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Gilda Maussier
Angelo Vassallo: un «giusto»
Li chiama i «Giusti», quelli come Angelo Vassallo e come suo padre Marcello Torre, ucciso trent'anni fa dalla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Ha dedicato tutta la sua vita a lenire il dolore dei familiari delle vittime e a combattere contro le mafie, lei che nelle aule di tribunale ci è cresciuta. Perché Annamaria Torre aveva 16 anni quando le uccisero il padre, sindaco di Pagani, nell'Agro nocerino sarnese. Un omicidio efferato, con modalità molto simili a quelle in cui è stato trucidato il sindaco di Pollica Angelo Vassallo.
Secondo qualche analista, l'efferatezza dell'omicidio Vassallo, la violenza con la quale si è infierito, scaricando sull'uomo ben nove colpi di cui sette mortali, farebbero pensare ad altro, piuttosto che alla camorra o alla 'ndrangheta che di solito agiscono in modo più «freddo».
Io non credo che i clan agiscano in maniera più «fredda» e non escludo nulla, perché è sempre e comunque violenza gratuita. Questo è il momento delle supposizioni, delle chiacchiere: è ciò che avviene dopo ogni delitto eccellente e spesso servono solo a mistificare la realtà, a distruggere la memoria della vittima. Ecco perché noi di Libera diamo tanta importanza alla memoria dei «Giusti». Ad appurare la verità saranno le perizie balistiche, la magistratura, la Dda, che non a caso dirige le indagini. E oggi, per fortuna, hanno mezzi ben più efficaci di quelli di 30 anni fa.
Come vicepresidente del Coordinamento dei familiari delle vittime, di morti ne ha viste tante...
Sì, ma questa mi ha toccato in modo particolare forse per le tante affinità che Vassallo aveva con mio padre: un sindaco onesto e giusto che amava e lottava per la propria terra. Il carico emozionale è molto forte per me.
Come venne ucciso suo padre?
Fu assassinato l'11 dicembre su mandato di Raffaele Cutolo da due killer dell'Nco appena uscito dalla casa di campagna dove vivevamo, visto che la nostra, nel centro di Pagani, era inagibile a causa terremoto che il 23 novembre devastò l'Irpinia. Eravamo proprio all'inizio, quando si muoveva tutta la macchina dei primi soccorsi. Pochi mesi prima, il 30 maggio, a chiusura della campagna elettorale, mio padre consegnò al giudice Santacroce, suo amico, una lettera-testamento nella quale confidava di temere per la sua vita ma assicurava che avrebbe continuato a lottare perché sognava una Pagani libera e civile, e non aveva nulla da nascondere. Come ogni mattina stava andando al Comune. Quel giorno al posto dei Vigili venne a prenderlo il procuratore; due killer lo aspettavano fuori dal portone di casa, si avvicinarono all'auto e gli scaricarono addosso un caricatore di mitraglietta.
La camorra aveva già messo gli occhi sulla ricostruzione...
Il terremoto irpino fu uno spartiacque per la camorra, che fece da allora un salto di qualità: i clan che prima si occupavano di traffici di sigarette e altri piccoli crimini, dall'80 in poi hanno indossato i panni imprenditoriali e hanno cominciato ad infiltrarsi nel sistema politico-affaristico. La storia degli anni successivi testimonia questa trasformazione in holding.
E oggi punta anche alla ricostruzione aquilana...
Il cratere del terremoto dell'Irpinia però era molto più vasto e più intensamente abitato, quindi con un giro di soldi enorme. E il mondo politico era colluso, non tutto ma una parte sì: gli atti giudiziari del processo di mio padre lo dimostrano. Purtroppo però abbiamo avuto solo una mezza verità, giuridica ma non storica: basti pensare che il primo processo si è aperto alla fine degli anni '80 e non ha mai individuato le responsabilità politiche.
Eppure in molti parlano del Cilento come di un'«isola felice», libera dalle mafie.
L'altro giorno, alla fiaccolata commemorativa, ho avuto questa sensazione anch'io: Acciaroli è bellissima, molto curata, si vede che il sindaco ha lavorato molto. Vassallo credeva nell'«isola felice»; però il problema è che le mafie si sono globalizzate, la camorra entra ovunque e senza bisogno di mostrarsi troppo sul territorio.
Lei oggi parteciperà alle esequie di Angelo Vassallo dove vedremo di nuovo una grande folla e a cui si unirà simbolicamente tutta l'Italia. Tutto questo cordoglio è davvero un buon segno, che il Paese è sano?
L'indignazione ci vuole. Anche se c'è sempre, perfino dove vige l'omertà mafiosa. Però una volta calato il sipario, spenti i riflettori e finite le passerelle, rimaniamo noi familiari spesso soli con tutto il carico di dolore e con l'onere di continuare a chiedere verità, giustizia e rispetto. Spero che questa volta il governo e tutta la società politica prendano davvero coscienza di quello che è il nostro territorio.
