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Francesco Paternò
Inderogabilmente Fiat
Per Federmeccanica, il contratto nazionale del 20 gennaio del 2008 non vale più. Benché l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne avesse chiesto pubblicamente la disdetta - senza la quale sarebbe uscita dall'associazione - il presidente di Federmeccanica Pierluigi Ceccardi ha detto che «la Fiat non ha spinto per niente». E che anzi, «l'accelerazione che abbiamo imposto oggi è per tutelare le esigenze delle aziende metalmeccaniche e di un milione di lavoratori che dipendono da esse». Per non sbagliarsi, Federmeccanica fa un passo doppio: da una parte recede dall'accordo per imporre deroghe per tutti, dall'altra studia il modo di fare altre «norme specifiche per il comparto auto», cioè solo per la Fiat.
«Quella assunta da Federmeccanica è una decisione gravissima e irresponsabile, che lede i principi democratici del nostro Paese. Si decide, infatti, di cancellare il Contratto nazionale di lavoro, in accordo con sindacati minoritari e impedendo alle lavoratrici e i lavoratori di potersi esprimere sul loro contratto», ha detto il segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini. «Si tratta di una violazione delle regole e della rottura dei principi democratici alla base degli equilibri sociali. Per la Fiom, l'unico contratto in vigore rimane, sotto ogni punto di vista, quello del 2008 firmato da tutti e votato dalle lavoratrici e i lavoratori». Oggi la Fiom terrà il suo comitato centrale per decidere il che fare.
Chiaro che i tribunali, innanzitutto, avranno il loro lavoro. Ceccardi, infatti, ha messo le mani avanti sostenendo che la disdetta del contratto è stata decisa «a fronte delle minacciate azioni giudiziarie della Fiom relative all'applicazione di tale accordo» ed è comunicata «in via meramente tecnica e cautelativa allo scopo di garantire la migliore tutela delle aziende». La disdetta avviene a far data dal primo gennaio 2012. Alla domanda se l'auspicio è che anche la Cgil guidata da Guglielmo Epifani possa sedersi al nuovo tavolo, Ceccardi ha replicato «assolutamente sì».
«La nostra preoccupazione più grande è la crisi e come uscirne, non quello che decide Federmeccanica e l'idea che si pensi di uscirne riducendo salari e diritti e aumentando gli orari è un'idea non originale che non ha prodotto risultato ma aumentato la conflittualità. Per questo non capisco perché Federmeccanica cerca il conflitto», ha commentato il segretario piemontese della Fiom, Giorgio Airaudo. «E' la dimostrazione della volontà di scontro frontale degli industriali», aggiunge Giorgio Cremaschi (Fiom). «Un errore che non aiuterà le imprese, che non aiuterà la Fiat né Marchionne», commenta il governatore della Puglia, Nichi Vendola. «Dividere i sindacati, usare il bastone e la carota a seconda degli interlocutori e ignorare che perfino da parte della Fiom c'è sempre stata disponibilità a entrare nel merito della discussione sugli obiettivi di innalzamento delle percentuali di produttività e competitività, è stato possibile perché c'è un governo che anziché fare l'arbitro è sceso pesantemente in campo prendendo a calci negli stinchi i lavoratori e facendo il tifo per la parte più agguerrita e aggressiva del sistema delle imprese». Maurio Sacconi, ministro del welfare, conferma a modo suo: «La disdetta da parte di Federmeccanica del contratto 2008 non ha alcuna valenza sostanziale per i lavoratori, che sono protetti dal ben più conveniente contratto dell'ottobre 2009 sottoscritto da Cisl, Uil, Ugl e Fismic».
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Capitalizziamo la loro vittoria.
solo cosi potremo parare i colpi del padronato.
saluti e un abbraccio
Andrea 08-09-2010 21:11 - Andrea
é un fim già visto, con lascea del fascimo a metà degli anni 20 la cgil fu messa fuorilegge, i suoi dirigenti incarcerati o in esilio, l unico sindacato che rimase furono le corporazioni fasciste. Leggete la storia, queste corporazioni in poco meno di 3 anni firmarono accordi con i padroni che cancellavano i diritti conquistati dai lavoratori e diminuirono in 3 fasi circa il 30% dei salari. Ci vollero 20 anni, una dittatura, milioni di morti, per ritornare alla democrazia 08-09-2010 14:52 - sandro pesce
Il problema paese è che il ns stava per uscire dal feudalesimo ma quando ci mancava l'ultimo passaggio nel senso di una responsabilità collettiva e di reciproco rispetto, da una parte, i nuovi feudatari, si è pensato di fare una marcia in dietro.
L'industria e la finanza attuali hanno preso il posto dei feudatari e questi ovviamente perchè dovrebbero sacrificarsi per il popolo, per la massa che gli fà sempre più esosi e che può esswere facilmente disgregata e sfruttata?
In questo concorrono i venditori di anime, que sidacati che fanno finta di non capire che lo sviluppo del paese è derivato dalla trasformazione e che senza di essa, senza una classe istruita ad alti livelli possiamo solo vendere, come loro, fumo per arrosto: "il futuro del paese è la riduzione della mano d'opera!".
Giusto! Incominciamo a togliergli il climatizzatore, vetri elettrici e navigatore dalle loro limousine, perchè se l'economia và verso il basso anche le loro commodities dovranno avere una ricaduta ed un pò di sudore fà bene anche a loro, aiuta ad essere più umani!
E' inderogabile che tagliando l'economia alla classe lavoratrice e alla scuola non andremo da nessuna parte in quanto chi compererà le utilitare? Forse i sindacati che stanno dirigendo verso la deregolamentazione il rapporto di lavoro istituendo corsi di riqualificazione con gli industriali sovvenzionati dallo stato e con assegnazioni di orride concessioni che non rendono nulla? 08-09-2010 14:02 - Gromyko
Eccola la vostra brava persona.
Ecco quello che è il vostro Marchionne!
Un assassino!
Uno di quegli esseri spreggevoli,mandati avanti dal padrone per fare da liquidatore all'eccedenza di manodopera.
I padroni mentre stanno a Portofino a prendere la tintarella e a farsi di cocaina,hanno mandato il loro garzone in maglioncino a fare i conti con la classe operaia.
Se fossi un dirigente della CGIL,non parlerei più con questo garzone.
Non voglio stare a sentire il servo del padrone.
Se mi dovete licenziare,che venga Lapo in persona a dirmi che sono in eccedenza.
Quei sporchi padroni,stanno sulle loro barche con il naso imbiancato e non pensano ai Cipputi che alla FIAT hanno lasciato dita e anni e anni di lavoro.
Cipputi deve tornare con la sua valigia di cartone a Napoli o in Calabria da dove è venuto.
Cipputi deve essere sostituito con Milov,che prenderà 500euro in meno di stipendio e farà lo stesso lavoro del Ciupputi.
Ma cipputi ha una Fiat da finire di pagare.
Cipputi ha comperato 4 auto Fiat con i stipendi che ha preso in questi 30 anni.
Ora Cipputi non potrà più comperare e finire di pagare le auto FIAT.
Va bene che arriveranno le auto polacche e queste costeranno molto di meno.
Ma se Cipputi non ha soldi,come potrà comperare le auto dei polacchi?
Marchionne ha calcolato tutto.
Loro produrranno e loro consumeranno.A Noi non resterà che emigrare in Polonia sperando che i nazzi polacchi non ci ammazzino. 08-09-2010 13:23 - mariani maurizio