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FUORIPAGINA
31/08/2010
  •   |   Cesare Salvi
    Bersani si ricordi i danni del Mattarellum

    In particolare, il collegio uninominale può servire al funzionamento maggioritario del sistema, ma può anche essere usato in un sistema proporzionale (come ad esempio la legge elettorale italiana per il Senato prima della riforma del 1993). Nell'Italia della seconda Repubblica si è adottato il sistema maggioritario; dapprima, con la legge Mattarella, attraverso i collegi uninominali; successivamente, con la legge Calderoli (approvata nel 2005), con il premio di maggioranza e la lista bloccata. In entrambe le versioni, questo sistema non ha prodotto nessuno dei benefici auspicati dai suoi proponenti: non vi sono state maggioranze stabili e coese, non vi è stata riduzione della frammentazione partitica, non vi è stata un'effettiva scelta degli eletti e il corrispondente radicamento nel territorio.
    Sotto quest'ultimo profilo, chi auspica il ritorno alla legge Mattarella dovrebbe ricordare la spartizione che ciascuna delle due coalizioni faceva dal centro, con i conseguenti candidati paracadutati dall'alto. Abbiamo avuto insomma i danni del maggioritario, ma nessuno degli attesi benefici.
    Per passare dal discorso sistemico a quello politico, è per effetto del sistema maggioritario che Berlusconi e Bossi hanno trasformato la maggioranza relativa di voti in maggioranza assoluta (che nel paese non hanno). Basta fare quattro conti. L'impressione di un'Italia nella quale Pdl e Lega hanno un largo e invincibile consenso tra i cittadini è un effetto distortivo dovuto appunto al sistema maggioritario. Nelle ultime elezioni regionali il Pdl ha avuto il 30 per cento e la Lega il 12 per cento. Con un sistema di impianto proporzionale, non avrebbero in Parlamento la maggioranza per governare. La legge maggioritaria grava sulla politica italiana come una gabbia di forza, comprime il pluralismo politico e ideale presente tra i cittadini prima ancora che tra le forze politiche, tende ad espellere della rappresentanza i punti di vista diversi da quelli dominanti.
    Da tempo sono convinto che una legge elettorale simile a quella tedesca sia la via da seguire per ridare vitalità alla democrazia italiana, anche incentivando la partecipazione al voto. Quel sistema ha un impianto proporzionale corretto dalla clausola di sbarramento. Sulla base dei dati delle elezioni più recenti (parlamento europeo e regionali) entrerebbero in Parlamento i cinque partiti di adesso nonché la sinistra, se unisse le sue forze. All'obiezione che così i governi non li scelgono i cittadini, si può rispondere (oltre che citando i danni che tale idea ha introdotto in un sistema che rimane parlamentare), che nessun sistema maggioritario, tranne la legge Calderoli, che è un unicum mondiale, garantisce al partito o alla coalizione che arriva prima la maggioranza assoluta in parlamento; e ciò nonostante sono già in crisi.
    Anche per quanto riguarda la possibilità dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti, il sistema tedesco offre una buona soluzione. La metà dei parlamentari è eletta con il collegio uninominale, l'altra metà, ai fini del riequilibrio della rappresentanza, su liste bloccate molto corte. Questo meccanismo è migliore del voto di preferenza, che non dà una buona prova di sé nelle elezioni regionali e delle grandi città, sul piano della trasparenza e della qualità della politica.
    Giusto complemento della riforma elettorale sarebbe una legge di attuazione dell'articolo 49 della Costituzione (quante giuste intuizioni rimaste disattese nei nostri padri costituenti!) che preveda, come appunto in Germania, l'onere dei partiti di adottare metodi democratici nella propria vita interna, anche e soprattutto per la scelta dei candidati.
    Si giungerà in Italia, in questo Parlamento o nel prossimo, a nuove regole elettorali che contrastino la crescente degenerazione della politica? Non è facile essere ottimisti. Ma credo questo sia un tema che richieda un impegno anche culturale: come si diceva un tempo, una battaglia delle idee.


I COMMENTI:
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  • Salvi scopre la macchina per taGLIARE IL BURRO , ma volete capirla che che vota il duce le sta bene cosi , per chi ha la testa sul collo vorrebbe votare scegliendo chi cazzo vuole , ed e ora di finirla con le vecchie facce finte di ipocrisia proletaria , fuori tutti dalle palle , tanto il mondo non si ferma per 4 straccioni. Non sperate che con questa gentaglia di cambiare la legge elettorale ,cosi comè fa comodo a dx e sx e centro clericale . Bocca ha sempre più ragione il male non e B. CHE NON CONTA UN CAZZO MA GLI ITALIANI CHE SONO DEI CAZZONI.ULISSE 31-08-2010 20:55 - ulisse rossi
  • Salvi ha ragione... Lo dico da socialdemocratico moderato, lontano dalle posizioni politiche di Salvi. Anche D'Alema ha commesso tanti errori ma in questo caso mi pare abbia proposto la soluzione più decente. La Costituzione italiana è fondata sulla rappresentanza e non sulla scelta del governo. Questo vale a prescindere dal calcolo di chi ci guadagna e chi ci perde. Grazie alle leggerezze dei primi referendari, si è creato un sistema grazie al quale con il 33% un partito (non importa se di sinistra o di destra) può avere la maggioranza in parlamento ed eleggere il presidente della Repubblica, modificare la Costituzione, nominare il CSM e così via. I solerti referendari dimenticavano che un sistema costituzionale è appunto un sistema in cui tutto si tiene, e che richiede pesi e contrappesi per funzionare. Un sistema uninominale potrebbe anche andar bene purché si ridisegnasse l'impianto della Costituzione e si richiedessero maggioranza di due terzi per tutte le decisioni di carattere istituzionale. A questo non pensano gli ilari dirigenti del PD per i quali la parola d'ordine è "salvare il bipolarismo". Non difendere l'occupazione, la democrazia, le conquiste sociali, no: salvare il bipolarismo. E' incredibile. Forse sperano in questo modo di imporre il PD come partito egemone sull'intero centrosinistra. Ma l'egemonia non si conquista con i trucchetti e con le prepotenze. Per una volta posso gridare: forza D'Alema, forza Salvi! 31-08-2010 20:01 - Bartolo Anglani
  • salvi ha torto.

    un'unica nota: egli dimentica i guasti del proporzionale in Italia (lasciamo perdere la germania): oligarchie legate a clientele, governo retto sulla spesa pubblica per accontentare le clientele, deficit statale al 120% del PIL.

    Gli italiani in maggioranza lo sanno, il discorso di salvi non ha credibilità.Questo spiega una sinistra la 3%, per essere ottimisti. 31-08-2010 17:19 - valchrcaciagli@alice.it
  • Salvi ha ragione.

    Un'unica nota. Il sistema Tedesco ha un impianto "uninominale" corretto proporzionalmente. Non il contrario.

    Ed all'obiezione furbesca di chi dice che così ci sarà sempre un partito di centro al governo la risposta è immediata. Non lo ordina il medico di fare alleanze con chiunque. 31-08-2010 15:34 - Marco Antoniotti
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