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FUORIPAGINA
31/08/2010
  •   |   Cesare Salvi
    Bersani si ricordi i danni del Mattarellum

    In particolare, il collegio uninominale può servire al funzionamento maggioritario del sistema, ma può anche essere usato in un sistema proporzionale (come ad esempio la legge elettorale italiana per il Senato prima della riforma del 1993). Nell'Italia della seconda Repubblica si è adottato il sistema maggioritario; dapprima, con la legge Mattarella, attraverso i collegi uninominali; successivamente, con la legge Calderoli (approvata nel 2005), con il premio di maggioranza e la lista bloccata. In entrambe le versioni, questo sistema non ha prodotto nessuno dei benefici auspicati dai suoi proponenti: non vi sono state maggioranze stabili e coese, non vi è stata riduzione della frammentazione partitica, non vi è stata un'effettiva scelta degli eletti e il corrispondente radicamento nel territorio.
    Sotto quest'ultimo profilo, chi auspica il ritorno alla legge Mattarella dovrebbe ricordare la spartizione che ciascuna delle due coalizioni faceva dal centro, con i conseguenti candidati paracadutati dall'alto. Abbiamo avuto insomma i danni del maggioritario, ma nessuno degli attesi benefici.
    Per passare dal discorso sistemico a quello politico, è per effetto del sistema maggioritario che Berlusconi e Bossi hanno trasformato la maggioranza relativa di voti in maggioranza assoluta (che nel paese non hanno). Basta fare quattro conti. L'impressione di un'Italia nella quale Pdl e Lega hanno un largo e invincibile consenso tra i cittadini è un effetto distortivo dovuto appunto al sistema maggioritario. Nelle ultime elezioni regionali il Pdl ha avuto il 30 per cento e la Lega il 12 per cento. Con un sistema di impianto proporzionale, non avrebbero in Parlamento la maggioranza per governare. La legge maggioritaria grava sulla politica italiana come una gabbia di forza, comprime il pluralismo politico e ideale presente tra i cittadini prima ancora che tra le forze politiche, tende ad espellere della rappresentanza i punti di vista diversi da quelli dominanti.
    Da tempo sono convinto che una legge elettorale simile a quella tedesca sia la via da seguire per ridare vitalità alla democrazia italiana, anche incentivando la partecipazione al voto. Quel sistema ha un impianto proporzionale corretto dalla clausola di sbarramento. Sulla base dei dati delle elezioni più recenti (parlamento europeo e regionali) entrerebbero in Parlamento i cinque partiti di adesso nonché la sinistra, se unisse le sue forze. All'obiezione che così i governi non li scelgono i cittadini, si può rispondere (oltre che citando i danni che tale idea ha introdotto in un sistema che rimane parlamentare), che nessun sistema maggioritario, tranne la legge Calderoli, che è un unicum mondiale, garantisce al partito o alla coalizione che arriva prima la maggioranza assoluta in parlamento; e ciò nonostante sono già in crisi.
    Anche per quanto riguarda la possibilità dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti, il sistema tedesco offre una buona soluzione. La metà dei parlamentari è eletta con il collegio uninominale, l'altra metà, ai fini del riequilibrio della rappresentanza, su liste bloccate molto corte. Questo meccanismo è migliore del voto di preferenza, che non dà una buona prova di sé nelle elezioni regionali e delle grandi città, sul piano della trasparenza e della qualità della politica.
    Giusto complemento della riforma elettorale sarebbe una legge di attuazione dell'articolo 49 della Costituzione (quante giuste intuizioni rimaste disattese nei nostri padri costituenti!) che preveda, come appunto in Germania, l'onere dei partiti di adottare metodi democratici nella propria vita interna, anche e soprattutto per la scelta dei candidati.
    Si giungerà in Italia, in questo Parlamento o nel prossimo, a nuove regole elettorali che contrastino la crescente degenerazione della politica? Non è facile essere ottimisti. Ma credo questo sia un tema che richieda un impegno anche culturale: come si diceva un tempo, una battaglia delle idee.


