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Eleonora Martini
«Droga e carcere: abbiamo sbagliato»
Il ministro dell'attuazione di programma Gianfranco Rotondi, reduce da un Ferragosto passato a visitare le patrie galere, fa il punto sull'«emergenza carcere» decretata dal ministro Alfano otto mesi fa. Dei topi nelle celle è consapevole, ma un'altra ricetta per uscire dall'illegalità dello Stato non ce l'ha, se non difendere - non proprio a spada tratta, a dire il vero - il "programma di governo".
Nei giorni scorsi, sul manifesto, associazioni come Antigone e lo stesso presidente del Consiglio d'Europa hanno mostrato di non digerire molto la passeggiata ferragostana "dentro le mura" di parlamentari leghisti e del Pdl, sempre pronti all'«uso simbolico del sistema penale» e a promuovere nuove leggi criminogene.
Lasciando alle cronache di colore i vari Dell'Utri e Cosentino, ministro Rotondi, c'era anche lei in carcere a Ferragosto. Cosa ha visto che non sapeva?
Devo dire che il mio itinerario era involontariamente fortunato perché ho visitato il carcere di Teramo, sovraffollato come tutti gli altri ma che tuttavia essendo di recente fabbricazione presenta condizioni generali più sopportabili, anche se il disagio è palpabile. Ho parlato a lungo con alcuni detenuti ma naturalmente il mio è stato un gesto più simbolico che sostanziale, perché la questione carceraria non è una mia delega nel governo.
Aveva già visitato altre carceri?
Sì, Poggioreale e Potenza in confronto ai quali Teramo è quasi un hotel a tre stelle...
«Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato», recita l'articolo 27 della Costituzione. Secondo lei le carceri italiane sono legali e costituzionali?
Sicuramente sì. E così il personale impegnato in prima linea che permette all'Italia di essere considerata nel mondo tra i paesi più civili e più rispettosi del dettato costituzionale che ci siamo dati. Naturalmente il sovraffollamento rende il personale insufficiente e le strutture insopportabili.
Eppure la Corte europea per i diritti umani e il Consiglio d'Europa hanno condannato l'Italia per le condizioni di vita inumane e degradanti.
Sempre per il problema del sovraffollamento: è quello che determina l'emergenza. Se in un ospedale eccellente per un'epidemia il numero di ricoverati si decuplica, è chiaro che diventa insopportabile. Bisogna dire, per esempio, che a volte si abusa della custodia cautelare. Inseguendo un'emergenza crescente, poi, è anche difficile impostare una strategia di rieducazione.
L'anno scorso c'erano 4 mila detenuti in meno e ogni anno, a causa di certe vostre leggi, la popolazione carceraria cresce a ritmi vertiginosi. Cosa proponete per uscirne, a parte costruire nuovi carceri per altri 21 mila posti che si riempirebbero nel giro di qualche anno?
È possibile pensare anche ad altri provvedimenti, a misure alternative. La manovra sarà più complessa e più complessiva.
L'attuale testo del ddl Alfano, dopo le proteste della Lega, non prevede nemmeno più la cosiddetta «messa in prova» del detenuto, e riduce la possibilità di ottenere i domiciliari nell'ultimo anno di pena. E comunque non svuoterà le carceri, visto che i condannati in via definitiva sono meno della metà dei reclusi.
Ma no! I numeri sono allarmanti ma non di emergenza. Credo che il combinato disposto della costruzione di nuove carceri e di misure alternative, seppure a discrezione dei magistrati, sia già un doppio tonico che in qualche modo allevierà. Poi, si sa che assistiamo ad un fenomeno che negli ultimi anni si è accentuato, come voi dite, anche per l'introduzione di nuovi reati. Ma noi non possiamo ridurre i reati perché i posti sono insufficienti: non possiamo venir meno ad una indicazione legislativa che è figlia di scelte dei cittadini, con adesioni attraverso campagne di opinione.
Gli immigrati reclusi sono 24.675. Spesso si tratta di "clandestini", persone che per motivi diversi non riescono ad accedere ai requisiti di legalità. Si diventa clandestini anche se si perde lavoro. In cella, d'estate, finiscono perfino le massaggiatrici "illegali" delle spiagge. Le sembra che il carcere sia il luogo giusto per queste persone?
Mi sembra chiaro che le nostre procedure d'espulsione non sono altrettanto efficaci di quelle messe in atto da Sarkozy che ha adottato un pugno di ferro elogiato perfino dalla stampa italiana. Noi in Italia abbiamo fatto lo stesso senza però mettere in atto gesti particolarmente duri.
Addirittura. Si può supporre, quindi, che anche per i tossicodipendenti non vedete altra alternativa al carcere: un terzo dei detenuti, ma in alcuni carceri si arriva a percentuali maggiori, ha violato la legge sugli stupefacenti. Molti di loro usano sostanze, ma soprattutto si tratta quasi sempre di piccoli spacciatori. Grazie alla vostra legge, le mafie continuano indisturbate i loro commerci di droghe mentre le carceri si riempiono di manovalanza. Non è così?
È un tema che sicuramente come cattolico mi tocca, e ne farò oggetto di riflessione ulteriore. Sicuramente dobbiamo fare un bilancio che non è brillante: contavamo con misure più dure di combattere meglio il fenomeno della droga, ma almeno nella sua strutturazione commerciale dobbiamo fare i conti ancora con una sconfitta.
Con i pochi agenti penitenziari attualmente in organico non si possono nemmeno aprire i reparti già ristrutturati. Avete tagliato i fondi per la manutenzione ordinaria e per pagare il lavoro dei detenuti, venendo così meno anche alla funzione rieducatrice della pena. Che senso ha spendere altri soldi per costruire nuove celle?
Spesso è conveniente costruire nuove strutture piuttosto che ristrutturare le vecchie secondo gli standard europei imposti. Il problema degli operatori sotto organico esiste, come anche quello dell'opportunità lavorativa per i detenuti, che è una delle conquiste fatte negli ultimi anni e richiede uno sforzo oneroso da parte del governo. Ma purtroppo tutti i servizi pubblici nel nostro Paese sono gravati dal costo di una crisi internazionale che ci costringe a un supplemento di dieta, cominciata peraltro con il governo Ciampi del '94. È sicuro, però, che ogni sforzo sarà fatto perché non si agisca solo sotto l'impulso di un'emergenza carceraria che scoppia, ma come è giusto che sia per effetto di una programmazione e di una sensibilità costante.
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All'interno delle carceri si dovrebbero organizzare delle assemblee in cui i detenuti possano accampare i loro diritti di reclusi, far presente come uomini la loro situazione in un senso di fattiva collaborazione per il reintegro nella società.
Il reato deriva anche dalla struttura della società, è facile e semplicistico scaricare interamente l'onere dell'imperfezione sociale sul singolo individuo, questo comporta l'impossibilità di migliorare effettivamente la società perchè la stessa rimane esclusa dalle analisi e quindi dalle eventuali correzioni al fine di diminuire o debellare i reati.
I reati infatti non sono debellabili con le varie sanatorie come non è sano una alimento (acqua per es.) alla quale si alzi le soglie d'analisi degli inquinanti. 21-08-2010 19:40 - Gromyko
ma se la gente fosse dedita al cannibalismo e volesse mangiare la carne dei detenuti introdurrebbero un D.L. anche per questo? con questa storia del "la voluto il popolo" prendono una bella scusa per fare delle porcherie. prima rimbambiscono il popolo con le loro porcherie (vedi mediaset e altri lacchè) e poi ne cavalcano l'onda di ritorno.
Maiali! 21-08-2010 19:03 - stefano b.