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Daniela Preziosi
Gli dà una mano
A perdere la bussola, alla fine, è il documento Veltroni-Fioroni-Gentiloni, che prende il nome dai tre capicorrente (parola non gradita ma inevitabile) firmatari. Nel senso che l’espressione «assenza di bussola» riferita al Pd, che ha dato sui nervi al segretario «la bussola ce l’ho, alla grande. Per me la bussola è rimboccarsi le maniche e fare le nostre discussioni nelle sedi giuste», ha risposto, ieri è stata cancellata dal documento, diffuso in seconda versione, con in calce ben 75 firme. Aggiustata anche un’altra parola non meno impegnativa: l’intenzione di costruire un «Movimento», con la maiuscola. Nella versione corretta ha la minuscola.
Segnali di distensione, in teoria, dopo l’affondo di Veltroni contro la linea Bersani. «Il documento è fatto solo per unire», dice Veltroni, rispondendo a Rosy Bindi che lo attacca alzo zero («lacera la minoranza e porta bufera nel partito»). In realtà si tratterebbe di dettagli che hanno permesso di raccogliere le firme dei più cauti. Sottigliezze da correttori di bozze. E un leader allenato all’uso dei media come Veltroni non ignora che - ci sia o no la bussola incisa nell’atto di nascita del movimento minuscolo - il messaggio di rottura ormai è passato. I 75 parlamentari firmatari sono più di quanti gli stessi veltroniani sperassero. Considerando poi anche il drappello dei malpancisti che non hanno firmato. Come Luigi Bobba, già leader delle Acli.
L’exploit delle firme è soprattutto al Senato. Lì i popolari in buona parte non hanno seguito le indicazioni del loro ex leader Franco Marini. Che, dalle colonne di Repubblica, menava senza pietà sul documento dell’amico Beppe Fioroni, mandato a quel paese per l’occasione: «cannibalismo dei gruppi dirigenti», «fariseismo dei movimentisti che sostengono di aiutare il partito». E se il problema che il Pd di Bersani è al 26 per cento nei sondaggi, Marini ricorda «che il 4 marzo 2009 un sondaggio dava al Pd, uscito dalla segreteria di Veltroni, il 22». Lo strappo fra ex dc, abituati a sopire e mediare, è così brutto che Lucio D’Ubaldo, che ha firmato, non resiste alla tentazione di ricucire qualcosina: «Al di là delle incomprensioni, vale ciò che Marini riconosce: che ci sono limiti anche nella segreteria Bersani».
Parte il movimento (minuscolo)
«Da quando Dario Franceschini ha accettato la presidenza del gruppo alla Camera di fatto collabora con la maggioranza e non esercita più una funzione
critica nel partito. Quindi tocca a noi riaprire la dialettica interna», spiega il professor Stefano Ceccanti, una della anime cattoliche del veltronismo e del convegno del think tank Libertàeuguale in corso da ieri a Orvieto. «Questa polemica su stare dentro o fuori poi è veramente strumentale. È la filosofia stessa delle primarie. A votare non vanno solo i militanti. Ora dobbiamo andare in giro per l’Italia a spiegare le nostre ragioni». Un discorso che contiene, neanche tanto en passant, una proposta organizzativa e il certificato che il movimento che nascerà, se nascerà, sarà la golden share di Veltroni nella corsa dei gazebo.
Oggi il Chiamparino-day
Una golden share da giocare sul famoso «papa straniero» lanciato mesi fa da Repubblica, e sul quale ora torna Veltroni (lo scrittore Saviano e l’imprenditore
antipizzo Lo Bello, due degli improbabili nomi che circolano)? Oppure su Sergio Chiamparino, che già da ieri è a Orvieto e che prepara il suo intervento, dopo
quello dello stesso Veltroni? Il sindaco di Torino, di fatto già sfidante di Bersani alle primarie, fin qui non si è esposto apertamente. Ieri, sulla Stampa, si attestava su generiche affermazioni di principio: servono «primarie aperte», «bisogna aprirsi al grande momento di confronto di cui c’è bisogno». Il suo discorso potrebbe essere l’occasione per laurearsi miglior attore e interprete di questo movimento. Sapendo però che la regia è di un altro, Walter Veltroni.
Dal Lazio alla Ue, crack a catena
L’effetto crack nel Pd, ormai, è un domino di rotture, fra maggioranza e opposizione, opposizione e opposizione, corrente e corrente. Così nel Lazio
ieri si è scatenato un putiferio per la nomina a commissario del partito regionale
di Vannino Chiti. Una scelta «da comunisti», secondo alcuni ex ppi. Ma non, per esempio, per Riccardo Milana, ex segretario ed ex dc. «Una scelta autoritaria» ma di persona di valore, secondo Roberto Morassut, ex margherita.Siamo allo sbriciolamento. E così nel gruppo europeo. Dopo la scelta di schierarsi con Franceschini (e quindi con il segretario) del capogruppo Davide
Sassoli, ieri sono arrivate le dimissioni da suo vice Gianluca Susta. Aderisce
all’intergruppo fondato dal verde Daniel Cohen Bendit, e chiede ai dirigenti Pd «l’onestà intellettuale» di ammettere che sarebbe stato meglio che a Strasburgo gli ex Dl e gli ex Ds si fossero divisi tra Eldr e Pse.
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Hai distrutto il PCI,hai poi distrutto il PD e ancora stai a galla,come i stronzi del Tevere.Ma perche non fai una cosa per la sinistra,te ne vai in Amerika e ci rimani fino a che campi.
Ora, vuoi contare ancora.Ma facci il piacere vai con Berlusconi che lui ti ci mette dentro il suo circo.
Ti farà fare la parte dello scemo che si prende le martellate in testa e fa ridere i bambini.
Non ti piace la sinistra,vai a destra!
Mi ricordo, quando eri poco più di un ragazzo e venivi alla Pineta Sacchetti a fare i compromessi con la chiesa e l'esercito italiano,per farti dare, potere e denari.Noi volevamo che la terra lì intorno, adasse al comune e tu invece cercavi la tua bella convenienza.Mi ricordo Carraro,Andreotti e il vicariato che dicevano di voler parlare, solo con te.Noi eravamo i sovversivi da prendere a calci in culo.Tu hai sempre fatto da mediatore e tanto ti sei arricchito con il partito prima e con il POLO dopo.
Che altro proggetto hai, prima di andare definitivamente in pensione? 18-09-2010 18:48 - mariani maurizio
Oggi Veltroni sta uccidendo un uomo già bell'e morto (il PD è ancora molto sovrastimato, votato per inerzia, ma non vale più del 15%), però occorre tenere ben presente che senza i "provvidenziali" Veltroni e D'Alema il Paese non sarebbe certo rimasto per quasi un ventennio ostaggio di quel ridicolo, patetico vecchio bavoso e debosciato con i suoi capelli finti, i tacchi rialzati e il lifting.
Loro lo hanno sempre salvato nei momenti critici. E hanno ucciso la sinistra o quel poco che ne restava (proprio W.V. ha dato la mazzata finale nel 2008, senza elaborare la sconfitta ma, anzi, vantando come un proprio merito la "semplificazione del quadro politico").
A volte mi convinco quasi che i due siano stati -e continuino ad essere- emissari di Poteri forti o sotto il ricatto di oscure entità. Viceversa i loro atti risultano di difficile spiegazione.
P.S. se proprio non vuole andare in Africa, Veltroni si ritirasse nel loft di New York, quello che "come ogni buon padre progressista farebbe" ha preso per la figlia che "doveva" studiare cinematografia nella Grande Mela. 18-09-2010 17:58 - Alessandro B.