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Gianni Proiettis
La crociata contro i "maricones"
La recente, e definitiva, sentenza della Corte suprema che legalizza i matrimoni fra persone dello stesso sesso e permette loro di adottare bambini - pur limitata alla giurisdizione del Distrito Federal, il cuore di Città del Messico - ha fatto uscire dai gangheri l'alto clero messicano.
Al grido di «vi fareste adottare da un paio di froci, di maricones?», il cardinale di Guadalajara, Juan Sandoval Iñiguez, ha lanciato la prima pietra. E ha rincarato la dose, accusando il sindaco della capitale, Marcelo Ebrard, di aver pagato i magistrati per ottenere una sentenza favorevole. Senza uno straccio di prova, naturalmente.
Gli ha fatto eco il portavoce dell'archidiocesi di Città del Messico, Hugo Valdemar, un altro abituale picconatore dello stato laico, che ha dichiarato che l'amministrazione di Ebrard, del Partido de la Revolución Democrática un tempo di sinistra, ha fatto più danno al paese del narco-traffico.
C'è voluta una settimana, prima che la querela sporta dal sindaco Ebrard contro i due prelati per danno alla sua onorabilità e reputazione - il reato di calunnia non esiste nel Distretto federale - fosse accettata mercoledì scorso dalla giudice Maria Magdalena Malpica.
«Questa è una denuncia in difesa dello stato laico, della Suprema corte e del governo della capitale», ha dichiarato Marcelo Ebrard, «ma soprattutto in difesa della separazione fra Stato e chiesa».
A questo punto, se i prelati non saranno in grado di provare le loro accuse, dovranno ritrattare e presentare scuse pubbliche, forse perfino una riparazione pecuniaria.
Pecorelle perverse
Da quando, nel novembre 2006, l'Asamblea del Distrito Federal, organo legislativo della capitale, approvò la Ley de sociedades de convivencia - una civilissima serie di norme che dà riconoscimento giuridico a tutti i tipi di unione, non solo a quelle omosessuali - l'alto clero di obbedienza vaticana non si è dato pace.
Gli anatemi dei prelati, che includono ricatti morali e minacce di scomunica, sono saliti di tono nell'aprile 2007, quando nella capitale si è depenalizzato l'aborto nei primi tre mesi di gravidanza.
Nel tentativo di rimandare indietro l'orologio della storia, il clero messicano, inquadrato dal cardinale primate Norberto Rivera (ribattezzato NoAborto Rivera dall'arguzia popolare), ha investito il Pan, il Partido de acción nacional dell'estrema destra cattolica attualmente al potere, della crociata omofobica e antiabortista. Deve essere sembrata una pericolosa anomalia, a papa Ratzinger e al brainpool vaticano, che proprio in una delle «colonie» più cattoliche del mondo, fervidamente guadalupana e con un governo apertamente clericale, si attentasse alla sacralità del feto e della famiglia etero-sessuale. Cose che neanche in Italia (almeno per i matrimoni gay)...
Erede spirituale di quei cristeros che si opposero con le armi alla Rivoluzione del 1910 e ai suoi valori al grido di «Cristo Re!», il governo di Felipe Calderón ha risposto con prontezza alle esigenze vaticane, incaricando la procura generale di ricorrere alla Suprema corte per far dichiarare incostituzionale la nuova normativa.
Nella sua crociata anti-abortista, il Pan ha trovato un imprevisto alleato nel Pri, il Partido revolucionario institucional, che dopo i settant'anni di fermo laicismo quando era al potere, vuole entrare oggi nelle grazie del clero per mero opportunismo elettorale. E' così che negli ultimi tre anni, in risposta alla depenalizzazione dell'aborto nella capitale, il Pri e il Pan hanno fatto passare una legislazione che criminalizza l'interruzione della gravidanza in 17 dei 32 stati della repubblica.
Ma questa ondata reazionaria si è infranta pochi giorni fa sulla sentenza della Corte suprema, che tutela le unioni e le adozioni omosessuali. Da qui le reazioni scomposte di alcuni membri dell'alto clero.
Mentre a Pachuca, nello stato di Hidalgo, la Red por los derechos sexuales y reproductivos ha invitato il cardinale Juan Sandoval ad astenersi dal fare dichiarazioni che fomentano la discriminazione in base alla diversità sessuale e possono risultare incitamenti all'odio, il vescovo di Aguascalientes, José María de la Torre, rimprovera i politici per queste leggi «devianti e immorali» e denuncia una presunta cospirazione fra «laboratori molto potenti!, che starebbero finanziando una campagna mondiale a favore della comunità gay.
Ritorno al Medioevo
Il rapporto fra il Messico e la chiesa cattolica è cominciato, come molti sanno, nel sedicesimo secolo con l'imposizione della fede romana e la cancellazione delle religioni native, considerate «superstizioni demoniache». Dopo più di tre secoli di tributi e genuflessioni, Benito Juárez nel 1857 riuscì a separare, con le leyes de Reforma, lo Stato dalla chiesa, cementando per sempre un dogma civile inestirpabile.
Dopo i decenni di non riconoscimento reciproco seguiti alla rivoluzione, dove si fece sfoggio di un anti-clericalismo feroce ma anche della Cristiada contro-rivoluzionaria di risposta, fu il governo di Carlos Salinas, nel 1992, a ristabilire le relazioni diplomatiche con il Vaticano, interrotte un secolo e mezzo prima, al tempo di Massimiliano d'Asburgo.
Il pontefice Giovanni Paolo II, in una delle sue cinque visite in Messico, restituì il Codice Badiano, un preziosissimo testo illustrato dell'erboristeria nahua, redatto nel convento di Tlatelolco nel 1552. Per quanto simbolico, l'atto sembrava segnare un'inversione di tendenza: dopo secoli di imposizioni e saccheggi all'ombra della croce e della spada, finalmente una restituzione.
Ma l'idillio Stato-chiesa durò poco. L'omicidio del cardinale Posadas Ocampo nel maggio 1993, nel corso di una sparatoria (forse) fra narco-trafficanti nell'aeroporto di Guadalajara, oltre ad essere uno dei magnicidios più misteriosi dell'ultimo ventennio, ha necessariamente intorbidato i rapporti fra il Vaticano e Città del Messico. C'è chi, come il cardinale Juan Sandoval Iñiguez, continua a denunciarlo come un crimine di stato, nell'ipotesi che il cardinale Posadas Ocampo sapesse troppo degli intrecci fra narcos e politici. Ipotesi feconda per un romanziere, ma di cui poi Sandoval Iñiguez, come sempre, non fornisce alcuna prova.
Tornando all'attuale disputa fra il sindaco della capitale, che è fra i presidenziabili per il 2012, e i gerarchi cattolici, che infrangono le leggi elettorali invitando a non votare per «i partiti che permettono l'aborto», sono questi ultimi a dover fare i conti con l'indignazione popolare. Soprattutto perché parlano da un pulpito molto deteriorato: il cardinale Sandoval si salvò per un pelo, qualche anno fa, da un'imputazione per lavaggio di narco-dollari e altre nefandezze. In quanto al cardinale NoAborto Rivera, che fu nominato fra gli ex-papabili, è dovuto comparire di fronte ai giudici statunitensi per aver protetto e sottratto alla giustizia un sacerdote pedofilo.
Sia Rivera che Sandoval sono stati fra i più accesi difensori di padre Marcial Maciel, il fondatore dei «Legionari di Cristo» che si rivelò un truffatore con varie identità, morfinomane e pederasta.
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