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Fausto Della Porta
Somalia, il premier si dimette
Alla fine ha lasciato. Dopo un lungo braccio di ferro con il presidente Sheik Sharif Sheik Ahmed, il premier di transizione somalo Omar Abdirashid Ali Sharmarke ha rassegnato ieri mattina le dimissioni. Lo ha fatto in una conferenza stampa molto scenica, comparendo all'interno di Villa Somalia - il compound presidenziale - a fianco proprio del presidente, il quale a sua volta lo ha ringraziato per la «coraggiosa decisione».
Il braccio di ferro tra le più alte cariche dello stato era iniziato lo scorso maggio, quando il presidente Sheik Sharif aveva annunciato che avrebbe designato un nuovo premier, dopo che il governo era stato battuto in Parlamento su un voto di fiducia. Sharmarke aveva rifiutato quel voto definendolo «incostituzionale». Le fratture avevano anche investito il presidente della Camera, poi a sua volta «esautorato», fino ad arrivare a sabato scorso quando si sarebbe dovuto tenere un voto di fiducia al Parlamento, rimandato per la mancanza del quorum necessario.
Nei giorni scorsi anche i mediatori e le Nazioni Unite avevano espresso «preoccupazione» per le divisioni, invitando i più alti vertici dello stato alla coesione interna. In una nota congiunta, il rappresentante dell'Onu in Somalia, quello dell'Unione Africana (Ua) e quello dell'Igad (l'organismo regionale dei paesi del Corno d'Africa) avevano invitato i vertici del governo somalo a «mantenere un fronte unito», evidenziando come «qualsiasi frattura nella leadership somala potrebbe potenzialmente essere estremamente dannosa per un paese a lungo scosso da guerra, malgoverno e sofferenze umanitarie».
Ora il presidente eleggerà un nuovo premier, il quale a sua volta formerà un nuovo governo di transizione. Un esercizio che appare tuttavia sempre più surreale in un paese che è ormai quasi completamente controllato dai miliziani islamisti di shabaab, e in cui il governo riesce a far prevalere la propria autorità su un pugno di strade di Mogadiscio - e solo grazie al sostegno militare dei 7.000 caschi verdi ugandesi e burundesi della missione Amisom dell'Unione africana.
Shabaab - movimento radicale che si richiama apertamente ad al Qaeda - controlla la quasi totalità della Somalia meridionale e centrale. Esercita la propria autorità diretta in città importanti come Kismayo. A Mogadiscio, i combattenti islamisti sono arrivati proprio a ridosso di Villa Somalia, il compound presidenziale difeso dai caschi verdi dell'Amisom. Proprio lunedì, un attentatore suicida di shabaab è riuscito a introdursi all'interno del compound superando il primo cancello, e si è fatto saltare in aria, senza provocare vittime. Di fatto, il governo ha il controllo effettivo solo del compound presidenziale, di qualche strada limitrofa e dell'aeroporto internazionale, dove continuano ad atterrare voli da Nairobi, Gibuti e Dubai. La settimana scorsa, un duplice attentato suicida di shabaab è riuscito a colpire l'aeroporto proprio mentre era in corso una riunione tra il presidente, l'inviato Onu e rappresentanti dell'Unione africana.
Per tutta la giornata di ieri, sono infuriati i combattimenti per le strade di Mogadiscio tra soldati dell'esercito regolare e gruppi armati. Nel quartiere di Hodan testimoni riferiscono che alcuni colpi di mortaio avrebbero centrato abitazioni civili provocando morti e feriti tra gli abitanti.
I servizi ospedalieri parlano di almeno 10 morti, solo ieri, e di una ventina di feriti. Ma a patire non sono solo i civili. Sabato scorso due importanti stazioni radio indipendenti della capitale sono state attaccate dai ribelli, che ne hanno assunto il controllo dopo averle saccheggiate e ora intendono usarle per la propaganda. L'Associazione che raggruppa i giornalisti somali (Nusoj), ha chiesto un «cessate il fuoco» in occasione della Giornata internazionale della Pace che si celebrava ieri. Ma il suo appello è caduto nel vuoto. L'Nsoj ha poi precisato che dal 2007 sono stati uccisi nella guerra in Somalia ventidue giornalisti.
L'altroeri, intervenendo davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite, il ministro degli esteri keniano Moses Wetangula aveva ammonito la comunità internazionale che «la recrudescenza nel conflitto somalo costituisce una minaccia diretta non solo per il Kenya, ma per l'intera regione del Corno d'Africa». Secondo il ministro, il movimento degli shabaab «costituisce un problema e un pericolo costante alle frontiere del Kenya».
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P.S.
aLLA GENTILE REDAZIONE, PER FAVORE EVITATE DI FAR SEGUIRE QUESTE INCREDIBILI PAROLE DAI COMMENTI RIDICOLI DEI SOLITI NOTI FASCISTELLI QUALUNQUISTI
GRAZIE.... 22-09-2010 17:09 - gino