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FUORIPAGINA
15/09/2010
  •   |   Leonardo Padura*, L'Avana
    Cuba, incognite sul futuro

    Se qualcuna delle più importanti compagnie mondiali specializzate in sondaggi si azzardassero a realizzare un macro-survey sulla risposta degli undici milioni di cubani a una sola domanda - «Verso dove lei crede che vada il futuro del suo paese?» - sono convinto che la stragrande maggioranza darebbe una risposta demolitrice: «Guardi, non lo so». L'aspetto più drammatico di questa risposta sarebbe, naturalmente, che l'imperscrutabilità del futuro del paese racchiude anche quello di ciascuno dei suoi abitanti, incapaci di prevedere per dove andrà il proprio avvenire.
    Una cosa appare chiara in mezzo all'oscurità: la direzione del Partito comunista, del governo e dello Stato cubani non contemplano fra le loro aspettative la modifica del sistema socialista a partito unico, lo stesso che nel passato mezzo secolo resse l'Urss e le repubbliche socialiste dell'est Eruropa e che resta in vigore, nell'essenziale, in certi dei paesi comunisti asiatici, dalla Corea del nord alla Cina, per quanto con caratteristiche molto dissimili e, in generale, poco attrattive (a mio giudizio) come modelli di sviluppo e di vita per un paese come Cuba.
    Negli ultimi mesi, sui media alternativi cubani (email e blog), si è accesa una significativa polemica rispetto ai modelli con cui l'economia dell'isola potrebbe trovare un qualche sollievo monetario che l'aiutasse a uscire dalle sue molteplici crisi di effecienza e di produttività, generate dallo stesso modello in funzione da cinque decenni, dalla mancanza di controlli e dalla demotivazione generalizzata che, da vent'anni, costringe i produttori a ricevere un salario insufficente per vivere.
    Il tema più recente di dibattito è l'annunciata apertura dell'industria turistica cubana a visitatori di alto livello che, si dice, include la costruzione di 16 attracchi per yacht di lusso e di 16 campi da golf a 18 buche, e anche case e appartamenti che potranno essere acquisiti da stranieri con licenze di proprietà valide per 99 anni (secondo un decreto del 19 luglio scorso). La decisione ha scatenato i giudizi più diversi, che vanno da quello dell'ortodosso che dice che non ha preso il fucile e non ha fatto la rivoluzione per vendere la patria ai miliardari, fino a quello che, sforzandosi di essere comprensivo, ragiona che qualche campo da golfo non cambia niente se non si cambia niente... di essenziale.
    Già nella decade degli anni '90, quando si manifestò la profonda crisi economica che invase l'isola dopo la scomparsa del socialismo dell'est, a Cuba si era aperto il business delle immobiliari a capitale misto che costruivano case e appartamenti per stranieri , anche se poco tempo dopo il suo ritmo si era rallentato fin quasi a scomparire. Ricordo, anche, di aver ascoltato la frase che non si sarebbe venduto agli stranieri neanche un centimetro della patria. Adesso, il nuovo decreto dà un impulso straordinario all'apertura agli investimenti nel settore turistico e residenziale legato ai visitatori stranieri, ciò che risulta quantomeno curioso in un paese i cui cittadini non possono legalmente vendere o comprare immobili e hanno bisogno di una quantità incalcolabile di permessi per costruirsene uno a proprie spese o per permutarlo con un altro.
    Allo stesso ritrmo sono stati introdotti cambiamenti in una serie di ambiti in cui per anni vigeva il protezionismo statale, e che vanno dalla eliminazione della vendita sussidiata di una quota mensile di sigarette per tutte le persone nate prima del '56 (!) fino all'imposizione di tasse a quelli che ai bordi delle strade decidono di venderer i manghi e gli avocado dei propri alberi (dovranno pagare il 5% del ricavo della vendita e versare una aliquota alla previdenza sociale), gli stessi venditori clandestini (di manghi e avocado!) che, fino a oggi, erano perseguiti e multati dalla polizia.
    La necessità di trovare alternative lavorative a più di un milione di lavoratori che bisognerà eliminare dai loro posti nelle imprese statali, è fra le ragioni per cui si cerca di rivitalizzare il lavoro «por cuenta propria» e anche, a quanto sembra, le micro-imprese.
