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Marco d'Eramo
Manuale di controinsurrezione
Il suo nome in codice è Fm 3-24 (Fm sta per Field Manual); il titolo originario è Counterinsurgency. Ma su amazon.com lo potete comprare come The U.S. Army/Marine Corps Counterinsurgency Field Manual, a firma dei generali David H. Petraeus a James Ames. È il primo manuale di guerra a essere ripubblicato da una prestigiosa casa editrice, la University of Chicago Press. È anche il primo (e finora unico) manuale di guerra a diventare un best seller: fu messo su Internet nel dicembre 2006, fu ripubblicato in volume nel 2007, e in un anno era stato scaricato dalla rete 2 milioni di volte; la sua forma cartacea era rimasta per molti mesi tra i 100 libri più venduti da amazon.com.
Il suo successo è dovuto al fatto che a uno dei suoi due autori (Petraeus) è stato riconosciuto il merito di aver fermato tra il 2007 e 2008 l'escalation insurrezionale in Iraq, attraverso il cosiddetto surge. È comprensibile che gli statunitensi fossero curiosi di conoscere la dottrina militare in base alla quale Petraeus era stato in grado di ridurre il ritmo delle perdite Usa in Iraq dal centinaio al mese a meno di 10 al mese.
Ma proprio l'averlo diffuso in rete e averlo ripubblicato come saggio esplicitano uno degli intenti dell'operazione: infatto la pubblicazione di Counterinsurgency «può essere vista come un gesto politico», scrive Douglass Ollivant (membro del National Security Council) nel dossier che la rivista Perspectives on Politics ha dedicato al manuale nel giugno 2008. E Ollivant aggiunge: «Sarebbe un'esagerazione, un'eccessiva semplificazione vedere il manuale come la salve di apertura in una battaglia per la cultura interna dell'esercito (e, per estensione, del Dipartimento della difesa): ma solo di poco». Counterinsurgency va contro quella che Ollivant chiama «l'American way of war», la «guerra all'americana», cioè schiacciante superiorità in armamenti, in tecnologia, in effettivi, dispiegata al puro scopo di sconfiggere e distruggere l'esercito nemico, una concezione di cui era portavoce il generale, poi Segretario di Stato, Colin Powell. Ma Counterinsurgency è un «affronto» anche per la scuola di pensiero opposta, quella sostenuta dall'ex segretario alla difesa Donald Rumsfeld, che mirava «a un esercito molto più piccolo, più letale e più facilmente dispiegabile», perciò «è, nell'accezione più reale, un diretto affronto al modo in cui l'esercito vede se stesso».
Quindi Fm-3-24 è un'arma nello scontro interno tra le diverse scuole di pensiero che si contendono l'egemonia al Pentagono. Prima di proseguire nella lettura del manuale, una nota sul termine Counterinsurgency, che non può essere tradotto «antiguerriglia» perché la guerriglia è solo una delle molte forme che le insurrezioni assumono. Né è maneggevole il termine «controinsurrezione», o quello proposto nelle scuole di guerra in Italia di «controinsurgenza», anche perché il sostantivo counterinsurgent non può essere tradotto con «controinsurgenti» e neanche con «controinsorti». Perciò userò sempre la sigla con cui il manuale la designa, e cioè Coin.
Poiché non sono uno studioso di cose militari non so valutare la portata realmente innovativa di Counterinsurgency, né la fondatezza di molti suoi assunti che sono stati per altro sottoposti a varie critiche. Posso però da un lato valutare se la condotta della guerra in Afghanistan, il cui comando è appena stato affidato a Petraeus, rispetta o meno le raccomandazioni del manuale (vedi l'articolo accanto). D'altro lato posso cercare di desumere la cultura di cui questo manuale è portatore.
Ogni manuale, in ogni disciplina, si discosta solo di poco dai manuali che l'hanno preceduto, e si avvale di un lavoro collettivo anche di studiosi civili, che gli autori coordinano. Così, l'antropologo David Price ha scoperto nel manuale intere frasi scippate da Anthony Giddens, Max Weber, Victor Turner. Il testo risente della forte influenza di Machiavelli e di Clausewitz. Cita di frequente il libro di Mao sulla guerriglia, come anche i Sette pilastri della Saggezza di T. E. Lawrence. Nella bibliografia è citata anche La battaglia di Algeri, il film di Gillo Pontecorvo definito «commovente e istruttivo». Il manuale fa spesso ricorso ai concetti della teoria dei sistemi, come feedbak e processi iterativi.
