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Adriana Pollice, NAPOLI
Monnezza, atto secondo
L'emergenza rifiuti in Campania è finita, firmato Berlusconi e Bertolaso. La cartolina includeva un decreto legge ad hoc, il numero 195, con cui aprire il 2010 e l'immagine del termovalorizzatore di Acerra inaugurato in pompa magna, simbolo del ghe pensi mi del Cavaliere in versione spazzino. L'impianto, gestito da A2A, non ha mai funzionato un giorno di fila bene e i problemi sono tutti dove i due li avevano lasciati. A riprova, l'ultimo guasto dell'inceneritore è arrivato la scorsa settimana: due linee su tre fuori uso e la capacità di incenerire ogni giorno ridotta a un terzo delle mille tonnellate di rifiuti prevista. Il resto, oltre settecento tonnellate, finisce in discarica. Già a giugno dello scorso anno si verificò un guasto alle pompe che alimentano la circolazione dell'acqua di raffreddamento dei forni, poi è stata la volta delle caldaie che si sono bucate. La settimana scorsa, secondo gli esperti della protezione civile, a creare problemi sono stati i materiali refrattari che ricoprono i forni delle linee, probabilmente a causa delle sollecitazioni termiche. Errori di progettazione oppure il cambio di combustibile, in origine prodotto dai cdr (con un potere calorifico più elevato), sostituiti oggi dagli stir. I danni supererebbero i dieci milioni di euro.
Il ripristino della seconda linea di produzione sembra meno preoccupante della terza, per la quale forse è meglio affidarsi a San Gennaro, ancora fresco di miracolo. I tecnici però qualcosa devono dirla e così provano a dare un po' di speranza, a marzo prossimo forse dovrebbe riprendere a pieno ritmo, quando sarà completata la manutenzione su tutte e tre le linee. Intanto le balle non bruciate saranno depositate ad Acerra, nel sito del Pantano, e a Caserta, nella discarica di San Tammaro, proseguendo quell'architettura a piramide diventata un tratto caratteristico campano, monumento al ciclo dei rifiuti mai nato. I mancati guadagni della A2A potrebbero essere recuperati allungando il periodo nel quale sarà percepito il Cip 6 sulla bolletta Enel, Cip6 per cui è aperta la procedura di infrazione da parte della Comunità europea.
Intanto che l'inceneritore giace spiaggiato ad Acerra, gli impianti stir di Giugliano e Tufino non possono produrre secondo i ritmi potenziali mandando periodicamente in tilt la raccolta di rifiuti a Napoli. Circa 180 tonnellate di rifiuti sono rimaste in strada la scorsa settimana nel centro storico. Però, dicono i tecnici, almeno non ci sono emissioni nocive. A loro risponde Tommaso Sodano, capogruppo di Federazione della sinistra al consiglio provinciale di Napoli: «A oltre un anno e mezzo dall'inaugurazione in pompa magna, l'inceneritore di Acerra non funziona per nulla, l'impianto è già un catorcio. Nella zona del Pantano, quella limitrofa al termovalorizzatore, le polveri sottili hanno sforato i valori massimi in ben 250 giorni su 500, secondo i dati dell'Arpac. La normativa prescrive che gli sforamenti non debbano essere più di 35 in 12 mesi».
Di completare un ciclo virtuoso fatto di differenziata spinta (Napoli è ferma al 17%), siti di compostaggio e trattamento meccanico a freddo non si vede la volontà. Anzi, l'assessore regionale all'Ambiente, Giovanni Romano, che da sindaco rientrava tra i comuni virtuosi con la differenziata al 70%, arrivato a Santa Lucia ha cominciato anche lui la litania dei termovalorizzatori, uno a Salerno e l'altro a Napoli est entro due anni. Quindi non resta che trovare altre buche per residui di lavorazione e talquale. A Chiaiano sono partiti i meeting point, il prossimo venerdì alle 17.30 alla fermata della metro, con improvvise incursioni nella città, lunedì scorso al quartiere Vomero, per chiedere i fondi promessi per la bonifica della discarica, prossima all'esaurimento. Una bonifica in cui i comitati e il territorio chiedono di partecipare attivamente per verificare l'operato e ripristinare la partecipazione democratica, dopo le cariche e le imposizioni commissariali. Ma i fondi non sembrano nella disponibilità della regione, bloccati a Bruxelles con la procedura di infrazione per aver esposto i cittadini campani a gravi rischi per la salute.