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Pier Paolo Pasolini
Per ANGELO:
sindaco pescatore
che non gradiva essere VASSALLO!!! 11-09-2010 12:25 - domenico e giusi sabino
Come cittadino, militante politico e sindacalista esprimo il mio massimo sdegno per l’uccisione di Angelo Vassallo, uomo e cittadino, prima ancora che sindaco, impegnato nella battaglia quotidiana per l’affermazione della legalità nei settori nevralgici della vita civile ed amministrativa, svolta senza rulli di tamburi e squilli di trombe.
Di rado in quest’Italia sacrificata all’interesse di una casta di prepotenti e nei territori martoriati dalle piattaforme criminali, comunque denominate, è possibile vedere e conoscere un cittadino ed un amministratore come Vassallo, assistere alla sua tensione per il conseguimento di obiettivi di pubblico interesse e di sicura utilità. Ambiente, territorio, risorse economiche, occupazione, giovani, cultura ed educazione alla legalità, al lavoro creativo, alla solidarietà, contrasto del malaffare delle cosche e del loro inquinamento della cosa pubblica, e così tanto altro ancora, sono stati gli obiettivi rispetto ai quali l’onestà e la genuinità di Vassallo hanno informato la sua vita pubblica di sindaco e di amministratore di una piccola comunità campana.
Di certo, come ben appare, è stato amato dai suoi concittadini e forse di più osteggiato dall’indifferenza romana della politica o delle istituzioni.
Il suo grido di allarme, lanciato in merito a presunte collusioni di pezzi dello stato con la camorra e di possibili tentativi di infiltrazioni della malavita nella gestione dell’ente pubblico, non doveva essere lasciato inascoltato. Quegli stessi organi dell’amministrazione centrale dello Stato, che oggi si battono il petto in segno di cordoglio e che tentano tout court di smentire il disagio di Vassallo rispetto ai temi della sicurezza pubblica e personale, sono responsabili per primi della sua solitudine e della sua condizione di obiettivo sensibile della camorra, dei suoi accoliti di genere e non, lasciato in pasto alla fame del malaffare.
Prima ancora del comunicato pervenuto in difesa dell’operato istituzionale dei suoi organismi e diramato per sminuire la paura su probabili collusioni di pezzi dell’Arma con la Camorra, confidata da Angelo Vassallo al fratello, i vertici dell’Arma dei carabinieri avrebbero dovuto imporsi un religioso silenzio, impegnandosi nel fare chiarezza al loro interno avviando un’indagine rigorosa su quanto espresso dal sindaco di Pollica.
Il suo impegno per il riscatto della civiltà della sua terra dalle maglie della camorra, per la diffusione della legalità in ogni settore della vita di Pollica, per lo sviluppo economico del territorio e per la crescita morale e civile della sua gente, lascia un segno tangibile di una grande forza e di un esemplare coraggio nella gestione sincera dell’ente pubblico nell’interesse pubblico.
Angelo Vassallo, sindaco e cittadino, operaio di questo mondo vissuto da pescatore, sta trasmettendo più di ogni altro amministratore pubblico fregiato di titoli di casta e scolastici, però silenti ed a volte persino compiacenti con le soluzioni mafiose e camorristiche, quello spunto che lo contraddistingue da questi altri nella ricerca del bene comune.
Il motore della sua vita sono stati la passione politica ed il rispetto della sua terra campana, la sua piccola ed amata città.
Ora mi aspetto che lo Stato ingaggi una ferrea lotta per ricercare gli assassini, che impedisca i depistaggi e, spero, qualunque tentativo di delegittimazione della figura e dell’attività di Angelo Vassallo. 11-09-2010 00:35 - Nello Russo
Un uomo come questo sindaco che si chiama Vassallo.
Ma si dovrebbe chiamare,Libero o giusto.
Vassallo ha dimostrato di non essere come il suo nome,mentre altri che lo hanno lasciato solo a combattere contro le mafie piccole grandi di questo paese devono vergognarsi e mettersi sotto una pietra.
Un pescatore che ha saputo vivere da uomo.
E' molto difficile in questa epoca rimanere intatti,ma lui ci è riuscito da semplice.
Mentre Andreotti dice che Ambrosoli se la era cercata la morte e continua a rimanere al suo posto con tutta la semplicità di quei caporioni mafiosi che per anni hanno comandato il nostro paese con la paura e con gli inganni,quel pescatore sindaco cadeva e con il suo sangue benedetto ci toglieva i peccati di vassallaggio alla mafia.
Andreotti è lì e noi dobbiamo rendergli omaggio.
Chi è il vero vassallo? 10-09-2010 19:06 - mariani maurizio
convinta di un cartello-accordo tra loro e ciò spiega la loro invasione in tutto il territorio
italiano e ovviamente anche con l'abbraccio storico di politici.
la verità? MAI 10-09-2010 18:19 - carla masetti padova