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FUORIPAGINA
14/09/2010
  •   |   Orsola Casagrande
    Una nuova Turchia dopo il referendum?

    Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha vinto la partita referendum con il 58% di sì. La costituzione scritta dai generali golpisti del 1980 dunque sarà emendata in 26 articoli. Erdogan esulta. L'opposizione kemalista del CHP (Partito della repubblica del popolo) in tandem con quella della destra ultra-nazionalista del MHP (Partito del movimento sociale) si ferma al 42% e geme per quella che considera un'altra «picconata» alle fondamenta dello stato laico voluto da Kemal Ataturk. In mezzo ci stanno i kurdi che hanno risposto in massa all'appello del BDP (Partito della pace e democrazia) di boicottare un referendum che non modifica la costituzione nei suoi articoli meno democratici (lo stato turco, con il suo territorio e nazione, è un'entità indivisibile, la sua lingua è il turco). Nelle aree kurde del sud est, l'astensione è stata del 70%. A livello nazionale l'affluenza è stata del 77%.
    Come cambia la costituzione con gli emendamenti approvati domenica? L'abolizione dell'articolo 15 rende possibile portare in tribunale i generali golpisti, ma questo non accadrà perché i reati sono già caduti in prescrizione.
    Più sostanzioso invece il cambiamento che riguarda la riorganizzazione della magistratura. In realtà la Corte costituzionale aveva già bocciato gli emendamenti-chiave su ricorso del CHP. Per cui nei fatti la riorganizzazione della magistratura pensata da Erdogan non avverrà. Qualcosa di sostanziale comunque cambierà nella Corte costituzionale - i cui componenti passeranno dagli attuali 11 a 17, dei quali 14 nominati dal capo dello stato e 3 dal parlamento - e per il fatto che la Corte potrà giudicare i vertici militari, mentre, grazie al nuovo emendamento, saranno i tribunali civili a processare i militari accusati di reati contro la sicurezza dello stato e la costituzione. Viceversa, i civili non potranno essere più giudicati dai tribunali militari. Modificato anche il numero dei componenti del Consiglio supremo dei giudici e dei procuratori (HSYK), che passa a 22, e le modalità di nomina. Infine novità per i lavoratori. I dipendenti pubblici avranno diritto di sciopero, di negoziare un contratto nazionale, di ricorrere contro azioni disciplinari ingiuste.
    Non c'è dubbio che per molti turchi questo referendum aveva soprattutto un carattere simbolico. Pur ritenendo gravemente insufficienti le modifiche, molte vittime del golpe del 12 settembre 1980 hanno visto nel sì un modo per cominciare a voltare pagina. In cifre il golpe di trent'anni fa significò 650mila arresti, un milione 683mila persone indagate, 50 impiccagioni, 517 richieste di condanna a morte, poco meno di 100mila condanne per appartenenza a organizzazioni «illegali», 30mila persone costrette all'esilio, più 937 film vietati e migliaia di libri al rogo. E' chiaro dunque che l'idea di dare una spallata, per quanto lieve, alla costituzione dei generali golpisti sia piaciuta a molti. Il premier Erdogan ha altro in mente. Gli emendamenti alla costituzione da una parte rientrano in quella lotta di poteri in atto in Turchia, non da ieri. Con l'islamismo rampante e moderno (si fa per dire visto che la Turchia sta perdendo terreno in quanto a laicità) che piace all'Europa e all'occidente (plausi sono arrivati sia dall'Europa che dal presidente USA Obama) da una parte e il vecchio establishment militar-nazionalista dall'altra. Erdogan ha scelto la strategia della lumaca, sapendo bene che un'islamizzazione aggressiva non avrebbe funzionato procede a piccoli, regolari passi. L'AKP deve giocare bene le sue carte quest'anno se vuole sperare di fare il tris il prossimo anno alle elezioni. E il premier lo sa, per questo cerca di dare un colpo al cerchio (patto con l'Iran, falsa voce grossa con Israele mentre le relazioni militari tra i due paesi sono già riprese) e uno alla botte (emendamenti costituzionali, che al governo servono comunque per tenere un po' più sotto controllo i militari). Ancora una volta il capro espiatori rischiano di essere i kurdi e la guerra: il governo ha mano libera sulla Res Pubblica e i militari possono continuare la loro guerra (sconfinamenti in Iraq compresi).


