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Luciano Del Sette
L'altro mondo impossibile
Oggi, 29 settembre, la Città dell'Altra Economia di Roma (Cae), realtà unica in Europa, chiude "virtualmente" i battenti. Virtualmente perché non esiste uno straccio di documento scritto che ufficializzi la decisione del Comune. Al massimo potrà prolungare la propria agonia di qualche settimana (quante, a quali condizioni, con quali garanzie?) fino a che verranno pubblicati, forse, i nuovi bandi. Di cui, però, non si trova traccia da nessuna parte.
«Abbiano il coraggio di dire che è una decisione politica!» L'abituale pacatezza di Riccardo Troisi, presidente del Consorzio Città dell'Altra Economia, cede per un attimo spazio alla rabbia, complice anche la stanchezza di una battaglia che, nel corso di un anno, mai ha ricevuto una risposta certa, o aperto un vero confronto con il Comune, con il Dipartimento XIX, che si occupa delle politiche di riqualificazione delle periferie, con l'assessore per i lavori pubblici e le periferie Fabrizio Ghera. Silenzio, o vaghe promesse di impegno a riconsiderare la situazione, ma fatte rigorosamente a voce. Che la Cae rischiasse la chiusura, il manifesto lo aveva già raccontato in un articolo del 13 luglio scorso. Oggi, 29 settembre, quel rischio sembra destinato a trasformarsi in realtà, tassello di un progetto più ampio di Alemanno e soci per togliere di mezzo i luoghi di aggregazione, di attività e di progetto, della sinistra, degli ultimi ma pur sempre fastidiosi "comunisti". La storia della Città inizia nel 2007, con un bando della giunta Veltroni. Grazie ad esso, negli spazi dell'ex mattatoio di Testaccio, trovano collocazione gli operatori, i lavoratori e i volontari (complessivamente circa una trentina) di un Incubatore sociale dove confluisce un'Associazione temporanea di imprese (Ati) non profit. Il progetto nasce per educare e sensibilizzare il pubblico alla correttezza dei consumi in senso ampio. Fin dagli esordi, il calendario della Cae è fitto di incontri, feste, iniziative, dedicati alle energie rinnovabili, al turismo responsabile, all'agricoltura biologica, alla finanza etica, al commercio equo e solidale. Gli adulti, i bambini, i giovani che si ritrovano sul grande piazzale, nei locali del negozio bio e di quello dei prodotti nati dal riciclo, ai tavoli del bar e del ristorante, aumentano costantemente. E la Città diventa un punto di riferimento per chi crede che si possa consumare, divertirsi, informarsi, fare cultura, in modo diverso e più giusto. Il sostegno del Comune arriva dall'affitto agevolato delle strutture, dal farsi carico della manutenzione ordinaria e delle spese per il segretariato e la portineria, dall'impegno a spendere in comunicazione circa trecentomila euro di finanziamenti statali. Il bando prevede un periodo di avviamento di tre anni, al termine dei quali, se i risultati saranno positivi, il Consorzio gestirà la Città per altri sei.
Il 13 febbraio 2008 il primo cittadino Veltroni si dimette per tentare l'avventura politica nazionale. Il 28 aprile Alemanno ne prende il posto. A settembre 2009, un anno prima della scadenza del bando, i responsabili decidono di avviare contatti con le autorità comunali competenti per capire quale sarà il futuro della Cae. Regna un cauto ottimismo: il sindaco è venuto in visita alla Città, dichiarando la sua positiva impressione; ha partecipato a un Forum sulla sovranità alimentare, pronunciando un discorso dai toni e dai contenuti quasi di sinistra. Ma l'ottimismo è di breve durata. Lettere e telefonate per fissare un incontro cadono sistematicamente nel vuoto, rimbalzano contro un muro di gomma, si perdono nel pubblico silenzio. Intanto arrivano voci sull'eventuale trasformazione del luogo in Città delle Arti, come vorrebbe l'assessore alle Politiche Culturali Umberto Croppi, così da ampliare il discorso iniziato con i due padiglioni del Macro (il Museo di Arte Contemporanea) e proseguito con gli spazi della Pelanda, inaugurati a febbraio 2010. E, quel che è peggio, si affaccia l'ipotesi di un nuovo bando, cui il Consorzio non potrebbe partecipare poiché ha esaurito la sua esperienza. Dubbi non sussistono, invece, sul fatto che il Campidoglio intenda tagliare la gambe alla Cae, usando il pretesto di dare ossigeno alle proprie casse. Lo fa scrollandosi di dosso le spese di ordinaria manutenzione, cancellando il servizio di segreteria e riducendo all'osso quello di portineria. Neanche un euro dei trecentomila destinati alla comunicazione viene erogato.