I COMMENTI:
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  • Per quel che riguarda “ L'Appello per l'Uninominale”
    promosso dalla omonima associazione con sede in Via di Torre Argentina 76 – Roma
    credo sinceramente che sia una tipica goliardata da fine Agosto, almeno a giudicare dalle motivazioni che campeggiano nella presentazione nel sito.

    A volerla prendere un po' seriamente la cosa appare in tutta la sua distorsione concettuale:
    irreale e totalmente illusoria la supposta concatenazione causa/effetto tra “ uninominale “ e.. cito:

    _ “ ottenere finalmente anche nel nostro Paese quella stabilità e certezza delle Leggi elettorali
    che gli standard democratici internazionali raccomandano e in qualche misura esigono;

    (Molto vago come concetto e altrettanto azzardata la prospettiva: l'uninominale quando era adottato non ha mai garantito niente, tanto meno la stabilità e la certezza delle Leggi elettorali..
    e poi quali sarebbero gli standard democratici internazionali di riferimento che richiedono proprio quel metodo?..
    La monarchia britannica o il regime oligarchico statunitense con il suo 50% di astensione; giusto per parlare di partecipazione orizzontale e diretta alla democrazia!?)

    approdare ad una riforma elettorale,effettiva, durevole e orientata nel senso del collegio uninominale indicato in modo nettissimo dagli italiani a grande maggioranza nel referendum del 1993, poi in larga parte disatteso dal legislatore;
    (Velo pietoso ! Non è certo colpa dei Cittadini..)

    adottare finalmente anche in Italia un sistema elettorale ispirato ai modelli sperimentati ormai da secoli in regimi civili – quali quelli anglosassoni – che si sono rivelati tra i più fecondi sul piano della democrazia, della sicurezza e del benessere dei propri cittadini;
    ( parafrasi del concetto di cui al primo punto, con la specifica del riferimento qui dichiarato ai paesi anglosassoni: confesso che personalmente non avevo mai considerato come
    “ fecondo sul piano della democrazia “ né una monarchia, né un sistema dove per fare il sindaco di una città si devono spendere per la campagna elettorale alcune “ decine di milioni di dollari “ .
    Chiedo cosa ci sia di democratico nello spendere decine di milioni di dollari per una singola campagna elettorale, chiedo quanti comuni cittadini possono fare altrettanto?
    E se allora non sia il caso di dare ad ogni cosa il nome giusto: non “ democrazia “, ma più correttamente chiamiamola “ oligarchia” che più verticale e verticista di così non si può!
    In quanto a prendere come riferimento “regimi civili” quelli che “ esportano democrazia”
    ogni volta che il settore nazionale degli armamenti minaccia la crisi occupazionale..
    bhè ci penserei un attimino!

    dare agli elettori la piena libertà, l'effettivo pieno potere e la piena responsabilità di scegliere il Governo e gli eletti, assicurando un rapporto personale efficace dell'eletto con chi lo elegge;
    ( qui si dimentica ancora una volta che partecipazione democratica non è “ solo “ delegare col voto, ma è anche diritto di partecipare direttamente, concorrere alla pari ed essere votato e che scopo di una democrazia non è quello di escludere i molti dal diritto alla reale partecipazione, ma di eliminare tutti gli ostacoli che impediscono tale partecipazione diretta.
    E si tralascia bellamente di far presente che sono sempre quelle stesse segreterie di partito a compilare l'elenco blindato degli eleggibili secondo modalità non propriamente democratiche, sia con l'uninominale che col maggioritario!
    E che questi partiti che cannibalizzano consenso non democraticamente concesso sono gli stessi che nei loro rapporti di vita interna sono i primi a non utilizzare regole e principi di democrazia effettiva, con èlite consolidate inamovibili e impermeabili a qualunque richiesta di confronto con la base: un “ ducismo di fatto “ realizzato dentro ad ogni partito e dal sistema dei partiti sulla società.

