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Antonio Sciotto
Gli ultimi della classe
L'Italia è agli ultimi posti in Europa per investimenti sulla scuola: più precisamente è penultima, precede solo la Slovacchia. I dati, pesanti ma non certo inaspettati, vengono dall'Ocse, che ieri ha diffuso il suo consueto report annuale sul mondo dell'istruzione. Il nostro paese spende il 4,5% del pil nelle istituzioni scolastiche, contro una media Ocse del 5,7%. Numeri che sostengono le critiche di opposizione e sindacati (in particolare la Cgil) contro il governo e la ministra Mariastella Gelmini. Gelmini che, però, ieri non batteva ciglio, e anzi ribaltava i dati Ocse a proprio favore.
La Slovacchia, «ultima della classe», spende solo il 4% del Pil. Ai primi posti si piazzano invece Islanda, Stati Uniti e Danimarca. Ogni scolaro costa in media ogni anno, in Italia, 6622 dollari (non molto lontana dalla media Ocse di 6687 dollari). L'Italia è inoltre ultima in classifica, per la percentuale di spesa pubblica destinata alla scuola, il 9% (rispetto a una media del 13,3%), seguita da vicino da Giappone e Repubblica ceca.
Ma c'è un'altra notizia che certamente non stupirà nessuno, che purtroppo è scientifica conferma di quanto tutti nel nostro paese già sanno: gli insegnanti della scuola pubblica italiana vengono pagati poco, e in particolare meno della media dei colleghi dei Paesi Ocse. Come se non bastasse, il divario si accentua con il passare degli anni di servizio. Un maestro elementare italiano, ad esempio, guadagna poco più di 26.000 dollari l'anno a inizio carriera, contro una media Ocse di quasi 29.000. Alla fine della carriera, il suo stipendio sale a 38.381 dollari, ma la media nei Paesi Ocse è salita a 48.000 dollari, cioè quasi 10 mila euro in più. Lo stesso vale per il professore delle scuole medie (che guadagna tra i 28.098 dollari iniziali e i 42.132 di fine carriera) e per il docente delle superiori: quest'ultimo, tra gli insegnanti italiani, ha l'aumento più consistente, passando nel corso della carriera da 28.098 dollari a 44.041, ma la media dei suoi colleghi di altri Paesi passa da 32.500 dollari a oltre 54.700.
Il solito disastro del Belpaese, che gli istituti internazionali ogni volta non fanno altro che certificare. Dalle associazioni studentesche, dall'opposizione e dalla Cgil, arrivano le critiche più pesanti al governo, dato che ha tagliato quest'anno ben 8 miliardi di euro all'istruzione pubblica.
Dati negativi anche dal rapporto studenti insegnanti, e dalla dimensione delle classi: gli studenti sono più numerosi nelle classi italiane (22 contro una media Ocse di 18) e il rapporto studenti/insegnante è tra i più bassi (16,4 contro una media di 10,6). In Italia le ore di istruzione previste per i ragazzi tra i 7 e i 14 anni sono 8.200. Solo in Israele gli studenti stanno più a lungo sui banchi, mentre la media Ocse si ferma a 6.777.
Secondo Mimmo Pantaleo, segretario Flc Cgil, l'Ocse «boccia sonoramente le politiche del governo sul sistema d'istruzione: l'Italia non solo spende meno, ma ha tagliato risorse pari a 8 miliardi di euro in tre anni alla scuola e 1,3 miliardi all'università. Per il governo l'istruzione è un costo e non una risorsa. Gli insegnanti sono pagati molto meno dei loro colleghi europei ma il governo ha bloccato per tre anni gli stipendi e cancellato gli scatti d'anzianità».
La ministra Gelmini valuta i dati, al contrario, come «la conferma delle politiche del governo: gli studenti non devono passare tante ore in aula per avere una buona istruzione, e le retribuzioni degli insegnanti devono aumentare in base al merito e non solo per l'anzianità». Per Pd, Idv e Rete degli studenti medi, l'Ocse «boccia la Gelmini», e tutti chiedono «più investimenti nell'istruzione, come vera ricetta anti-crisi». Secondo la Cisl scuola, le cifre Ocse sono «occasione per una riflessione seria su alcuni problemi cronici».