Un civile rimane colpito dalla dimensione epistemologica di questo trattato che non a caso inizia con la perentoria affermazione «Le Counterinsurgencies sono state definite 'competizioni di apprendimento' (learning competitions)» e quindi gli eserciti che vogliono condurre in porto una vittoriosa Coin devono essere «macchine cognitive» (learning machines): «Le macchine cognitive sconfiggono le insurrezioni; le gerarchie burocratiche no». Addirittura il manuale risale alla vecchia idea di Nicola da Cusa per cui porre il problema nel modo giusto è il passo decisivo per risolverlo (bisogna prima scrivere l'equazione che meglio descrive il problema, e poi cercare di risolverla), quando distingue tra il «disegno (design) della campagna» e il «piano di campagna»: «la pianificazione vuole risolvere il problema (problem solving); il disegno lo pone (problem setting)» (4-3); la pianificazione «è analitica e riduzionista» (4-6), «il disegno va visto in modo olistico» (4-16).
Il manuale è intriso di Machiavelli perché la peculiarità della Coin è la sua dimensione politica: «un'insurrezione è un protratto scontro organizzato politico-militare volto a indebolire il controllo e la legittimità del governo insediato, del potere di occupazione o di un'altra autorità politica, e nel frattempo a estendere il controllo da parte degli insorti» (par 2-1). «L'insurrezione è un approccio comune usato dal debole contro il forte» (1-9), perciò gli Usa si troveranno sempre più spesso impegnati in questo tipo di conflitto proprio per il loro strapotere militare/tecnologico, che rende impossibile affrontarli in campo aperto in conflitti convenzionali ma costringe i suoi oppositori a questa «guerra irregolare».
In quanto scontro eminentemente politico, l'azione propriamente militare (cioè l'eliminazione fisica degli insorti e il controllo del territorio) costituisce solo uno dei componenti della Coin che, se vuole vincere, deve prendere di petto «i motivi» dell'insurrezione, cioè esaminare «1) le sue cause profonde, 2) l'appoggio interno ed esterno di cui gode; 3) la sua base (inclusa l'ideologia e la narrativa) su cui gli insorti fondano il loro richiamo alla popolazione; 4) la motivazione degli insorti e la profondità del loro coinvolgimento; 4) le probabili armi e tattiche degli insorti: 6) l'ambiente (environment) operativo in cui gli insorti intraprendono la loro campagna e strategia» (1-24).
Dopo tanti proclami sulla «morte delle ideologie», è istruttivo vedere un generale americano che afferma «L'ideologia provvede un prisma - compreso un vocabolario e delle categorie analitiche - attraverso il quale i seguaci percepiscono la propria situazione». (1-75) «Il principale meccanismo attraverso il quale le ideologie sono espresse e assorbite è la narrativa. Una narrativa è uno schema organizzativo espresso in forma di storia. Le narrative sono centrali nel rappresentare le identità...» (1-76).
Il manuale ritorna più volte sulla narrativa, in particolare nel capitolo sull'Intelligence che costituisce un vero e proprio concentrato di assiomatica sociologica («una società può essere definita come una popolazione i cui membri sono soggetti alla stessa autorità politica, occupano un territorio comune, hanno una cultura comune e condividono un senso d'identità» 3-20; «una razza è un gruppo umano che si definisce o è definito da altri gruppi come diverso in virtù di innate caratteristiche fisiche. Biologicamente non esiste la razza tra gli esseri umani; razza è un concetto sociale» (3-25); «una cultura è una 'rete di significati' condivisa dai membri di una società o di un particolare gruppo al suo interno» (3-37): «i comandanti dovrebbero infatti identificare quale narrativa mobilita l'azione politica»(3-71) ; «la più importante forma culturale da capire è la narrativa. Una narrativa culturale è una storia ri-raccontata in forma di un insieme connesso di eventi che spiega un evento nella storia di un gruppo e ne esprime i valori, il carattere o l'auto-identità» (3-49).
Dal manuale traspare una malcelata ammirazione per l'insurgency: «Per loro natura gli insorti sono una minaccia asimmetrica. Non usano tattiche terroristiche e di guerriglia perché sono vigliacchi paurosi di 'combattere a viso aperto'; gli insorti usano queste tattiche perché costituiscono i mezzi migliori per conseguire i loro scopi» (3-102). «I nemici peggiori non sono i terroristi psicopatici dei film, sono guerrieri carismatici che eccellerebbero in qualunque forza armata» (appendice A-8): viene il sospetto che Petraeus e Amos vorrebbero almeno una volta nella vita guidare un'insurgency invece di una counterinsurgency.