    promuovere in questo modo, al tempo stesso, l'autonomia della società civile e la laicità dello Stato, intesa come metodo indispensabile di cooperazione per il bene comune tra persone di fedi o ideologie diverse;
    ( Qui ammetto di non cogliere per mia sola colpa quale che sia il nesso logico tra metodo di
    elezione uninominale e “ laicità dello Stato” .. scusate! Chiedo lumi!)

    ridurre il costo delle campagne elettorali e tagliare il costo – divenuto insostenibile – delle rendite che gli apparati dei partiti si assegnano quando si consente loro di assumere la funzione di tramite tra i cittadini e i parlamentari.”
    ( spiegatemi perchè l'uninominale dovrebbe ridurre i costi delle campagne elettorali!?
    Se guardo a quello che succedeva nell'Italia uninominale di vent'anni fa, con tonnellate di
    “santini “ fabbricati in casa “ impegnandosi i terreni dello zio”, oppure a quello che
    succede negli States dove la campagna elettorale mobilita tutte le grandi compagnie d'affari
    e milioni di dollari sufficienti a sfamare il terzo e quarto mondo per sei mesi!,
    Qualcuno ci dica cosa c'è di democratico in una corsa elettorale che costa centinaia di
    milioni di dollari per la poltrona di sindaco di una grande città!
    Il bilancio annuale di un Paese povero sperperati per una egualitaria (!?) e democratica (!?)
    e libera (!?) corsa alla poltrona di politico importante!
    Quanti comuni Cittadini possono fare altrettanto?
    Con i costi attuali degli spazi mediatici la comunicazione politica in generale e la campagna
    elettorale in particolare, sono appannaggio dei potenti.

    E in finale l'ultima affermazione che riguarda “le rendite che gli apparati dei partiti si
    assegnano quando si consente loro di assumere la funzione di tramite tra i cittadini e i
    parlamentari” e qui il discorso sarebbe lungo, ma per brevità limitiamoci ad interrogarci se
    l'uninominale in sé risolva questo problema o se in questo non sia invece assolutamente
    e prevedibilmente ininfluente!? )

