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FUORIPAGINA
12/09/2010
  •   |   Leonardo Tancredi
    Ultras senza tessera

    Il giovedì sera appuntamento in bocciofila, proprio davanti alla curva Bulgarelli, Stadio Dall'Ara, Bologna. È quella la sede delle assemblee dei gruppi ultras rossoblu. A sentire loro negli ultimi tempi è diventato un appuntamento fisso, tutte le settimane e con un ordine del giorno corposo. Il 2009 è stato l'anno del centenario, bisognava organizzare feste, concerti, vendite di autofinanziamento e soprattutto le coreografie in curva. Poi la famiglia Menarini, proprietari del Bologna fino alla passata stagione, ha cominciato ad avvicinarsi pericolosamente a Luciano Moggi e questo, insieme a scelte di mercato infelici, ha fatto scattare la contestazione. Tutto ma Moggi no, e allora altre assemblee.
    All'ultimo incontro in bocciofila bisognava votare sulla tessera del tifoso Voto unanime, contrari. «Riteniamo assurda, illiberale, anti costituzionale fare una carta di credito per assistere a uno spettacolo sportivo - dice Paolo rappresentante delle Molle Cariche in assemblea e portavoce della curva - come voteremmo no alla tessera del cinema, se dovessimo fare una carta di credito per andare al cinema. Perché pensiamo sia un business e basta, non risolve il problema della violenza degli stadi, è l'ennesima manovra da grande fratello, per cui sanno dove sei, come ti muovi, e poi aiuta le banche che hanno qualche problema».
    La tessera del tifoso, voluta fortemente dal ministro Maroni, vincola le società di calcio professionistiche a concedere abbonamenti e biglietti per le trasferte in settore ospiti solo a chi ne fa richiesta. A erogarla sono le banche (ogni società prende accordi autonomamente, il Bologna F.C. si è rivolto al gruppo Carisbo Intesa San Paolo) e funziona come una carta di credito da caricare per fare acquisti da tifoso: abbonamento, biglietti, merchandising ufficiale. Sono previsti inoltre sconti agli autogrill e con le Ferrovie dello stato. Per avere la tessera però bisogna passare il vaglio della questura a cui vengono inviati moduli di richiesta compilati allo sportello della banca. Nessuna speranza per chi è diffidato o ha ricevuto un Daspo (Divieto di accedere alle manifestazioni sportive) meno di 5 anni fa, lo scopo del Viminale è appunto ripulire gli stadi dai tifosi ritenuti pericolosi per l'ordine pubblico.
    Non la pensano così gli ultras della grande maggioranza delle curve italiane. Il numero degli abbonamenti in curva è crollato in tutti i club del Paese: a Bologna alla chiusura della campagna si erano abbonati in 9.700 contro i 12.583 dell'anno scorso, un calo del 23%. Solo 4.000 gli abbonati in curva. «Viene venduto come misura antiviolenza - continua Paolo - chi è buono ha la carta, chi è stato cattivo (o semplicemente non vuole fare la tessera) non ce l'ha, poi in realtà chi è stato cattivo può comprare un biglietto partita per partita, senza essere vincolato al posto nella nostra curva, e in trasferta può andare nei distinti o in tribuna. Metti il caso c'è Fiorentina-Bologna, noi compriamo 1000 biglietti dei distinti a Firenze, siamo meno controllabili fuori dal settore ospiti dove si entra solo con la tessera».
    Gli ultras del Bologna, e non sono gli unici in Italia, sostengono che si sia scatenata una caccia alle streghe nei confronti della categoria. Prima Pisanu nel 2003 (decreto trasformato in legge dal governo Prodi nel 2007), poi Maroni, il succedersi dei ministri dell'Interno non ha cambiato l'atteggiamento verso i problemi di ordine pubblico dentro e fuori gli stadi. Daspo, diffide preventive, arresto in flagranza differita, divieto di portare all'interno dello stadio striscioni, bandiere, tamburi se non autorizzati dalla questura, infine biglietto nominale e tessera del tifoso. Ma la lista si allunga, secondo gli ultras, se agli atti formali si aggiunge l'atteggiamento di ostilità delle forze dell'ordine. 
    «È inutile che gli ultras si professino verginelle, le loro responsabilità se le sono sempre prese. Adesso dalla totale mancanza di regole si è passato a regole molto ferree, per cui se è lecito da parte dello stato fermarti se fai una rissa, con le conseguenze del caso, dagli inizi del 2000 si è cominciato davvero a stringere la vite: diffide e arresti in maniera dubbia, leggi differenti da qualsiasi altro tipo di contesto. Per esempio, nello stadio è passato il disegno di legge dell'arresto in flagranza di reato dopo 48 ore che non esiste da nessun altra parte». 
    Ancora più esplicitamente parla Giusi dei Forever Ultras, una dei portavoce della curva insieme a Paolo. Una donna, cosa tutt'altro che rara nel contesto bolognese dove la presenza femminile ai vertici del coordinamento ultras non è un caso isolato.
    «Allo stadio fanno quello che vogliono, i diritti civili sono sospesi. All'inizio non era così, non è mai stata la polizia il nostro obbiettivo. Non abbiamo mai avuto niente a che fare, loro facevano il loro lavoro, noi le nostre cose e sapevamo che oltre un certo punto non potevamo andare, ed era giusto così, nessuno lo metteva in discussione. È cambiato tutto quando hanno cominciato a fare negli stadi l'addestramento anti-guerriglia, prima del G8 di Genova. La tutina nera da robocop l'hanno sfoggiata allo stadio, i manganelli a rovescio, i lacrimogeni... ti assicuro che da marzo a fine campionato nel 2001 non c'è stata una partita in cui non ce li abbiano tirati».
