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Paolo Berdini
Alemanno, i danni del demolitore
Finalmente le periferie romane si fanno largo nell'immaginario cittadino. La proposta del sindaco Alemanno di demolire Tor Bella Monaca è poca cosa e strumentale. Ma permette, come ha più volte chiesto questo giornale, di porre finalmente al centro della discussione lo stato disastroso delle tante torbellamanaca che non hanno la forza di rompere il silenzio colpevole della politica.
La sfida è dunque aperta perché alle dichiarazioni del primo cittadino dovranno seguire necessariamente atti concreti e si aprirà una sfida che - nell'interesse della città - abbiamo il dovere di riempire di contenuti. Lo faremo partendo da una critica radicale dei presupposti culturali con cui il sindaco intende operare, quando parla della bontà del «modello Garbatella», e cioè della piccola borgata che all'inizio degli anni '20 del secolo scorso fu costruita dall'Istituto per le case popolari per dare alloggio agli operai della nascente zona industriale Ostiense.
Garbatella è un luogo bellissimo oggi, non quando fu costruita. All'epoca soffriva di isolamento e di mancanza di servizi pubblici che sarebbero venuti soltanto con le dure rivendicazioni degli abitanti. Un solo esempio. Nella metà degli anni '30, furono costruiti da un grande architetto come Innocenzo Sabbatini tre edifici collettivi per ospitare gli abitanti del centro storico devastato dalla follia del piccone demolitore mussoliniano. Ogni famiglia aveva una stanza, la cucina e i bagni erano in comune. Un modello la Garbatella? Ma quando mai! Lo è diventata perché tornata la libertà le famiglie hanno preteso che venisse trasformata la tipologia e venissero fatti alloggi con tutti i crismi. Chiesero poi altre scuole, giardini pubblici, servizi sociali e culturali.
È il tempo, la fatica sociale e gli investimenti pubblici che l'hanno resa bella.
Tor Bella Monaca non è degradata soltanto perché piove dentro le case (problema verissimo, ma che si può risolvere con la manutenzione), ma perché ha scuole con soffitti cadenti e pavimenti sconnessi. Ha parchi sporchi e disadorni che di notte diventano luoghi da malaffare. Non ha piazze. È piena di casi sociali gravi e non ha più un servizio sociale degno di questo nome per i tagli alla spesa pubblica. È piena di bambini handicappati che non hanno più l'ausilio a scuola per bontà della Gelmini. Altro che demolizione. L'unica ricetta è applicare veramente il modello Garbatella: intervenire con un paziente lavoro di costruzione della città pubblica. Investire risorse economiche.
Fare un infinito numero di piccole opere: migliorare lo stato delle scuole; creare spazi sportivi gestiti con competenza e disinteresse; creare una rete di percorsi pedonali e ciclabili protetti che permettano ai bambini di andare a scuola senza pericolo. Interrare strade pericolose. Creare servizi di trasporto moderni ed efficienti: per arrivare alla via Casilina (tre chilometri di distanza) si impiegano quaranta minuti di bus, quando passa. Insomma per cambiare le periferie occorre creare la città pubblica. La demolizione è una comoda scorciatoia che non risolve alcun problema: quattro anni fa fu sperimentata al Laurentino 38. Sono saltati tre ponti e il degrado è identico a prima.
Alemanno è costretto a percorre la scorciatoia della demolizione perché altrimenti dovrebbe fare i conti con la cultura dominante del suo partito (ed anche del Pd, purtroppo) che ancora crede che la ricetta per risolvere i problemi urbani sia quello di affidarne le sorti ai «privati». È quanto sostiene il faro dell'urbanistica del Pdl, l'onorevole Maurizio Lupi, che da tempo ha presentato una proposta di riforma che equipara gli speculatori con le amministrazioni pubbliche. Il dibattito che si aprirà sulle periferie dovrà fare i conti con questa devastante cultura.
Vorremmo infine ricordare che la tanto osannata Garbatella è figlia del grande pensiero degli inizi del secolo scorso, incarnato meglio di chiunque altro da Luigi Luzzatti. In quel lontano periodo c'era la consapevolezza che le città erano organismi pubblici da governare con idee e lungimiranza. Oggi la politica bipartisan ha sostituito i Luzzatti con ogni sorta di guitti e speculatori. Il patrimonio immobiliare dell'Istituto case popolari di Roma è stato ad esempio affidato alla società Romeo. Non è così che si salvera Tor Bella Monaca.
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Fatte le case occorre mettere in campo le risorse per gestirle.
Mica penserete che possano aprire attività commerciali come in centro.
Sono comunque abitazioni che non possono essere confuse con quelle del libero mercato.
Ricordatevi sempre che esistono i poveri e gli esclusi che devono essere aiutati dalla fiscalità generale. 26-08-2010 12:04 - massimo petrini
Svuotare un quartiere e rifarlo più bello che pria!
Ma qnente, gnente è stato ispirato dal suo predecessore Nerone!
Se fosse per Alemanno tutti i cittadini di Tor Bella Monica dovrebbero essere distrutti insieme alle torri che li coprono.
Farebbe come Bin Laden,attaccherebbe le torri di Tor Bella Monica con dei "martiri"del Sacro Cuore o di "Ordine Nuovo" su degli aerei pieni di cherosene.Pòi per aiutare il crollo manderebbe una squadra di isdraeliti a minare, piano per piano,gli edifici.Tor Bella Monica,anche se piena di svastiche e di giovani che pippano cocaina e si tatuano svastiche sul braccio,gli fa sempre schifo.
Si perche sono sempre dei proletari che puzzano e contaminano tutto il territorio.
Se fosse per lui e se non ci fossero le leggi che tutelano i cittadini,anche se di destra,li farebbe "bonificare con dei lancia fiamme e distruggerebbe le famiglie intere di questi sottoproletari, che ormai non servono più.
Tanto non servono più i milioni di voti.Con la nuova legge si diventa maggioranza anche in pochi milioni di voti.
Alemano se potesse,toglierebbe tutte le borghate con tutti i proletari che vi ci vivono.
A pensare che se Togliatti non li avesse perdonati,oggi staremmo senza fascisti. 25-08-2010 17:41 - maurizio mariani