    Per finire diciamo che questa “ Proposta per l'uninominale” lanciata tra fremiti barricaderi e scamiciamenti vari da professionisti dei partiti e relativo indotto, dagli aristocratici del “ sappiamo noi, decidiamo noi, facciamo noi!” è un palliativo che non risolve alcuna delle richieste che giungono dal Paese civile.
    Ci vuole altro che guardarsi l'ombelico, per rispondere alla generale richiesta che la affinata sensibilità democratica sta muovendo in ogni livello della società , per uscire dalla situazione di stallo drammatico e dualistico in cui la popolazione non si riconosce nella classe politica che essa stessa si è data o meglio “ crede “ di essersi data.
    E per avere credibilità e fiducia.
    E poi non una parola sulla “ soglia di sbarramento “ che ha di fatto escluso dalla rappresentanza tutto ciò che non è omologabile e che nella sua peculiare identità potrebbe anche essere considerato “ frazione minimale e residuale“, ma che in realtà nel suo “ insieme “ è così consistente e significativo da superare nei numeri quello che è il primo partito!- vedi astensione consapevole e istintiva sempre in aumento.
    E neppure sulla bio-degradabilità dei politici professionisti, sul ricambio, sulla democrazia interna, sui loro stipendi e sulle pensioni, sul cumulo degli incarichi, sulle incompatibilità e sui privilegi non propriamente democratici di cui godono!
    Fatemelo dire:
    in definitiva questo è un polverone che serve solo a fornire una allucinata coreografia al
    “ Nulla! “.
    brunoweiss 07-09-2010 11:08 - bruno weiss
  • Mi dispiace ammettere, da elettore di sinistra, che Salvi nella sua analisi commette qualche errore non di poco conto. Nello specifico, quando dice che “è per effetto del sistema maggioritario che Berlusconi e Bossi hanno trasformato la maggioranza relativa di voti in maggioranza assoluta (che nel paese non hanno)”. E’ vero, la maggioranza assoluta consiste nell’avere il 50,01% dei voti e Berlusconi e Bossi non li hanno. Però i “conti” di cui parla Salvi sono errati: “basta fare quattro conti”. Innanzitutto come riferimento bisognerebbe prendere le ultime elezioni politiche, perché è in quelle che il “Porcellum” si applica. E alle ultime elezioni politiche il Pdl, la Lega e il Movimento di Lombardo (coalizione che sosteneva Silvio Berlusconi) hanno avuto 46,81 alla Camera e il 47,32 al Senato. Non sarà il 50,01% ma poco ci manca. Del resto anche alle ultime elezioni regionali il Pdl , tenendo conto anche delle tante liste “del presidente” o delle liste minori, ha ottenuto di più del 30% di cui parla Salvi.
    In teoria è vero che la legge attuale è truffaldina perché assegna un premio di maggioranza alla maggiore minoranza: per esempio, se Berlusconi conseguisse alle prossime elezioni il 30 per cento del voti, e se nessun altro partito o coalizione arrivasse a tanto (al 30 per cento), Berlusconi otterrebbe alla Camera il 55 per cento dei seggi.
    In pratica, però, non si possono citare dati reali a sostenere che Pdl e Lega hanno un largo e invincibile consenso tra i cittadini dovuto ad un effetto distortivo della legge elettorale.
    Pertanto, la sinistra tutta dovrebbe interrogarsi come mai Berlusconi e Bossi ottengano questo numero di voti e come si potrebbe fare per scalfire tale consenso, senza andare a cercare soluzioni improbabili su una legge elettorale. Perché di leggi elettorali perfette non ce n’è! Il proporzionale puro con le preferenze alimenta le clientele, il maggioritario secco assegna potere ai feudatari locali o a personaggi calati dall’alto su un territorio che non hannio mai visto, il maggioritario con doppio turno esclude le “piccole minoranze”, il sistema attuale non consente ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti e via dicendo.
    Per concludere, la sinistra pensi a risollevarsi con qualunque legge elettorale perché con il 3% non c’è legge elettorale che possa Salv(i)arla! 01-09-2010 11:05 - Domenico
  • Oramai la frittata è fatta. Questo sistema elettorale è troppo importante per l'attuale maggioranza. Oramai sono al potere. è difficile togliere l'osso ad un cane quando lo sta gia sgranocchiando da un po. Generalmente ringhia... 01-09-2010 09:04 - Giuliano
  • Salvi deve ricordarsi anzitutto di essere stato comunista e di aver fatto carriera in politica militando in un partito che si batteva per la trasformazione del nostro Paese da paese capitalista a paese socialista !
    In Italia non c'é bisogno di un sistema elettorale con sbarramenti di alcun genere; in Italia c'é bisogno di un partito che proponga ed attuai programmi tesi a sconfiggere il capitalismo per arrivare ad instaurare un socialismo nuovo che riporti giustizia, garanzie certe e finalmente una vita degna di essere vissuta ! Perché in Italia c'é ben più del 50% della popolazione che ha sofferto e continua a soffrire per colpa di uomini politici corrotti e corruttori Quindi, si può arrivare al Socialismo anche nel pieno rispetto della democrazia: quella "pura", così come intesa fin dal XVII secolo ! 01-09-2010 08:38 - ermanno verzella
  • all'amica che nota come i guasti del proporzionale da me additati (clientele e deficit pubblico) continuano anche nel proporzionale vorrei far notare che tali guasti sopraggiungono col "porcellum", sistema elettorale di rapina della pubblica fiducia.
    Il "mattarellum", sistema opinabile ma con impianto maggioritario indiscusso, impediva le cordate dei postini che buttano la posta nella spazzatura, dei finti coltivatori di agrumi e dei cooperatori senza cooperativa.
    Infatti Dini (non carlo marx) e Prodi fecero scendere il deficit pubblico.