    Nella curva Bulgarelli sono banditi i simboli politici, niente svastiche e croci celtiche ma neanche bandiere di Che Guevara. Esiste comunque una "geopolitica" sottotraccia: dai Mods, ai Forever Ultras, ai Freak Boys è rappresentato tutto l'arco parlamentare pre-2008. Le tensioni presenti fino agli anni '90 si sono ricomposte in nome dell'amore per lo «squadrone che tremare il mondo fa», prova ne è un coro immancabile alla partita: la parte sinistra urla «rosso», quella destra «blu», e poi all'unisono «Bologna alè, siamo sempre con te».
    Al di là dei simboli, le questioni politiche si affrontano. Come quella della costruzione del nuovo stadio fuori città. Un progetto sostenuto da Alfredo Cazzola, patròn del Motorshow, candidato sindaco Pdl sconfitto da Flavio Del Bono alle ultime elezioni comunale. Doveva chiamarsi Romilia, sorgere a Medicina, un paese dell'hinterland e ospitare negozi, alberghi, parchi tematici e di divertimenti su un'area di 234 ettari. Su questo affare puntava molto Cazzola e lo stesso Menarini, proprietario del Bologna e imprenditore immobiliare, ma oltre alla delusione per la mancata elezione ha dovuto incassare il no della Provincia (responso definitivo il 31 agosto) a causa di rischi ambientali per 400 famiglie abitanti della zona e per i 50 milioni di euro a carico di enti pubblici per le opere di viabilità.
    «Romilia, il progetto che ti umilia, l'abbiamo battezzato così - ironizza Giusi - era una cosa spaventosa, lo stadio a 30 km dalla città in un parco tematico legato alla storia d'Italia fatto da Cazzola, non so cosa poteva venire fuori. Di tutto quel progetto lo stadio era un grumo in un angolo e i finanziamenti li avrebbero percepiti in virtù della costruzione dello stadio. Per fortuna è stato bloccato, noi ci vantiamo di aver fatto ostruzionismo. Ci sono già stati degli scempi, come lo stadio di Reggio Emilia, spostato dal centro, bello e adeguato a quella tifoseria, per costruire il mega stadio con la multisala, la sala bingo, i negozi e uno stadio gigantesco con 100 tifosi in curva e il resto vuoto. O lo stadio di Padova, demolito quello in centro e costruita la cattedrale nel deserto fuori città dove non va più nessuno».
    La difesa del Dall'Ara è cruciale per tutti tifosi del Bologna, non solo per gli ultras che durante tutto lo scorso campionato non ha fatto mai mancare cori contro il nuovo progetto nel canzoniere della curva. «Qualcuno è arrivato a dire che lo stadio è troppo grande. Non capiscono che quello è un santuario: non puoi abbattere San Petronio perché non va nessuno in chiesa. Cosa facciamo le chiese più piccole, riscaldate, fuori dal centro, ipertecnologiche perché c'è la crisi delle vocazioni?»
    A parlare adesso è Bernardo Bolognesi, attore e filmmaker (un ruolo in L'uomo che verrà di Giorgio Diritti), ristoratore e presenza immancabile in curva. Lo stadio è da difendere non solo per la bellezza del manto erboso, della struttura architettonica e della collocazione urbana, ma anche come luogo di formazione. Prosegue con una buona dose di sarcasmo bolognese l'apologia del valore pedagogico della curva: «Il calcio è l'unico sport rimasto che ha il sapore antico di 2000 anni fa, il circo, l'arena all'aperto, c'è un senso di appartenenza, c'è qualcosa di speciale, se quello non c'è più se n'è andato un pezzo della nostra storia. Cosa c'è rimasto di spettacolo popolare dove ti piove in testa? Il Festivalbar?Lo stadio è un posto dove si cresce. Qual è il posto dove ti lasciano andare da solo a 15 anni? Le esperienze di gruppo per un ragazzo sono importanti, anche fare il corteo, scortati in trasferta. Lo spirito di gruppo, i personaggi carismatici... è come dire che i Ragazzi della via Paal non è un romanzo formativo».
    Il clima della curva bolognese è abbastanza «polleggiato», come si dice in città, le contestazioni prendono spesso la strada dell'ironia, anche nei confronti dei giocatori in campo. Secondo qualche tifoso è un fattore gastronomico, il bolognese arriva allo stadio con la pancia piena di tortellini in brodo domenicali e non se la sente di tirare pietre, preferisce sfottere quando le cose vanno male.
    «La reazione è molto ferma e dura ma non tracima mai in azioni assurde di violenza devastante - dice Paolo - io sono stato delegato come portavoce per fare la lista della spesa degli errori dei Menarini in assemblea, li abbiamo presi per il culo, ma è nel nostro dna comportarci in quella maniera lì. Che pure volendo fare altro a Bologna c'è un livello di attenzione basta passare per i tornelli una volta per rendersene conto, ci manda poco che ti chiedono le analisi del sangue».
    All'esordio in campionato al Dall'Ara è arrivata l'Inter campione in carica, curva gremita. Gli abbonati detentori della tessera del tifoso avevano l'ingresso principale a disposizione come previsto dal regolamento. Poco più avanti, ai tornelli laterali, la fila occupava tutta la strada. Molti indossavano una maglia in bianca con un grande timbro blu al centro: «Io non sono tesserato».


