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Matteo Bartocci
Lo spirito santo vola tra i falchi
Ventiquattrore in cui può ancora succedere di tutto. Berlusconi non ha ancora deciso cosa dire domani alla camera. Certo, i suoi giurano un discorso «alto» sui problemi del paese. Ma altri, altrettanto informati, assicurano che il premier in privato non si trattenga proprio dal voler rispondere per le rime alle ultime dichiarazioni del suo ex numero 2 in lista.
Al di là dei voti che il governo raccoglierà in aula, il nodo per Berlusconi è tutto qui. Sul piano mediatico è come uscire vincitore dalla guerra con Fini senza bruciare altri consensi. Sul piano politico invece è salvarsi dai processi nel momento in cui non dovrebbe più essere premier o protetto dallo scudo del legittimo impedimento. Discorso incendiario o da «statista»? Nel Pdl ormai è una cacofonia totale. E anche sul voto non c'è ancora una strategia. La rotta, molto probabilmente, sarà fissata soltanto oggi nell'ennesimo vertice a palazzo Grazioli con i vertici del partito.
Il finiano Italo Bocchino insiste: serve ««un'intesa preventiva» sui punti che il premier esporrà a Montecitorio. Se ci sarà questo vertice, «bene, sennò valuteremo in modo autonomo. La richiesta di un incontro prima di fare un documento di maggioranza da parte di un gruppo parlamentare che sostiene il governo non è un vecchio rito della prima Repubblica ma un sacro rito della democrazia». E poi, a scanso di equivoci a chi gli chiede se i finiani sono pronti a presentarsi a marzo davanti agli elettori Bocchino azzarda: «Noi abbiamo tanta di quella esperienza politica che siamo pronti sempre». Non è ancora chiaro: «Attribuiamo a Berlusconi la strategia di distruzione di Fini», ripete il capogruppo finiano alla camera. E per far capire meglio che la richiesta del vertice di maggioranza non è campata per aria si associa subito l'Mpa siciliano di Lombardo, fin qui in maggioranza e decisivo per la conta ampia richiesta dal Cavaliere: «Non possiamo accettare un piano per il Mezzogiorno scritto sotto dettatura della Lega nord», avverte il portavoce Aurelio Misiti.
E' un braccio di ferro che però scuote innanzitutto il gruppo «futurista». Quattro finiani (Baldassarri, Menia, Viespoli e Moffa) firmano un comunicato congiunto in cui prendono le distanze: «Assistiamo, ancora una volta, ad esternazioni che lasciano perplessi. È bene allora precisare che, per quanto ci riguarda, le dichiarazioni e le valutazioni espresse da taluni esponenti di Futuro e Libertà per l'Italia rappresentano personali prese di posizione, trattandosi di scelte non preventivamente discusse e decise nell'ambito dei rispettivi gruppi parlamentari». Anche Andrea Ronchi (l'unico ministro finiano) si marca dall'ala dura direttamente ai microfoni del Tg1: «Non è il momento dello scontro, non è il momento dei falchi in servizio permanente effettivo. Deve essere il momento della concretezza e del rispetto della volontà degli elettori».
Per provare a tenere insieme posizioni così distanti il gruppo di Fli alla camera si riunirà in un vertice a porte chiuse subito domani subito dopo il discorso in aula di Berlusconi. Non alla camera ma fuori dal parlamento perché molto probabilmente all'incontro sarà presente anche Gianfranco Fini. Anomalia istituzionale più grande, ormai, non potrebbe esserci. Tanto che la Stampa ieri ha scritto in prima pagina che Fini non avrebbe escluso le sue dimissioni dallo scranno più alto di Montecitorio. Uno scoop smentito ieri con sdegno dallo staff di Fini ma confermato in toto dal quotidiano torinese.
I finiani preferirebbero che Berlusconi chiedesse un voto di fiducia. Un modo per ottenere legittimità come «terza gamba» della coalizione. Il Cavaliere però non si fida affatto e allo stato esclude ogni confronto interno alla (vecchia) maggioranza e fa capire di preferire un generico pronunciamento di approvazione del discorso del presidente del consiglio. Domani parlerà alle 11 in aula. Seguirà dibattito e alle 18 la replica. Il ministro Frattini ieri è stato ricevuto al Quirinale. E in serata assicura: «Avremo una maggioranza solida, politica, perfino superiore a quella uscita dalle urne».
Ma solida quanto? E quanto compatta? Bossi strappa da un lato. Vescovi e Confindustria dall'altro. Fini finora non si piega (certo, le foto della cucina Scavolini installata a Montecarlo che forse usciranno sul Giornale desteranno uno scandalo degno del Watergate). Il Pdl in preda all'ansia da liste elettorali diviso in fazioni iperviolente nella quasi totalità delle regioni. Senza contare la scelta delle ricandidature, con il Nord che si annuncia terreno di caccia leghista ai danni degli azzurri. Sì,. forse per Berlusconi sarà meglio volare alto. Ma prima o poi dovrà atterrare.
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Mi dispiace ma facendo i dovuti paragoni l'Italia e' alla frutta 28-09-2010 18:43 - rodolfo
Uno per una casa e l'altro per la Casa delle libertà che se ne sta andando.
Crollano i bastioni di una destra casareccia e televisiva.
Stà calando i spettatori che stanchi se ne vanno al cinema.
Corre Bocchino a rimettere insieme i cocci,ma le "uova" si sono rotte e è molto difficile rimettere tutto dentro.
Ci si sono rotte le uova.
A forza di sbatterle anche quelle di acciaio si sono rotte, e tutto il popolo italiano si sveglia con le uova rotte.
Ora con tutte queste uova rotte facciamoci almeno una gran frittatona.
Prendiamo questi due signori e impiattiamoli con le nostre uova rotte! 28-09-2010 16:06 - maurizio mariani