    RIPETO:gli italiani lo sanno perfettamente; qualsiasi manovra proporzionalista allontanerà i cittadini dalla politica e la cosiddetta sinistra passerà dal 3 all'1%, e poi allo 0,5%.
    Bisogna essere ciechi per non vedere il fenomeno. 01-09-2010 08:34 - valchrcaciagli@alice.it
  • Spero si apra davvero un dibattito, perché è la prima volta, dall'introduzione del 'Porcellum', che acquista una certa concretezza la possibilità di cambiare la legge elettorale. Personalmente do ragione a Salvi. Al lettore che assegna al sistema proporzionale i mali del malgoverno democristiano del tempo che fu, in particolare le oligarchie legate a clientele,il governo retto sulla spesa pubblica per accontentare le clientele,il deficit statale al 120% del PIL
    va ricordato 1) che di tali mali soffriamo ancora oggi e ne abbiamo sofferto in maniera continuativa anche dopo l'affossamento nel '93 del vecchio sistema proporzionale: basti pensare, per l'oggi, alla cricca, ai furbetti del quartierino, alla scalata alle banche, alla cosiddetta protezione civile, alle iene ridenti sul terremoto dell'Aquila......e che in tempi di macelleria sociale e di tagli al welfare non accenna a diminuire il deficit, perché di clientele affamate ce ne sono sempre: per esempio le scuole private.
    2)che il sistema proposto da Salvi prevede uno sbarramento del 5%, che dovrebbe garantire tre, max quattro grossi raggruppamenti omogenei.
    Basterebbe escludere finanziamenti e rimborsi ai soggetti che non superano lo sbarramento.Il che impedirebbe i bluff dei partiti inventati a mero scopo di autofinanziamento di gruppi. Comunque è bene discutere, perché nel '93 il voto fu molto emotivo e assai poco ragionato. 01-09-2010 00:03 - Pina
  • salvi ha un po' ragione, un po' torto.
    ovviamente non è neppure il caso di rimarcare che i c.d. "guasti del proporzionale" sono l'argomento di chi ha inteso espropriare sostanzialmente della rappresentanza politica in Italia milioni di persone imputando ad un sistema elettorale ciò che è il prodotto di precise politiche tutte in favore dei ceti dominanti (ieri rappresentati dalla DC e dal PSI di Craxi, oggi dai forzitalioti che hanno accresciuto il debito pubblico di ben 560 miliardi dal 2000 al 2009, in pieno sistema elettorale maggioritario), non certo in favore dei ceti subalterni, penalizzati dalla cancellazione del proporzionale (e del diritto di rappresentanza politica).
    per altro verso, è davvero singolare che non si comprenda l'assoluta anomalia per un sistema democratico della scelta dei rappresentanti del popolo" da parte di ristretti gruppi di potere, escludendo la loro scelta da parte dei cittadini.
    Nè questa singolarità può essere compensata da un sistema democratico interno dei partiti imposto "per decreto": dopo bush sappiamo tutti che la democrazia non si esporta, mentre per altro verso è evidente a tutti come la passività di massa, apertamente incentivata dai mass media del regime, abbia prodotto un'idea della politica come delega, bonapartista e dirigista, in cui i partiti, anche a sinistra, hanno rappresentato l'azienda di qualcuno (si trattasse dello studio mediaset o della fabbrica di nichi).
    lasciamo perdere i lambiccamenti politicisti, la questione è semplice (da un certo punto di vista, ben più complessa da un altro): i comunisti non possono che essere per il sistema proporzionale poiché costituisce l'espresione più piena del fondamentale principio "una testa un voto", senza sbarramenti o amenità del genere: la governabilità ovvero la ingovernabilità di un sistema, il suo blocco o le alternative, non dipendono dalle alchimie della legge elettorale, come conferma il fatto che oggi, con una legge liberticida come quella attuale, il sistema è ampiamente instabile e preda di consorterie e lobbies, mentre al contrario questo paese per 50 anni è stato caratterizzato da un blocco politico nonostante un sistema elettorale proporzionale puro.
    non siamo tanto importanti oggi, purtroppo, per dover entrare per forza in questi dibattiti, ai comunisti attende il compito ben più complesso di ricostruire la propria presenza capillare e la partecipazione collettiva, unica strada di cambiamento del sistema. 31-08-2010 23:19 - francesco fanizzi
  • in una democrazia borghese, la migliore delle ipotesi e' quella di un sistema elettorale in cui la maggioranza dei cittadini trovi rappresentanza. Se il modello tedesco e' il piu' vicino a questo ideale, benvenga.
    E poi, scusatemi, ho sentito, sorpattutto all'estero, che in Italia, quando c'era il proporzionale puro i governi cambiavano troppo spesso. 60 governi in 50 anni o giu' di li'. Questi pero' dimenticano di notare che di questi 60 governi 58 erano a direzione DC con supporto USA, che spesso indicava/imponeva le alleanze e la strategia politica in funzione anticomunista. Senza questo "bias" il proporzionale avrebbe anche potuto funzionare. 31-08-2010 23:08 - Murmillus
  • Riappropriarsi della democrazia: 1° stadio - l'affiancamento.

