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Daniela Preziosi
Prove di dialogo tra Pd e sinistra
«No a sante alleanze, ritorniamo al progetto riformista del 2008». Se la proposta di Walter Veltroni, consegnata con solenne articolesse alle colonne del Corriere della sera di martedì, smuove il Pd e ne agita la sonnolenza, divide - manco a dirlo - le anime della sinistra radicale. Ieri il candidato alle primarie Nichi Vendola, pur bocciando l'ipotesi dell'autosufficienza veltroniana (e cioè quella che nel 2008 ha cancellato la sinistra dal parlamento) ha chiuso le porte all'idea dell'«alleanza costituzionale» con tutti dentro, che aveva avanzato Dario Franceschini negli scorsi giorni. E invece si è mostrato possibilista verso l'idea dell'altro ex segretario di un nuovo progetto riformista. A partire però dalle primarie; che Vendola ha chiesto al Pd di organizzare subito.
Bocciata dall'Idv, l'ipotesi veltroniana, anche epurata dall'indigesta citazione del 2008, non piace al resto della sinistra radicale. Che, in questi giorni di crisi verticale della maggioranza Pdl, ha continuato a tenere contatti con Pier Luigi Bersani. Al momento si tratta solo di un filo di ragionamento fra interlocutori che si capiscono, e che sono d'accordo: ma su tutt'altra ipotesi. Il segretario Pd ne discuterà per la prima volta in pubblico con Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, il 5 settembre a Venezia. E poi di nuovo il 22 a Roma, alla festa nazionale di Liberazione, stavolta con Cesare Salvi, portavoce di turno della Federazione della sinistra.
Al momento le distanze fra Pd e Fds restano forti. Ferrero si è detto più volte contrario ad un eventuale governo di transizione, l'ipotesi a cui lavora oggi il Pd e che invece lui liquida come «un'operazione di palazzo». Ma in caso di voto anticipato, la sinistra della falce e martello non chiude la porta. Anzi. Da mesi Ferrero propone «un fronte democratico». Non solo con il Pd, ma con chi ci sta, leggasi Udc. «Un fronte delle opposizioni, che abbia un programma comune fatto di alcuni punti di ripristino della democrazia: difesa della costituzione, cancellazione delle leggi ad personam, conflitto di interessi, introduzione di alcune misure immediate di giustizia sociale, e legge elettorale proporzionale alla tedesca», dice l'ex ministro. Un punto, quest'ultimo, in cui la sinistra è più vicina ai centristi di Casini che al Pd stesso, sempre più orientato verso il ripristino dell'uninominale. Ferrero immagina un'intesa a due cerchi concentrici: il primo che prevede l'accordo di governo, da cui Prc e Federazione si terrebbero alla larga. Il secondo, appunto «il fronte democratico», comprende tutto il «comitato di liberazione nazionale» d'accordo su un minimo sindacale immediato di ripristino della legalità repubblicana.
Al momento, le parole che usa il Pd per descrivere questa ipotesi sono molto diverse da quelle di Ferrero. Ma non tanto da escludere la possibilità. Ieri Piero Fassino, sulle colonne di Europa, ha bocciato la proposta Veltroni: «Non penso che un'alleanza che vada dall'Udc alla sinistra passando per il Pd sia un'ammucchiata. L'abbiamo sperimentata due volte: alle regionali e al secondo turno delle amministrative del 2009. Senza contare che in parlamento abbiamo votato assieme il 95 per cento delle volte», magari omettendo che in quel 5 per cento ci sono provvedimenti politicamente impegnativi. Ma soprattutto Fassino ricorda, contro chi pensa a un ticket fra Chiamparino e Vendola, che nel caso di primarie di coalizione, il candidato del Pd sarà Bersani. «È moralmente ingiusto che il leader del partito più forte poi si debba fare da parte», dice. E comunque, a parte la presunta immoralità della cosa, è lo statuto democratico voluto da Veltroni che prevede che il candidato del partito sia il segretario.
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Che se pòi ha un nipote come te,gli serviranno. 27-08-2010 16:13 - maurizio mariani
W IL SOCIALISMO DEL XXI SECOLO !!!!!!!!!!!!!!!!!! 27-08-2010 09:31 - ermanno verzella
saluti a pugno chiuso 27-08-2010 09:23 - ermino ottone