    Però appena si parla del tema appaiono le corna del toro. Chi, a Cuba, ha il capitale sufficiente ad avviare un piccolo business? Potranno farlo con il capitale inviato da familiari o soci residenti all'estero, che in questo modo mettono un piede nell'economia cubana? Come tornare a montare una struttura che fu dinamitata con la «Offensiva rivoluzionaria» del 1968 e fece di Cuba il paese socialista con più lavoratori statali e meno possibilità di muoversi come lavoratori autonomi? E gli approvvigionamenti e il mercato, o l'apparato fiscale, sanitario, di polizia che implica la riapertura di questo sistema rimasto chiuso nel paese per quattro decadi?
    Un recente reportage della tv cubana mostrava la situazione in cui si trovava un centro di raccolta di prodotti agro-pecuari vicino all'Avana, dove, per mancanza di trasporto, andavano perduti una gran quantità di banane e patate già raccolte. Il settore privato potrebbe far sì che non si producano più queste situazioni? La risposta dovrebbe essere affermativa, però in un paese in cui si possono solo comprare e vendere veicoli fabbricati perima del 1960 (!), è difficile immaginare che si riesca a organizzare una cooperativa o una piccola impresa di trasportatori privati.
    Prendendo per buono il principio che il governo non intende avviare cambiamenti politici, la sola possibilità che si apra qualche spiraglio economico implicare necessariamente una ristrutturazione tale del sistema cubano che, pur continuando a essere lo stesso, non potrà ormai più esserlo. Solo che l'immagine che proietta verso il futuro è quello di una nebulosa nella quale si distinguono soltanto delle forme imprecise.

     

    * Scrittore e giornalista cubano.

     

    ©Ips-il manifesto


I COMMENTI:
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  • E' di oggi la notizia sul NYT che negli USA la poverta' e' i aumento e che il 14.3% della popolazione vive al di sotto della soglia di poverta'.
    Naturalmente la ricchezza si sta concentrando sempre piu' nelle mani di un sempre minor numero di persone.
    Andate nelle aree povere o nelle sacche di poverta' cittadine (ghetti) e vi renderete conto che esiste una "poverta"' vivibile e dignitosa, come a cuba e una poverta' priva di ogni connotazione umana. Qualcuno obiettera' che in USA anche i poveri hanno la macchina. Esattamente come nella grande depressione quando la macchina serviva per migrare non esistendo mezzi pubblici, cosi' ora hanno la macchina ma per dormirci dentro, perche' non hanno un tetto. http://www.nytimes.com/2010/09/17/us/17poverty.html?_r=1&hp 16-09-2010 18:20 - Murmillus
  • Appena tornato dopo un viaggio di un mese e mezzo a Cuba. Parlando con i giovani sembra che tutti siano impegnati a fare attività illegali (tipo tassisti non autorizzati o improvvisate guide turistiche) per "succhiare" il più possibile soldi ai turisti.Gli anziani maledicono il crollo del muro perchè da allora la Russia ha smesso di investire (a fondo perduto) i suoi soldi nel gioiellino caraibico. In tutto ciò la doppia economia ha creato una differenza sociale tra coloro che hanno il posto fisso e che guadagnano più o meno 25 dollari al mese (operai, medici, ecc) e chi ha scelto di dedicarsi alle attività illegali di cui sopra che rendono 5, 30 o 50 dollari al giorno.
    Secondo il padrone di casa che mi ospitava, vecchio guerrigliero rivoluzionario, il problema di Cuba è che il lavoro non sta più alla base dell'economia cubana e la forte presenza di turista non fa altro che illudere i giovani cubani che la felicità sia avere la maglietta dell'adidas, il cellulare, le scarpe nike, ecc Ma questo se non sbaglio succede anche da noi... 16-09-2010 14:13 - alessandro
  • ci sono molte variabili e incognite e certo che intraprendere un altro lavoro con un salario incerto e lontano da casa non è incoraggiante ...le alternative sono per chi rimane statale o polizia o cooperative campesine,per el trabajo por cuenta propria spero che el governo allenti la presa asfisciante sul produrre richezza...,d'altro canto el cubano qui lavora legal qui por la izquierda,qui hasta ahora no hizo nada,los mequaniqueros ecc ecc sono grandissimi lavoratori hay que veer la plata por supuesto. 16-09-2010 12:47 - guerrino
  • Eh no.. scusate, ma certe osservazione fanno sorridere… i pregiudizi semmai li hanno i cari compagni occidentali, buoni a non fare un piffero o suonarlo, ma non a mettere in discussione il proprio status quo, figurarsi il Sistema…. Cuba è una splendida eccezione… o cosa è meglio il nostro sistema dove tutto pare essere afferrabile, ma solo nel mito (americano) di vincere al superenalotto? A Cuba ho visto anche il degrado, lo stesso di Tor Bella Monaca o del Lorenteggio, ma mai la miseria o la disperazione di chi non riesce a stare al passo degli “altri” in una competizione assurda e infinita il cui fine si chiama suv, vacanze alle Maldive, ipod ecc…. Gli “altri” poi, che in quello strato di popolazione che è il 90%, dedicano la vita ad un lavoro di merda per uno stipendio di merda per un consumo di merda.