    Le Liste della partecipazione diretta.

    Nell'ottica di una strategia che punta a dissociare la politica dal meccanismo del professionismo e per recuperare il sentimento della partecipazione di tutti i Cittadini in ugual misura e dell'inclusione individuale nei processi decisionali, per affermare lo spirito fondante della democrazia, potrebbe risultare vincente introdurre un elemento di incremento della qualità democratica.

    Questa novità si chiama” Liste della partecipazione diretta ” o anche della " Quota diretta " e porta il seme dell'uguaglianza del diritto.

    Questo " non partito " per " non professionisti " - nell' accezione positiva - dopo un rodaggio potrà essere istituzionalizzato e reso opzione permanente: la possibilità di un libero spazio per la responsabile volontà e il buonsenso dei Cittadini in competizione qualitativa con i candidati partitici tradizionali.

    Lo scopo primario è quello di dare un esempio di partecipazione non professionistica permeata da spirito di libertà, consapevolezza, maturità, senso civico e anche di dissenso nei confronti di diritti negati dalla politica verticista e accentratrice dei soliti noti.

    Lo scopo non dichiarato consiste nel trovare il passaggio che permetta al singolo Cittadino di arrivare alla partecipazione diretta senza la mediazione di nessuno, Partito o Lista: una volta rintracciata la possibilità, saranno i Cittadini ad allargare la breccia e a demolire la muraglia blindata (dei partiti).

    In una situazione nominalmente " liberale " dove le parti liberalmente si confrontano, ma che nei fatti è diventata " monopolio " di minoranze elitarie , lo spirito liberale e libertario per istinto e per costituzione genetica si sente a disagio e cerca quelle soluzioni antagoniste e competitive che possano riaprire alla possibilità e uscire dalla stagnazione.

    La situazione presente ci vede bloccati a partire dal livello teorico culturale, sul dogma dell'appartenenza obbligata al partito come unico accesso alla partecipazione politica reale, da cui a strascico il conseguente monopolio dei partiti su tutta la vita democratica e sulla cosa pubblica.

    Il passaggio intermedio liberale e libertario che possa " aprire al mercato " della partecipazione politica può essere realizzato da una innovazione qualitativamente più appetibile di quanto non sia il partito fin qui conosciuto: questo chiedono i Cittadini-consumatori-elettori.

