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Francesco Piccioni
Senza legge a Melfi
La Fiat china (appena un po') la testa davanti alla legge, ma non ci pensa proprio a rispettarne la lettera; e ancor meno i diritti dei suoi dipendenti. Se qualcuno pensa che la memoria dei conflitti passati sia solo un impiccio, dovrebbe insomma studiarsi le mosse della Fiat in questa fase. Ieri ha "ammortizzato" la sentenza del tribunale del lavoro che imponeva il reintegro dei tre operai licenziati (due delegati della Fiom, più un lavoratore "semplice" ma iscritto allo stesso sindacato) accettando che i "reprobi" passassero la linea di demarcazione, ma non fino al punto di andare sulle linee per tornare al proprio posto. La controproposta aziendale infatti era semplice: i tre possono stare nella saletta sindacale (quella delle Rsu unitarie di fabbrica). Un modo di confermare quanto detto nel telegramma inviato sabato mattina ai tre dipendenti ("non intendiamo avvalerci delle vostre prestazioni", rispettando però i "doveri contrattuali" fino al 6 ottobre, data dell'udienza in cui sarà esaminato il ricorso della Fiat contro il reintegro.
Ieri era anche il giorno della riapertura dello stabilimento Sata, in questa valle battuta dal sole, con vialoni chilometrici e solo un paio di bar, ma lontanissimi dai cancelli. Per molti lavoratori c'era il problema di non essere neppure stati sufficientemente informati (sono quasi 6.000). Decine di telecamere, reflex e taccuini affollavano fin dalle prime ore lo spiazzo davanti ai tornelli. Diverse macchine dei carabinieri, una anche della polizia; e la Digos. Solo che stavolta le parti erano rovesciate: "fuorilegge" veniva annunciata l'azienda, la potente multinazionale (ex?) italiana con la testa a Detroit. A chiederne il rispetto erano invece sindacato e lavoratori. Ma nessuno rideva: quando la più grande azienda del paese mette in discussione la legge si annunciano tempi foschi.
L'incertezza su quel che l'azienda avrebbe fatto regnava sovrana, anche se le mosse possibili si riducevano a tre: respingerli come migranti fastidiosi, farli entrare fin nel reparto, farli entrare ma lasciandoli in isolamento. Nella repubblica dove le regole si piegano a seconda del peso specifico, la Fiat infine sceglieva quest'ultima.
Alle 13,15, dopo gli avvocati dell'azienda e della Fiom, è arrivato anche l'ufficiale giudiziario per notificare l'obbligo di riammetterli in fabbrica. I tre hanno atteso il secondo turno, il loro, poi hanno tirato fuori i tesserini e hanno imboccato i tornelli. Se non si fossero aperti voleva dire che l'azienda li aveva "cancellati", contravvenendo alla sentenza. "Apriti Sesamo", invece, e per un attimo partiva l'applauso, annuncio di vittoria. Prematuro. Gli addetti alla sorveglianza li invitavano a passare nel gabbiotto dei "guardioni", dove stazionavano gli ufficiali dei Cc e la dirigente Digos, oltre ai legali dell'azienda. Insieme a loro entravano anche l'vvocato Lina Grosso (in rappresentanza del collegio di parte Fiom), oltre al responsabile auto dei metalmeccanici Cgil, Enzo Masini. Un'ora e mezzo di attesa, con operai dei due turni (quelli che uscivano e quelli che dovevano entrare) a stazionare lì davanti, in una ressa molto ordinata di amministratori locali, giornalisti, ex parlamentari (Di Siena e Francesco Caruso) e lavoratori. Niente partiti, a parte Rifondazione, le cui bandiere erano però in mano a operai in divisa Sata. Veniva dichiarata un'ora di sciopero e alcuni gruppi uscivano dallo stabilimento. Poi una seconda, per non sguarnire il presidio.
Tutto questo tempo serviva a verbalizzare le rispettive posizioni in mano all'ufficiale giudiziario, con la testimonianza obbligata della forze dell'ordine. Per l'azienda il fatto di pagare lo stipendio senza farli lavorare era sufficiente a rispettare l'ordinanza del giudice. Per la Fiom - va ricordato che la causa vinta era per "comportamento antisindacale" - decisamente no. Del resto c'è un'ampia letteratura giuridica a sostegno, e persino una sentenza della Cassazione (12 dicembre 1989) che precisa come in questi casi "i diritti del lavoratore non si esauriscono con la sola retribuzione" e quindi il reintegro si concretizza nel ritorno sulla postazione di lavoro. Era stato così anche nel caso di Dante De Angelis, macchinista Fs due volte licenziato e due volte reintegrato dal giudice, cui l'azienda aveva proposto una soluzione dello stesso tipo (fare fotocopie in un ufficio lontano dai colleghi). Se vi aggiungiamo che l'idea della "newco" per Pomigliano è ricalcata pari pari sul caso alitalia, vediamo che la Fiat sta usando tutte le "innovazioni" (anche quelle non riuscite) pur di forzare la politica in chiave antisindacale.
La lista delle iniziative è a questo punto infinita. Assemblee e incontri sono continuati per tutta la giornata (l'ultima alle 21,30, quando inizia il terzo turno). E dire che questa una volta era la fabbrica più tranquilla... Ma quando la Fiat vuol fare lotta di classe, in genere muove forze insospettabili.