I COMMENTI:
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  • E'necessario ricordare la differenza tra la cultura occidentale e quella islamica:la cultura occidentale non è teocratica,stato e religione sono separati,ovvero lo stato non è strumento della religione o viceversa;la cultura islamica-senza eccezioni,a parte leggere differenze di interpretazione della legge coranica-fa dello stato e della religione un tutt'uno inseparabile,e applica perciò inevitabilmente modalità di governo e politiche incompatibili con qualsiasi forma di democrazia moderna;è questo il nocciolo della questione,e pertanto chi sostiene la superiorità della cultura islamica su quella occidentale,o mente sapendo di mentire,oppure è in grave stato confusionale! 18-09-2010 13:20 - claudio
  • affermare che non c'è nessuna oppressione imperialista verso i paesi islamici, è negare ciò che è del tutto evidente; si potrebbe cominciare dalla aggressione che subisce da decenni la palestina; gli yankees hanno invaso l'iraq per portare la democrazia ed il benessere, con i metodi più nobili degni della superiorità della civiltà occidentale; innanzitutto con i bombardamenti a base di innocue caramelle, e poi con metodi molto sofisticati, convincenti e carichi di amore per il prossimo che si è voluto salvare disinteressatamente; non ha nulla da eccepire su quello che è successo ad abu ghraib?, e le umiliazioni che hanno dovuto subire i prigionieri iracheni o islamici che fossero?; e su guantanamo mettiamo una pietra sopra e non ne parliamo più?; vedrò di leggere ciò che lei mi ha consigliato signor danilo; però devo constatare la sua assoluta prevenzione verso i popoli islamici, per cui non mi và di perdere tempo con il ping-pong; ma non per paura di scambio di opinioni che indubbiamente potrebbero arricchire; solo che trovo impossibile ed inutile dialogare con chi con assoluta presunzione, non si offenda, ritiene inferiori altre civiltà diverse da quelle di appartenenza; soprattutto in una fase in cui le civiltà si stanno contaminando ed arricchendosi l'un l'altra; e infine riguardo a cuba non sottovaluti 50 di criminale embargo contro l'isola della rivoluzione attuato da quel campione di civiltà che è l'imperialismo a stelle e strisce; spero che anche lei non collochi l'islam ed il comunismo nel girone dantesco, si fa per dire, dell'impero del male; cordialmente. 18-09-2010 00:16 - roberto grienti
  • Post di danilo recchioni baiocchi del 16\9 h10:26 e del 17\9 h10:37:
    Davvero difficile essere più chiari,esaustivi e corretti di così.Complimenti. 17-09-2010 16:20 - claudio
  • @Roberto Grienti
    E in quanto ai comunisti, cosa importa ad un agnostico o ad un ateo di una scomunica?
    In ogni caso, in questo campo la riflessione è arrivata al punto che il socialismo è considerato un modello sbagliato persino da Fidel Castro! Ma vi rendete conto?Fidel Castro che critica il socialismo è come il Dalai Lama che si fa battezzare, Moratti che diventa juventino, Bossi che parla napoletano,Berlusconi che dice la verità,Bersani che comanda il partito,... 17-09-2010 10:37 - danilo recchioni+baiocchi
  • @Roberto Grienti
    "quanto è stato ed è tuttora di ostacolo per il radicamento della democrazia l'interferenza, anzi l'oppressione imperialista verso i paesi musulmani?".Risposta: 0,nicht, assolutamente nulla.Intanto non c'è nessuna oppressione imperialistica se non nell'immaginazione di qualcuno.Le ultime guerre hanno un'altra spiegazione. In secondo luogo l'ostacolo, come ho cercato di spiegare, è nella mancanza dei valori che fanno da base alla democrazia: pari dignità delle persone, uguaglianza, libertà individuale. Senza questi, e sottolineando solo ed esclusivamente il valore della sottomissione, si generano società inclini ad accettare dittatori come quel simpaticone di Saddam, o questi altri personaggi grotteschi come Gheddafi o Ahmadinejad. Infatti, non sono mancati esempi di libere elezioni, ma abbiamo visto come è andata a finire: una guerra civile in Algeria, una guerra civile fra palestinesi, e ci sarebbe una guerra civile anche in Egitto. Se i paesi islamici non sono democratici è proprio perchè sono...islamici, cioè in antitesi non solo con le forme della democrazia, ma con i suoi valori fondamentali.