Barricate invece a Boscoreale, nel parco nazionale del Vesuvio, dove il sottosegretario Bertolaso minaccia di dare il via alla seconda discarica di cava Vitiello. L'area è infestata dalla puzza che sale dallo sversatoio di cava Sari, indice di un impianto non a regola. A esasperare gli abitanti non è solo il cattivo odore e i compattatori in colonna per giornate intere, ma la nuova sortita dopo il no della Provincia di Napoli all'apertura della seconda discarica del Vesuvio e l'impegno preso a Bruxelles con i commissari europei dall'assessore regionale Romano. Nei prossimi giorni è annunciata una mega manifestazione di protesta che potrebbe portare alla richiesta delle dimissioni dei sindaci e dell'Ente Parco del Vesuvio minacciando l'occupazione permanente delle sedi istituzionali. Il ciclo dei rifiuti, secondo il decreto di fine emergenza, tocca alle province che in nove mesi non sono riuscite a fare il piano industriale. Però, con l'avallo di Bertolaso, chiedono di avere altri fondi in deroga al patto di stabilità e la Protezione civile, inflessibile censore in tutte le altre occasioni, in questo caso avalla la richiesta. Così, in base a un codicino del decreto, le province potrebbero ripassare la palla proprio agli uffici di Bertolaso, rimasti a Napoli. Altro giro altra corsa.
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Napolitani! Li avete voluti e li avete VOTATI!!!!! Che vi lamentate adesso! 23-09-2010 10:20 - herby49
Boscoreale: un cittadino, un congiunto morto di cancro, una casa, un paese
confinante con una discarica puzzolente, i rifiuti indifferenziati della
provincia di Napoli, i soldi.
Un abitante di Boscoreale viene condannato a morte dal Sistema politico-
economico-religioso, ossia dallo Stato-Sistema.
La sua casa da un giorno all’altro perde quasi tutto il suo valore, i
sacrifici di una vita vanno in fumo.
Un suo congiunto si ammala di cancro e nonostante tante cure non ce la fa e
muore.
Qualcuno in quel territorio, con l’autorizzazione dello Stato-Sistema, per
alcuni decenni ha scavato delle enormi buche sventrando una montagna e
ricavandone ricchezza vendendo la pietra pregiata e gli inerti delle cave del
Vesuvio.
Un giorno lo Stato-Sistema decide di fermare lo sventramento della Montagna e
blocca gli scavi nella roccia, come si dice: chi ha avuto, ha avuto, e comunque
in questo caso si sa chi ha avuto.
Nella provincia di Napoli vivono tantissimi cittadini e il gravissimo effetto
collaterale di questa presenza è la produzione sterminata di rifiuti solidi,
urbani e industriali.
Parte di questi rifiuti, se coltivati, potrebbero produrre ricchezza, ma la
coltivazione avrebbe il suo costo, se invece non vengono trattati e vengono
smaltiti semplicemente seppellendoli, il costo si abbassa e il guadagno è
elevatissimo, specialmente se ogni tanto vi si mischia qualche carico di
sostanze tossiche e nocive.