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Nel primo caso, ha ragione la FIAT, nel secondo la FIOM. Leggendo la ricostruzione del Manifesto sembra che le cose siano andate in un certo modo. Poi, oggi, leggendo casualmente invece quanto scrive Porro sul "Giornale", i fatti si sarebbero svolti in maniera diametralmente opposta: un piccolo manipolo di sindacalisti esagitati tra cui i tre soggetti in questione avrebbero costretto gli altri lavoratori a scioperare, bloccando in modo improprio la produzione. Dando per scontato che nessuna delle due versioni sia totalmente credibile, considerando che voi appoggiate a priori ed a prescindere qualsiasi causa "sociale" e/o "sindacale", pur se portata avanti con qualsias mezzo, lecito o meno non importa, purchè ci sia casino, "mobilitazione" ed opposizione a tutto, buon senso (soprattutto!) compreso!!! Dall' altro lato c' è il rovescio della medaglia, ovvero un' altrettanto faziosa ed inverosimile rappresentazione della realtà e dei fatti ed un' approvazione incondizionata dell' operato della FIAT, con immancabili accuse alla FIOM di essere ancora trinariciuti comunisti, di mangiare i bambini, di vivere nel secolo scorso (o forse due secoli fa ???) ecc. ecc.. E' chiaro pertanto che entrambe le ricostruzioni sono inverosmili e poco credibili, la domanda originale rimane del tutto inevasa: COME SI SONO SVOLTI REALMENTE I FATTI ??? 24-08-2010 20:31 - Fabio Vivian
Non è perche hanno fermato la produzione.Neanche perche sono della FIOM e hanno la tessera CGIL,ma non li vogliono far entrare perche sono affetti da gravi malattie contaggiose.
Una tra tutte è la coscienza di classe.In un mondo dove è caduto il Muro di Berlino e non esiste più il comunismo grazie ai tradimenti di un ceto politico, che si è preso la dirigenza di tutti i partiti comunisti e li ha svuotati da dentro, da queste brutte malattie,oggi far entrare quei tre operai che hanno scioperato con fiera volontà e con sprezzo del pericolo,vanno messi in isolamento.E' Facilissimo che questa influenza, diventi una epidemia e contagi tutto il mondo del lavoro.Ci Hanno messo anni e anni i dottori come Occhetto e D'Alema a eliminare queste brutte malattie.
Pensate se si facesse l'errore di immettere nel mondo operaio questi tre contaggiati.
No! No!
Fate subito delle incubatrici.Isolate i malati e quando vi avvicinate a uno di loro,usate guanti e profillattici.
Non vogliamo che ritornino quei brutti anni,dello Statuto dei lavoratori e delle 150 ore.
Una nuova e più cosciente classe è nata.Ora invece dell'Unità,del Quodidiano dei Lavoratori,Del Manifesto e Lotta Continua,gli operai leggono il Corriere dello Sport o al massimo il Sole 24 Ore.
Per i più sporcaccioni Le Ore e basta!
Non rendiamo vano tutto lo sforzo revisionista.
Isolateli,altrimenti.... 24-08-2010 18:36 - mariani maurizio
Dentro questa vicenda ci sta di tutto. La Fiat che praticamente non accetta la sentenza è il simbolo di quello che i potenti pensano della legge, ovvero che questa se infranta deve portare a condanne solo per la gente qualunque.
La legge e la magistratura sono derisi dal giorno stesso della discesa in campo di "lui". Leggi ad personam, ministri nominati in tempo per avere l impunità, leggi fiscali per coprire i potenti e le loro aziende, politici e imprenditori che rifiutano di presentarsi ai processi, milioni di euro evasi su beni di lusso, yatch, ville, auto. E dentro questo panorama desolante c è il vuoto politico che non rappresenta più la parte sana e normale di questo paese. O meglio la gente è troppo presa dal gossip e dai falsi problemi per non capire che a volte si vota per partiti che poi non rappresentano quello che dovrebbe essere.
un fatto significativo è rappresentato dal nord dove operai e pensionati votano in massa per la lega e poi questa ha votato tutte le leggi del governo Berlusconi che han tolto diritti, precarizzato, allungato i tempi e reso più povere le pensioni.
Il fatto che la Fiat trovi solidarietà nei commenti, il governo, gran parte dei partiti, e cosa gravissima sindacati come Cisl Uil, contro la Fiom è il sintomo di un brutto periodo che la dice lunga su come , o ti allinei, o ti facciamo fuori.
Il magistrato che ha reintegrato i lavoratori e condannato la Fiat per comportamento antisindacale, non ha fatto altro che applicare la legge, applicare quella legge che garantisce i soggetti deboli, i lavoratori, di fronte allo strapotere economico delle imprese.
Quel magistrato è l immagine di cosa vuol dire indipendenza della magistratura, quella indipendenza vista come il fumo negli occhi dai potenti, dalla cricca, dagli arrivisti politici, dagli evasori, dal popolo dei condoni e delle tangenti.
Quegli stessi che vorrebbero far sparire quella magistratura e sindacati come la Cgil e la Fiom, parti sane e democratiche di questo paese.
Sandro Pesce RSU Autogrill 24-08-2010 17:35 - sandro
a negare i diritti sacrosanti dei tre operai licenziati non si sa bene perchè dalla Fiat, ma addirittura il segretario generale della CISL Bonanni, così poco "sindacalista" quando critica CGIL e FIOM, e, al contrario, sempre così apertamente favorevole ai vari compromessi con il padronato. 24-08-2010 14:00 - ermanno verzella