I COMMENTI:
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  • Gentile djsugo,
    e' la prima volta che mi danno del "signorino" e per di piu' del razzista.
    Reitero ancora piu' convintamente: in curva ci vanno tantissimi benestanti che non hanno problemi di arrivare alla fine del mese come il sottoscritto, insegnante precario che altresi' svolge attivita' di volontariato. Tant'e' vero che molti di loro sfoggiano abiti griffati. Non negarlo, altrimenti sei in perfetta malafede.
    A te e ai tuoi amici curvaioli:
    perche' invece di spendere i soldi in striscioni, fumogeni, torce, magliette, sciarpe, trasferte ecc. non li usate per sostenere qualche associazione di volontariato come Mani Tese o qualche rivista come NIgrizia e mandate a quel paese una volta per tutte i circensi miliardari?
    Meglio di no, va. Corri in edicola a comprarti Supetifo o Tuttosposrt e grida a squarciagola per esaltare chi viaggia per l'Italia o per l'Europa in buisness class a tue spese. 20-09-2010 18:36 - Marco
  • dopo un po' di tempo...sperando che qualcuno degli interessati legga...
    riscrivo!
    potrebbe essere giusto tutto cio' che dicono..."le 2 parti". Delle quali una è sostanzialmente Papero, con l'aggiunta del mio piccolo commento (e non esattamente simile ai suoi molto diplmatici interventi;-)..) e l'altra sono sostanzialmente tutti gli altri! Quasi nessuno con i toni "razzisti" di Marco.
    Ma la parola giusta, valida non solo per Marco, è "CLASSISTI"!
    Il calcio è uno spettacolo come il cinema e il teatro o è un atto politico, un momento di aggregazione, una manifestazione di massa, una messa in scena dell'unica forma reale (e per me sensata) di sentimento nazionale (ovvero quello "campanilistico")??!
    Per me tutte le seconde cose! Poi è anche uno spettacolo...ma per una serie di persone è un momento di vita collettiva che, a mio parere, non è interclassista...almeno non in curva!!
    I commenti di..tutti tranne Papero, parlano da un'ottica "estranea" alla vita delle curve, che, miei cari signori e signorino "Marco" (non in quanto piu' piccolo, ma in quanto piu' snob!), sono ancora luogo di ritrovo delle "classi pericolose" come le definivano nell'800. E come sono tuttora per voi! Quindi magari, se parlate di spettacolo e di misure piu' adatte a vedere, in tranquillità, uno spettacolo...come altri, va bene tutto...forse meglio, a questo punto, aumentare i prezzi dei biglietti! Ma se parlate d'altro, e soprattutto di politica, rendetevi conto da che parte state! (In questo senso "andare a prendere a casa Marco non voleva essere nulla di personale! Era esteso a tutta la borghesia...e in questo senso era un'utopia rivoluzionaria delle piu' estreme!!
    Per concludere, ascoltatevi Zu Atrapartu Arte (Negu Gorriak, e molto spesso cantata dalla Banda Bassotti...è d'uopo la traduzione, che dovreste facilmente trovare su internet!!)...poi magari ci facciamo un bel discorseto sui significati di parole come borghesia e proletariato al giorno d'oggi!
    Ugo 20-09-2010 07:48 - djsugo
  • "Che come tanti conformisti e fascisti della domenica si e' rimboccata le maniche ed ha fatto si' che in Chiapas si costruisse un herbolario e tante altre cosette. Cosi', tra un saluto romano e l'altro"
    Papero, un ULTRA' puo vantare di essere Martin Lther King in persona, ma, per quanto mi riguarda, non toglie che la domenica costui o costei sia dedito a lasciarsi andare a comportamenti assolutamente irrazionali tipo cori ingiuiiosi (per non dire razzisti) atti vandalici, risse, sassaiole, ecc.
    Riconoscere una valenza etica alle azioni di cui sopra significa essere a dir poco ipocriti. 16-09-2010 19:21 - Marco
  • l0v3r, mi sa che hai letto solamente le prime due righe di tutto il mio discorso. Va beh... Poi mi scrivi "se vieni beccato a fare l'ultra'" aggiungendoci tutta una serie di cose che, francamente, mi fanno pensare che tu conosca il mondo ultra' solo in via indiretta (televisioni e gioirnali). E non ti preoccupare, mi sono ben chiari i problemi del nostro paese. Come lo sono per la stragrande maggioranza dei tifosi. Ah, ultima cosa: negli ultimi 15 anni ci sono stati piu' morti in discoteca che allo stadio... 16-09-2010 15:08 - Papero
  • Rispondo io:

    - "Alessandro, quando tu vai al cinema, a teatro, in discoteca, ecc. chiedi il permesso in Questura? Non credo."

    No perché al cinema e in teatro non si verificano settimanalmente episodi di violenza e distruzione di ciò che li circonda: in discoteca alcuni episodi di vandalismo sono capitati ma sono stati eventi rari.

    - "Perche' farlo, allora, per andare allo stadio?"

    Perché allo stadio invece sono sempre più frequenti questi comportamenti e quindi sono passati a un sistema dove a chi viene beccato a fare l'ultrà (picchiare gli aversari, spaccare lo stadio, le auto e i negozi intorno, distruggere treni e autobus, saccheggiare autogrill, ecc... insomma tutti comportamenti civili) non viene più permesso di entrarci e dovrà accontentarsi di spaccare casa propria mentre guarda la tv a casa o continuare a fare il vandalo per le strade senza nuocere a chi sta dentro lo stadio e allo sport.

    Semplice no? O è troppo complicato per te Papero da capire?

    E comunque, tutti 'sti problemi continueranno a esistere fin quando si continuerà a dare al calcio più importanza dei veri problemi del paese (mafia al governo, povertà, disoccupazione, libertà di pensiero e di espressione, ecc...)... beati voi tifosi che vi accontentate a guardare 11 plutimilionari correre dietro a un pallone e magari (da ultrà) picchiarvi qualche sera... 16-09-2010 09:12 - l0v3r
  • Alessandro, quando tu vai al cinema, a teatro, in discoteca, ecc. chiedi il permesso in Questura? Non credo. Perche' farlo, allora, per andare allo stadio? Ti hanno spacciato questa Tessera come il rimedio assoluto contro la violenza, la magica card che riportera' le famiglie allo stadio. Peccato che tutto questo sia falso (e dire che le bugie di Maroni le dovreste conoscere...). I violenti, coloro sottoposti a Daspo (la diffida dagli stadi), con il biglietto nominale, erano gia' fuori dagli stadi visto che sono costretti ad andare a firmare in Questura ogni partita. Delle due questa tessera e' un incentivo alla violenza visto che mischia tifosi di casa con quelli ospiti (nel settore ospiti possono accedere solo i tesserati, a differenza del passato). Ora, sara' ben piu' controllabile avere tutti i tifosi di una squadra nello stesso settore, o no? E non risolve i problemi perche' posso tranquillamente comprarmi un biglietto partita per partita senza che i miei dati finiscano in questura. Hanno fatto una schedatura di massa motivandola con la lotta alla violenza, ma in realta' chi ci ha guadagnato sono televisioni, banche, ecc. Ma qui si farebbe troppo lunga ed in rete si trovano documenti che spiegano il tutto. Marco, cosa dire. Niente, mi sembra abbastanza inutile cercare di dialogare con te: Del resto tu hai studiato, io sono un povero conformista fascista della domenica. Che come tanti conformisti e fascisti della domenica si e' rimboccata le maniche ed ha fatto si' che in Chiapas si costruisse un herbolario e tante altre cosette. Cosi', tra un saluto romano e l'altro... 15-09-2010 15:32 - Papero
