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FUORIPAGINA
19/09/2010
  •   |   Alexian Santino Spinelli*
    Altro che zingari

    Il mondo dei rom e sinti è un mondo complesso, diversificato, transnazionale e paradigmatico, con tanti valori positivi ma anche tanti con aspetti negativi. 
    La realtà romanì di oggi viene da lontano e si trascina dietro di sé secoli di persecuzioni, di mobilità coatta, di ingiustizie e di discriminazioni che hanno determinato una cultura della sopravvivenza e del precariato perenne che di fatto ha contribuito a una scarsa volontà di legarsi ad un territorio e di sentirsi parte di una società maggioritaria. Ogni comunità si è trincerata dietro la propria cultura e la propria identità rifiutando l'esterno. Grazie ai rapporti endogamici e ai valori legati alla indissolubilità della famiglia e della solidarietà, rom e sinti sono riusciti a sopravvivere in una società che hanno sempre sentito estranea e repressiva. 
    Questo sentirsi "altro" ha determinato lo scarso rispetto che i rom e sinti hanno dei cagè (non-rom) e di tutto ciò che gli appartiene, visti più come nemici che come fratelli. Molti rom e sinti, soprattutto italiani e di antico insediamento, hanno raggiunto un grado elevato di inclusione sociale tanto da non essere più considerati un problema, ma dentro di loro continuano a sentirsi "altro" e vivere la sindrome di accerchiamento al pari dei rom di recente immigrazione che vivono nei campi nomadi, veri e propri ricettacoli di attività illegali che creano una economia di sopravvivenza vincolante e deleteria. Gli effetti sull'opinione pubblica sono devastanti poiché la ghettizzazione provoca reazioni a catena: degrado materiale e morale, annientamento culturale, frustrazione, rassegnazione e disillusione sono alla base di attività di micro e macro criminalità, dal furtarello alla ricettazione, dallo sfruttamento della prostituzione allo spaccio di droga. L'opinione pubblica reagisce agli effetti ma non comprende le cause.
    Occorre che questi nodi vengano al pettine per migliorare la situazione di tutti nell'interesse di tutti. Certamente non sarà semplice far superare ai rom e sinti, che per anni sono stati sottoposti anche al più becero assistenzialismo, la cultura della sopravvivenza e la sindrome dell'accerchiamento, ma allo stesso tempo occorre informare correttamente l'opinione pubblica sulla storia e sulla cultura romanì al di là dei preconcetti e delle mistificazioni. 
    L'integrazione è come l'amore: si fa in due. 
    L'integrazione passa attraverso la valorizzazione culturale. I rom e sinti possono e devono essere integrati nel rispetto della differenza culturale nella società maggioritaria. Occorre distinguere ciò che è cultura vera da ciò che sono fenomeni sociali. Occorre confrontarsi riconoscendo i propri limiti e le proprie colpe prima di dirigersi verso la città della felice convivenza, superare da entrambe le parti le reciproche diffidenze e le reciproche accuse, superando ciò che dà più fastidio a ciascuno. Non è semplice e non sarà indolore, ma occorre pur cominciare isolando le mele marce irrecuperabili e procedere a un serio processo di interazione civile: rispetto reciproco, legalità, case vere, assistenza sanitaria, lavoro e scolarizzazione con accesso - in pari opportunità - ai servizi pubblici, eliminando ogni forma di razzismo e di ghettizzazione, smettendola di far passare i campi nomadi come espressione culturale, ma denunciandoli per ciò che sono: l'emblema stesso della discriminazione, un crimine contro l'umanità. 
    Occorre cominciare a dialogare e a confrontarsi e occorre farlo al più presto per evitare ulteriori inutili danni a tutti, prima che la lista dei bambini rom morti si allunghi, un bollettino di guerra in tempo di pace, prima che l'esasperazione dell'opinione pubblica svolti verso una deriva irrecuperabile, prima che i politici strumentalizzino la situazione per la loro prossima campagna elettorale usando tutti come agnelli sacrificali. Esistono, oggi, tutte le condizioni e tutti gli strumenti per affrontare e risolvere i problemi: l'integrazione dei rom passa attraverso i fondi europei e non attraverso le tasche degli italiani. Eppure si fa di tutto per non cambiare nulla: interessi particolari e personali, strumentalizzazioni di ogni sorta remano contro da anni in barba a 70 milioni di italiani e ai 170 mila rom e sinti che hanno il desiderio,la necessità e la possibilità di convivere fraternamente.


