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Giusi Marcante
Ciao Marcella persona unica
«Grazie per averla amata». Lilli, la sorella di Marcella Di Folco, parla mentre la piccola folla che si trova nel piazzale della chiesa di sant'Antonio della Dozza, in periferia a Bologna, non stacca lo sguardo dalla bara che sta entrando nell'auto funebre. Ad un certo punto si sentono anche le note di Casta diva, la lirica era un'altra delle passioni di Marcellona, che provano ad alleviare questo saluto che a tanti e tante riesce così difficile. Ci sono le trans del suo Mit, Porpora che con lei ha condiviso la guida del movimento identità transessuale, quel movimento che grazie a Marcella ha avuto visibilità nazionale.
Ci sono alcuni ex consiglieri comunali che hanno condiviso con lei l'esperienza dal 1995 al 1999 prima che la città andasse al centro destra con l'elezione di Giorgio Guazzaloca. C'è Walter Vitali il sindaco di quegli anni e c'è il gonfalone di quel Comune che lei ha scelto come seconda città arrivando qui da Roma. E sono presenti in tanti del mondo lgbt bolognese e non solo con cui Marcella ha sempre lottato non risparmiando mai il suo punto di vista pronta anche allo scontro per poi tornare subito al confronto. L'ultimo saluto ad una persona indubbiamente unica, ad un «grosso personaggio» come ha detto affettuosamente Porpora poco dopo la morte giocando con le sue dimensioni fisiche. E d'altronde chi può dimenticarla mentre si muoveva per Bologna a bordo del suo motorino; la riconoscevi da lontano Marcellona, non ci si poteva sbagliare.
Marcella era una persona religiosa, la sua fede è stata ricordata dall'altare alla fine della messa dal nipote che ha voluto regalare a chi era lì un'immagine privata della zia: «A Natale e Pasqua mentre la tv trasmetteva le celebrazioni quando arrivava il momento della benedizione del papa dovevamo stare tutti zitti e inginocchiarci. Noi ovviamente obbedivamo, sapete tutti quanto poteva essere dispotica...». Poco prima don Giovanni Nicolini l'aveva salutata ricordando che «aveva dedicato la vita al bene di tutti». E non è un caso che a celebrare il funerale sia stato il prete che più di tutti a Bologna incarna il senso autentico del dialogo, il prete dei poveri e dell'impegno civile che spesso ha parlato con voce autonoma senza aver paura della critica. Don Giovanni ha parlato della vita di Marcella, l'ha fatto spiegando che lei ha tentato «di abbattere la separatezza in un mondo in cui ci sono troppe divisioni». Le divisioni e le ingiustizie che lei ha sempre combattuto volendo essere anche dentro le istituzioni e esigendo rispetto per il suo essere trans.
Così alla camera ardente, in cui si è visto addirittura monsignor Ernesto Vecchi non proprio un sacerdote progressista per chi lo conosce da molti anni a Bologna, che è stata allestita a palazzo d'Accursio in tanti l'hanno ricordata sui banchi del consiglio comunale. Ad imbarazzare quei consiglieri più moralisti e a lavorare politicamente per dare visibilità e risposte alla comunità transessuale. Una persona profondamente politica ma che la politica l'ha vissuta dalla gavetta, prima di essere la prima consigliera comunale trans Marcella è stata eletta nel consiglio di quartiere. Poi dal 2001 in poi ha tentato senza successo di essere eletta in Parlamento. Un vero peccato che non ci sia riuscita ma non per questo è sparita, anzi ha continuato ad attraversare la galassia lgbt e a fare politica col suo Mit.
Ma forse vale più la pena ricordare tutta quella moltitudine che le ha voluto bene e che in questi giorni le ha testimoniato affetto perchè Marcella sapeva infondere l'energia della lotta. Perchè le battaglie per i diritti per le persone transessuali hanno portato a qualche risultato ma tantissimo ancora resta da fare. Perchè l'Italia di questi anni ancora si confonde quando si trova alle prese con chi vive una condizione di difficoltà con il genere con cui nasce. A Bologna c'è un patrimonio importante realizzato soprattutto grazie all'azione politica di Marcella: è il consultorio sull'identità di genere che fa parte dell'azienda sanitaria di Bologna, il primo attivo in Italia gestito da trans e diventato negli anni un punto di riferimento in questo campo, a questo ultimamente si è affiacato l'importante progetto delle case rifugio. Marcella non c'è più ma questi sono i suoi frutti.
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dall'esilio ed al suo posto lascia un suo sosia.Cercando vecchi comilitoni
il generale conosce una fruttivendola agiata-bella donna-ha con lei una
storia ri-avvia l'attività economica della donna che lo ama ed ammira.Un bel
giorno decide di rivelare al mondo di essere l'imperatore-autentico-Portato
in manicomio, il posto è pieno di generali napoleone, scappa e torna a fare
il fruttivendolo.La bella signora lo accontenta dicendogli tu sei "il
mio"imperatore.Baci Francesco dal padiglione 11 dove tutti si credono
ancora:Napoleone, Lenin,etc...Cara Marcellona ti ddedico questo pensiero per tutti i matti che ci rinchiudono a noi nei manicomi ci segregano-gli stalinisti-e per i pazzi che fanno politica, prima nella vita c'è l'amore, l'amicizia e non il potere 12-09-2010 00:14 - tato