  • Marco (1:36) (sembra un versetto del nuovo testamento!), tu dici cose condivisibili, l'unica cosa che non condivido è l'inizio del tuo commento, che è inutilmente offensivo nei confronti di proletari privi di coscienza di classe al pari di gran parte dei proletari che non vanno allo stadio. Il fenomeno ultras non ha niente a che vedere con la patologia psichiatrica, e molto con la sociologia e la politica, proprio per i motivi che hai illustrato nel seguito del tuo intervento. 15-09-2010 09:34 - Alessandro
  • Papero, spiega perché la tessera del tifoso porta alla limitazione della libertà di tutti, possibilmente senza parlare di altre cose come l'arresto in flagranza differita, che appunto sono altre cose anche se fanno parte dello stesso pacchetto. A me di essere identificato in quanto spettatore ad una partita di calcio non me ne frega niente, anche se mi desse fastidio potrei accettarlo vista la motivazione che è semplicemente quella di evitare la violenza negli stadi. O ci sono altre motivazioni? E allora spiegale.

    Se poi dovessero inventarsi la tessera del partecipante a manifestazioni politiche se ne riparlerebbe a tempo debito, per il momento la tessera del tifoso può andare (a meno che non se ne dimostri l'inutilità, o che sia controproducente). 15-09-2010 09:21 - Alessandro
  • Signori, a mio avviso
    il fenomeno ULTRA' rientra di piu' nel dominio della patologia psichiatrica e non certamente dell'indagine antropologice ne'sociologica. L'interclassimo scevro da qualsiasi solidarieta' politica legato al comportamento dei gruppuscoli violenti che frequentano gli stadi e' cosa nota: in curva trovi il libero professionista, il proletario, il disoccupato, il ricco, il povero, insomma chiunque senta sua la passione per l'esaltazione parossistica e il conformismo beota. Nell'ambito di questa sotto-cultura messaggi propositivi tesi al cambiamento progressivo sono completemante assenti.
    Oppure, vuoi vedere che sono io quello che si sbaglia? Hai ragione tu, Papero, In realta', se uno si sforzasse, dietro agli striscioni Korps, Vecchia Guardia, Tradizione e Distinzione ecc., noterebbe un linguaggio giovanile intriso di rivendicazioni politiche libertarie. Se poi analizzassimo secondo un approccio dialettico gli sfotto', i cori razzisti, le armi improprie, riusciremmo a comprendere che le manifestazioni spontanee del tifo celano un afflato politico degno dei Katanga degli anni '70.
    Papero, secondo la tua analisi, il Potere avrebbe deciso di configuarare il nuovo capro espiatorio negli Ultras al fine di legittimare politiche repressive di stampo totalitario? Prova a dire sta' cazzata immensa ai tre operai Fiat di Pomigliano, ai terremotati dell'Aquila manganellati dalla polizia, ai precari della scuola o agli immigrati "clandestini". Questi ultimi, se non vado errato, sono stati altresi' bersglio dei tuoi amici curvaioli negli ultimi 20 anni. O no? 15-09-2010 01:36 - Marco
  • Fabio, sei realmente convinto che la tessera del tifoso abbia portato alla schedatura degli ultras? Credi che nelle varie questure italiane non avessero gia' tutti i dati degli ultras? Per assurdo, la tessera ha fatto si' che ora abbiano anche i tuoi dati. Contento tu. Il resto non lo commento, non e' che la curva del Milan rispecchi tutte le altre realta'... 15-09-2010 01:33 - Papero
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