    *musicista e docente universitario


I COMMENTI:
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  • Faccio alcune semplici considerazioni: la prima concerne i numeri. Queste comunità sono oggi in Italia estremamente ristrette: si parla di 170.000 unità diluite in un territorio dove vivono 60 milioni di abitanti. Poi ritengo utile soffermarmi sul concetto, oltremodo abusato, di integrazione: cosa significa esattamente? Quali specifiche azioni prevede una vera politica di integrazione? I bambini a scuola? Attribuzione di alloggi alle famiglie? Opportunità lavorative? Libero accesso alle strutture sanitarie? Certo tutto molto utile (anche se di non facile realizzazione, visti i tempi), ma che altro ancora per favorire l'integrazione? A questo proposito ho trovato estremamente efficace una frase di Spinelli: l'integrazione è come l'amore, si fa in due. Invece credo che chi si riempie la bocca con questa parola, la intenda solo in un senso: sono loro che devono integrarsi alias devono accettare le regole imposte senza se e senza ma e, prima fra tutte, quella di essere considerate comunità di serie inferiore con tanti doveri e senza alcun diritto... forse è la mentalità della gente a dover cambiare, forse siamo tutti noi a doverci integrare! 21-09-2010 12:27 - federico
  • Molto argomentato l'articolo di Spinelli, sul popolo Rom e Sinti , ma le sue argomentazioni non reggono. Perche' sono secoli che queste minoranze , non vogliono cambiare il loro modo di vivere.Forse l'estensore dell'articolo dimentica che e' e sara' molto difficile, che una minoranza come sono gli zingari, popolo, itinerante per vocazione e per istinto cambino perche' lo vogliono i popoli , che li ospitano. Certo che per l'integrazione ci vogliono la volonta' di entambe le comunita'.Ma sono le condizioni che le nazioni ospitanti,propongono alle comunita' zingare,di cambiare radicalmente mentalita',e sara' molto difficile che le accettino, per la diversita' di concepire il divenire nell'evolversi, di un modo,di una situzione. 21-09-2010 09:29 - pasquino
  • Al caro musicista e docente universitario Alexian Santino Spinelli vorrei chiedere cosa fa lui e cosa dobbiamo fare noi per quel povero ragazzino rom che mi sono trovato in casa due settimane fa nel pieno della notte. Il poverino frugava nei miei cassetti e mi ha derubato dei ricordi piu' cari. Alle grida di mia moglie se ne e'andato con tranquillita'. Giuro che in quel momento, pur essendo un uomo pacifico, non sarei stato in grado di dissertare di integrazione ed altre amenita' come il nostro musicista e docente universitario parolaio e di parte. 21-09-2010 08:54 - derubato
  • Articolo intelligente e realistico. Finalmente qualcosa di sinistra. Di una sinistra concreta che analizza la realta' con spirito critico, vede i problemi e propone soluzioni. Certo le soluzioni sono ancora di la da venire (ma sono compito dei politici, non di un giornalista).
    Unico appunto: la Cultura comprende tutti i comportamenti, le idee, l'eredita' materiale di un popolo. Esiste a Sinistra un pervicace malinteso sul valore della Cultura, per cui la parola ha assunto sempre ed esclusivamente valore positivo e dogmatico. Le Culture non si possono criticare, al pari delle religioni (anch'esse fenomeni culturali).
    Invece criticare le Culture e' un obbligo morale, senza arroganza, intendiamoci, partendo dalla critica della propria cultura, per estendere il vaglio critico e razionale a tutto il mondo. 21-09-2010 08:25 - Ahmed
  • Alexian Santino Spinelli e la prova che non si può fare di tutta l'erba un fascio , tutti gli uomini di qualsivoglia origine sono simili ,buoni cattivi belli brutti intelligenti furbi stupidi , ed e proprio questo che non da diritto a nessuno di sentirsi diverso o peggio di fare sentire diverso l'altro,solo un imbecille può pensare che il popolo Zingaro sia di serie B , non è con la diffidenza ,con l'arroganza ed il razzismo che si risolve la civile convivenza tra chi per scelta culturale ,religiosa,sia diverso dal ns vivere comune , personalmente ho frequentato e conosciuto Gitani Italiani FRancesi Spagnoli ma posso assicurare che sono persone civilissime degne di attenzione e appezzamento,hanno la loro cultura la loro storia che va rispettata ed aprezzata ,chi non e dotato di raziocinio e si fa influenzare da paure ataviche ,orchestrate ad arte dai potenti come arma di ritorsione sia di dx che di sx si classificano da soli sono degli imbecilli , e da come stanno andando le cose in questo povero paese il tutto si commenta da solo . ulisse 20-09-2010 21:25 - ulisse rossi
  • Non condivido. Mi pare il ragionamento di certi meridionali che, trasferiti al Nord da decenni, ne acquisiscono i pregiudizi verso a terra di origine.
    La questione non è risolvibile con i soldi della UE. La questione è politica e riguarda il riconoscimento dei diritti del popolo rom, un popolo di dodici milioni di cittadini, in Europa.
    Il signor Spinelli parla di mele marce da eliminare. Sostanzialmente si pone dal punto di vista dei "benpensanti"
    della destra italiana. 20-09-2010 21:02 - pietro ancona
  • Che i Rom abbiano le loro convinzioni e quindi strane abitudini va bene a tutti, basta però che per mangiare non vengano a svaligiare casa mia.
    Se vogliono soddisfare le loro mode, si guadagnino da vivere in modo corretto, come fanno tutti.
    A chi di noi non piacerebbe fare una vita in giro per il m ondo, spesato da altri o dai governi che ci ospitano. 20-09-2010 19:31 - picchiato
  • l'articolo è bello ed equilibrato ma non ho capito se si riferisce solo ai rom e sinti con cittadinanza italiana o anche ai rom di recente immigrazione. 20-09-2010 17:16 - renato
  • Bell'articolo,non c'è che dire,ma temo che cambiare-o anche solo modificare in parte-una cultura con radici così antiche e diverse dalle nostre sia un'impresa davvero difficile e che comunque richiederebbe tanto impegno,tanto denaro e tanto tempo,che sono proprio gli elementi che scarseggiano;vedremo. 20-09-2010 16:42 - claudio
  • @Andrea: la quantità dei commenti di destra l' abbiamo notato in tanti. Secondo me spesso sono le stesse persone, più che altro provocatori, versione delirante e versione insolente, che usano nick diversi. Livello argomentativo e dati di fatto inversamente proporzionali alla insolenza verbale. Ciao 20-09-2010 16:03 - Livia
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