    A Cuba, alla faccia delle burocrazie inutili, ho visto gli impiegati statali fare un’ora di pausa al mercato generale dell’Avana, ho visto i volti dei bambini nutriti e spensierati giocare nelle vie della città o per quelle dei paesi della campagna. Non indossavano i Levis e nemmeno giocavano con Ben Ten, ma erano felici…
    A Cuba ho visto il sistema sanitario funzionare bene per tutti, turisti e stranieri compresi, e ho visto invece cubani giunti felicemente in Italia chiedersi, dopo anni, che senso ha vivere per guardare un pavimento dieci ore al giorno se si lavora in un bar o chiusi otto se in un ufficio…. (E badate bene a Cuba chi vuole andarsene è libero di farlo…. I balseros partivano dalla spiaggia centrali dell’Avana, mica nascosti nei camion)….
    A Cuba ho visto gli errori, ma anche la capacità di superarli… gli omossessuali vittime del machismo ispanico, prima ancora che della rivoluzione, oggi, li ho visti liberi dentro una città libera… liberi di cambiare sesso gratuitamente o di essere se stessi e basta, poiché la rivoluzione penetra le coscienze delle vecchie generazioni anno dopo anno arricchendo quelle delle nuove….
    A Cuba i medici cubani sono vincolati per 4 anni a prestare servizio alle dipendenze dello Stato (lo “scotto” da pagare per studiare gratis) e li ho visti in Sud africa, Nicaragua, Guatemala, prestare servizio per dieci, quindici, vent’anni volontariamente… In Italia, il medico del pronto soccorso non attraversa la strada se una donna partorisce dall’altra parte del marciapiede…. Gli esempi sono infiniti, ma non posso sorvolare sulla presunta mancanza di libertà…. Si parla sempre dei cosiddetti prigionieri politici cubani dimenticando che questi son stati condannati per fatti specifici (vedi attentati anni 80-90, ndr) e non per aver semplicemente manifestato un dissenso… a titolo di esempio: quella fatina buona di Yoani Sanchez è dal centro della’Avana che butta fango su Fidel, il Partito, la Rivoluzione, e sul popolo cubano tutto, che a detta della blogger dorme (mentre lei si che è sveglia!) e lo fa liberamente. Basterebbe spegnergli il Pc e tanti saluti, eppure continua a scrivere (soprattutto str….te!)… La miopia e il pregiudizio annebbiano la vista di chi, in Europa, la “militanza” la vive assolvendo e condannando a 3.000 Km di distanza… mentre, bontà loro, sarebbe bello se quei compagni dal “volto umano” (sic!) quelli “responsabili” di fronte alle miserie del presente, si preoccupassero pure dei prigionieri sociali e politici nostrani… sapete quanti sono gli indagati e condannati e perseguitati politici in Italia con le accuse più assurde?... ad es., parliamo dei compagni condannati o rinviati a giudizio per i fatti di Genova e che nel migliore dei casi non possono dare un concorso pubblico seppure “presumibilmente” innocenti fino alla Cassazione. E poi parliamo della sbirraglia ancora in servizio, condannata in primo grado per cui vale invece il contrario!... Non ultimo, mi piacerebbe saper il rapporto poliziotti/abitanti dei due paesi, Italia e Cuba… alla faccia della militarizzazione!