A fine luglio, l'unico cartello che segnalava la Città, all'angolo di via Marmorata con via Galvani, scompare. Di fatto la Città è isolata, oscurata, lasciata da sola a sostenere costi che non le spetterebbero. Il Comune, è storia di queste ultime settimane, finalmente si fa vivo. Ma soltanto per infliggere una pesante mazzata. Nel corso di un paio di incontri con Troisi e i suoi collaboratori, Ghera manifesta, sempre e soltanto a voce, l'intenzione di chiudere, e di aprire ad attività che riguardano l'agricoltura biologica e le energie rinnovabili. Due settori in cui, ormai, stanno dentro tutti e tutto. A cominciare dal profitto, pubblico e privato. Dice Troisi «Una cosa è certa: se questo dovesse avvenire, di fatto cancellerebbe la globalità del progetto, il suo significato fondante, la sua vita come spazio aperto e gratuito». E aggiunge: «Il Comune si trincera dietro i costi della Città. Noi abbiamo chiesto un tavolo di trattative per trovare una soluzione ragionevole, proporre un piano, lavorare insieme. La risposta è stata un no senza possibilità di appello». Per tornare al bando di partenza, sorge spontaneo un interrogativo: se è stato firmato dalle due parti, ha valore legale. E allora, come è possibile annullarlo? La risposta arriva dall'articolo 9, Durata e risoluzione. Recita uno dei suoi paragrafi: «L'insediamento è finalizzato alla costituzione di un unico consorzio di gestione dell'intera Città dell'Altra Economia. Nel caso l'iter di richiesta di assegnazione della Città al consorzio si concluda con successo prima della scadenza naturale dei singoli contratti di insediamento, l'Amministrazione comunale potrà decidere di assegnare ugualmente al consorzio gli spazi disponibili». Il cavillo, la dimostrazione della malafede e delle pessime intenzioni politiche sta tutta in quel «... l'Amministrazione potrà». L'Amministrazione Alemanno potrebbe, ma si guarderà bene dal farlo. Sull'onda dell'incertezza e della sfiducia, a fine giugno se n'era andato lo spazio dell'Equo e solidale. La scorsa settimana ha fatto gli scatoloni anche l'agenzia della Banca Etica. Il negozio bio ha chiesto la proroga, con scarse illusioni rispetto al domani. La Cae non molla, il suo appello è stato già firmato da diecimila cittadini. Il Pd, ha chiesto a Ghera di riferire in Consiglio comunale e di rispettare l'iter precedente. Identica richiesta è arrivata dalle interrogazioni di Gianluca Peciola alla Provincia e di Vincenzo Vita al Senato. Domenica 26, sul piazzale della Cae, Ascanio Celestini ha messo in scena la sua protesta e la sua solidarietà. Oggi, dalle 17 e 30, si terrà un'assemblea aperta, seguita da una festa con musica e assaggi della bio ristorazione. L'appello contro la chiusura si firma su www.cittadellaltraeconomia.org. Perché quella di stasera non deve essere l'ultima festa della Città.
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Ci occupiamo del mercatino etnico di Testaccio e ignorate 15.000 persone scese in piazza a Roma contro la vivisezione?
Personalmente non posso non esprimere la mia indignazione ma soprattutto la mia delusione per il fatto che un giornale come Il Manifesto non abbia dedicato alcun servizio ne alcun articolo ad una manifestazione come quella di sabato 15.000 persone, compagni, antifascisti, antissessisti, antispecisti in piazza a Roma, dovrebbe essere un tema di attualità, che dovrebbe avere al stessa dignità delle altre notizie o no?
L’assordante silenzio di media e giornali (compreso il vostro!!) nei confronti di una mobilitazione del genere conferma sempre di più che l’informazione viene inibita nel momento in cui si attaccano le lobby farmaceutiche, nel momento in cui si cerca di fare informazione in merito ai crimini nascosti compiuti nei laboratori di vivisezione e negli allevamenti di animali destinati ai laboratori stessi.
Diversi articoli (con qualche rara eccezione) hanno riportato molte informazioni fuorvianti e non contenenti le reali motivazioni del corteo (si è detto di tutto: da corteo organizzato dalle associazioni esclusivamente contro la direttiva UE alla manifestazione indetta per difendere i cani randagi). Evidentemente era più importante dedicare articoli (come fate bene voi) sui problemi immobiliari del Presidente della Camera, sull’accampamento ROM, sui mercatini e su frikkettoni vari! piuttosto che informare veramente su quanto stesse accadendo per le strade contro una delle forme di tortura più radicate nella nostra cultura: la vivisezione.
In passato i cambiamenti sociali e radicali nella nostra società sono avvenuti fortunatamente, anche in assenza dei media, e chi sa di avere responsabilità nel garantire l’esistenza di posti come Green Hill sa benissimo che 15.000 persone hanno sfilato in corteo, con o senza sinistra con o senza visibilità, e sa benissimo che anche se il tema non è stato trattato da alcun giornale, la voce di tante persone è arrivata e si è fatta sentire.
Il corteo è stato un passo verso un nuovo cammino che andrà fino in fondo e che ha riunito un gran numero di persone e compagni che speriamo vogliano continuare a percorrere, per farla finita con i soprusi lo sfruttamento e le torture nei laboratori.
Per le strade di Roma sabato scorso hanno manifestato molti compagni, molti giovani (forse era questa presenza che ad una sinistra che puzza sempre più di naftalina che ha dato fastidio?) consci di un problema reale, di una questione profondamente aperta nella nostra coscienza e nella società.
Il distacco di questa sinistra dalla sua gente, la sua incapacità di capire oltreché di incarnare le più avanzate istanze della modernità, è sempre più evidente!
Svejateve!!
Saluti Pasquino. 30-09-2010 09:23 - Pasquino
perchè in tutta onesta te tu credi che con queste iniziative a Napoli o altrove si ridurrà il problema dei rifiuti?? Auguri affettuosi e di cuore... 29-09-2010 14:43 - woland
la tua incapacità di vedere l'utilità del programma è sorprendente. Eppure, mi sembra che l'Italia non si possa esattamente classificare ai primi posti tra i paesi che riciclano di più...Napoli insegna. E' una questione di cultura. 29-09-2010 13:23 - Daniela