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Anna Maria Merlo
Francia in piazza contro la xenofobia
In pochi giorni l'appello alla manifestazione di oggi contro «l'odio e la xenofobia» diffusi dal governo e da Sarkozy con l'espulsione dei rom e la distruzione dei campi nomadi, lanciato da organizzazioni di base, si è trasformato in un'ondata di solidarietà massiccia, vista come il primo passo di un movimento di protesta in crescita contro Sarkozy che culminerà, per il momento, martedì 7 con la giornata di sciopero e di protesta contro la riforma delle pensioni (e lunedì sciopera già un sindacato della scuola, anche contro i tagli ai posti di insegnanti, meno 80mila dal 2007 al 2012). Aderiscono alle manifestazioni di oggi - oltre al corteo parigino, ci saranno sit in in 140 città francesi e nelle principali capitali europee di fronte alle ambasciate francesi - tutti i principali sindacati, la Cgt, che è da anni impegnata per la difesa dei lavoratori sans papiers, ma anche la Cfdt, finora tiepida su questo fronte e persino Force ouvrière, che ha indicato ai suoi iscritti di partecipare «a titolo individuale». Stesso movimento nei partiti di sinistra. Il Ps, che da dieci anni non partecipava a manifestazioni a difesa dei sans papiers, si è impegnato per far riuscire l'appuntamento di oggi. Verdi, Pcf, Parti de gauche e Npa sfileranno nello stesso corteo, in una unità della sinistra che non si vedeva da tempo. I sindacati degli insegnanti saranno tutti presenti. La destra compassionale, invece, sarà assente: nessuna adesione da parte del centrista François Bayrou né di Dominique de Villepin, che peraltro avevano criticato la svolta repressiva di Sarkozy.
Il ritorno del Ps in piazza è particolarmente significativo. A Parigi il sindaco Bertrand Delanoë e il presidente della regione Ile-de-France, Jean-Paul Huchon, sfileranno nel corteo. La segretaria del Ps, Martine Aubry, sarà a Lille, città dove è sindaca. Il Ps, che è stato finora molto prudente sulla questione dell'espulsione dei rom, ha deciso di prendere posizione. Anche se ci sono dei dissidenti, come François Rebsamen (alle presidenziali del 2007 era schierato con Ségolène Royal), che considera che «il Ps non è le Lega dei diritti dell'uomo ma un partito di governo» e che teme che «questa manifestazione dia luogo a derive di slogan e di amalgami troppo facili».
Ma per François Lamy, consigliere di Aubry, «a partire dal momento in cui abbiamo mostrato di essere fermi sulla sicurezza, non c'è nessuna ragione per non difendere le libertà pubbliche».
Tutti collegano in Francia la giornata di protesta e indignazione di oggi all'appuntamento principale di martedì prossimo: le manifestazioni contro la riforma delle pensioni. «Il governo - afferma Patrick Gontier dell'Unsa-Education - sta rischiando di dividere la società». Per Pierre Laurent, neo-segretario del Pcf, «il 4 settembre è un trampolino per le mobilitazioni del 7. Stiamo assistendo a una tappa significativa nella convergenza delle mobilitazioni». Cécile Duflot, segretaria dei Verdi, ritiene che «la gente ha capito che il governo ha tirato fuori le peggiori carte del suo gioco e che i due fronti non potevano venire disgiunti. Non hanno più voglia di essere presi in giro». Jean-Luc Mélenchon del Parti de gauche dice la stessa cosa: «La gente ha preso coscienza che il governo poteva sbattere il naso sui due temi». Olivier Besancenot dell'Npa conferma l'analisi: «E' il momento in cui è possibile indebolire i nostri avversari». Per Jean-Pierre Dubois presidente della Lega dei diritti dell'uomo, «il sociale è ormai legato alle provocazioni sui diritti».
Sarkozy e il governo sono sordi sui due fronti. Sarkozy pensa di aver recuperato 4 punti favorevoli (dal 26 al 30%) grazie alla campagna securitaria anti-rom. Eric Woerth, il ministro del lavoro nella bufera per lo scandalo Bettencourt, tira dritto - per ora. Ieri ha assicurato che sarà lui a difendere la riforma delle pensioni di fronte all'Assemblea, martedì prossimo. Ma lo stillicidio di rivelazioni sul conflitto di interessi che lo riguarda e i favori concessi ai finanziatori dell'Ump, il partito di Sarkozy, lo ha indebolito al punto che Cgt e Cfdt chiedono se Woerth ha la credibilità per trattare sulle pensioni.
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Un mito appunto, perché le espulsioni di rom via aereo (che poi ritornano grazie alle 300 euro rievute) c'erano ancora prima di Sarkozy, e tutte le leggi che discriminano i rom per incentivarne la sedentarietà (per carità nulla a che vedere con l'obbligo di sedentarietà durante il comunsimo)esistevano prima di sarkozy.Per il resto un po' più di rispetto nelle persone di bassa statura o diversamente alte chiamaci come vuoi, sarebbe di rigore a meno che qui la gente non si interessi al razzismo solo quando è spendibile politicamente 11-09-2010 22:39 - Fiorino
Per me era il paese della democrazia.Della giustizia sociale e della riscossa borghese sulla schiavitù della nobiltà!
Essere un francese era come essere un cittadino del mondo!
La Francia è stata per me un'icona di libertà.
La Torre era il faro della giustizia e Parigi,Napoleone,le luci e il pane a sfilatino lungo erano il simbolo di un UOMO NUOVO.
Ora vedendo quello che il "bassetto" francese fa, agli zingari e ai francesi di colore nero,mi fa ricredere e mi smonta un mito.
Francesi,liberate la Francia da questa marmaglia!
Non voglio cancellare un sogno! 04-09-2010 20:26 - maurizio mariani