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Come è possibile che l'italia spenda molto meno, che gli insegnanti siano pagati meno, che il rapporto stdenti per insegnate sia più alto e, nello stesso tempo che il costo per studente sia praticamnete uguale alla media?
Si dovrebbe dedurre che non sono i costi di personale a fare la parte del leone nel costo per studente, ovvero che siano i costi di strutture o di materiali ...
Non mi sembra sia però così, ho anche letto che la spesa per l'istruzione sia al 80% spesa per stipendi.
Scusate, ma c'è qualcosa che non quadra, Gelmini o non Gelmini. 09-09-2010 13:16 - Michele Setnikar
Andrebbero aumentate le ore in cui ci si può" sgranchire le ossa" e fornire le scuole di infrastrutture atte a garantire un piacevole trascorrere della giornata scolastica. 09-09-2010 13:03 - heros
Le idee che dovrebbero governare una "politica della scuola" sono state abbandonate da tutti e i risultati si vedono.
Esse sono semplici:
la scuola forma l'uomo-cittadino e non prepara al lavoro;
la scuola valorizza i talenti; la scuola, nel proprio ambito, è un "potere" superiore a quello della famiglia, mentre oggi è inconcepibile che un insegnante rimproveri un genitore perché lascia che il figlio tenga in camera televisione e portatile ("Lei è il padre di un mio alunno e non deve comportarsi in modo così stolto, perché rovina tutto il lavoro che sto facendo!") ed è, invece, frequente che un genitore si lamenti con il docente per una o altra ragione attinente al "campo di potere" della scuola.
La scuola può (e deve) essere in parte facile, fino ai 14 anni, per non essere classista ma deve trattarsi di una facilità che riguarda i risultati, non l'impegno. Lo studente che non si impegna, superati i quattordici anni, deve essere bocciato. Chi requenta la scuola, deve impegnarsi più di chi comincia a lavorare. 08-09-2010 15:45 - appelloalpopolo.it
Queste sono stupidaggini da becero pseudosindacalismo.
Il successo degli studenti orientali deriva da un impegno che gli studenti occidentali non riescono neppure a concepire e l'impegno deriva da uno sforzo della societa' intera che valorizza lo studio. Cosi' era in URSS dove la paga degli insegnanti non aveva alcun valore. Ho sentito parsare in inglese studenti di liceo sovietici e il loro inglese era quasi perfetto. Al pari di studenti Svedesi. Avete mai sentito parlare in inglese, non dico studenti italiani, ma insegnati di inglese italiani?
E scusatemi, come si correla la loro pronuncia o grammmatica con il salario?
Lo stesso vale per la generalmente eccellente preparazione degli studenti di origine ebrea nei vari paesi. Non e' lo stipendio degli insegnanti, ma il valore che si da allo studio nella cultura ebrea.
Naturlamente, come nella esperienza di tutti, ci sono bravi insegnanti mescolati ai pessimi. Insegnanti in grado di stimolare gli studenti allo studio, ma anche questo e' lasciato al caso piuttosto che alla preparazione decnica degli insegnanti stessi.
E poi, quanto lavora un insegnante americano e uno italiano? avete mai fatto i calcoli delle ore lavorate sia a scuola che a casa? 08-09-2010 14:58 - murmillus
La Germini dice che va tutto bene.
I sindacati della CISL E UIL dicono che il "brodo" è ottimo e abbondante.
La gente per strada migugna,ma ancora non ha bastoni ne pistole tra le mani.I Pasquini come me si stanno moltipliocando e siamo ormai un mare in questo internet.
Mille parole 10000 parolacce,ma tutto continua a procedere come se stessimo in un incubo.
Mi pare di essere in uno di quei gironi danteschi,dove le anime in pena gridano e chiamano le altre anime che invece rassegnate continuano a girare intorno al cerchi in modo infinito e stanco.
Altro che Dante,oggi stiamo vivendo un inferno molto più assurdo di quello ce ci ha cantato il poeta.
Germini,Satana,Berlusconi e Brunetta,con i loro forconi ci pungono le chiappe,ma noi facciamo solo un Ha,stanco e rassegnato.
Persino Moretti che di girotondi ne ha fatti tanti,vedendo questo spettacolo rimane senza parole e gli scivola la matita con cui prende sempre nota...
Comincia la scuola,tutti in fila indiana che ricomincia il girotondo! 08-09-2010 13:39 - mariani maurizio