    Questo strumento tecnico della " Quota Diretta " è il mezzo che permette, nel pieno rispetto dello spirito democratico liberale, di portare le ragioni dell' " insieme " e di quel " Tutto che è più della somma delle parti ", della molteplicità e la ricchezza di tutto ciò che non è omologabile ai partiti, all'interno del confronto tra le parti.

    Con l'ambizione perfino di armonizzare la co-esistenza tra di esse.

    Queste Liste sono aperte a tutti i Cittadini non professionisti della politica che non si riconoscono nel sistema dei partiti e che vogliono partecipare in modo autodeterminato e senza costose campagne elettorali, uscendo magari dall'astensionismo sterile.

    Qui va fatto un richiamo forte a quelli che sono per attitudine mentale i cosiddetti " intellettuali " ai quali va addossata una responsabilità maggiore per la degenerazione del sistema democratico, sociale e politico in cui ci ritroviamo: riservare a se stessi il ruolo di "chiamare i pompieri quando la casa brucia " non li assolve certo dal fatto di non aver vigilato preventivamente e di essere stati inadeguati al ruolo storico che sono chiamati a svolgere.

    Certo in una democrazia anche nominale, tutti sono compartecipi dei risultati e ogni Cittadino fa la sua parte, però da coloro che dovrebbero essere le guide degli altri perchè ne hanno i mezzi mentali e culturali, è giusto aspettarsi indicazioni e soluzioni.

    Costoro sono invitati a fare la loro parte almeno ora, impegnandosi e permeando con la qualità della loro partecipazione le prime Liste della partecipazione diretta, provvedendo a vararle in modo adeguato, senza nascondersi dietro a scuse.

    Ad essi in particolare spetta il compito - appunto anche attraverso le Liste della partecipazione diretta - di portare la politica e la democrazia al ruolo nobile di essere l'ambito in cui sono composti, bilanciati e armonizzati, i contasti sociali, le ingiustizie, le ineguaglianze e alleviare bisogni e sofferenze dell'umanità.

    Al contempo strappare spazi a coloro che finora hanno trovato nella politica professionistica terreno di conquista, come si trattasse di un qualsiasi altro settore economico su cui proiettare l'affermazione degli appetiti personali, delle ambizioni e degli egoismi.

    Le caratteristiche fondanti delle " Liste della partecipazione diretta " sono quelle del “ sorteggio ” e della " libertà ".

    Tutti gli incarichi, dentro e fuori dalla Lista, vengono assegnati appunto per sorteggio.

    Ogni membro iscritto alla Lista che gode dei diritti politici e dei requisiti di eleggibilità, partecipa al sorteggio degli incarichi e delle candidature alla delega di rappresentanza nelle istituzioni.

    Ricordiamo che ogni sorteggiato non essendo un professionista politico è perciò quotidianamente impegnato in consuete attività lavorative e di studio, o magari pensionato, che vorrà mantenere e accantonare solo in parte, quindi deve essere messo nella condizione agevolata di decidere e concordare con la Lista di riferimento, la durata di assunzione dell'incarico, per un periodo anche breve.

    Ogni Lista è libera di darsi obiettivi e linee guida, così come ogni sorteggiato è però libero di aderirvi o no.

    Il sorteggiato non è portavoce, a meno che non lo decida in prima persona.

    Egli è libero di decidere come vuole.

    La Lista non ha potere di veto.

    Possibile metodo attuabile già al presente, stante le vigenti Leggi elettorali:

    - sorteggio dei candidati ufficiosi da indicare nella Lista e loro firma contestuale delle dimissioni a far data dal giorno delle elezioni,

    - elezioni e spoglio,

    - sorteggio candidati reali e nomina,

    - dimissioni candidati ufficiosi.