    Gli altri temi, peraltro espressi in modo molto confuso, non mi interessano adesso.A proposito, se vuole leggere qualche libro per informarsi: il Corano e il Vangelo sono un buon inizio.Se vuole poi un punto di vista non proprio cattolico c'è la trilogia di Hans Kung.Il massimo esperto di islam è Bernard Lewis, ha scritto tantissimo ed è ancora in attività (ha oltre 90 anni).Inoltre consiglio i testi di Rodney Stark fra gli ultimi usciti, molto chiari e diretti.Mi sembrano un buon inizio. Buon lavoro. 17-09-2010 10:26 - danilo recchioni+baiocchi
  • Concordo al 100%con quanto scritto da danilo recchioni baiocchi,in particolare sul post del 16\9 h18:05.C'è assoluta obbiettività e reale conoscenza della situazione. 17-09-2010 08:46 - claudio
  • professor claudio mi indichi lei quale libro di scuola media così da imparare qulcosa; io semplicemnte le consiglio, senza muoversi da casa, di leggere su wekipedia quanta violenza hanno subito i musulmani e gli ebrei dalle crociate cristiane. 16-09-2010 23:57 - roberto grienti
  • @ danilo baiocchi: premetto che sono agnostico e per una società laica e libertaria; le chiedo quanto è stato ed è tuttora di ostacolo per il radicamento della democrazia l'interferenza, anzi l'oppressione imperialista verso i paesi musulmani?, il semplice fatto che i criminali che corrispondono ai nomi di g.w.bush, e tony blair, abbiano distrutto completamente l'iraq, è una dimostrazione della superiorità della cultura occidentale?; e questa guerra di aggressione e forse meno violenta della supposta innata violenza della religione islamica?; a parte il fatto che tante personalità culturali islamiche affermano che la loro religione è tuttaltro che basta sulla violenza; non si può bollare inferiore un mondo di più di un miliardo di persone che tuttora scontano l'impossibilità della loro autodeterminazione, dovendo sopportare il tallone oppressivo delle forze imperiali; le faccio un esempio di violenza quotidiana recentissima: la pretesa della fiat di introdurre la schiavitù nei posti di lavoro, esempio lampante della cancellazione della dignità umana; e ci troviamo nella cattolicissima e occidentale italia; e non mi dica che il ricatto di marchionne non sia stato partorito dalla cultura retriva occidentale; è chiaro che la cultura occidentale è ricca di elementi progressivi e progressisti, ma nell'ultimo secolo sono stati il frutto della lotta epocale del movimento operaio e popolare del quale un ruolo fondamentale ha avuto la cultura comunista ed i comunisti, che tuttoggi in italia sono soggetti alla scomunica della chiesa cristiana cattolica, e se questa non è violenza! 16-09-2010 23:29 - roberto grienti
  • @Roberto Grienti
    Difficile immaginare un film più cristiano di "Mission"...A parte averlo visto ho fatto qualcos'altro.
    Fino all'11 settembre 2001 avevo alcune semplici convinzioni: le religioni sono sostanzialmente uguali, tutte predicano pace e amore; in ogni caso il diffondersi del benessere e della conoscenza reciproca ne avrebbero fortemente attenuato la portata;gli americani erano odiati nel mondo per la loro arroganza...E così via.
    Poi mi resi conto che in realtà di islam, e perfino di cristianesimo, non sapevo nulla e non consideravo quanto le visioni religiose potessero influenzare la vita e i comportamenti di miliardi di persone (miliardi!) perchè mi ero concentrato fino ad allora sulle visioni di quattro gatti, come i giornalisti del Manifesto e altri.Ho cominciato a leggere, a informarmi, a riflettere e sono giunto alla conclusione che l'islam è profondamente diverso dal cristianesimo. Se si è diffusa così tanto l'islamofobia è perchè il Corano è pieno di violenza nei confronti degli infedeli e degli atei, messa in atto - non solo predicata - già da Maometto, mentre il Dio rivelato da Cristo è molto diverso. Per questo i comportamenti collettivi dei musulmani e dei cristiani sono molto diversi.
    L'islamofobia non nasce dalle ambizioni politiche di qualche improbabile capopopolo o di quache discutibile pamphlet: nasce da una comprensione più profonda dell'islam. Sono sicuro che se in America e in Europa cresce l'islamofobia è perchè tante persone hanno seguito il mio stesso percorso, frutto della curiosità e della voglia di conoscere, che i pregiudizi possono solo soffocare.
    E in conclusione ribadisco: tutto considerato,senza essere perfetta, la cultura occidentale è superiore alla cultura islamica, perchè pone la libertà individuale - compresa la libertà di scegliere Dio o no - al vertice della sua scala condivisa di valori. 16-09-2010 18:05 - danilo recchioni+baiocchi
  • Qui c'è sicuramente qualcuno che non ha mai sentito parlare della presa di Costantinopoli,oggi Istanbul,da parte degli islamici,nè delle crociate per liberare Gerusalemme e il santo sepolcro,nè della durissima guerra di liberazione della Spagna(e del Portogallo)del tempo di Isabella di Castiglia e Ferdinando D'Aragona dai mori(musulmani),nè della battaglia di Lepanto e nemmeno dell'impero ottomano,che fino a qualche decennio fa si estendeva sui balcani!Per favore,anzichè cianciare di superiorità della cultura islamica,"pacifica e giusta"compratevi un libro di storia della scuola media e rileggetelo-anzi-leggetelo,che non avete mai sfogliato una pagina di storia in vita vostra. 16-09-2010 16:22 - claudio
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