    No, liberi di pensare ciò che volete, cari compagni occidentali, ma ogni tanto guardatevi allo specchio, e poi affacciatevi alla finestra e guardate il vicino di casa (sempre che sappiate chi sia!) e ancora girate per i quartieri delle vostre metropoli pieni di belle vetrine quanto di facce disperate… e poi provate ad usufruire del sistema sanitario nazionale… e allora, solo allora, provate a giudicare Cuba…
    Hasta siempre!... by un comunista che cerca qualcosa di più di un aumento salariale. 16-09-2010 12:15 - Anto
  • prima di scrivere sciocchezze tutti quanti, date un occhiata ai dati del PIL nei vari stati del sudamerica.
    Resterete sorpresi nello scoprire che in realtà Cuba ha un pil pro capite tra i più alti di tutta l'america centrale, caraibica e meridionale.
    Qui troverete quello che vi serve:
    https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/index.html 16-09-2010 02:41 - Massimiliano
  • Ma non lo vedete che questo Karl è un provocatore che chiaramente ci sta menando per il naso, con le sue blaterazioni smaccatamente estremiste? Inneggiare alla patria poi in nome di un movimento dichiaratamente internazionalista...
    Non conosco abbastanza bene la situazione cubana attuale da fare prognosi, ma a giudicare dagli ultimi 50 anni mi domando : chi ha esaltato e incoraggiato un sistema politico ed economico bloccato? Parlando di schiavitù... in catene Cuba ne ha messi parecchi di Cubani...tutti pericolosi antirivoluzionari? E perché non si consulta il popolo cunìbano da decenni mentre in Italia i vari 'nani' presidenti del consiglio sono dei pericolosi populisti? Non ho mai visto nessuno arringare le folle come il caro Fidel (salvo poi negargli il diritto di esprimere il loro voto). Se vogliamo veramente affrontare una discussione, partiamo sgomberando la mente da pregiudizi e prepariamoci ad analizzare i fatti accettando l'eventuale scoperta che la rivoluzione cubana ha fatto tanto bene insieme a tanto male. Saluti 15-09-2010 21:21 - Paolo
  • le difficolta' di costruire il socialismo in un paese circondato da paesi capitalisti e' estremamente difficile. Questo e' stato il problema che ha indotto a costrire la terza internazionale e poi ha portato alla deriva staliniana con l'aberrazione del "socialismo in un solo paese".
    Cosa che inevitabilemente cozza contro l'idea stessa di socialismo in senzo marxiano.
    Lenin sperava e direi, contava, nella rivoluzione in Germania per far fronte al problema ma sappiamo come e' finita in Germania.
    Cosi' direi che questo, assieme al problema della deriva della sovrastruttura, e' uno dei temi principali che la sinistra marxista dovrebbe affrontare per capire cosa fare. 15-09-2010 21:10 - Murmillus
  • solidarietà al popolo cubano per le difficoltà economiche che subisce grazie all'embargo degli stati imperialisti e per la massiccia e incessante propaganda anticubana della stampa americana e europea. manifesto ,io ti leggo ma per favore ci sono tanti paesi nel mondo in cui manca la libertà, cuba non è certamente il peggiore. prenditela con qualcos altro. 15-09-2010 19:50 - antonella terenziani
  • mi aspetto da un giornale di sinistra che sostenga cuba anzichè denigrarla. cuba fra mille difficoltà è ancora se stessa mentre noi..grande democrazia occidentale, qualcuno sa forse dove stiamo andando noi? 15-09-2010 19:44 - antonella terenziani
  • CUBA DENUNCIA QUE BLOQUEO DE EE: UU SE HA REFORZADO DURANTE GOBIERNO DE OBAMA!!!!!!
    cari compagni e lettori leggetevi QUESTO articolo su WWW .TELESURTV: NET...che trasmette da CARACAS ROSSA E BOLIVARIANA.....articolo raccomandato per gli schiavetti dell'impero che scrivono sempre puntualmente E SI INFILTRANO sui commenti del manifesto!!!
    Tra i compagni progressisti e comunisti e chi ha idee democratiche differenti dibattito politico SI....
    Con gli squallidi tifosi delle mafie italiche,i narcos i golpisti ed i fascisti terroristi dell'impero NON C'E' NESSUNA POSSIBILITA DI DIALOGO NE ORA NE MAI!!
    DA CARACAS PATRIA SOCIALISMO O MUERTE!!!! 15-09-2010 19:36 - CARLOS
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