    Sorteggio e libertà: l'accoppiata che permette anche all'ultimo degli ultimi di essere alla pari e se sorteggiato di decidere in modo libero e direttamente responsabile.

    Se alcuni faranno un passo indietro, molti potranno farne uno avanti.

    Questa possibilità risulterà rivoluzionaria sul piano qualitativo della partecipazione e dei rapporti politici; anche per i partiti tradizionali.

    Qui abbiamo una rappresentanza non personalistica e non vincolata a specifico mandato, ma una espressione della libertà, maturità, consapevolezza, responsabilità di chiunque nel corpo sociale non si riconosca nei programmi e valori consolidati nei partiti o nei gruppi di opinione.

    E non da ultimo, data la caratteristica della occasionalità non ripetitiva conseguente al sorteggio, perfettamente biodegradabile e a impatto contenuto, in grado però di raggiungere lo scopo di decentrare il potere e allargare la partecipazione politica.

    Questa coesistenza di candidati ufficiali - a garanzia della continuità identitaria - affiancati in modo qualitativamente competitivo da candidati differenziati del dissenso e liberi Cittadini tentati dalla nuova opportunità di partecipare in modo diretto, è una notevole possibilità di miglioramento reale.

    Questo è il metodo degli ultimi contro il potere dei primi.

    Il potenziale catalizzatore delle innumerevoli identità del dissenso democratico che avranno qui lo scopo comune da perseguire.

    Questa è probabilmente la vera e unica riforma elettorale che in questo stadio possa portare risposte reali al bisogno di democrazia universalmente sentito.

    Superare la crisi democratica trasferendo il perno dell’azione dai partiti alla società civile secondo un’ evoluzione inevitabile.

    La prima vera vittoria sarà di farlo accettare come culturalmente lecito .

    Il resto verrà probabilmente da solo.

    Varcare il confine simbolico del dogma dei partiti, è la sfida culturale del prossimo pensiero democratico per dare pienezza di significato a quel 1° Comma dell’Articolo 21 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo tanto osannato, ma anche finora bistrattato, dove è previsto che

    “ Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti ”.

    E’ ora di rivendicare il diritto sacrosanto alla reale formazione delle decisioni politiche, per tutti coloro che non si sentono per niente rappresentati da forme di appartenenza partitica-settaria di qualunque tipo.

    In questa fase storica questa possibilità appare realizzabile a breve.

    Il progresso mentale e la gloria della libertà hanno bisogno delle utopie di salvataggio: la psicologia prima ancora che l’ applicazione pratica.

    Come nelle dimensioni fisiche, anche in quelle psichiche, introdurre un nuovo elemento modifica i rapporti.

    L’esistenza dell’alternativa anche solo teorica, è già sufficiente a modificare per sempre le curvature del reale-manifestante.

    Per assurdo, l’ipotesi portata dalla possibilità che liberi e comuni Cittadini svincolati dai partiti, per quanto per ora “ fantasiosa “ , possa minacciare l’Olimpo delle gerarchie politiche e scuotere ciò che si pretende come ormai privatizzato, stabile e assoluto, indurrà perfino quelle serissime classi politiche a migliorarsi.

    E questo in un processo parallelo e proporzionale al fatto che la fantasiosa ipotesi divenga sempre più reale e competitiva .

    ..Piuttosto che piuttosto..piuttosto!

    Ai professionisti, alle loro facce serie, per il loro non quieto vivere, noi altrettanto seri confermiamo perfino la loro opinione su tutto ciò:” sì certo, in fondo è solo una fantastica provocazione, uno scherzo tra amici!”

    ..Anche quando sempre per ridere diffonderemo ovunque l’idea!


    www.democraziaincludente,it 31-08-2010 22:18 - includente
  • non è questione di sistema elettorale ma di credibilità se si è credibili si vince se non si è credibili si perde ! 31-08-2010 22:15 - Giuseppe
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  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
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    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
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