Da un punto di vista espressivo, il manuale ricorre spesso alle metafore. Nell'appendice A, uno dei consigli è: «Non rompere per prima la noce più dura», mentre altrove si dice che «inizialmente le operazioni di Coin sono simili al primo pronto soccorso su un paziente» (5-4). Nei nove «paradossi della Coin», che sintetizzano l'anticonformismo della dottrina esposta, prevale la retorica alla Sun Tzu: «Talvolta, più proteggi le tue forze, meno al sicuro sarai»(1-149); «talvolta più forza viene usata e meno è effettiva è» (1-150); «talvolta non far nulla è la miglior reazione» (1-152); «il successo tattico non garantisce nulla» (1-156); «molte decisioni importanti non sono prese dai generali» (1-157).
La tesi centrale del manuale è che per battere l'insurrezione, bisogna sottrarle i motivi di cui si alimenta; se il governo in carica è troppo corrotto, ridurne la corruzione, se i servizi non funzionano, ripristinarli (acqua corrente, rifiuti, elettricità); se il sistema economico langue, farlo ripartire. Insomma, per battere un'insurrezione è necessario ricostruire la nazione in cui è radicata (nation building). Il manuale esprime perciò una visione del mondo, una filosofia e le mette al servizio proprio di quel nation building che era il concetto strategico più aborrito dal presidente Georges Bush e da Rumsfeld. Ma il nation building non sempre è praticabile, e non sempre, una volta portato a termine, garantisce la vittoria e il ritorno della pace, per lo meno non nel caso di guerre civili a base etnica o religiosa.
E poi diciamolo: c'è una certa follia in questa pretesa di fare dell'esercito Usa una «macchina cognitiva» quando i volontari che si arruolano vengono dagli strati più poveri, sottoproletari e analfabeti della società americana.
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E' che razionalmente non riesco a spiegarmi l'invasione dell'iraq solo col fatto che Bush voleva "finire il lavoro del padre" ed "esportare la democrazia"; dal punto di vista dell'interesse occidentale era molto meglio che saddam restasse al potere: un dittatore laico nazionalista di famiglia sunnita che faceva in qualche modo da argine agli integralisti sciiti iraniani per i quali la caduta di saddam è stata un grande regalo, del resto saddam era il miglior amico degli occidentale proprio durante la guerra contro l'iran khomeinista. 30-08-2010 22:27 - paolo1984
mi sembra un argomento debole: 1- gli USA hanno risorse abbastanza petrolifere (Alaska, Texas, e il purtroppo famoso Golfo del Messico..)
2- un grosso contratto petrolifero è stato vinto proprio dalla Cina in Iraq nel 2008 (quando gli USA erano ancora ben presenti nel Paese) e guarda qui:
http://www.iraq-businessnews.com/?s=China+&x=7&y=16
3- Il tuo è un FORSE, o ne hai le prove? Elena 30-08-2010 18:21 - Elena
E' vero, la grandissima parte degli appartenenti alle forze armate USA proviene dagli strati più bassi della società, ma chi l'ha detto che solo perchè sei ignorante di cultura lo sei anche di sentimenti?
E comunque le direttive sono impartite da personale molto preparato sotto il profilo professionale...con laurea, master, corsi di aggiornamento ogni anno e con cadenza anche mensile...infatti quasi tutti gli ex militari (americani) trovano ottime posizioni una volta dismessa la divisa. E' proprio per gli americani che l'addestramento e i corsi - non solo tattici - sono diventati l'aspetto fondamentale della vita lavorativa...provate a lavorare per un'azienda o per il governo USA, e vedrete quanta parte dell'orario lavorativo mensile è riservata all'apprendimento, che è costante e continua, a qualunque età e qualunque sia la posizione ricoperta. quanta ignoranza sulle forze armate USA: proprio quelle contro cui puntiamo il dito così facilmente...nessuno è obbligato ad informarsene, ma almeno non spariamo giudizi a caso, che dite? Elena 30-08-2010 18:11 - Elena
O forse l'hanno fatto per impedire a Saddam di venderlo a basso prezzo ai cinesi. 30-08-2010 17:43 - paolo1984
Peccato solo che quel manuale, una volta applicato in Iraq, non abbia dato risultati di lunga durata, visto che ora le Iraqi Security Forces devono affrontare un'insurgency spietata quasi tanto quanto i giorni bui del suo picco, nel 2006/07. E non ha impedito che l'Iraq diventasse una palestra per i terroristi, soprattutto non iracheni! In più, i vari AQI/AQIZAM/Islamic State of Iram, gruppi affiliati ad al-Qaeda in iraq, stanno prendendo di mira proprio i combattenti sunniti pro-governativi del Sahwa (Consigli del Risveglio: il Risveglio contro al-Qaeda...), che gli USA avevano convinti (ovviamente pagandoli) a passare dalla loro parte, togliendo forza agli insorti. Vengono uccisi ogni giorno. Così come OGNI GIORNO i membri delle forze di sicurezza irachene vengono ammazzati, comprese le loro famiglie, i loro corpi bruciati per la strada, sono ammazzati anche quando sono fuori servizio...e la popolazione civile, la Grande Vittima della guerra, ancora continua a morire, per mano dei terroristi sunniti e di quelli sciiti (in minore misura, ma comunque...). tutto questo dopo aver subito la violenza degli americani. Quando la guerra è asimmetrica (soldati USA che vestono l'uniforme - e dunque devono rispettare le Covenzioni di Ginevra - e superarmati da una parte e guerriglieri in abiti civili dotati di armi anche abbastanza sofisticate ma che ovviamente non devono rispettare alcuna legge), bè, la popolazione è sempre la vittima più grande....colpita da entrambe le parti...Quindi alla fine dei conti, penso che il manuale di COIN sia stato un buon lavoro, ma la sua applicabilità lascia davvero molti dubbi....
