sembrano puntare a una ricaduta in recessione». Altro delusione l'ha provocata la caduta in agosto dell'indice sull'attività manifetturiera dell'area di Filadelfia che è sceso a -7,7 punti da +5,1 punti di luglio. Il dato reso noto dalla locale Federal Reserve smentisce le attese degli analisti, che avevano previsto un aumento a 7 punti. E così, dopo la piccola ripresa di mercoledì, ieri le borse statunitensi hanno ripreso a perdere.
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il giorno prima nel tardo pomeriggio e aveva notificato che questa farmacia DEVE
chiudere entro mercoledi' 25 c.m. e giovedi' l'intero edificio dovra' essere compleatmente vuoto ! Risultato : due
farmacisti e quattro assistenti disoccupati !
Qui' in America la situazione sta diventando da incubo col passare dei giorni. Ci vorrebbe una rivoluzione (pacifica) anche se la maggioranza degli
americani sembra,purtroppo, rassegnata !
Alessandro B. ha citato i campi FEMA...
Appunto in caso che la gente si svegli in tempo....! Steven 21-08-2010 15:10 - Stevan
usano gli elicotteri per non perdere troppo tempo nei loro loschi affari; le auto le lasciano ai gonzi che si azzuffano fra loro nelle strade infestate e strapiene di traffico. Ma il capitalismo negli USA e non solo, è ormai al capolinea e la sua fine sarà persino indolore. Quell'avvento straordinario,infatti, è più vicino di quanto la stragrande maggioranza della popolazione del globo si aspetta e vi aspira da secoli e secoli ! Ermanno Verzella 21-08-2010 09:28 - ermanno verzella
Belle e vere osservazioni.Vorrei solo aggiungere un piccolo ma enigmatico dettaglio sulla Sua storia dei carrelli di supermercato intasanti delle strade: in molti ma molti casi, il poveraccio alla "guida" issa sul carrello una bandierina a stelle e strisce.....
Salve a tutti. 20-08-2010 19:07 - agricola
ottimo articolo come sempre. Ne parlava gia` Krugman sul NYT l'1 agosto, questa disoccupazione sta diventando la normalita`. Se ci aggiungiamo la paura di spendere come prima e di indebitarsi, allora Obama e` proprio nei guai.
L'impressione e` che stia diventando inevitabile la necessita` di ripensare il modello di sviluppo. 20-08-2010 16:20 - Vito A.
Poi una informazione che forse in pochi sanno e che da' l'idea di cosa significa il libero mercato allo stato puro. Una assicurazione per malattia, con 3000-5000 dollari di franchigia (quello che si paga prima che l'assicurazione subentri nelle spese) e' di circa 1000 (mille) dollari al mese all'eta' di 55-60 anni in persone sostanzialmente sane. Naturalmete oltre alla franchigia si paga sempre una quota sulle medicine che puo' variare intorno ai 10 dollari a prescrizione (quattro medicine al mese = 40 dollari) indipendentemente dal tipo di malattia. Inoltre si paga una quota variabile tra i 20 e i 40 dollari per ogni visita medica. Il pronto soccorso costa anche esso una cifra variabile intorno ai 150 dollari in aggiunta alla franchigia.
Naturalmente esiste il medicaid (bersaglio continuo dei repubblicani) che paga le spese ai nullatenenti con varie limitazioni. Se non sei assicurato e incorri in spese mediche si fa prestissimo ad andare ad infoltire la schiera di coloro che non hanno piu' nulla.
Credo che queste informazioni di prima mano possano essere utili per capire un po' il capitalismo senza protezioni che molti vorrebbero anche in Italia. 20-08-2010 16:07 - Murmillus
Concordo, ma cosa potevamo aspettarci d'altro da un presidente che, per uscire dalla crisi, si fa aiutare da Geithner, Rubin e Summers? Come se un ministro della Sanità si facesse aiutare da Dracula per fronteggiare la carenza di sangue.
Intanto, negli USA, i campi FEMA aspettano solo di essere riempiti... 20-08-2010 15:57 - Alessandro B.
Ora siamo nella crisi dei disoccupati e dei ceti medio bassi.
Ma quì nssuno si preoccupa più di tanto.Nessuno aiuta le famiglie al collasso,come hanno aiutato le banche e gli industriali, con gli incentivi.Le famiglie dei poveri devono fare da soli.
Se dovessimo dare una bistecca a ogni americano,ci vorebbero 300milioni di bistecche!
Se dovessimo dare un litro di latte a ogni americano come fanno a Cuba,oggi sparirebbero 300milioni di litri di latte.
Meglio non dare nulla a nessuno e lasciare quei grassi proletari, dimagrire e uscire dalla crisi da soli.
Obama ha salvato il mondo dei ricchi.Cos'altro avrebbe dovuto fare?
Ma siamo matti,dare una sanità a 300 milioni di americani!?!
Meglio che paghi chi può e muoia chi non può!
Mica stiamo pettinando le bambole, qui alla Casa Bianca!
Tutti che chiedono.Ma chi siete voi?
Siete ricchi? Siete uomini di potere?
Non siete niente di tutto ciò,allora che cosa pretendete.Andate con le vostre proli a cercare fortuna in altri paesi.Quì in Amerika non c'è niente per nessuno.Anzi qualche cosa abbiamo per voi,un sacco di bastonate e di deportazioni.
Il muro di Berlino, lo abbiamo spostato al confine con il Mexico e stiamo addestrando i cercatori di glandestini.Vivi o morti!
L'Amerika è un grande paese,ma non per tutti!
Mi hanno detto che vogliono vietare i carrelli dei supermercati, per la città di New York.Intasano le strade.
In questi carrelli,i senza più casa e lavoro ci mettono le loro poche cose e caminano a corteo per la città.
Le auto dei ricchi non sopportano tutto questo traffico.
E hanno ragione...! 20-08-2010 13:41 - mariani maurizio