Allora lo Stato-Sistema, si ricorda delle grandi buche scavate con il suo
permesso e autorizza per Decreto (il Decreto della morte del popolo vesuviano)
altri a riempire quelle buche con buona parte di tutti quei rifiuti, anche in
questo caso si verificheranno dei gravi effetti collaterali, e riguarderanno la
salute delle popolazioni di quel territorio, ma lo Stato-Sistema decide che si
possono sacrificare le vite di alcune decine di migliaia di cittadini sull’
altare del dio Denaro legato all’affare rifiuti.
Quella popolazione inerme, senza prospettive di lavoro e di sviluppo,
soggiogata dal potere, lotta, si oppone, ma non riesce a fermare il
confezionamento del primo grande regalo dello Stato-Sistema: la cava S.A.R.I.,
che dopo aver ingurgitato montagne di rifiuti, ed aver quindi ottemperato al
suo compito, viene chiusa, ma in questo caso oltre al danno c’è anche la beffa,
viene infatti istituito il Parco Nazionale del Vesuvio, in un territorio più
simile ad un Cesso Nazionale, pieno zeppo di schifezze di ogni genere.
Successivamente un altro Decreto dello Stato-Sistema, stabilisce che si
possono riempire altre due buche in quel finto Parco Nazionale, e blinda il
luogo dichiarando la zona di interesse strategico militare, e afferma così che
lì c’è una guerra in atto: lo Stato-Sistema contro le popolazioni che lì
sopravvivono nonostante l’avvelenamento subito.
Le popolazioni sempre più inermi, sempre più senza prospettive di lavoro e
sviluppo, cercano di lottare, ma anche la seconda buca chiamata ex S.A.R.I. è
quasi piena.
Quello che sta accadendo in queste ore è solo la semplice conseguenza delle
malefatte dello Stato-Sistema.
Ora l’unica salvezza per quelle popolazioni vesuviane può avvenire solo
attraverso un miracolo: o si riducono i rifiuti drasticamente, attraverso la
civilizzazione dei cittadini della provincia di Napoli congiuntamente ai loro amministratori, da essi eletti, o si riduce drasticamente il loro numero,
attraverso una deportazione di massa in luoghi di rieducazione ambientale.
Meno cittadini, meno rifiuti. 23-09-2010 00:00 - Vincenzo Martire
Se non volete l'inceneritore, bene, basta tornare ai topi in strada con il pattume. Si risparmia anche parecchio. 22-09-2010 21:32 - picchiato
A voi vanno bene solo gli elogi.
Ciao 22-09-2010 21:25 - picchiato
Dite chiaramente il perchè non funziona è di chi è la responsabilità, perchè lo sapete benissimo ma non vi conviene. 22-09-2010 21:24 - picchiato
Berlusconi con il suo socio in affari,Bertolaso,da spazzini napoletani, hanno fatto questo bel monumento.
Non vogliamo sapere i soldi spesi del popolo,per questa opera.
I soldi sono la parte minore di questo delitto.I termovalorizzatori,puliscono le strade,ma insozzano l'aria con delle micro monnezze che l'occhio non vede,ma il polmone respira.
Quando ero spazzino al comune di Roma, affrontammo questo problema con il sindacato.
Eravamo due schieramenti nella CGIL e a via Buonarroti ci scannavamo ogni qual volta si parlava di questi mostri.
C'era chi li voleva e non gli fregava nulla dei rapporti pervenuti dalle aggenzie di studio, dei nostri compagni del sindacato e delle università.
Rapporti, che mi sono passati tra le mani e devo averne ancora le fotocopie.
Migrograni di merda che a differenza della monnezza grande,quelli si che entrano nel sangue e devastano.
Ma occhio non vede,cuore non duole.
Veltroni aveva bisogno di risolvere il problema della monnezza a Roma e quello del termovalorizzatore era una soluzione.
Tanto si metteva vicino agli insediamenti operai,così se morivano prima del tempo si risparmiava con le pensioni.
Ne hanno fatte di infamie,ma il termovalorizzatore le batte tutte.
Assassini! 22-09-2010 13:49 - mariani maurizio