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Micaela Bongi
Nella «santa alleanza» spunta un Ulivo bis
Trova molti consensi nel suo partito, piace alla Federazione della sinistra, piace ai verdi di Angelo Bonelli e piace - da un certo punto di vista - anche a Pier Ferdinando Casini. Il segretario del Pd Pierluigi Bersani risponde alla paginata di Walter Veltroni sul Corriere della sera di martedì con due pagine di Repubblica. «E' giunto il momento di suonare le nostre campane». E - gong - arriva la proposta a effetto. Altro che «santa alleanza» per battere Silvio Berlusconi. Quello che il segretario dice di voler mettere in campo è «un nuovo Ulivo».
L'idea di Bersani resta quella già abbozzata e sulla quale si sono già detti in sintonia i leader della Federazione della sinistra, Ferrero, Diliberto e Salvi. Quella cosiddetta dei «cerchi concentrici», con un nucleo, l'Ulivo, «in cui i partiti del centrosinistra possano esprimere un un progetto univoco di alternativa e mettersi al servizio di un più vasto movimento di riscossa economica e civile del paese», cioè una più vasta Alleanza per la democrazia. Un'alleanza «per una legislatura costituente» che sconfigga «un'interpretazione populistica e distruttiva del bipolarismo», per «riaffermare i principi costituzionali rendendo più efficiente una salda democrazia parlamentare», con una nuova legge elettorale da riformare eventualmente già con un governo di transizione «per tornare in tempi brevi al voto».
Dunque, per il segretario Pd si potrebbe lavorare a un «patto politico ed elettorale vero e proprio» o a «forme più articolate di convergenza che garantiscano comunque un impegno comune sugli essenziali fondamenti costituzionali e sulle regole del gioco». Ad esempio gli animatori della Fed non parteciperebbero a un eventuale governo. E fuori dall'Ulivo, il progetto, prosegue Bersani, potrebbe «coinvolgere anche le forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale avrebbero un'altra collocazione». Finiani compresi? «E' un patto aperto a tutti quelli che...», risponde a sera il segretario del Pd.
Dell'Ulivo aggiornato Bersani aveva discusso nei giorni scorsi anche con Piero Fassino e Dario Franceschini, entrato in rotta con Walter Veltroni, essendo l'attuale capogruppo del Pd a Montecitorio sostenitore della «santa alleanza» bocciata via Corriere. E così il segretario ottiene il sostengo dei fassiniani e si allunga anche verso la minoranza interna di Area democratica. Per i veltroniani ribatte invece Walter Verini, assicurando, polemico, che «il nuovo Ulivo era il progetto del Pd al momento della sua nascita e se il Pd avesse portato avanti con determinazione lo spirito del Lingotto, a 3 anni di distanza e con la crisi drammatica del berlusconismo, forse il nuovo Ulivo ci sarebbe già stato»
Da Rifondazione approva Bersani il segretario Paolo Ferrero, ripetendo di non essere interessato all'ingresso nell'Ulivo bis quanto all'alleanza democratica per sconfiggere Berlusconi e «ricostruire il quadro democratico del paese». Per quanto riguarda la legge elettorale, per Rifondazione dovrà essere proporzionale. E' per ora solo da questo punto di vista, quello della riforma elettorale, che Casini - mantenendo le distanze dalla pur «positiva intenzione di Bersani di riorganizzare l'area della sinistra democratica» - guarda al progetto: «Condivisibile è per noi il tema di restituire ai cittadini la responsabilità nell'indicare i propri parlamentari». Sperando di trovare altri elementi di condivisione, visto che Bersani non sbilancia più di tanto.
Tornando al Pd, è scettico Vincenzo Vita, di Uniti a sinistra. Perché nella proposta del segretario mancano i contenuti effettivi: «Non è la stessa cosa schierarsi nettamente con gli operai di Melfi oppure no». E anche sulle alleanze, non è chiaro il ruolo di Antonio Di Pietro e soprattutto risulta ridimensionato quello di Nichi Vendola. Anche perché di fatto Bersani rilancia la sua candidatura, contro ipotesi più o meno concrete di ticket come quello Chiamparino-Vendola.
Non a caso Sinistra ecologia e libertà insiste sulle primarie e Gennaro Migliore mette in guardia dalla «riedizione del passato in forma di ammucchiata, con un partito grande e tanti cespugli. Bene parlare di una coalizione ampia, ma bisogna chiarire il programma e fare le primarie altrimenti non c'è coesione e ci sarà sempre un vantaggio troppo forte per il centrodestra». Mentre Vendola rimanda ai prossimi giorni per un suo commento.
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Il problema è che se Cesare cade, non cadono con lui le sue televisioni. Purtroppo per il bene dell'Italia bisognerebbe fare "ben altro" che una legge sul conflitto di interesse: bisognerebbe fare le liste di proscrizione come Silla e fargliele chiudere e/o impossessarcene noi. Una parte del paese guarda solo quelle e non forma la sua coscienza in nessun altro modo. 28-08-2010 09:20 - Leonardo Zattoni
ma allora perché ha lavorato per azzerare chi gli stava intorno?
due: partiti che si affastellano, ma le politiche quali sono? 27-08-2010 18:45 - flavio