Maurizio: SI', l'impero americano finirà...ma spero che ti piaccia il riso alla cantonese prima di augurarti che finisca tanto in fretta. L'americano medio è arrogante, a volte a ragione, a volte no. Ma noi italiani siamo altrettanto negativi quando abbiamo un lamento sempre pronto. Per tutto. Tante parole e poca azione. Forse ci "rode" che non abbiamo i mezzi per agire? E poi...l'Iraq è stato invaso in modo del tutto ingiustificato, ma ti ricordo che anche l'Italia ha giocato la sua parte (documenti sull'arricchimanto dell'uranio...dimenticati??) e che la comunità internazionale non ha fermato gli USA. Si dice che hanno invaso l'Iraq per avere il petrolio: informiamoci su quante sono le compagnie petrolifere USA (o controllate dagli USA) che hanno vinto i bid per lo sfruttamento delle risorse petrolifere irachene. Poi magari ne riparliamo. Afghanistan: non è una guerra "imperialista". Invadere il paese che ospita una buona parte dei terroristi che pianificano attacchi contro il tuo paese, in seguito ad un triplice attacco coordinato contro un obiettivo della tua nazione, ...non la definirei una risposta imperialistica. Senza contare contro chi stanno combattendo le forze NATO (NON solo USA) in Afghan: i talebani, ovvero coloro che decapiterebbero chiunque avesse il coraggio di esprimersi liberamente in loro presenza come facciamo noi. Enough said. 30-08-2010 16:19 - Elena
ispirazione nel gioco del Go per il tuo approccio
teoria e pratica della guerra e, in generale, le lotte
sociale. Purtroppo, i leader non popolare
sapere come si gioca a Go. (La maggior parte non sanno nemmeno cosa sia). 28-08-2010 21:43 - Javier Delgado
Invece la sobrieta' dell'autore rimane confinata nell'analisi quasi semiologica del testo.
Di pochi giorni fa l'analisi U.N. sui morti civili in AFG: 76% causati dai Talebani. Non ho letto la notizia sul MANIFESTO (che pure, ho sempre amato). 28-08-2010 19:43 - Ahmed
Ci vorrebbe il salotto di Arbore per trattare questa storia.Un esercito che attacca in massa,su un esercito sparpagliato e debole vince e riduce le perdite di nove decimi.
Che notiziona!
Scommetto che se gli amerikani avessero buttato un paio di bombe atomiche sull'Iraq, le pardite amerikane si sarebbero ridotte ancora di più.
Ma perche invece di scrivere trattati,questi amerikani non si ritirano da tutti i fronti e se ne stanno sulla loro terra a pascolare le mandrie come un tempo.Si sono messi a capo del mondo e ora si sentono anche di spiegarcelo.Ma cosa volete spiegare.Siete imperialisti.Oggi siete i padroni del mondo, ma domani, anche voi, farete la fine di tutti gli imperi che vi hanno preceduto.
Questo è una scienza esatta,perche l'imperialismo non dura in eterno.
Specialmente se è ingiusto e pretestuoso come voi.
Avete vinto una guerra, che voi avete voluto.
Avete vinto perche eravate pieni di armi,di soldi e di bombe micidiali.
Eppure ancora non siete contenti.Vi ci rode, che con delle rudimentali armi vi combattano e vi tengano testa.Invece di vergognarvi di aver combattuto come un gigante contro un bambino,andate dicendo in giro che avete il metodo per prevenire le pernacchie e i sassi, che vi tirano,ai carri supercingolati e supersofisticati che avete.ma perche non vi fate un bidè in faccia,ogni tanto' 28-08-2010 18:23 - maurizio mariani